Personal Jesus

Lift up the receiver I'll make you a believer


Non ho mai apprezzato le religioni dogmatiche.
Uno dei motivi è che per imporre i propri dogmi criticano lo stile di vita degli altri; prendiamo il delicato caso della Chiesa e dell'omosessualità. Secondo la Chiesa non puoi essere cattolico se attui una scelta sessuale che dovrebbe essere strettamente personale.
Poco importa che questo contrasti con il concetto di amare il prossimo tuo come te stesso.
Questo esempio mi è venuto in mente tempo fa leggendo un'intervista fatta a Gamberetta da Leganerd:
Potresti diventare una divinità femminile tra le più venerate su Lega Nerd, se il politeismo non ti disturba. Lo zeitgeist è quello che è. Senza scendere nelle umane miserie, quale futuro vedi per il fantasy? 
No, il politeismo non mi disturba. Ognuno è libero di adorarmi come una Dea. Non mi offendo.
Lei probabilmente scherzava (mi perdonerete se non ci metto la mano sul fuoco).
La verità, però, è che nella realtà va più o meno così: se una cosa l'ha detta lei, per molti esordienti diventa automaticamente giusta, il che contrasta nettamente con la formazione di auto critica a cui, a quanto ho capito, voleva invitare.
Forse sbaglierò. La bambola non è intelligente come lei.

Ma quindi Gamberetta dice cose sbagliate!
No.
Se ritenessi che le dica non l'avrei messa qui a destra; ritengo che abbia scritto dei manuali molto interessanti (descrizioni, dialoghi, mostrare) e anche delle recensioni divertenti (qui la lista).
Tuttavia le cose che lei dice sono un punto di partenza, non di arrivo.
Quando afferma che bisogna padroneggiare certe conoscenze prima di poterle infrangere ha ragione: è necessario sapere quali siano i punti su cui costruire buona narrativa. Da lì in poi spetta allo scrittore però bilanciare gli elementi, invece che seguire da gregge ciò che ha detto.
E quando viene chiesto il motivo di una presa di posizione rispondere "è così".
Non sembra essere però un concetto chiaro a tutti.
Si sa che il problema della religione cristiana non sono le Sacre Scritture e gli insegnamenti di Gesù, quanto l'interpretazione che ne viene data. E se una regola alla fonte ha un suo significato, chi la interpreta potrebbe benissimo trasformarla in qualcosa di radicale ed estremista che non doveva essere in principio. L'esempio può essere fatto anche con il Corano, ma conosco meno la religione islamica e rischierei di spiegarmi male.

Narrativa e Literary Fiction
Ripeto: la narrativa di genere NON è arte. Lo è, semmai, nel contenuto, ma non nello stile. Quest'ultimo è tecnica, è scienza, è matematica. Tu stai parlando di literary fiction, ma io non me ne occupo e non mi interessa. Stiamo parlando di cose nettamente diverse. 
L'estratto è preso dal blog di Michele A. F. Greco, precisamente da uno dei commenti di questo articolo.

Mettiamoci d'accordo subito: sono d'accordo che Il settimo sigillo non sia equiparabile a Legion, o che i bellissimi disegni di Nebezial non siano il Cristo morto di Mantegna.
Sono anche d'accordo che uno possa preferire girare Resident Evil: Afterlife a Inception
Tutta una questione di scelte: c'è chi punta all'intrattenimento puro e chi a di più, non è un reato e come potete vedere io apprezzo entrambe le categorie. Mi farebbe molto più incazzare uno che si rende conto di non avere determinate capacità e cercasse di scimmiottare ciò che non gli riesce.
Ma da qui ad arrivare a dire che uno che scrive narrativa di genere debba per forza finire sul mainstream credo che il passo sia più lungo non della gamba, di tutto il corpo.

Anche perché questo fa nascere tutta una serie di interrogativi: dove lo mettiamo Lewis Carroll? Dove lo mettiamo Sir Thomas Malory?
Se la loro non è narrativa di genere, allora la storia di Alice è secondaria allo stile di Carroll? Ma non penso proprio.
Per quanto mi riguarda si può criticare Tolkien quanto si vuole, su regole, noia, descrizioni, alberi, elfi, tutto ciò che volete. Ma dire che la sua non sia una forma d'arte è semplicemente negare la realtà.
Può non piacere. A me Pollock non piace, mi piace Kandinskij, tuttavia non dubito che ci sia chi passando davanti a una sua composizione mi direbbe "che schifezza! E questa la chiami arte?" aggiungendo poi tutta una tiritera sui preraffaelliti e roba che non voglio tirare fuori, che già sento un certo bruciore allo stomaco e mi si stanno allentando i bulloni.

Il mio falegname con trentamila lire la fa meglio.
(Tre uomini e una gamba)
Io non sono una critica d'arte. Io sono un'appassionata d'arte, che è tutt'altra roba. Non sono nemmeno una critica cinematografica, né letteraria, perché non ne ho le competenze.
Tuttavia mi permetto di dubitare che le abbiano anche Gamberetta e Michele A. F. Greco, allo stato attuale delle cose.

Beh, ma allora aveva ragione chi diceva che non ci sono regole nella letteratura!
Mai detta una cosa simile.
La grammatica, ad esempio, non è così opzionale (anche se è molto più vasta di quanto generalmente ci aspettiamo), le regole della nostra lingua si devono conoscere per infrangerle, sempre che si voglia, e questo arriva ad affermarlo anche Greco.
Fa parte del processo di evoluzione interiorizzare gli insegnamenti e trarne qualcosa di elaborato.
Qui arriva il problema.
Questo perché lo scopo della narrativa di genere è narrare una storia e lo stile deve essere funzionale, nulla di più. Bisogna far capire a tutti, dal professore universitario al ragazzino. Senza contare che, chi fatica a seguire un lessico aulico, difficilmente riuscirà a immergersi nella storia. E qual è il primo obiettivo della narrativa di genere? Esatto, immergere il lettore. E come si fa? Esatto, con uno stile trasparente. Uno stile aulico molto difficilmente può essere trasparente. Con ciò non voglio dire di usare solo termini comunissimi, ma evitate che il lettore stia più attento al dizionario che al vostro romanzo/racconto. Siate precisi e usate sempre un lessico adeguato e specifico.
Sono d'accordo che lo stile non debba essere d'ostacolo alla storia. Del resto, quando mai dovrebbe?
Raccontare una storia è una comunicazione tra scrittore e lettore, per di più a distanza, senza possibilità di rettifiche e di correzioni. Sono d'accordo che il lettore debba avere la possibilità di immergersi nella storia.
Non sono per nulla d'accordo sulla questione dello stile trasparente.
Il vento umido gli sbatteva quel fottuto pulviscolo di cenere dritto negli occhi, giù nella gola. Ogni respiro arroventava un pugno di chiodi ficcati nei polmoni. Alzò la visiera per osservare meglio quei pulciosi bastardi.
Incipit di "Zodd - Sangue chiama sangue", Zweilawyer
Non avrei mai scritto lo stesso concetto con quelle parole. Scegliere "focolare" al posto di "camino", "polvere" al posto di "pulviscolo" o "fiato" invece di "respiro" denotano un preciso stile.
Non siamo automi.
Quando parliamo abbiamo un registro linguistico diverso da quello degli altri. Non ce ne rendiamo conto, eppure è così: abbiamo tutti i nostri detti ricorrenti, delle parole chiave, dei concetti su cui tendiamo a tornare spesso.
Quello è il nostro stile. Annullarlo significa annullare anche noi stessi. Significa che lo scrittore diventa un generatore di storie privo di qualsiasi intenzione che non sia, appunto, raccontare, ops, mostrare meccanicamente degli eventi.


