For whom the bell tolls

Gone insane from the pain that they surely know

E quindi? Per chi suona oggi?
Ma per il mio mechanical best friend Baka Baka!
Oggi parlerò di suoi tre racconti, formando la prima parte di recensione dei suoi lavori (saranno due, o forse tre, dipende da quanto c'è da dire su ognuno).
Potete scaricare i suoi racconti da QUI, prima di iniziare a leggere perché ci saranno pesantissimi spoiler che poi potrebbero pregiudicarvi la possibilità di goderveli.



Noi abbiamo scelto

Il primo racconto di cui parlo è quello che lui ha posto come ultimo nella sua pagina di scaricamento.
Il motivo è semplice: sono partita dal più corto.
Sono due paginette in pdf, si leggono in meno di cinque minuti, e in sé per sé danno soddisfazione. Il racconto non si basa su una storia, bensì attraverso un dialogo (relativamente) lungo tratteggia il periodo storico in cui si trovano i due protagonisti, Gino e Mario.
Il dialogo non ha nulla che non va: è piuttosto realistico, non annoia, non ci sono informazioni che sembrano fuori posto. Se fosse per questo il racconto sarebbe perfetto e funzionerebbe. Tuttavia.

C'è un particolare molto rilevante: il racconto si basa sul finale.
In realtà il dialogo ha la funzione di calarci in un ambiente quasi familiare, come se stessimo ascoltando la conversazione tra due amici in attesa (che ve lo dico a fare?) della grande batosta.
Ecco, su questo versante Baka ha fallito.
Per il semplice fatto che quell'ultima riga in cui tutto ciò avviene sembra messa lì per sbaglio, o sfuggita a un altro racconto.
«Mario, che sta dicendo quel tizio?»
«Non lo so. Non parlo tedesco.»
Il plotone d'esecuzione aprì il fuoco.
What?
E quando sono entrati questi tizi? Per tutto il racconto non c'è neanche una riga di descrizione, zero, che contestualizzi in quale luogo preciso si trovino: si scambiano sigarette, si scambiano pareri, si può dedurre che si trovino in un luogo pubblico (ma non è detto) e a un certo punto arrivano fuori quelle tre righe (che sono quelle finali).
L'effetto è del tutto destabilizzante.
E ora vi faccio capire con un esempio perché. Ponete di star leggendo un racconto di Lovecraft in cui due professori della Miskatonic parlano tra loro degli episodi brutti brutti che capitano ad Arkham ultimamente. Li chiameremo Jim e Mary. Questi due per tutto il discorso non fanno altro dunque che parlare di questo quando a un certo punto ti ritrovi queste tre righe:
«Mary, chi è quello lì?»
«Non lo so, Jim. Non lo vedo bene.»
Il mostro aprì le fauci e li inghiottì in un sol boccone.
Reazione: ma aspetta un attimo...?
Vi renderete conto anche voi che c'è la sensazione che manchi qualcosa. Manca la giusta contestualizzazione: sebbene probabilmente tedeschi e mostro non siano equiparabili (ma anche sì, in una situazione come quella prospettata dal Risorgimento), il tutto avviene in fretta e senza un minimo di costruzione di tensione e risulta come un colpo sparato a bruciapelo... che manca il bersaglio.
Cucù!


Il prezzo della scelta

La tematica della scelta sembra molto cara all'autore, ma qui la situazione è totalmente diversa. 
La storia narra di Apranik, un'esorcista o cacciatrice di demoni (per quanto si può intuire dal racconto) che giunge in un villaggio per liberarlo proprio da un demone che lo disturba.
È un peccato Baka che tu non voglia leggere Sapkwoski perché il tuo racconto inizia in modo molto simile al primo de Il guardiano degli innocenti. L'idea alla base è molto bella, lo svolgimento invece è meno entusiasmante.


