Goldfinger - Atto I

He's the man, the man with the Midas touch

Purtroppo Robson non è un Mida. Ciò che tocca, perlomeno, non si trasforma in oro, ma forse in qualcos'altro sì. Lasciatemi iniziare dicendo che io non sono una coprofaga.
L'idea di ingoiare gli scarti, organici o meno, altrui mi disgusta profondamente, perciò io non ho la capacità ammirevole e disumana di Zweilawyer o di Davide Alberani di razzolare nella merda, con o senza guantini, come la professoressa Ellie Sattler.

Capita che io parta a leggere libri con assoluta sfiducia (come nel caso de Il guardiano degli innocenti, di cui si parlerà in seguito) e rimanga folgorata, così come capita che parta con un lievissimo preconcetto e faccia un tuffo in una latrina che, se non altro, mi insegna cosa mangiare e cosa non mangiare per non arrivare a produrre una montagna di concime librario come quello che ho dovuto sorbirmi.


Io non ce l'ho con Mark Robson. Io ce l' ho con chi, alla Mondadori, può aver pensato che sia una cosa non dico bella, dico pubblicabile. Nel primo post dedicato alla faccenda la facevo facile: pov ballerino, stile sciatto, esagerazioni filmiche. Un prodotto mediocre.
Solo che mi sbagliavo: la realtà ha superato eccome la fantasia. Facciamo a pezzi questo cadavere putrefatto per vedere se si può quantomeno imparare qualcosa da una disfatta simile.