De scrittorum novarum.
Dare preponderanza alla storia significa dimenticarsi dello stile?
Ma allora i romanzi scritti male non dovrebbero esistere. Se lo stile non deve esistere, non può essere giudicato né buono né cattivo.


Da qui:
Non è detto che lo stile trasparente sia il migliore.
Quasi sempre falso. Lo stile trasparente è supportato da ricerche scientifiche e prove sperimentali. E non a caso le "regole" della narrativa sono derivate dalla psicologia, dalla psicodinamica, dalla fisica, dalla pedagogia, dalla neuropsichiatria, dalla sociologia e da altre discipline.
Come non è un caso che la sociologia, la pedagogia e la psicologia non siano scienze esatte che basano tutto sulla ricerca empirica.
Non sono laureata in psicologia, ho solo studi liceali in merito, ma mi sento di escludere che si possa dire in psicologia 2 + 2 fa 4.
Basta considerare tutte le correnti che sono esistite e che esistono. La psicologia non è matematica e, con buona pace di chi lo crede, non lo è neanche la narrativa.
Notare, tra l'altro, che molti Grandi Autori hanno scritto manuali a loro volta, ad esempio Stephen King
C'è anche da notare che quegli stessi autori, però, infrangono le loro regole.
Ci sono scritti di King pieni degli avverbi che lui demonizzava. Questo non vuol dire che le regole non abbiano validità, solo che si deve valutare caso per caso.


Bisogna quindi dire che chiunque parli di regia sbaglia, perché applicando il principio il taglio registico non dovrebbe essere importante. Lo deve essere la storia.
O anche la tecnica pittorica è irrilevante: lo è il soggetto.
Non importa se i disegni di un fumetto non sono fatti bene, se la storia è decente.


Mi sento fortemente di contraddire.
Così come mi sento di contraddire che la narrativa non possa, anzi peggio, non DEBBA essere anche arte.


L'umiltà dello scrittore non dev'essere nel non voler essere artista, ma semplicemente nell'essere aperto al miglioramento nel caso in cui si presenti l'occasione.
Giotto è nato con delle doti, ma ha studiato.
Stephen King stesso nel suo On Writing dice che chi è un talento naturale ha bisogno di perfezionarsi, chi non lo è può riuscire a imparare a raggiungere un buon livello con l'impegno.
Leggete i recensori e ascoltate i loro consigli. Ma poi ragionate con la vostra testa. Non costringetemi all'odiosa espressione popolo bue: mi dà ancora gli incubi.


Narrativa: roba da serie B.
(Premio Hugo 1962)


Sigla.



36 commenti:

  1. RANT MODE ON
    "E non a caso le "regole" della narrativa sono derivate dalla psicologia, dalla psicodinamica, dalla fisica, dalla pedagogia, dalla neuropsichiatria, dalla sociologia e da altre discipline."

    la psicologia, la psicodinamica, la pedagogia, la sociologia ecc, non sono SCIENZE. La scienza segue il metodo scientifico, alias se tu rifai lo stesso esperimento nelle medesime condizioni, considerando gli errori sperimentali, otterrai LO STESSO RISULTATO. Stessa terapia psicologica a due pazienti, uno migliora, l'altro si suicida. Quindi quelle non sono scienze. Lo saranno magari fra 100 anni quando riusciranno a mappare tutti i processi sinaptici umani. Le chiamano "scienze umane" (che mi suona come quegli eufemismi "offensivi" tipo "diversamente abili" o "non più giovani"), ma il concetto ribadisce che non sono scienze.
    La Fisica, che invece è una scienza, ha di meglio di cui preoccuparsi che lo stile di scrittura nei racconti.
    RANT MODE OFF

    Ah, noto ora che due righe più sotto l'avevi scritto anche tu ^_^' Scusa, mi sono fatta prendere dal nervoso. Divento matta in questi casi!

    Venendo alle cose serie. Splendido post, hai detto delle cose giustissime. Porto due esempi personali:
    1) il post del blog che hai linkato cita gli incipit di vari romanzi. Non ne avrei salvato uno. Il più brutto in assoluto penso sia quello di Finch (o come si scrive). Pure Gamberetta, ricordo, si sperticò in lodi. Io, arrivata alla seconda riga, avrei chiuso il libro. Non è nemmeno grammatica corretta scrivere in quel modo! Con la prima parola il nome della persona, niente verbi, dire che è sulla rampa di scale X, col fiatone. Se lo vuoi dire in italiano (e anche in inglese) corretto, bisognava scrivere "Finch aveva il fiatone. Si trovava al piano X dopo aver corso su per le scale" o qualcosa del genere. Programma di prima elementare. Si può trasgredire per ottenere un effetto? Certo. Ma non è detto che perché l'incipit è "veloce" (infischiandosene della grammatica), l'effetto sia bello. A me, ad esempio, fa schifo. Ripeto: seconda riga e avrei chiuso il libro.
    2) ieri ho letto dell'agenzia letteraria del Duca. Intendiamoci, a me il Duca piace. Ha un bel modo di scrivere i post, è espertissimo nel suo campo, è una persona che stimo. Però non ho mai letto un suo romanzo/racconto, quindi non ho idea di che stile abbia. Avrei il coraggio di farmi fare un editing da lui? No. Se non mi dovesse piacere il suo stile (che dovrebbe applicare al mio libro) poi che farei? Lo picchierei perché a parer mio mi avrebbe rovinato lo scritto?
    Ho letto che a volte collabora con Gamberetta. Ecco: lei sicuramente se ne intende molto di regole, però, come ho avuto modo di spiegarle via mail, il suo modo di scrivere non mi piace. Anzi, mi fa proprio schifo. Senza offesa, questioni di gusti. Non sto dicendo che sia incapace, sto dicendo che il suo modo di scrivere è per me un'agonia. Il che vuol dire che il pensiero che lei faccia un editing a qualcosa di mio, mi farebbe impazzire.