Qui alcune sviste ci sono:

  • un refuso c'è, è a pagina 3 del pdf: "Ricordava di esseri messa in cammino";
  • c'è una frase che ho dovuto rileggere tre volte per capirne bene il significato ("Racconta la storia di un Re, figlio della violenza del padre sulla moglie di un altro, che fece la guerra a un amico dopo che questi aveva salvato la regina dai suoi stessi abusi e morì per mano del figlio forzato tempo prima nel ventre della sorella") causa apnea e soprattutto quel "forzato" che non riuscivo a ricollegare perché separato da "ventre" attraverso il tempo prima che non serve. Se è grande direi che per forza non sia tempo dopo;
  • scelte stilistiche un po' discutibili ("L'altra donna esplose in una risata amara"). Ella madonna, mi sono immaginata qualcosa tipo questo;
  • un pronome un po' fuori posto ("[...] fu allora che la luce esplose, un cuore di fuoco bianco rutilante che diede vita a un'infinità di puntini tanto fitti da sembrare polvere. Essi diedero il via [...]").

La cosa che invece dà più "fastidio" è il modo in cui la vicenda viene condotta. Nonostante il dubbio nel lettore si insinui che la donna incontrata dalla ragazza sia il demone, da lì in poi i fatti si fanno un po' ambigui: vengono mischiate tante cose: la conoscenza universale, la tentazione della conoscenza, la seduzione del demone, la cacciatrice tratta in inganno che si innamora del demone e quindi non vorrebbe scacciarla ma alla fine lo fa comunque e senza volerlo (questa parte è particolarmente confusa: come e perché?) il tutto avviene nel giro di tre pagine.
Il lettore si sente disorientato e le ultime righe sono inappellabili: penna rossa come non ci fosse un domani.
Quei mucchi biancheggianti erano uno spettacolo nauseabondo, eppure il pensiero di Apranik andava a tutta la conoscenza perduta con la morte del demone, che non aveva mentito: presto, anche la storia della Persia non sarebbe stata che un racconto proibito. Gli Arabi avrebbero distrutto la sua fede, cancellato la sua gloria, abbattuto i suoi monumenti; eppure per loro Apranik aveva distrutto una creatura che amava. Perché un demone del desiderio temeva solo l'amore e Apranik, velando i propri ricordi, era arrivata ad amarla.
Se avesse provato a spiegarlo loro, gli Arabi non avrebbero capito le sue motivazioni. Loro credevano in un Dio onnipotente del quale non erano altro che schiavi; Apranik credeva che il Bene e il Male fossero forze in contrasto e avessero bisogno degli esseri umani per vincere. Il Bene non tollerava l'inganno e l'omicidio, così Apranik vi aveva posto fine, salvando quegli uomini che forse, un giorno, le avrebbero strappato la vita perché aveva parlato in pubblico, o si era mostrata
scoperta, o li aveva fatti sentire inferiori.
Quello era il prezzo della sua scelta.
Ecco, c'è anche la tematica etica del trattamento della donna da parte degli arabi, che viene accennata all'inizio e rafforzata alla fine, ma quello che più mi preme sottolineare è che qui non traspare l'amarezza di Apranik.
Qui traspare l'autore che ci dà una lezione sull'uomo che distrugge la biblioteca di Alessandria e questo non va molto bene. Un suggerimento che manifesta, forse, la mancata costruzione di un percorso per cui il lettore potesse arrivare da solo a crearsi un punto di vista.
Male male, ottime premesse, non altrettanto buono lo sviluppo.
Esorcista della Fiamma Argentea, D&D: Eberron.

Rubada

Torna Apranik come protagonista.
Questa volta ci ritroviamo con lei che si risveglia, in seguito, uscita da un cespuglio di rovi, viene inseguita da una creatura somigliante un lupo che la spinge verso un borgo abbandonato. Comprendiamo che Apranik non è un'esorcista, è proprio un'ammazza mostri coi fiocchi.
Qui trova Rubada, una ragazza che le offre ospitalità... e anche altro, che ormai i gusti sessuali di Apranik si sono ben capiti.
Il tutto finirà in tragedia.


