The Spy Who Loved Me - Atto II

... continua da qui


La stavamo aspettando tutti.
L'eroina tonda in un mondo di quadrati.

Femke
una protagonista decisamente fuori dagli schemi (citazione necessaria)


Femke trascende e va persino oltre il concetto di Mary Sue. Iniziamo col dire che il suo nome significa "pace" o "ragazzina (QUI) e già da ragazza è una veterana dello spionaggio, infatti riesce a servire sotto ben due imperatori, Surabar e il suo predecessore, gabbato e ucciso dallo Stregone Supremo (sic) Vallaine.
  • a pagina 17 Surabar già esclama: "Ottimo, Femke! La tua osservazione è perfettamente sensata";
  • il narratore ci dice che ha lo sguardo luminoso e intelligente!
  • aborre l'idea di uccidere per denaro, come fanno gli assassini. Perché le spie, a Shandar, hanno ONORE. Prendetela come volete, io ho rinunciato alla logica a pagina 3 circa;
  • è così intelligente da non ipotizzare nemmeno che l'Assassino (il migliore del continente, aw!) che ha tentato di uccidere lei stessa per ordine si Surabar potrebbe volersi vendicare. Povera stella;
  • quando si trasforma in Lady Alyssa, il suo alter ego altolocato e stizzoso, non fa che sfogare il suo sadismo sulle povere comparse. A forza di reprimere, zio Sigmund ci insegna che si deve dirottare su altro;
  • attinge alla tesoreria del regno come non ci fosse un domani, semplicemente per deontologia professionale (credibilissimo, no?);
  • è così furba e superiore da pensare di poter passare inosservata con un abito fatto su misura (il più bello di tutti) e sgomitando in mezzo alla folla;
  • tutti ripetono che è piena di sorprese!
  • usa i congegni, come 007! Ha un pettine che, con la pressione dell'ultimo dente, espelle un aculeo intriso di veleno;
  • spiffera i piani segreti del Generale a uno dei congiurati che ha appena tentato di ucciderlo;
  • si offende quando il locandiere che ha vessato senza motivo le mette un prezzo faraonico per la stanza più lussuosa (spese a carico della tesoreria reale, non sue);
  • è una spia di altissimo livello ma ha problemi a tenere in mente un nome fittizio, per questo usa quello vero nella missione più rischiosa di tutte;
  • si scandalizza se qualche villano entra nella sua stanza senza bussare. Che sia questione di vita e di morte è prettamente irrilevante;
  • va in missione in terra straniera portandosi dietro dei coltelli della fattura della terra d'origine, giusto per farsi riconoscere meglio in caso glieli sottraggano per tentare di incastrarla (spoiler: succede, ovviamente);
  • pensa che la gente possa essere decorativa ("Oh, Shand, quanto è decorativo questo ragazzo", pagina 253);
  • fa fare al ragazzo che ama, ma a cui non vuol dare soddisfazione eh, l'esca in un piano pericolosissimo che coinvolge l'assassino migliore del continente. Quando l'ovvio e unico esito di questa idiozia si compie si scioglie di lacrime stringendo l'amato e pentendosi di non avergliela data prima;
  • a un processo in cui le imputano tre delitti aggiunge spontaneamente l'accusa di furto alla tesoreria reale e confessa.
Non so di che schemi si stesse parlando.
Effettivamente come spia non vale nulla, come donna non vale nulla, come essere umano è patetico. Che sia fuori dagli schemi base della sua specie, beh, non credo ci siano dubbi.
Passa il libro a fare salti mortali e carpiati fino a quando non riesce anche a stringere Shalidar tra le cosce.

Femke sta a Sonya Blade come Shalidar sta a Kano.
Femke per non farsi riconoscere si traveste da uomo. E nessuno si rende conto che sia lei, perché bastano un paio di sforbiciate per cambiarle i lineamenti (lo dice Mark Robson. E noi vogliamo crederci).
Così travestita si bacia e spupazza Danar in attesa che passi a miglior vita, offrendo scenari yaoi già pronti per eventuali trasposizioni cinematografiche. Mark Robson è un uomo previdente.