    Le regole sono molto belle, bisogna conoscerle e fare del proprio meglio per inglobarle NEL PROPRIO STILE. E per piacere, lasciate che le scienze facciano le scienze e le arti facciano le arti. 2+2=4 lo lasciamo all'aritmetica. La narrativa sta bene come sta!
    V

    PS: il capcha di questo post è "logic" :-D

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  2. Figurati, capisco la tua rage.

    Utilizzare un'informazione fuorviante (come appunto: dare dignità scientifica a materie che non lo sono) può generare un processo che conduce a conclusioni devastanti. Di cui sopra.

    Repetita iuvant :P
    L'ho detto io, l'hai detto tu, così si toglie ogni dubbio.

    Riguardo al punto quelli sono quasi tutti esempi che fece a suo tempo anche la Gambera, è un altro motivo che mi spinge a credere che sia una lezione ingerita, mal digerita e rigettata.
    Io non apprezzo particolarmente quello di Swanwick, probabile che se dovessi scegliere opterei per quello di Tarenzi. Ma è anche il più lungo, insieme a quello di Palahniuk, quindi è più semplice.
    Sarò fatta strana io, ma non vedo perché dovrebbe incuriosirmi perché la gente impicchi un maiale. Non più degli altri almeno.
    L'incipi di Manzoni è ormai un must per chiunque ne parli, come se non esistessero altri incipit brutti nella letteratura italiana. Affermare poi che senza conflitti il lettore (notare, "il") si annoi è come dire che tutti abbiamo lo stesso grado di attenzione.
    C'è anche gente che arriva alla fine de Il Signore degli Anelli (considerato da molte parti davvero noioso) e lo ricomincia; non credo che si possano paragonare a chi si annoia leggendo l'incipit di Manzoni.
    Tra l'altro, nell'incipit di Esbat non c'è nessun conflitto, almeno mi pare.

    Non sono nemmeno sicura si possa parlare di incipit con una riga: capisco i disturbi di attenzione, ma qui si va largamente oltre. Se devo comprarti in cinque parole meglio scrivere haiku che romanzi.

    Poi aggiunge che un litigio tra una fatina e un giornalista crea molta curiosità nel lettore. Inizio a credere di non essere un lettore, personalmente non ci trovo tutta questa gran curiosità. Ma io sono una bambola con un cervello artificiale, l'ho detto che non li capisco gli umani.

    Sulla questione dell'Agenzia del Duca il discorso è complesso: il mio problema in merito non è neanche che non so come scriva. Penso che esistano editor che non siano in grado di produrre delle opere narrative, ma che abbiano invece la capacità di sistemare quelle degli altri (sottolineo che è un mio pensiero: non sono un editor e non intendo diventarlo).
    Però rimane il fatto che è un servizio ben preciso, sono soldi (non dico pochi o tanti, certo, per un esordiente normale 400 sacchi sono tanti aprioristicamente) che io spendo come dici tu anche in caso poi non fossi convinta o non dovesse piacermi.
    Credo che si vada ben oltre la fiducia. Se prendo un treno devo essere sicura di arrivare dove volevo. Magari sono sfigata e devo cambiare un paio di volte perché incappo in imprevisti, ma devo arrivare.
    Se una casa editrice prende il mio manoscritto e lo edita, poi sono certa che lo pubblicherà (e anche se non lo fa affari suoi: me l'ha editato gratis).
    Spendere 400 euro alla cieca (e se poi nessuno lo accetta quel manoscritto? Lo incornicio?) senza garanzia alcuna che poi otterrò il mio obiettivo (farmi pubblicare, suppongo, altrimenti non credo mi servirebbe un editing professionale) è un investimento rischiosissimo: potrebbe andarti bene, potrebbe andarti male. E se ti va male hai buttato parecchia grana e tirato lo sciacquone.


    Il mio captcha ha vita propria, riconosce la validità dei contenuti e chi li scrive :O
    Mi racconta anche un sacco di storie interessanti, quando mi rimetto nella scatola.

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  3. Ottimo articolo bambolotta, nulla da eccepire ^_^

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  4. Io penso che la lingua italiana abbia delle regole e che la struttura di un racconto abbia delle regole. Ma la narrativa che viene ad esse costruita sopra possa agilmente aggirarle o ignorarle (per adeguati motivi). Per questo le scienze non c'entrano niente. Psicologia, sociologia, ecc, analizzano dei comportamenti specifici e ne considerano le statistiche. Da qui si scopre che GENERALMENTE, se dici a pag.5 chi è l'assassino, la gente non leggerà fino a pagina 500 per scoprire come va a finire l'indagine. Generalmente. Ci sarà comunque chi continuerà a leggere. Ecco perché lo stile non può e non deve essere imbrigliato nelle regole.

    (questo ovviamente non significa che è il caso di infischiarsene delle regole!)

    Per gli incipit... se compro un libro è perché mi è stato consigliato, mi ha catturato la copertina, ho letto la presentazione sul risvolto, stimo l'autore, ecc. Insomma, qualcosa ha GIA' catturato la mia curiosità e per questo motivo sono disposta a dare fiducia al libro e leggere abbastanza pagine (toh, una 50ina) per dargli la possibilità di catturarmi. Non pretendo lo faccia in 2 righe, perché una vicenda non è detto sia presentabile in 2 righe.
    Prendiamo ad esempio Agatha Christie... ci sono sempre alcuni capitoli prima che qualcuno venga ucciso, eppure i suoi libri sono considerati dei capolavori. Doveva forse iniziarli con "Poirot inciampò nel cadavere"? Magari avrebbe funzionato, ma ve li immaginate 200 romanzi che cominciano tutti con un inciampo di Poirot? La trama va COSTRUITA e va costruita senza il terrore che se non spiattelli il climax nelle prime 15 righe nessuno ti comprerà il libro. Basta con questo terrorismo psicologico!

