The Game

Don't you know your wish is coming true today?

Gioco di Ruolo e Scrittura: matrimonio felice o concubinato scadente?


Il gioco di ruolo può farvi diventare ciechi.
Raramente buoni scrittori.

Ultimamente, più nei forum di gioco di ruolo che in quelli di scrittura, si è diffusa quest'idea che giocare virtualmente attraverso chat corrisponda a corso di scrittura creativa quando non si arriva ad affermare ben di peggio, dicendo che questi giochi possano aiutare a colmare le lacune scolastiche.
Andiamoci piano.

Io sono una giocatrice di g.d.r. play by chat con una certa esperienza e se posso affermare con tutta me stessa che ho ricevuto tante ore di divertimento, ho conosciuto persone stupende su quei siti, con altrettanto candore posso affermare che no, non ho imparato nulla sulla scrittura in nessun gioco di ruolo.
È una teoria che ha comunque molti sostenitori, del resto a chi di noi non piacerebbe imparare a cucinare strafogandosi di cioccolato?
Oppure imparare a suonare guardando in tv "Sarabanda"?


Peccato che le cose non vadano proprio così.
Se si vuole imparare a scrivere bisogna studiare e/o leggere moltissimo. Non basta scrivere. Attaccarsi a un gioco di ruolo tre ore al giorno e pigiare i tasti della tastiera sicuramente vi darà la possibilità di tenervi allenati, in qualche modo, ma non migliorerà il vostro vocabolario.
Al contrario, però, potrebbe darvi spunti di trame e stralci di personaggi. Rimane il fatto che non vi aiuterà a maturare uno stile, né tanto meno ad acquisirne uno.
Lo dico con sacrosanta cognizione di causa: è bello quando si vede incentivato l'amore per la cultura e per la scrittura, ma fare un accostamento di questo tipo rischia di arrecare più danni che benefici.


Le eccezioni spacciate per regole
A volte a supporto di questa tesi si argomenta esponendo i vari giocatori di ruolo che sono riusciti a pubblicare un libro con una casa editrice (due dei "casi editoriali" in questione sono Daniele Nicastro, autore de La bambina con il basco azzurroFederica Pini, autrice de La morte d'argento, entrambi editi da Runde Taarn Edizioni).
Leggendo le recensioni del primo (QUI, QUI, QUI) o la presentazione del secondo (QUI) in rete se ne deduce che siano anche due piacevoli letture, se non proprio bei libri, ma sostenere che sia per merito del gioco di ruolo è come affermare che la pubblicazione di Licia Troisi conferisca all'astrofisica un merito per la sua bravura e il suo successo (presunti o meno che siano).
Non funziona così. Per ogni giocatore pubblicato quanti invece non sanno nemmeno coniugare il verbo essere?


