The Imperial March

Una saga dai ritmi serrati e dalle atmosfere intriganti, con una protagonista decisamente fuori dagli schemi.
Licia Troisi

E se lo dice la regina del fantasy italiano come possiamo noi non crederle?
In fondo, i romanzi di Mark Robson sono semplicemente editi dalla stessa casa editrice, madre dei testi di Liciona nazionale: è un caso, certo.
Quest'autore non è così famoso nella nostra patria: non ha una pagina Wikipedia tutta sua (se si esclude il commento "Attenzione, esiste anche un Mark Robson scrittore (autore della trilogia di Shandar,libri di ispirazione fantasy-spy") perciò si deve rifarsi alla pagina inglese (QUI) o al sito personale dell'autore (QUI).
Le copertine dell'edizione italiana dei suoi scritti sono a opera di Paolo Barbieri (curiosa coincidenza), cosa che lo fa entrare di diritto nella sezione di fantasy standard della Mondadori; la mia edizione, però, stranamente non riporta né il logo né il nome della casa editrice né in sovraccoperta, né sulla copertina vera e propria: per sapere l'editore è necessario leggere le note di copyright all'interno del libro. Il mio è pubblicato nel 2006.
Non mi risulta che il terzo libro della trilogia sia mai stato pubblicato in Italia (si sa che la Mondadori a volte con le trilogie si ritrova con dei problemi, famoso il caso di Wunderkind).

Tornando in tema, la trilogia si compone in originale di questi tre titoli:
  • Imperial Spy
  • Imperial Assassin
  • Imperial Traitor
Se tre libri con titoli del genere hanno venduto tanto... forse Sir Walter Scott era un povero mentecatto. Anche il resto della bibliografia di Robson brilla per originalità (The Forging of the Sword, Trail of the Huntress, First Sword, The Chosen One, Firestorm, Shadow, LongfangAurora) di cui già il solo The chosen one fa piangere sangue.


Copertina americana.
Manca solo Banderas.

Tratto da Fantasy Magazine, articolo del 2007 (QUI):
Prima di dedicarsi alla trilogia di Femke, Robson aveva già scritto la tetralogia di Darkweaver. La nuova serie si situa nello stesso mondo di ispirazione medievaleggiante ma ricco di magia, tanto che alcuni personaggi minori presenti nella prima serie ritornano anche in questi nuovi romanzi.
Si capisce bene come il mondo sia tutto paese e certi autori nostrani siano separati alla nascita da talenti d'oltreoceano come tale Mark (un libro l'anno, in piena media distributori di fantasy a monetina).
Bon, basta menare i draghi per Elder Scrolls.
Trama:
La protagonista della serie, la bella Femke, è una spia. Le sue doti sono notevoli, sia quando c’è da usare il pugnale, sia quando si tratta di travestirsi per mescolarsi alla nobiltà. Inoltre ha salvato la vita all’Imperatore. Perciò quando quest’ultimo la invia come ambasciatrice presso il Regno di Thrandor la scelta appare più che naturale. Ma il malvagio Shalidar ha un conto aperto con lei.
È sempre tratto dallo stesso articolo di fantasy magazine, perché in quarta di copertina mi riporta uno stralcio di brano che è meglio decisamente evitare; analizzerò il prologo (non me ne frega niente se la storia è la più bella di sempre: lo stile ha un suo prezzo), senza dire se mi piaccia o meno.
Questa è una conclusione che è libero di trarre chiunque: non sono una recensitrice né una critica letteraria, quelli che prendo sono appunti personali per migliorare il mio stile, non ridere su quello degli altri. Per intrattenimento di quel tipo, link a destra. Per esperienza personale vivisezionare cosa non va nei racconti degli altri, ai concorsi, aiuta a migliorare (del resto, credo fermamente nell'imperativo di leggere molto per scrivere meglio, che siano belle letture o meno).
Non mi importa se la traduzione (in questo caso di Maria Bastanzetti) ha aggiunto cose che nell'originale non c'erano o pezzi di libera interpretazione: è l'edizione italiana di cui mi occupo, non di quella originale.
Inutile dire che il pezzo che segue sia pieno di spoiler.