    Il mio esempio circa il servizio offerto dal Duca presupponeva la gratuità. So che lui offre il servizio a pagamento, ma ieri mi sono chiesta "Ok, supponi ti facesse editing gratis (quindi non mi pongo più il problema del rapporto prezzo/prestazioni), sarei disposta a lasciarglielo fare?" e la mia risposta è stata no. Perché sinceramente, non è detto che il risultato mi piaccia. Questione di gusti e di stile.
    Poi, ovviamente, tornando nel mondo reale, per quelle cifre (specie considerando che i miei tomi sono ben più panciuti delle poche cartelle con cui fa gli esempi lui ^_^' ) non se ne parlerebbe mai, per gli stessi motivi che citi tu. Se paghi 500€ ma comunque non vieni pubblicato, sono 500€ "buttati" (sì, sì, utilità pedagogica a parte, ma un manuale di scrittura costa meno).

    V

    PS: se ti consola, pure io abbandonerei immediatamente il libro che inizia con una fatina che litiga con un giornalista. Ok, abbandonerei immediatamente QUALSIASI libro che abbia a che fare con le fatine :-P

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  5. Concordo con buona parte dell'articolo.
    La questione della literary fiction come arte e la narrativa di genere come arte solo nella sostanza è una gran cazzata. A meno di non voler dare al termine "arte", "stile", "narrativa" ecc. dei significati completamente soggettivi.

    E' giusto quello che dici su Gambera.
    Lei si batte perché gli scrittori abbiano tutti gli strumenti tecnici necessari per scrivere una buona storia, ma ogni tanto piscia fuori dal vaso e, secondo me, calca troppo la mano sullo show don't tell (lo dico perchè, di recente, mi è arrivato il manoscritto di un tizio che sembra una lista della spesa).

    In bocca al lupo per il blog
    Zweilawyer

    p.s.passa il prima possibile a Wordpress

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  6. V. le fatine non piacciono a nessuno.
    Altrimenti non avrebbero avuto bisogno di un osservatorio.


    Oh, ma che onore, il gran burattinaio in persona!
    È quasi come incontrare il mio creatore. *momento tragico qui*

    Sì, sono d'accordo che a volte tenda all'eccesso, cosa che si riflette anche su chi la segue ciecamente. Non ti preoccupare: le liste della spesa sono in aumento, dato quello che leggo in giro nei concorsi.
    Prevedo un bel giro di falce a tutto tondo da parte dell'editoria, in fondo che dire: un favore agli editori l'ha fatto davvero. Non credo che avranno problemi a far fuori certi lavori.

    Devo per forza finire in bocca al lupo?
    Non posso, che so, capitare per caso tra le braccia di Zodd? Sono anche io di metallo, potrebbe scambiarmi per la sua spada.
    Sarebbe un momento di alta letteratura.

    P.S.: come la fai semplice! Sono riuscita a mettere in piedi un blog, e già mi chiedi di cambiare!
    Ma visto l'invito non posso che provarci, quantomeno. Oggi ci darò un'occhiata.

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  7. Ecco, io sono dell'idea che le uniche regole vere che valgono in narrativa sono quelle della lingua, quindi grammatica, sintassi etc. Tutto il resto non è regola, ma tecnica o un insieme di tecniche. Ad esempio proprio il "mostrare e non raccontare" (Show, don't tell), per quanto mi riguarda non è una regola, è una tecnica. Posso decidere di utilizzarla, se in quel particolare frangente della storia il mostrare rende meglio del raccontare, ma ci sono storie in cui se occorre raccontare anziché mostrare, non vedo perché io non possa farlo. Come ripeto spesso, mostro quando serve mostrare, racconto quando serve raccontare.
    Idem sul discorso degli avverbi, che tu citi nei riguardi di King: tendenzialmente è meglio non abusarne, però se in una particolare frase mi serve usare un avverbio in -mente (perché fa ritmo, perché ribadisce un concetto su cui voglio insistere, etc), non vedo perché non debba usarlo, senza problemi.
    Ecco alla fine io sono aperto alle critiche ai miei scritti, ma su questi aspetti qui - le tecniche e non le regole - uno può darmi un suggerimento, ma non può imporre la cosa come una regola, dal momento che sono io autore, con il mio determinato stile, a scegliere cosa fare. Altrimenti, come noti anche tu, finiamo tutti a scrivere nello stesso modo, costruendo storie appiattite da uno stile freddo e ripetitivo. :) Tutto ciò tenendo da parte le regole vere (grammatica etc), in cui il discorso cambia.

    E sul discorso genere vs. mainstream sono ancor più d'accordo. Nel senso che secondo me anche il genere veicola tantissimi messaggi importanti, accompagnandoli dall'intrattenimento. Da questo punto di vista è equiparabile al mainstream, non c'è nessuna vergogna nella narrativa di genere. E poi comunque, riallacciandomi anche al discorso precedente, ognuno ha i suoi gusti in ambito artistico, quindi qualcosa può piacere a me e non agli altri o viceversa.

    Ciao e scusa la prolissità!
    Gianluca

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  8. Gianluca, io non sono d'accordo. Certo, le "regole" della narrativa non sono strettamente indispensabili a comunicare per iscritto, ma questo non significa che non lo siano per scrivere romanzi di qualità. In molti campi vale lo stesso principio: certo, si può sparare trascurando le "regole" di sicurezza (dito lontano dal grilletto quando non si è sul bersaglio, mai passare un'arma carica, mai puntare l'arma contro qualcosa o qualcuno a cui non si vuole sparare) e l'arma farà fuoco lo stesso... probabilmente in modo accidentale e contro qualcuno a cui non si voleva fare del male.
    Le regole della narrativa esistono per un motivo: se non le si segue, il risultato fa schifo. Non ci sono eccezioni. E d'altra parte, non è vero che seguirle uniforma la scrittura: un sacco di autori, pur senza violarle, scrivono in modo diverso l'uno dall'altro. Conoscere la grammatica è un obbligo, certo, ma un obbligo da scuola elementare: è il minimo che ci si aspetta, che ci si deve aspettare da chiunque, sia un giornalista o un operaio. Per diventare scrittori, questi minimo è necessario ma non sufficiente.

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  9. "V. le fatine non piacciono a nessuno.
    Altrimenti non avrebbero avuto bisogno di un osservatorio."

    Le fatine (o quantomeno il popolo fatato) potrebbero diventare il prossimo tormentone. Sono sbarcate in Supernatural (un episodio) e in True Blood (un elemento principale).
    Per me il problema dei personaggi di Gamberetta non sono le fatine, ma l'odiosità dei personaggi: è difficile simpatizzare con loro.

    Riguardo al resto... un tempo si parlava solo di Arte, adesso si rischia di parlare di Scienza con la S maiuscola :p!
    Voglio solo ricordare che la parola "scienza" esisteva prima del metodo scientifico e che esistono tuttora svariate scienze non (ancora) esatte, come la medicina.
    Però se provo a definire "cos'é la Scienza" finisco nella filosofia e questo mi terrorizza.