Il Duca aveva già affrontato la questione tempo fa, affrontando per lo più il gioco di ruolo cartaceo, ma la diffusione di questa idea errata si è sviluppata in seguito. Nella homepage di uno dei giochi più frequentati della categoria si legge infatti "Questo tipo di giochi incrementa il piacere della lettura e stuzzica il gusto per la scrittura... scrittura di dialoghi, avventure, storie."
E io posso concordare. Perché da nessuna parte qui è scritto buona scrittura.
Incentiva genericamente a scrivere, che siano schifezze o cose leggibili è una faccenda del tutto secondaria.
La comunità più vecchia di gioco di ruolo tipologia play by chat (se volete approfondire la questione, anche se non lo consiglio, esiste il portale gdr-online.com) ha una pessima fama anche tra gli appassionati, e raccogliere stralci all'interno non sarebbe servito a niente.
Quindi mi sono documentata all'interno del gioco che si fregia della frase di cui sopra in homepage. Non potendo distinguere tra aspiranti scrittori o meno semplicemente guardando un avatar, mi sono concentrata su una delle figure gestionali che, dunque, dovrà pur concordare con quanto afferma all'ingresso del proprio sito.
Durante il suo gioco ho riscontrato alcune espressioni che fanno a pugni con qualsiasi concezione di scrittura, non solo creativa. Vediamo perché:
  • solitamente nei giochi di ruolo di tipo fantasy ci si ritrova nel comunissimo universo stereotipato medievale. Quindi si parla in un finto arcaico che non esiste più da secoli, e forse non è mai esistito. Un esempio: "aggirandosi di blu ammantato per il grande androne della reggia" o espressioni come "il sovrano delle lande d'occidente". Gli "ove" non si contano; 
  • per la maggior parte i personaggi sono piuttosto stereotipati (com'è normale che sia in un gioco, un romanzo è faccenda diversa: "Guadagna l'interno della camera e si dirige sino allo scranno, a cui s'accomoda con eleganti, quanto pragmatiche movenze, dualistico connubio che ben si riassume in questo regnante");
  • i personaggi parlano in una maniera inverosimile, per congruenza dei due punti precedenti ("Onore e salute a voi! Vi attendevo... venite pure prossimo a me, così da poter interloquire");
  • si tende a usare un gergo mai esistito. I neologismi fioccano, quasi a causa di un retaggio storico derivante proprio dal sito progenitore ("elfico" usato come sostantivo, "proferire parola", crine usato al posto di capelli, iridi usato al posto di occhi, destrorsa al posto di destra, e così via. Non credo abbiate idea di cosa sono riusciti a inventare o deviare dal significato originale. In questo si, sono stati molto creativi).
In pratica, come avrete capito, non è italiano corrente. Spesso non è italiano affatto. La punteggiatura latita (a volte non vengono nemmeno messe le maiuscole dove si dovrebbe) e in un clima del genere si trova chi conosce a menadito la grammatica e chi no.
Non è esattamente il luogo adatto dove fare palestra di scrittura.

Eppure...
Nonostante ciò i sostenitori di questa causa non demordono: lo dimostra ultimamente Gabriele Tomaselli, che oltre a essere come me un giocatore di simile tipologia (nonché gestore di un gioco ambientato nell'età della pietra, come recita il nome), condivide la mia passione per la scrittura e ha deciso di aprire un blog per pubblicizzare le proprie opere e recensire quelle di altri esordienti, dando la precedenza però a quelle auto pubblicate.
I motivi della decisione sembrano apparire piuttosto evidenti: non sono riuscita a trovare nulla di suo pubblicato. Se è così mi cospargo il capo di cenere, ma sembra abbastanza ovvio che uno faccia i propri interessi e un po' di promozione non fa mai male.
Il suo gemellaggio con un gioco di ruolo lo ha portato a promuovere nel blog quello stesso gioco il cui gestore, invece, si è occupato di sponsorizzare nel portale gdronline.com il suddetto blog, in una pratica che somiglia abbastanza a uno scambio di favori. Da nessuna parte, infatti, viene scritto da Gabriele che il gioco possa aiutare nell'ambito della scrittura, è segnalato solo perché è fantasy (ma è anche nel blogroll).

Non c'è nulla di male neanche in questo (nell'essere scrittori e giocatori o nel farsi pubblicità attraverso metodi leciti), semplicemente invito a non cadere nell'errore di credere che essere master o giocatori di ruolo porti poi a scrivere dei capolavori o anche solo dei libri vagamente decenti (è una cosa che già Fazi e Mark Menozzi dovrebbero aver imparato).
Preciso che non sto dicendo che in questo caso l'autore scriva male (non ne ho idea, non è ancora comparso nulla in prosa scritto da lui sul blog). Il mecenatismo fatto da alcuni gestori di giochi, invece, è un fenomeno che ripeto trovo molto preoccupante.