Prologo


"Per un brevissimo istante Shalidar rimase perplesso".


Anche io. Cosa sarebbe un brevissimo istante?
Definizione di istante del corriere.it: "Momento brevissimo, attimo". Non serve a nulla e me ne sono accorta subito.
Soprassiederò sulla scena di combattimento in cui Shalidar, pov del prologo, prima assesta due manate a due guardie e poi, continuando in una piroetta, lancia un pugnale contro il generale in pieno rallenty ("il tempo sembrava rallentato"). Ha anche il tempo di vedere che la spia si sfila un pugnale dallo stivale. Il lancio era così preciso che il generale Surabar ha dovuto usare un'agilità sbalorditiva per la sua età per schivarlo.


Ed ecco il pezzo in quarta di copertina:
"Il pugnale gli passò così rasente che ne sentì il sibilo. Con un colpo vibrante la lama si conficcò in profondità nello stipite di legno, togliendo all'Assassino ogni dubbio sulle intenzioni mortali del lancio. [...] Ma il peggio era che la lama era stata lanciata da una donna che non aveva neppure raggiunto la soglia dell'età adulta."


Non so se cominciare dal conficcarsi in profondità (poteva farlo superficialmente?) o dal fatto che uno lancia un coltello contro qualcun altro per non ucciderlo. Oppure si potrebbe partire dal fatto che la ragazzina in questione è una bambina prodigio anche nel suo mondo, visto che da come ne parla non è un fattore usuale. Siamo già in zona vagamente Mary Sue.
Siamo solo al prologo.


Sbrodolamento su cosa e come agiscono gli Assassini, in cui Shalidar (che lo scrivo a fare?) è il migliore (dato oggettivo, lo dice il narratore), con tanto di perla poetica come "come un'ombra in fuga dalla luce", sbrodolamento sul generale Surabar (che ogni tanto ha la maiuscola sulla carica, ogni tanto no),  Shalidar che parla da solo ricordandosi che è ora di andarsene (...) dopo che per altro il narratore ce l'ha sottolineato la riga prima, le guardie all'entrata del palazzo fermano solo persone in entrata e non in uscita. Mah.


"Shalidar non conosceva altri Assassini che, senza alcuna pianificazione, avrebbero osato penetrare nella casa del generale Surabar in pieno giorno, uccidere uno dei suoi comandanti e sperare di riuscire a farla franca."
Ci sarà o no un motivo? Direi di sì, visto che poco prima viene definita "un'impresa con tutti i crismi della leggenda". Dunque l'assassino migliore del continente si imbarca in un'impresa quasi impossibile mentre, teoricamente, il generale dovrebbe dargli la caccia. E precisiamo che lo fa in casa sua.


"Dopo aver tirato un appiglio sicuro, si tirò su con uno sforzo, per poi trasferire silenziosamente il peso dalle mani all'avambraccio, appena fu abbastanza in alto".
Non vedo come avrebbe potuto farlo rumorosamente, del resto.
Non ci crederete, ma la mossa dell'astuto (e migliore) assassino di Shandar (e forse oltre) è quella di fare uno scherzone alla vittima, indicando con il dito e poi spezzandogli il collo appena questi si volta. Are you serious, Mark?


Non ho intenzione di analizzare tutto il libro così, ho anche altro da fare nella vita: non sto dicendo che La spia di Shandar non sia un libro valido dal punto di vista dei contenuti, ma basta questo prologo a capire benissimo che un commento come "Il libro è scritto molto bn tnt ke personaggi e ambiente riescono a farti immaginare ogni singolo particolare della storia!!!" (QUI, anche gli altri commenti meritano) vale più di mille parole.
Mark Robson, o il suo editor e relativa traduttrice, ha una capacità così ristretta di descrivere qualsiasi cosa che non bastano le parole della Troisi, la copertina di Barbieri o il nome Mondadori a risollevarlo.


"quoto tutti i commenti sopra..... Però anche io preferisco la Troisi e la meyer però questo libro è subito dopo.... è stupe".
Sara mi ha levato le parole di bocca.


Sigla:



Questo è l'unico Impero che conta.
Vader non usa gli scherzoni, solo il force grip.

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