    Meglio tornare su concetti pratici come le "regole" di cui si parla nell'articolo, in particolare lo Show don't Tell. In base a come hai presentato l'argomento sono d'accordo.

    A questo punto rispondo soprattutto a Gianluca.
    Io ritengo che l'SDT non sia la tecnica più importante. E' solo la più discussa, probabilmente perché è una delle più semplici.
    Ma di SDT si è abbondantemente parlato.

    Conflitto, suspense, congruenza e motivazione dei personaggi sono solo altri esempi di teorie più rilevanti rispetto all'SDT.

    Le teorie attuali offrono metodi e consigli, e dal mio punto di vista non sono regole. Sono sfide.
    Ad esempio: riuscirò a creare una storia con un conflitto che scombussoli profondamente l'animo del lettore?

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  10. Giacomo (tiè :P), ma le tecniche da te elencate non sono affato incompatibili! "Conflitto, suspense, congruenza e motivazione dei personaggi" si riferiscono ai contenuti della narrativa, mentre l'SDT riguarda il modo in cui essi vengono alla luce. Non è possibile prediligere una a danno dell'altra, perché tutte sono fondamentali.

    RispondiElimina
  11. Buona sera :)

    Allora, rispondo una cosa alla volta. E vengo in pace, tranquilli :P

    1. La cosa più semplice: nell'incipit di Esbat non c'è conflitto, ma c'è il mistero. Nel senso che il lettore è invogliato a continuare per capire che succede.
    2. Riguardo l'arte: è un termine molto generico. Io la intendo come lo sfogo di una personale visione dell'autore, che può derivare dall'immagine e dalla fantasia, ma anche da considerazioni sulla vita vissuta etc etc Il che nel contenuto è ovvio, nello stile meno. Quando ho detto che lo stile della narrativa non ha arte ho esagerato, avete ragione. Ho estremizzato e semplificato il concetto per farlo capire. Nello stile della narrativa di genere l'arte c'è, ma meno che nella literary fiction. Nello stile della narrativa le scelte dell'autore sono limitate, nella LL sono molto più libere.
    Inoltre c'è anche un altro problema: l'arte è soggettiva non solo nei riguardi dell'autore, ma anche del lettore. Alla fine, è il lettore a decidere se una cosa è arte o no. Uno stile può esser considerato
    3. Le regole sono un punto di parte, non di arrivo. Ma parliamo di un punto di partenza necessario e obbligatorio. Quando dico che non è un punto d'arrivo, intendo che possono essere migliorate. Non rotte, non eliminate, ma migliorate. Saramago ha migliorato le regole dello SDT per quanto riguarda i dialoghi, ad esempio. Ha seguito quella scia e l'ha portata avanti, non è partito da presupposti diversi. Poi sì, ci sono tante eccezioni alle regole: lo SDT, ad esempio, non va applicato sempre (e io ho criticato Gamberetta per averlo usato in modo troppo rigido). Ma si tratta di eccezioni, per l'appunto.
    4. Riguardo all'editing: forse non avete presente come si fa un editing. L'editor non riscrive il romanzo, semplicemente lo annota passo passo spiegando come migliorare le specifiche parti. Dà consigli, poi spetta allo scrittore applicarli. Ovvio che io non permetterei mai nessuno di riscrivere il mio romanzo. Ma qui si tratta di consigli e spiegazione tecniche, con tanto di esempi su come sistemare le parti che non vanno. L'autore sistema e rimanda la bozza all'editor, chiedendo se va bene. L'editor risponderà non secondo il suo gusto personale, ma secondo le oggettive regole della narrativa. O almeno così dovrebbe essere. Ma nessuno obbliga lo scrittore a seguire tutte (ma proprio tutte) le direttive dell'editor. Ad esempio, nell'incipit del mio romanzo c'è un piccola descrizione allo specchio. Un cliché, vero? Peccato che quella sia funzionale e verosimile. Inoltre la protagonista è spettrofobia (fobia degli specchi) per un motivo ben preciso. L'editor Tizio potrà dirmi ciò che vuole, ma questo particolare non intendo cambiarlo perché legato alla psicologia della protagonista. Per il resto, so benissimo di non avere mica uno stile perfetto. Ho studiato e studio ancora con dei manuali, ma sono ancora alle pendici della montagna della scrittura. E un aiuto serve eccome, non sono così arrogante da non cercarlo.
    Vero che l'editing non garantisce la pubblicazione, ma a me importa scrivere bene in primis. Sì, ovviamente anche pubblicare, ma vorrei pubblicare un romanzo il più possibile di qualità. Ci metto la faccia, eh. Senza contare che l'editoria è spietata: o vai bene subito o ciao. Quindi voglio avere la qualità dalla mia parte, dato che come genere sperimento molto.