Appunti sparsi:
  • I ramoscelli le avevano strappato la camicia e tagliato la pelle in diversi punti: userei "graffiato", più che tagliato, mi sembra troppo eccessivo trattandosi di rametti;
  • le faceva male dappertutto: so che ci si riferisce al "corpo" di poco prima, ma userei solo "tutto" anziché "dappertutto";
  • a volte non c'è bisogno dell'aggettivo possessivo. Consiglio di ripulire un po' il testo da quelli inutili: "della bava gocciolò fra i suoi denti". Dato che stiamo parlando del muso dell'animale, non potrebbero certo essere quelli di alcun altro;
  • ci sono frasi che andrebbero rivedute nell'ordine degli elementi, come "formando una pista per la creatura da seguire" che sicuramente suonerebbe meglio e meno confusa se fosse "formando per la creatura una pista da seguire" o "formando una pista da seguire per la creatura", a scelta;
  • il tanto decantato uso dello Show don't Tell. Io devo avere qualche forma di allergia a questa formula, perché, se l'incontro con il mostro nella foresta funziona a meraviglia e riesco a immaginarmi nitidamente la scena, dall'arrivo al muro ho l'impressione di girare a vuoto come in Wolfenstein. L'immedesimazione in questo caso non fa il suo lavoro. Si mena il can per l'aia per dire che sia capitata in un borgo a rovina, tirando le cose così a dismisura che a un certo punto io perdo la bussola;
  • "«Di qua!» urlava la voce": come mai non è stato scelto l'uso di "urlò"? Ha urlato più volte? L'imperfetto dà questa impressione;
  • Apranik rimane a bocca aperta un po' troppe volte: già una nell'altro racconto, qui due. Servono altri espedienti per mostrare la sorpresa;
  • refuso a pagina 6 del pdf: "Quelle parole mandarono un brivido lungo la schiera di Apranik";
  • un esempio di quello che voglio dire quando affermo che a volte il mostrato è troppo: "Si liberò della camicia, delle scarpe e dei calzoni; slacciò la fascia di stoffa che portava intorno al petto e sfilò il panno che le copriva l'inguine. In punta di piedi, camminò nel corridoio fino a raggiungere la stanza dove Rubada dormiva." "Si denudò" sarebbe bastato, a me interessa vedere qualcuno che seziona una lepre con un pezzo di selce, ma posso ben immaginare come uno si svesta. Come sia vestita credo sia ampiamente irrilevante nella scena.
Il racconto in sé ha il germe di un'altra buona idea, ma di nuovo abbiamo uno svolgimento frettoloso: a un certo punto il lettore perde la bussola, perché dopo che Apranik va in cantina e raccoglie il teschio, che non ci viene presentato come tale, tutto diventa una concatenazione di "eh?"
Si ha la sensazione che alcuni imputano a Sherlock Holmes: Game of Shadows.
Le considerazione di Apranik sbucano dal nulla, lei ha ricomposto dei pezzi che a noi non è stato dato modo di raccogliere: al di là delle statuine e la storia del padre che dice alla figlia di essere bella quanto la madre (che in sé non comporta un indizio di morbosità, oltre a essere un tantino abusato nel merito) non abbiamo altre tracce di questa storia.
Forse nella testa dell'autore è chiarissimo il tutto, ma quando il puzzle viene ricomposto si ha una sensazione di spaesamento che ti fa dire: ma queste robe da dove le ha tirate fuori?
Magari la mia lettura non è stata abbastanza attenta, ma non si capisce nemmeno perché la creatura, che in realtà è nata a causa proprio di Rubada, attacchi agli inizi Apranik senza che questa costituisca una reale minaccia per la padrona.
Inoltre Apranik dimostra un'emotività molto instabile e tende a legarsi a ogni creatura femminile che passa in convento. O ha un senso materno molto distorto, o ha una psiche instabile per una donna che debba viaggiare da sola e difendersi dal mondo intero, piuttosto ostile nei suoi confronti.