Femke (40% secco del libro)
Femke è il personaggio più sopra le righe di tutto il romanzo, gli altri purtroppo non sono meglio.

Il generale Surabar è un imbecille ossessionato dall'arte militare (tanto che sostituisce tutto l'arredamento dello studio con spade e scudi decorativi) ma è un uomo pacifista che aborre la guerra e vuole inaugurare un'epoca d'oro di pace e prosperità.
Non si rende conto che se lo chiamano usurpatore gli fanno semplicemente un favore e per tutto il libro non fa che fissare Femke e aggiustarsi il mantello. Useless, Surabar, you are useless.

Reynik è un ragazzetto prodigio (degno Gary Stue), unico diventato membro della guardia scelta prima dei diciott'anni. Figlio d'arte, visto che sia padre che zio erano comandanti, non ha mai visto una battaglia e alla prima occasione disobbedisce agli ordini ricevuti. Ovviamente questo salva la baracca, ma non redime la sua pochezza come soldato.
Non è nulla di eccezionale fisicamente, ma a un certo punto fa "schizzare tutti come birilli" (WTF?), usa il "bastone dorato del chierico" (parole testuali) per picchiare uomini ben armati e li sbaraglia tutti. Da bravo idiota non aveva un'arma corta secondaria e ha dovuto scippare il sacerdote.
Il padre sparava minchiate sul fatto che a distanza ravvicinata sia di gran lunga più efficace un bastone di una spada (?), cosa che ci fa capire che il problema del ragazzo è prettamente genetico, a un certo punto si riduce a fare lo choiffer di Femke ed è un tale sciacallo che appena morto l'amore vero (TM) dell'eroina ci si butta a capofitto.
L'unico a chiamare in tutto il libro il sacerdote "eminenza" senza alcun motivo plausibile.

Reynik.

Gli altri sono ancora meno interessanti: lord Danar è un don giovanni che si redime appena conosce Femke nel suo alias altezzoso, usa tecniche di abbordaggio discutibili a qualsiasi epoca e con una battaglia sanguinosa in corso che rischia di gettare il regno in piena lotta dinastica (in cui lui, come figlio di Lord, ci andrebbe pure di mezzo) pensa solo alla gnocca.
Fa recapitare un mazzo di fiori all'amata e fa scadere il tutto in una sordida e pessima fan fiction ogni volta che si affaccia sulle pagine.
Volete sapere come lo vede Femke?
No? Ve lo dico lo stesso: "Tu sei Lord Danar... diabolicamente bello e irresistibile con le donne."

Shalidar è un membro dell'Ordo Dracul, che si riferisce a se stesso come il drago (cosa originalissima, devo dire) e per questo si ricopre da capo a piedi di effigi draconiche. Ossessivo e imbecille come tutti gli altri, tanto che si preoccupa della storia d'amore tra i due piccioncini e lascia andare Danar per motivi inspiegabili quando poteva ucciderlo e portare a termine il lavoro (cosa che, secondo i primi capitoli, dovrebbe fare per via della regola dell'assassino di cui dopo pagina 300 anche Mark si dimentica, esausto come noi dalla via crucis intrapresa consapevolmente) così come non ha ucciso Femke le duemila volte che avrebbe potuto perché non gli basta ucciderla, vuole distruggerla.

Dracofilia.
La nuova frontiera del divertimento di Shandar.
E ancora il collega inadempiente di Femke, il re col settimo senso ma offuscato dalla perdita del migliore amico che lo rende furioso come Achille privato di Patroclo (siete liberi di trarre le considerazioni che volete da tutto ciò), spiegoni morali di cui nessuno sentiva il bisogno, la tiritera della storia d'amore impossibile tra nobile e spia che culmina in una tragedia shakesperiana ridicola, ma a chi importa?
A me no.
Basta così.


Basta sofferenza.


Sipario, sigla, tenebre.
Io muoio, Orazio. Sento il veleno che si impadronisce del mio spirto...



Retta a me: farsi amare da una spia è un'idiozia che vi costerà cara la pelle,
e tutto non avendo nemmeno il beneficio di godersi il premio.

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