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  12. 5. Vero che le regole sono più tecniche, non per forza bisogna applicarle. Ma funzionano, quindi conviene applicarle. Sono dei consigli quasi sempre ottimi. Quasi sempre, appunto: qualche eccezione c'è, come ho già detto.
    6. Non sono un fan di Gamberetta, quindi è ovvio che non la seguo ciecamente. Anzi, lo aspramente criticata tempo fa e per questo abbiamo "litigato". Poi abbiamo chiarito via mail, quindi qual discorso è chiuso, ma ciò non toglie che assolutamente non sono e non sarò mai un suo fan. Neppure un "anti", però. La critico per alcune cose, la elogio per altre. Nei suoi confronti sono neutrale e valuto caso per caso.
    7. Riguardo alle prove scientifiche e sperimentali, non mi riferivo alla psicologia. La frase non era chiara. Mi riferivo alla neurologia e alla medicina. Secondo una ricerca, ad esempio, il "mostrato" attiva più aree del cervello in chi legge. Poi ovvio, siamo nel caso del "generalmente". Ogni persona è un caso a sé e ci possono essere miliardi di motivi per cui un libri piace. Tipo io ho letto tutti i libri della Troisi. Ok, non scrive esattamente bene; ok, non è proprio originale. Però sono attaccato sentimentalmente ai suoi romanzi: ho iniziato ad amare la lettura grazie a lei, smettere di leggerla vorrebbe dire spezzare qualcosa. Ecco perché continuo a leggerla nonostante i miei gusti vertano su ben altre cose (new weird, bizarro fiction, dark fantasy, steampunk, urban, fantasy orientale etc etc) e nonostante io ora conosca meglio le questioni tecniche della scrittura rispetto a 5/6 anni fa.
    8. Attenzione a non confondere psicologia e psicoterapia, eh.
    9. Non ho mai detto che la narrativa di genere sia solo intrattenimento. Anzi, sono il primo a dire che ad esempio il fantasy sia un'ottima allegoria per trattare temi socio-politici. La differenza tra LL e narrativa di genere sta nei fini: la LL vuole produrre arte e basta, sfruttando una prosa raffinata e personale; la narrativa di genere vuole in primis raccontare una storia, e lo stile deve essere solo funzionale. Ciò non vuol dire che la literary fiction non abbia storie dietro, solo che le veicola in modo diverso. Ma stesso discorso per la poesia: molte poesie raccontano delle storie, ma queste vengono veicolate in modo diverso rispetto alla narrativa o alla LL.
    10. Concordo con Bakakura: se le regole esistono, c'è un motivo.
    11. Io metto i gusti e la tecnica su due piani ben distinti. Un romanzo scritto male può piacere lo stesso per vari motivi, come ho detto. Non farò lo stesso esempio di prima, eccone un altro: io studio canto e sono addestrato per rilevare gli errori tecnici. Sento che molti cantanti non sono impostati bene, eppure li apprezzo lo stesso per motivi diversi. Ciò non vuol dire che io non abbia l'oggettività di dire che cantano male. I gusti son gusti, per carità, e su questo non si discute. Ma un romanzo scritto bene sarà sempre tale nonostante i gusti, idem per un romanzo scritto male. Sono due piani diversi, non sovrapponibili e non paragonabili, ma uno è oggettivo e l'altro soggettivo.
    12. Assault Fairies di Gamberetta a me è piaciuto, ma non mi ha fatto saltare dalla sedia. nella mia recensione ne ho criticato varie cose: personaggi piatti, descrizioni troppo complesse per via dello SDT usato troppo rigidamente, qualche incoerenza per quanto riguarda il pdv. Inoltre avrei anche potuto criticare il ritmo troppo monotono, fatto di frasi sempre della stessa lunghezza stile lista della spesa. Avrei potuto, ma non l'ho fatto: il pdv di una militare spiega questo modo di scrivere.
    13. dr Jack, si vocifera che ii prossimi tormentone del fantasy saranno i fantasmi e le streghe. Non mi esprimo in merito: dipende tutto da come vengono usati caso per caso. Le fatine a me non fanno né caldo né freddo. Meglio le creature metà albero e metà divano xD

    Spero di aver chiarito tutto :)

    P.S. Steamdoll, bel blog ;)

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  13. @Dr. Jack. Permettimi: non esistono le scienze esatte (almeno per come la gente interpreta la parola "esatte"). Ecco perché addirittura una branca della Fisica si occupa solo di stimare gli errori! (teoria degli errori, appunto). ;-P

    Per quanto riguarda i personaggi di Gamberetta, hai ragione. O sono dei bastardi che prenderei a sprangate, o sono delle cerebrolese lobotomizzate. Comunque è proprio il suo stile che non mi piace: non mi conferisce emozioni di sorta è tutto un correre, correre, correre da una scena all'altra. Come diceva Zwey, a forza di ripetere "show, don't tell" ora i libri sembrano liste della spesa!
    V

    PS: ho già retto all'invasione di angeli e vampiri. Vi prego, anche le fatine non le reggerei :-(

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  14. Benvenuto Michele!
    Ma qui è accettato sia chi viene in pace che chi viene in guerra, la bambola ha sempre un lanciafiamme di riserva nella borsetta. Quello che le manca, semmai, è l'estintore :P
    Mi fa piacere che tu sia intervenuto in modo così puntuale.
    Non rispondo a tutti i punti, quelli che mi sembrano già esauriti in se stessi dal tuo intervento li salto.

    2.Mi permetto di dire che l'arte non è così soggettiva, come tu affermi che non lo sia neanche la buona narrativa. I gusti sono soggettivi ma i canoni dell'arte sono molto vincolanti, corrente per corrente. Poi si può rimanere a discutere di quanto quei canoni e chi li stabilisce siano validi, ma questa è tutt'altra faccenda.

    3. Non sono d'accordo. L'evoluzione è anche distruzione. ciò che ha fatto Saramago, se ben capisco quello che stai dicendo, nega del tutto l'utilizzo di segni per la distinzione dei dialoghi. Ora a me questo non sembra un miglioramento, mi sembra una negazione. Che poi per alcuni possa essere ritenuto un miglioramento è un altro paio di maniche, ma non sono così sicura che tutti riterrebbero l'Avanguardia un miglioramento delle correnti precedenti. Certo, ci sono molti a cui piace e sicuramente è arte, non dico che un romanzo tutto mostrato non possa esserlo. Che sia un miglioramento è un'altra faccenda;

    4. Sì, ho perfettamente presente come si fa l'editing. O almeno di come avviene dalla parte dello scrittore, non viceversa. Nessuno ha detto che l'editing non migliorerà i tuoi scritti. Anche i grandi autori hanno bisogno di un editor, quello che voglio far notare io è che un editor ESTERNO all'editoria (e che ha dimostrato di disprezzarla più volte, da non sottovalutare), non ti garantisce uno scritto pubblicato, un editor INTERNO a una casa editrice al 99% dei casi sì. Non illudetevi che possano anche farvi scrivere il prossimo premio Nobel per la letteratura: bisogna essere consapevoli che la qualità non è un valore così scontato come lo date voi. E soprattutto non è detto che quella che sostieni tu sia davvero qualità, per quanto tu possa pensarlo e sia tuo diritto farlo.

    6. In questo caso hai fatto i suoi stessi esempi, riportato le sue stesse teorie, per questo dico che in questa situazione mi è sembrato che tu abbia seguito pedissequamente Darth Gambero :P Poi il tuo rapporto con lei ovviamente non ci riguarda.

    7. Sì, anche Gamberetta ha parlato di quella ricerca. Spesso si attuano questa tipologia di prove. Il mio dubbio è che attivare determinate aree del cervello produca narrativa più coinvolgente, perché dipende anche QUALI attiva e sì, è stato tutto troppo generico. Sulla Troisi non entro in merito.

    9. Non siamo d'accordo neanche su questo, inizio a pensare che sia destino :) Guarda, non capisco cosa voglia dire creare arte e basta, perché se si tratta di una lotta Sofisti (literary) vs il resto del mondo alzo bandiera bianca. Io non credo che uno che voglia produrre arte se ne freghi della storia o la releghi in materia secondaria, trattandosi di un romanzo. Credo sia come voler creare arte con le note senza dar importanza alla melodia.

    11. Se uno scrive sapendo di non piacere alla gente, o a gran parte del pubblico, perdonami, ma in cosa è diverso dalla literary fiction? In fondo va esattamente nella stessa direzione: me ne fotto di quello che pensano gli altri, io voglio raccontare la storia e basta. Mi sembra lo stesso errore allo specchio.