Ambientazione
Il signor Stefano Arcidiacono in questa sua recensione all'opera, quattro anni fa, affermava:
Spinto dall'introduzione e dal commento di Licia Troisi in copertina, ho comprato questo thriller-fantasy-medioevale di Mark Robson, fra l'altro non facendo caso, come sempre, che è il primo volume di una nuova trilogia dell'autore e non un libro singolo.
Licia, spero che tu ti renda conto di cosa hai fatto.
Non lasciatevi ingannare: non c'è nessun thriller, non c'è nessun fantasy e, soprattutto, non c'è nessun medioevo.
Volete degli esempi di cosa non fare se la vostra ambientazione ha aspirazioni medievali? Andiamo:
  • "La superiore abilità di combattimento delle truppe scelte aveva costretto gli avversari a pagare un pesante pedaggio." (pag. 69). No, non me lo sto inventando, c'è proprio scritto questo. Non basta che la parola derivi dal latino per metterla nel contesto, soprattutto contando che indicava i pedoni nell'atto d'attraversamento di un ponte. Un bel "dazio" o "fio" sarebbe stato più opportuno;
  • tutti danno del Lei a tutti (credo che sia un'invenzione della traduttrice, visto che in anglosassone non esiste una forma di cortesia simile), senza distinzione di ceto ma al massimo di confidenza, tanto che ci si arriva a ingarbugliarsi a pagina 324: "Certo Maestà. Come desidera. Se possibile, gradirei discutere alcune altre cose con voi [...]"
  • la disparità tecnologica fa scalpore. Shandar e Thrandor sono due imperi confinanti, per quel che ci dice la terribile mappa realizzata da Barbieri (in rete non ho trovato immagini corrispondenti. Chiediamoci il perché), ma nella capitale del secondo regno, Mantor, esiste l'acqua corrente ("Non c'è bisogno di portare l'acqua a mano, Lady Femke. Qui a Mantor abbiamo vari artigiani molto capaci e uno di loro, alcuni anni fa, ha inventato un sistema che consente di pompare acqua calda lungo dei tubi e di portarla direttamente in tutti i bagni.", pag. 90) e nessuno di Shandar ne sa nulla. Neanche nobili e spie. Non chiediamoci nulla sull'acqua calda e limitiamoci a sperare che Thrandor sia piena di fonti termali;
  • a pag. 224 viene eseguita un'autopsia (è il momento C.S.I. del libro) per stabilire se il pugnale che ha aperto la gola di un uomo sia lo stesso con cui ne è stato ammazzato un altro, ma non viene precisato in che modo. Si fa solo accenno alle dimensioni, che mi sembra un'idiozia di per sé: una volta che una lama è entrata nella carne, dipende da quanto è affondata, non dalla dimensione; la dimensione potrebbe contare forse per determinare che tipo di arma da taglio (spada, pugnale, etc) non la dimensione precisa del pugnale. Tra l'altro c'è da rallegrarsi: i serissimi medici fanno  già dei rapporti in merito ("Entrambi gli uomini erano morti per ferite da taglio: un colpo al cuore e uno alla gola. Il rapporto dell'autopsia eseguita dai medici diceva che un pugnale delle stese dimensioni di quello trovato nel petto di Anton aveva ucciso anche il Conte.")
  • nel medioevo e affini il concetto di "bar" non esisteva, con buona pace di autore e traduttrice ("Mio padre mi ha insegnato a non bighellonare fra i banchi del mercato in cerca dell'affare più conveniente. Si entra, si esce e poi si va al bar.");
  • il concetto di scienza non era quello di oggi. Pertanto scrivere: "L'istigazione alla rivolta è una scienza ben poco esatta.", e farlo per di più dire a un personaggio (Femke, pag. 251) non ha assolutamente senso.  A meno che Shandar non sia in pieno illuminismo cosa che arrivati alla fine di questo libro non si può escludere, visto che esiste anche una solida conoscenza dei passaggi di stato dell'acqua ("Credo che qualcuno abbia cercato di assassinare il Re con del gas velenoso", pag. 264) e la dimestichezza con il termine virtuale ("Per fortuna, chiunque abbia installato il sistema di sicurezza ha usato due serrature virtualmente identiche.", pag. 259). Sull'installare non voglio aprir becco;
  • in un mondo in cui non esistono determinate nazioni usare termini specifici in altre lingue è del tutto fuori luogo: souvenir (pag. 91), servizi segreti (pag. 92), senza contare l'anacronismo di parole come teppisti (pag. 289, "I suoi uomini non mi hanno fornito nessuna giustificazione per il loro atteggiamento poco cordiale, quindi ne ho desunto che si trattava di comuni teppisti."), termine coniato nel 1898 dalla polizia inglese;
  • le espressioni che ricordano eventi sportivi è meglio evitarle ("Uno a zero per te", pag. 279, formula di troisiana memoria che si ritrova infatti nel suo beniamino);
  • spunta a pagina 308 una postazione delta senza che sia MAI stato accennato a un linguaggio greco o anche solo a uno militare (è la parte Salvate il soldato Ryan del libro);

Guardia reale thrandoriana.
Semper fidelis.
  • tutti hanno un perenne problema di orario o si parla di due, dieci, venti minuti. E sono i personaggi a farlo. Addirittura il padre di Femke è stato licenziato perché "arrivava sempre in ritardo" (pag. 231), in un mondo in cui non esistono gli orologi. Probabilmente gli dicevano di andare il lunedì e si presentava tre giorni dopo;
  • esiste a Mantor un obitorio, ma non esiste l'ospedale in cui dovrebbe stare (!);
  • esiste il problema del pensionamento (ma quanti bei temi di attualità, eh?): "Malo non voleva pensare come sarebbe stata la vita a Palazzo se quei due fossero andati in pensione", pag. 356. Probabilmente a Thrandor esistono anche gli assegni familiari e si sappia che a pagina 262 Femke si premura di avere una polizza di assicurazione;
  • ogni sacrosanto edificio ha un'entra di servizio. E viene chiamata proprio così. Ci si chiede solamente se ci sia anche il cartello verde "Exit" sopra di essa, probabilmente sì perché quella faina di Femke le becca sempre tutte;
  • qualcuno spieghi a quest'uomo che è lievemente improbabile che siano cento anni che non si verificano assassini nel regno (come sostiene quel drittone di re Malo) o che gente abituata a impaccagioni e squartamenti possa provare empatia per le escoriazioni da manette ("Dove il metallo aveva sfregato la pelle si intravedevano delle piaghe, e Reynik notò alcune persone del pubblico che si massaggiavano i polsi per solidarietà.", pag. 372).
Si potrebbe continuare così, ma si è capito. L'autore compie il grande errore di pensare in maniera moderna, cosa che sancisce come non sappia una cippa dell'antichità né lui, né il suo editor e voglio pensare che la povera Bastanzetti non abbia potuto far altro che assecondare la follia di chi ha comprato questa ciofeca per distribuirla nel nostro paese.
Le estreme conseguenze di questo sono i deliranti capitoli 16 e 17, in cui La spia di Shandar diventa Low & Order. Non mi credete? Ho le prove:

  • "Ambasciatrice Femke, lei è stata portata davanti al Tribunale Reale di Thrandor per ripondere dell'accusa di omicidio del Barone Anton e del Conte Dreban. Come si dichiara?"
  • "Non colpevole per entrambe le accuse, vostra Maestà."
  • "Molto bene. Si metta a verbale che l'ambasciatrice Femke nega ogni addebito. Lord Brende, ha facoltà di prendere la parola per l'arringa di apertura."
Sono estratti del romanzo, rispettivamente di pagina 372 e 373. Ancora mi interrogo sull'utilità di far riconoscere l'arma del delitto alla spia, visto che non credo costituisca una prova senza la tecnologia della rilevazione di impronte digitali, mi chiedo che senso abbia richiedere alibi o avere una giuria con un re e un imperatore lì a decidere.
Il sistema legislativo del regno sembra targato 2011, tanto che per un bel po' del romanzo si insiste sulla figura professionale dell'avvocato. Ne deduco che fossero puntualissimi, loro. Peccato che alla fine a fare accusa e difesa siano un Lord e un Comandante, a rispecchiare ancora questo dualismo, trascinato per tutto il libro, tra aspetto civile e militare.
Ma questo è meglio lasciarlo per dopo.


Comandante Sateris
- Obiezione, vostra Maestà! - interruppe subito Sateris. - L'accusa sta influenzando il teste.
(Pagina 380)


Non si creda: non c'è nessun thriller.
Ci sono solo degli imbecilli che entrano, escono e rientrano nelle stesse città camuffati come la protagonista di Alias, gente che non sa fare quello che dovrebbe saper fare (l'assassino Shalidar su tutti), segreti di pulcinella che vengono svelati dopo due secondi da quando sono proposti, per un sapiens sapiens almeno.


Non c'è nessun fantasy.
E per nessuno intendo il nulla cosmico: i nostri conterranei almeno ci provano, coi draghi, i folletti, gli elfi. Qui non c'è assolutamente niente se non un accenno di alchimia e di una pietra che, appunto, serva a farla funzionare, più qualche boccetta di polveri colorate. Niente creature fantastiche, niente razze anomale, nessun accenno alla magia se non che è "stata bandita da tempo". Ah beh.


Che non ci sia alcun medioevo è già stato ampiamente dimostrato.
Mark Robson compone un pasticcio confuso che rimanda chiaramente a determinate visioni filmiche che devono averlo rintronato oltremisura, visto che non si può credere che questo sia veramente il suo quarto romanzo.
Prima di arrivare al piatto forte di questa trilogia di post sul libro, ovvero la protagonista decisamente fuori dagli schemi (Licia dixit), spendiamo due parole sul romance. Non si deve fare per forza, se non si è in grado. Perché questo è davvero la parte più ridicola di tutta la baracca. Ma solo se proprio si deve scegliere.

