Demons on the Crown

Mai sentito un titolo più figo per una canzone. Ok, forse sì, ma che importa? Appena ho pensato a titoli fighi ecco cosa mi è comparso in mente.
E perché mai pensavo a tale argomento?
Perché ho letto negli ultimi giorni una introduzione fatta, se non ho capito male, dallo stesso Sir Walter Scott per il proprio celebre romanzo, "Ivanhoe", nel 1830. Il paragrafo sotto citato riguarda il titolo da dare a un'opera. Enjoy!

"Il nome di Ivanhoe è suggerito da un'antica rima. Tutti i romanzieri, prima o poi, si son trovati a desiderare, come Falstaff, di sapere come avrebbe potuto cercare qualche bel nome. Nel caso presente l'Autore ha avuto la fortuna di ricordarsi di un verso che riuniva tre nomi di castelli, perduti dall'avo del celebre Hampden per aver assestato al Principe Nero un colpo di racchetta, mentre bisticciavano al gioco del tennis.
[...]
Il nome s'adattava all'intenzione dell'Autore per due aspetti pratici: in primo luogo aveva un suono di inglese antico; e poi non conteneva nessuna indicazione sul genere del racconto. Egli ritenne che quest'ultima qualità non fosse di poca importanza.
Quel che si chiama un titolo che colpisce, serve il diretto interesse del libraio e dell'editore, il quale, con tal mezzo, talvolta vende un'edizione quando non è ancora finita di stampare. Ma se l'autore fa che il suo lavoro attiri un'attenzione esagerata prima che esca, egli si mette nell'imbarazzante situazione d'aver suscitato un'aspettativa che, se poi non sarà stato capace di soddisfare, si rivelerà un errore fatale per la sua reputazione letteraria.
Inoltre quando vediamo un titolo come Gunpowder Plot, o altro che sia legato alla storia in genere, ogni lettore, prima d'aver visto il libro, si fa un'idea personale dell'ambiente in cui il racconto si svolge, e del genere di svago che gli procurerà. Resterà probabilmente deluso, ed in tal caso sarà incline ad incolpare l'autore o l'opera delle proprie spiacevoli sensazioni. Così lo scrittore è censurato, non per aver mancato il bersaglio che si era prefisso, ma per non aver scoccato il dardo in una direzione alla quale non aveva mai pensato."

Questo non vale solo per il titolo, ma anche per le fascette (o marchette) che ultimamente si usa appiccicare sulle copertine dei libri, o ancora più recentemente affibbiare su una striscetta di carta che poi può opportunamente essere tolta e non macchiare indelebilmente il libro con parole che, con alta probabilità, non sono che frutto di marketing o favori corrisposti.
Al contrario di quanto sostenuto da Scott, oggi sembra fondamentale, secondo gli editori, che il genere nel romanzo sia capito a prima occhiata: copertine, titoli e quarte servono proprio per questo.
Vediamo un po' i nomi di libri recentemente usciti nell'ambito della letteratura fantasy:
- I Regni di Nashira: Il sogno di Talitha
- La saga di Amon: L'evocatore
- Unika: La Fiamma della Vita
- La profezia di Arsalon: Il sigillo del male

Questo in ambito italico. Vediamo se in ambito internazionale va invece meglio:
- A Song of Ice and Fire: A Dance with Dragons
- The Inheritance Cycle: Endunari
- Traitor Spy Trilogy: The Rogue
- Spellbound
- The Kingkiller Chronicle: The Wise Man's Fear

Chi aveva ragione?
Noi o Scott?


Demons on the Crown (Thy Majestie, album "Hastings 1066")

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