    Ti ringrazio dell'intervento e dei complimenti ;)

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  15. @ bakakura
    "Non è possibile prediligere una a danno dell'altra, perché tutte sono fondamentali."
    Si non sono incombatibili.
    Ma non bisogna neanche considerarle matematicamente come se fossero variabili binarie come un vero/falso (regola seguita/regola violata).
    Le regole sono sfide che possono essere superate in diversi livelli di capacità.
    Giusto per fare un esempio se segui l'SDT con livello scarso, ma offri un conflitto di livello supermegagalattico crei una storia migliore rispetto a se fai il contrario.

    @ Michele
    "Ma parliamo di un punto di partenza necessario e obbligatorio. Quando dico che non è un punto d'arrivo, intendo che possono essere migliorate."
    Su questo niente da dire. Basta non usare la frase come scusante per i propri errori.

    "lo SDT, ad esempio, non va applicato sempre (e io ho criticato Gamberetta per averlo usato in modo troppo rigido). Ma si tratta di eccezioni, per l'appunto."
    Nell'sdt le eccezioni sono già considerate nella regola. Zwei aveva pure creato un acronimo che non riesco più a trovare. Qualcosa tipo MNCRTTR.
    Gossip: In nome dell'acronimo io poi ho creato e ucciso un personaggio "Mincirettir".

    "dr Jack, si vocifera che ii prossimi tormentone del fantasy saranno i fantasmi e le streghe."
    Posso essere d'accordo. Anche perché le streghe hanno già una serie TV dedicata: Secret Circle.
    Vorrà dire che le fatine verranno dopo. Ma arriverà anche il loro tempo!

    @ PlatinumV
    "Permettimi: non esistono le scienze esatte (almeno per come la gente interpreta la parola "esatte")."
    Dipende dall'ambiente in cui le inserisci. Se le inserisci nell'ambiente "natura" allora attualmente non conosco nessuna scienza esatta.
    Se le inserisci in un ambiente virtuale creato appositamente per loro (come la matematica, che esiste solo nella mente dell'uomo) allora puoi creare scienze esatte perché è lo stesso uomo a creare le regole dell'ambiente virtuale.

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  16. Jackie (posso chiamarti Jackie? Sì, proprio come Darkness) per quanto riguarda i Sidhe come tormentoni nei paranormal romance americani più che un prossimo mi sembra che imperversi già da anni.

    Per loro è perfettamente normale mischiare tutto (vampiri, mannari, fate etc.) tanto che anche la White Wolf ha la sua divisione Changeling per World of Darkness.
    Però tra quelli e le fatine dell'Osservatorio mi pare che ci passi un'oceano d'inchiostro.

    Le streghe avevano anche Charmed de è per questo, poi c'era quella schifessa immonda di Hex e altre duemila robe.

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  17. @dr. Jack: vallo a dire a loro ;-) http://it.wikipedia.org/wiki/Problemi_irrisolti_in_matematica

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  18. Charmed *_* *va a sbavare su Alyssa Milano*

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  19. @ Steamdoll
    "(posso chiamarti Jackie? Sì, proprio come Darkness)"
    Puoi chiamarmi zio Jackie e farti adottare come nipote.
    Ma avere una nipote bambola meccanica probabilmente è contrario ai diritti umani e viola i dogmi di diverse religioni.

    "Però tra quelli e le fatine dell'Osservatorio mi pare che ci passi un'oceano d'inchiostro."
    Le fatine sono pure difficilmente riproducibili su schermo.
    I Sidhe in effetti sono troppi, e ci sono pure gli elfi che hanno già fatto il loro tempo.

    Riguardo alle fate (e fatine) ora come ora non sono un tormentone, ma hanno potenzialità.
    Sono considerate buone e innocue, così si può creare un contrasto mostrandole al contrario malvage e/o aggressive.

    Stessa cosa che hanno fatto con vampiri (al contrario da malvagi diventati buoni e mormoni) e elfi (diventati drow).

    @ PlatinumV
    Rispondo con questa: http://it.wikipedia.org/wiki/Scienza_esatta
    Ammetto che fisica e chimica escono dall'ambiente "virtuale" di cui parlavo nel precedente messaggio.
    E fuggo dal discorso urlando preso dal panico!

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  20. Baka, fatti curare, davvero. Va beh che lì dentro non si salvava altro... Poi quando è arrivata Rose McGowan l'orrore l'orrore °_°

    Zio Jackie, non mi istigare a violare dogmi e diritti, perché così mi obblighi a farlo subito.
    La fatina aggressiva mi sembra una boiata in partenza, un po' come un'ape armata di minigun. Quanto può essere credibile una minaccia simile? Certo a meno che non ti entri nell'orecchio e ti stacchi il cervello a morsetti, ecco, sarebbe una deriva splatter molto apprezzabile.
    Le fatine mangia cervelli.

    Fuggi, sciocco! (cit., come piace a Baka)

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  21. Be', dipende dalle capacità delle fatine. Quelle della Gambera mica scherzano xD Però fighe le fatine mangia cervelli ahahahahah

    P.S. Streghe piace anche a me ç_ç E poi Drew Fuller è alquanto gnocco *Q*

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  22. @ dr Jack: non ho capito o.O Il link che hai postato mi dà ragione al 100%. La gente è convinta che "scienza esatta" sia la prima definizione. In realtà è la seconda (che non ha nulla a che vedere con la definizione di "esatto" tipica del vocabolario). Perché nulla di ciò che c'è in giro è scienza esatta. Nemmeno la matematica, per quanto riportavo prima (di tante cose non sanno i perché e i per come). Quindi, ribadisco, non ho capito. Sorry.

    @ tutti: signori, per carità. Le fatine sono stucchevoli e noiose. Avrei fatto fuori Trilly sedendomici sopra anche quando avevo 10 anni. Nelle riedizioni più moderne, le Winx girano con delle cose che, se non erro, si chiamano Pixie. Chi ha detto "prendiamo il passino per il minestrone"? Appunto. Vi prego, le fatine no. Sono davvero *troppo* stucchevoli!
    V

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  23. Accidenti Michele, wiki mi dice che Drew Fuller sia nella quinta stagione. Hai retto davvero fin lì? '_'
    Ci vogliono davvero doti sovrannaturali!

    V., stabbona, girano certe immagini di Peter Pan...
    Un giorno vi farò vedere anche quelle, tranquille.