Femke è ovviamente oggetto di desiderio di qualsiasi maschio pensante sulla faccia della Terra, persino l'imperatore che potrebbe essere suo nonno ci fa un pensierino, si vede chiarissimamente. Certo, è aiutata dal fatto di essere l'unica figura femminile del romanzo (col rischio di fare la fine di Nicole Kidman in Dogville), se si esclude la donna remissiva e first Lady che si intravede ogni tanto, la mode di Lord Kempten (un personaggio del tutto inutile e ininfluente ai fini della storia).
Femke viene presentata come una donna fuori dall'ordinario perché è attraente e intelligente. [Respiro] Sì, esatto: evidentemente tutte le altre donne di Shandar sono gallinacce pronte a sgravare bambini a grappoli.
Grazie, Mark, te ne siamo davvero grate. La donna che vale la pena di inseguire è quella che non si concede mai, che ha un senso del dovere che sfocia poi nel fare la stronza con qualunque essere umano che abbia la sfortuna di trovarsi sotto di lei (e non in senso letterale), quella tutta d'un pezzo, ma che sa sciogliersi quando vede l'uomo che lei ha messo in punto di morte e carezzarlo e baciarlo allora sì, perché non l'ha capito prima, ma era in buona fede.

Mark Robson ci prende chiaramente per il culo.
I suoi personaggi non sono credibili, sono anzi del tutto assurdi e quindi c'è un motivo per leggere questo libro? No, non c'è.
Il lollometro ha rischiato di esplodere, chiariamoci, ma purtroppo lei passa il 50% del libro dentro e fuori dalle celle, da sola, e dobbiamo sorbirci tutti i suoi pensieri. E non è una gioia, ve lo dico, perché il narratore e tutti i personaggi si sperticano di lodi sulla sua intelligenza, ma alla fine della fiera le sue azioni sono quelle di una ragazza stupida e superficiale.

Vi lascio con una perla di quella mente geniale di Surabar:

"La capitale a terrazze, con le sue mura dorate che splendevano nel sole, offriva una vista pittoresca, benché chi l'aveva progettata non avesse certo trascurato le qualità difensive di quella posizione. Per secoli, Mantor era rimasta indenne da ogni assalto. Secondo le informazioni raccolte nel corso dei recenti conflitti, quelle mura scintillanti avevano resistito all'assalto di un travolgente esercito di nomadi trachiti. E guardando al di là della valle, l'Imperatore non trovò difficile crederci."

Non lo trovo difficile neanche io, gioia: un esercito di nomadi che assaltano una fortezza sono dei suicidi che remano contro la legge stessa di Darwin.
Un po' come te, Surabar.


Edit: come ha fatto giustamente notare Tenger nei commenti, l'idea in sé di un esercito nomade che espugna una città non è così fuori dalla grazia di Dio. Semplicemente lo è quando c'è un dislivello tecnologico evidente. I nomadi nel libro non vengono che accennati, ma Surabar stesso asserisce che NON si stupisce che si siano infranti contro le mura come grissini. Ergo questi nomadi dovevano essere gli unici a non rendersi conto che stessero facendo una cavolata.


Sigla.





To be continued... (qui)

6 commenti:

  1. Una recensione interessante: già da questa prima parte ho la certezza matematica che questa cosa non faccia per me. E non solo per il lessico anacronistico.
    Solo un appunto sulla nota finale: i mongoli erano un esercito nomade e hanno fatto il mazzo a numerose città fortificate. In effetti, un esercito nomade è qualcosa di virtualmente invincibile se dispone di due armi (che devono essere proporzionate alla popolazione e al livello tecnologico dell'epoca): il numero e la fame.
    (Vado a leggere la seconda parte :D)
    Tenger

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  2. Hai ragione, PERO'.
    Ho visto giustappunto in questi giorni un documentario riguardo Gengis Khan su History Channel, in cui veniva spiegato come puntassero sulla guerra psicologica (incentrata sulla figura del khan che aveva una fama quasi leggendaria) e in più forse si avvalsero dell'uso dei trabocchi per abbattere le mura.

    Senza contare che i mongoli usavano i prigionieri come scudi umani per l'esercito, cosa che appunto portava diverse città ad arrendersi piuttosto che sterminare i propri alleati.

    Se il tutto sono cazzate te la devi prendere con History Channel: sono stata quasi letterale! Questi nomadi non sembrano avere nessuna di queste caratteristiche, da come lo descrive lui, e attaccano una città fortificata che si dipana su una montagna (sì, anche io mi sono fatta molte domande sulla cosa). Devo precisare infine che la tecnologia della città che attaccano va ben oltre quella dell'Impero Romano (hanno l'acqua corrente attraverso tubi. A casa mia significa che siamo più o meno verso l'età vittoriana reale).