Il futuro del fantasy italiano è in mano sua.
Ye be warned.
In sostanza: se il gioco di ruolo vi ha invogliato alla scrittura iniziate a leggere molto (e se già lo facevate a leggere ancora di più) e a mettervi alla prova sul serio, per raggiungere dei risultati.
Fare il background di un personaggio o lo statuto di una corporazione non è che una briciola rispetto a creare una trama coerente, muovere tanti personaggi e farla quantomeno sembrare una storia con un inizio, uno svolgimento e una fine.
Inoltre non tutti devono per forza fare gli scrittori: giocare è molto più divertente, meno faticoso, scrivere può diventare un lavoro.
Fatelo solo quando vi sentite abbastanza grandi da riporre tutti i giocattoli nella scatola.

Sigla!



Bonus Video:

Scrittori-giocatori, prendete il buono dai giochi di ruolo:
i draghi grossi, cattivi e incazzati come DeathWing!

9 commenti:

  1. D'accordo. GdR e scrittura vera e propria possono essere anche visti come due aspetti vicini, ma in realtà seguono strade e hanno finalità diverse.

    Quando scrivo un'avventura per un GdR (la mia esperienza si riferisce ai GdR cartacei), lo faccio cercando di sviluppare una trama che sia appassionante da giocare, non da leggere. E soprattutto mi metto in testa di fornire a tutti i giocatori la possibilità di divertirsi, mettendo cose che rendano tutti i personaggi utili alla risoluzione dell'avventura.

    Quando scrivo un racconto tutto questo non esiste. L'approccio è completamente diverso, e certo aver scritto molto per i GdR può avviare lo stimolo della creatività, ma poi questa creatività va coltivata. La scrittura non emerge da sola, va incentivata scrivendo racconti con lo spirito dello scribacchino/scrittore e non del master. E leggendo, sì.

    Ciao,
    Gianluca

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  2. Ciao, articolo interessante.
    Purtroppo in Italia si crede che l'importante sia leggere e scrivere di più, non importa come basta lo si faccia. Penso che l'idea che un gdr stile chat aiuti a migliorare il proprio stile sia figlia anche di questo.
    Giocare di ruolo in generale non è in sè utile per la stesura di un fantasy, esempio principe è R.A. Salvatore, leggere i suoi libri è una sofferenza. A volte invece di un combattimento sembra di vedere i dadi che rotolano sul tavolo.

    Se si "impara" a scrivere come negli esempi che hai proposto temo che un aspirante scrittore avrà ancora più difficoltà a produrre qualcosa di buono, perchè prima di migliorare dovrà correggere uno stile sbagliato.

    Leggendo la trama de "La morte d'argento" ho pensato a Twilight... in particolare la protagonista ricorda Bella: appena diventa vampira anche lei ha poteri straordinari, pur senza profezia.
    Già dalla trama la protagonista è la perfetta Mary Sue, è difficile che possa uscirne qualcosa di gradevole.

    PS: non leggere neppure Pan, secondo me Gamberetta era stata troppo buona nella sua recensione.

    Ciao

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  3. Grazie Gianluca di aver condiviso la tua esperienza e avendo fatto io stessa il master in diverse campagne cartacee confermo ogni virgola del tuo commento.
    Speriamo che anche altri abbiano voglia di tastare con mano che le nostre testimonianze sono frutto di anni di dedizione alla scrittura.

    Anonimo, anche a te devo dare ragione (e anche il benvenuto come primo lurker delurkato del blog *_*! Vinci la faccina asteriscosa!)

    Non mi sono espressa sui due libri, ma effettivamente sì, leggendo la trama de "La morte d'argento" sono calate le ovaie anche a me.
    L'altra trama è indubbiamente più interessante anche se credo fuori dai miei standard di lettura, essendo un romanzo fiabesco strutturato per essere adatto ai ragazzi.

    Probabile che reperisca comunque entrambi, prima o poi, e spero di verificare che nella loro scrittura non sia rimasto nulla d'influenza del g.d.r. d'origine (certo, quantomeno nel caso di Nicastro è difficile. Ai bambini non piace l'ostrogoto.