Al di là di queste considerazioni i racconti mi sono piaciuti. Non sono noiosi, filano via che è un piacere, rimane però tutto quanto ho detto: tre volte ho letto e tre volte è successo che a un certo punto va tutto in vacca e si preme sull'acceleratore.
Se l'autore riesce a tenere a bada l'ansia da prestazione... beh, la fine dei racconti potrebbe rivelarsi di natura molto più soddisfacente.
Parte prima finita, andate in pace.


Sigla.


7 commenti:

  1. Ottime osservazioni, molto puntuali. E sono contento di aver infilato solo due refusi in due racconti XD
    Però mi sfugge una cosa: prima mi distruggi i racconti e poi dici "Al di là di queste considerazioni [...] mi sono piaciuti"? Deciditi! XD

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  2. Ah, un momento però: i tedeschi in italia c'erano durante la Seconda guerra mondiale, non durante il Risorgimento (quelli erano gli austriaci) :P

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  3. Non li ho distrutti, dai! Anzi: la realtà è che queste sono pignolerie. I racconti mi sono piaciuti (infatti sulla storia, al di là della psicologia di Apranik, non dico nulla) però se fossero migliorate queste pecche sarebbero molto più belli.

    A me come scrivi piace molto.
    Per quanto riguarda il secondo punto, vuoi sapere la verità? Io sono una caprona nella storia dal 1400 in giù, perciò prima di sparare boiate mi sono raffazzonata su una mia idea su Wiki e ho trovato una frase di D'Azeglio che mi ha tratto in inganno:

    "Bisogna sapere dai Napoletani un'altra volta per tutto se ci vogliono, sì o no. Capisco che gli italiani hanno il diritto di fare la guerra a coloro che volessero mantenere i tedeschi in Italia, ma agli italiani che, restando italiani, non volessero unirsi a noi, credo che non abbiamo il diritto di dare archibugiate, salvo si concedesse ora, per tagliare corto, che noi adottiamo il principio nel cui nome Bomba (Ferdinando) bombardava Palermo, Messina ecc. Credo bene che in generale non si pensa in questo modo, ma siccome io non intendo rinunciare al diritto di ragionare, dico ciò che penso."

    Ed ecco qua la frittata.
    Devo correggere? Sono confusa!

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  4. Può darsi che D'Azeglio, con "tedeschi", intenda generalmente "persone che parlano tedesco" (che è anche la lingua degli austriaci), il che spiegherebbe tutto. In effetti, da questo punto di vista anche la conclusione di Noi abbiamo scelto potrebbe trarre in inganno; da qui i riferimenti alla Prima guerra mondiale ("l'altra guerra") e all'8 settembre 1943 ("aver continuato a servire il mio Re nonostante fosse più conveniente fare il contrario").
    Ti ringrazio per aver segnalato questi errori; in effetti c'erano delle cose che mi lasciavano perplesso, ma non riuscivo a capire bene cosa, e tu me le hai fatte vedere. ^_^ Leggendo le recensioni mi è parso che non ti fossero piaciuti, invece sono contento di sapere che è vero il contrario ^_^

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  5. Figurati!
    È stato un piacere leggerli e mi fa piacere di aver fatto qualcosa di utile.

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  6. Ah, dimenticavo di spiegare un dettaglio: Apranik, all'inizio del racconto, sa che il demone può essere distrutto/ solo da qualcuno che lo ama, quindi si ipnotizza per dimenticare la natura del demone (e riuscire ad amarla/o) e, al tempo stesso, inserisce nell'ipnosi una suggestione che fa scattare l'esorcismo al momento opportuno. Forse poteva essere esposto più chiaramente, sì. "^_^

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  7. Me lo rileggerò, ci sta tutta che sia sfuggito a me.
    Appena ho fatto ti saprò dire!

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