    Insomma è come se i mongoli fossero andati a schiantarsi contro Londra, ma è un precisazione che mi fa molto piacere tanto per non essere fraintesa!

    Benvenuta Tenger!
    La stima che nutro nei tuoi confronti è cosa nota dai tempi del forum K&P :)

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  3. ah già, senza contare le DIMENSIONI dell'impero nomade, roba che fa impallidire qualsiasi altro impero sorto in precedenza che in seguito.
    Diciamo che i mongoli sono nomadi piuttosto anomali con cui fare un confronto :P

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  4. Quello che hai detto sui mongoli è corretto, e infatti non è in contrasto col fatto che fossero nomadi -_^
    Non ho letto il libro, quindi non ho idea di che razza di nomadi siano quelli del romanzo. Semplicemente era peccato che una buona recensione si concludesse su una frase che, così com'è (riferita a dei nomadi generici) è opinabile.

    Se i nomadi in question hanno una tecnologia nettamente inferiore ai sedentari (cosa comune anche a mongoli VS cinesi, ma a come ne parli si direbbe che questi siano al livello zeppelin VS arciere), c'è da chiedersi come faccia il loro impero a essere tanto grande >_<
    Ho letto anche la seconda parte e non so molto bene cosa pensare. Non ne abbiamo già abbastanza in Italia, di fantasy del genere? Perché, dovendo tradurre, si pesca certa roba invece che un Abercrombie?
    Una mia teoria è che si scelga di preferenza ciò che più è buonista e politically corect (anche a scapito delle vendite), ma non avendo letto il libro non so se questo romanzo avalla la mia tesi. (E non lo leggerò. Le protagoniste stizzose, durefuorimateneredentro mi repellono).

    Grazie del benvenuto ^_^
    Ho aggiunto il tuo blog alla lista di quelli da lurkare.

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  5. E hai fatto benissimo a farlo notare (non sono neanche infallibile, a volte scazzo anche io. In questo caso sarà meglio modificare in modo sia fraintendibile il significato :)

    Ti ringrazio della segnalazione.

    Ma in realtà non si sa bene quanto siano grandi gli imperi. La cartina non dà un granché sulle proporzioni, gli stessi luoghi vengono nominati in modo molto poco dettagliato. Si sa che ci sono i due imperi più i nomadi.
    Le proporzioni stanno alla fantasia del lettore (fin qui. Chissà nel seguito e in quello che non hanno mai tradotto).

    In realtà credo che sia un errore di gioventù della Mondadori, che sulla scia del successo di Licia ha iniziato a importare fantasy e ad usare lo stesso modus operandi (copertine di Barbieri, targhetta Young Adult e così via. Peccato che con questa gli sia andata male, evidentemente i ragazzini non sono poi così stupidi come pensavano loro).

    Io non so perché certi libri arrivino e altri, oggettivamente più meritevoli, no. Ma sto iniziando a farmi l'idea che noi abbiamo una visione molto dorata dell'estero, dove si naviga nella merda tanto quanto noi, se tanto mi dà tanto, solo che essendoci più autori ce ne sono più di buoni ma anche più di pessimi.

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  6. Posso garantire che si trovano romanzi anglofoni e francofoni che fanno parere la Troisi una scrittrice decente (per ora ho eletto Chris Wooding campione degli anglofoni e Jean-Louis Fetjaine per i francofoni, ma sono sempre pronta a trovar di peggio >_<) E anche autori con già esperienze decenti, come Joe Abercrombie, possono sfornare puttanate epiche come Best served cold.

    Però finché a scrivere cazzate sono autori delle tue parti è un conto. Se devi prenderti pure la bruga di TRADURRE qualcosa, è mai possibile che le case editrici scelgano roba simile? Mah... Meno male che loro sono dei professionisti del settore.

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