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  4. Sono immensamente triste. :-(
    La faccina asteriscosa la volevo anch'io :_(
    V

    PS: no, niente commenti lunghi qui... ho già infastidito che basta nell'altro post per oggi :-P

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  5. V., ma qui non siamo contro i commenti lunghi.
    Anzi, dopo un tot ricevi anche il premio apposta (la bambola è meritocratica!)

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  6. Ti ringrazio molto per aver citato il blog nell'articolo.

    Vorrei puntualizzare al riguardo che il mio cognome è Tomaselli (con una "m").
    Rispondo alle tue paure dicendo che scrittura e gdr sono due grandi passioni che coltivo da tempo.
    Non ho mai affermato di essere uno scrittore, ma amo scrivere. Solo questo mi ha spinto ad aprire il blog. E la speranza di dare una mano ad autori auto-pubblicati VERAMENTE, meritevoli.
    Riguardo l'ambiguo termine "scambio di favori" vorrei anche puntualizzare che non c'è stato nessuno scambio di favori, solo idee, progetti e scambi link, ma ti ringrazio per averlo enfatizzato con attenzione.
    Vorrei informarti che anche io condivido le tue stesse paure e non credo di essere arrivato, ma quando una cosa ti piace sei disposto ad imparare con umiltà...e sei anche felice di farlo perchè è qualcosa che ami e a cui dedichi quel poco tempo libero che ti resta dopo 11-12 ore di lavoro. Amo tutto quello che è fantasy.
    Ma non ho mai creduto che l'essere un giocatore di ruolo mi rendesse "automaticamente" adatto a pubblicare qualcosa, ma a scrivere si.
    Non smetterò mai di scrivere anche se un giorno vedrò gli editori dare i miei scritti alle fiamme!

    Un caloroso Saluto,
    sperando di avere ancora la possibilità di commentare ed essere commentato.
    Gabry

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  7. Benvenuto, Gabriele!
    Ci mancherebbe che tu non possa commentare, anzi, grazie per averlo fatto.

    Correggo subito il tuo cognome (sgrunt, non so nemmeno più copia-incollare).
    "Scambio di favori" non voleva essere inteso come maligno, semplicemente che a te piace quel gioco e a quel gioco piace la tua iniziativa. Non c'è nulla di male a pubblicizzarsi a vicenda, anche io spesso metto interventi di altri blog se li ritengo interessanti.

    Sono felice che anche tu sia come noi nel maledetto limbo d'apprendimento e chissà che non riusciamo a combinare qualcosa nella nuova antologia de "I mondi del fantasy" ;)

    Preciso che in questo articolo non si parla di te in prima persona come chi crede di poter essere scrittore solamente avendo giocato, è più un timore, come hai ben esposto anche tu, generalizzato.
    Non può far altro che piacere avere qualcun altro dalla propria parte della barricata, sennò sai che gelo :P

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  8. Giocare di ruolo non insegna a scrivere, per tre motivi:

    1) Nel gdr mainstream (D&D, Vampire, CoC, ecc) giocare non vuol dire creare una storia, ma "subire" quella di qualcun altro (il GM). Negli indie non è così, ma vedi il punto 3).
    2) Le storie dei gdr sono, per forza di cose, vincolato allo scopo del gioco stesso: in D&D si ammazzano cose per diventare più forti e poter ammazzare cose più grosse, ad esempio.
    3) Nei gdr non c'è un solo autore, ma più persone con autorità limitata sulla storia stessa. È impossibile, pertanto, avere una struttura organizzata (e, spesso anche una coerenza) o seguire un particolare canone estetico.

    Il gdr è un'attività ludica e come tale andrebbe considerato del tutto distinto dalla scrittura, che è un lavoro.

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  9. Spero davvero di vedere qualcosa di interessante pubblicato in quell'antologia! :)

    Be a questo punto ti chiedo se ti va uno scambio link tra blog. Non so se abitualmente ne fai o no.
    Uno "scambio di favori" tra noi insomma :P

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