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  24. Steamdoll, ho capito a quali immagini di Peter Pan ti riferisci *fischietta innocentemente*

    Ad ogni modo, in realtà non ho guardato le prime tre stagioni. Oh, a me piaceva/piace, de gustibus...xD

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  25. Vedo che qualcun altro conosce la Peter Pan Collection :-P

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  26. @Jack
    MNCRTTR (Mostra il Necessario, Centellina il Raccontato e Taglia Tutto il Resto). Nella lunga e triste storia degli acronimi, questo è senza dubbio il peggiore.

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  27. In effetti, Zwei, bisognerebbe inventare un premio apposito. Ma sono quasi sicura che sia più triste zio Jackie che ci fa un personaggio, seriously.

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  28. @ Steamdoll
    La pericolosità della fatina dipende dalle sue capacità.
    Manovrabilità di volo e potenza. Uso di armi da taglio per mozzare gole. Veleno. Mimetismo (se brillano sempre sarà più dura). Magia. Infiltrazione e assassinio.
    E non bisogna dimenticare le capacità persuasive.

    @ PlatinumV
    In parte ti ho dato ragione visto che la mia definizione di scienza esatta (basata su un ambiente virtuale) non andava bene.
    Dall'altra però esistono scienze considerate esatte e altre no, ma considerate comunque scienze. Che era uno dei miei argomenti iniziali.

    Giusto per farla breve: per me scienza è una parola che si adatta a più interpretazioni. Come arte.
    Sono solo parole un po' fallate in quanto creano più confusione (e dissidi) di quanti ne risolvono.
    Infatti sono qui a parlare di loro senza dire niente di utile o pratico. Vorrei smettere e chiudere questo discorso.

    @ Zwei e Steamdoll
    Magari è ridicolo come acronimo, ma l'ho apprezzato. Si vede che mi diverto con poco.
    Sarà la senilità.

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  29. Ti vogliamo bene anche per questo, bellazio!

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  30. Quando ho letto la prima volta la domanda che mi è venuta in mente è stata "ma chi cazzo è Greco?" poi ho visto il suo blog e ho realizzato automaticamente la pochezza di questo articolo.
    Ormai dopo gamberetta il primo stronzo che spara minchiate sullo showdonttell su un blog merita di essere citato e trattato come un esperto anche se ha 16 anni e non ha mai scritto un cazzo.
    ragazzi, fatevi una vita e smettetela di andare dietro alle stronzate di gamberetta, i risultati delle sue prediche si vedono nella cagata che ha scritto, show show show, e dopo 3 righe hai già i coglioni pieni.

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    1. Oh, certo, tutti sanno che lo "Show, don't tell" lo ha inventato Gamberetta. Ah, aspetta, mi dicono dalla regia che sia un concetto teorizzato già a partire da metà '800 e attualmente insegnato in molte università estere a impostazione anglosassone. Non a caso io le tecniche narrative le ho conosciute ben prima di conoscere Gamberetta. Sei poi tu sei ignorante in merito e pensi che Gamberetta (di cui non sono fan) abbia detto delle novità non posso farci nulla. Ma tranquillo, ti capisco, è l'Italia intera che è indietro di almeno un secolo.
      E poi, sei capace di argomentare un'idea o è troppo difficile? E sei capace di discernere il paino oggettivo da quello soggettivo?
      E poi, ovvio, la qualità dell'idea dipende da chi la dice, certo. Sei una di quelle persone che vive per ipse dixit, vero? Be', caro, tutti possono avere ragione come avere torto. La forza di un'idea sta nelle argomentazioni e non necessariamente un autore famoso con tante pubblicazioni esprime concetti sbagliati. Se continui a spingere una porta con su scritto "tirare", anche dopo anni non riuscirai ad aprire la porta. Poi arriva uno con meno esperienza e la apre... non è il titolo o l'aura di esperienza a rendere una cosa giusta, non è il fatto che la dica il Professor tal dei tali. Questi può aver detto una cosa giusta come pure una cavolata, e un cervello funzionante, informato e con gli strumenti adatti può ragionarci su. Un sedicenne può benissimo essere più esperto di uno scrittore famoso, come può pure essere il contrario. Non importa il chi, ma il cosa.

      P.S. chi cazzo è Greco? E tu, invece, chi cazzo sei? Seguendo il tuo ragionamento, neppure tu meriti di poter parlare in quanto non sei un autore famoso con una marea di pubblicazioni alle spalle. Ergo la tua opinione non vale un fico secco, sempre seguendo il tuo ragionamento. Tra l'altro, non ti basi su nessuno documento né argomentazione... e ti permetti di insultarmi ("stronzo" hai scritto)? No, caro, non mi sta bene. Hai commentato sul mio blog e ho accettato il commento in quanto non censuro nessuno, ma l'andarmi a insultare ovunque venga citato rasenta l'assurdo. E pure l'ipocrita: dici che non valgo nulla, eppure mi stai dando molta importanza! Grazie! E ti faccio i complimenti per il tuo coraggio nel fare tutto ciò da anonimo.

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    2. (ovviamente, mi scuso per gli errori di battitura. Dicasi: fretta)

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  31. ti ho risposto sul tuo blog (ci sono arrivato da qui)

    qui ti rispondo solo a una cosa: io infatti non sono proprio un cazzo di nessuno, per questo non me ne sto a spalare merda dall'alto dell' aver letto 923892 manuali sullo sdt (pensanpò!).
    e si, faccio tutto da anonimo perchè non me ne fotte niente di stampare qui il mio nome oppure (pensanpò) uno pseudonimo del cazzo, quello si che sarebbe coraggio

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    1. Ecco, infatti, hai ragione, non sei un cazzo di nessuno e tale sei destinato a rimanere grazie al tuo atteggiamento bigotto, provinciale, infantile e maleducato (e qui ti rimando agli insulti che hai scritto nei commenti al mio blog). E sono tutti dati di fatto, non insulti; per lo meno, ti comporti in modo da guadagnarti l'appellativo di maleducato e via dicendo. Non meriti più attenzione di quella che si darebbe a un asino in coma etilico. La tua ignoranza arrogante mi fa solo perdere tempo. Ora torna a farti gli affaracci tuoi e smetti di scartavetrare le "balls". E magari smetti di insultarmi in blog altrui, cosa alquanto maleducata. Vuoi insultarmi? Bene, dimmele "in faccia" le cose, sul mio blog. Non che io ti darò tanto conto, da ora in poi... e cortesemente, sforzati di scrivere in modo corretto. Capisco gli errori di battitura, li fanno un po' tutti (pure io), ma te esageri. Po' con l'accento, minuscole e punteggiatura a casaccio, sì senza accento: queste cose unite al tuo linguaggio gretto da osteria ti danno la finezza culturale di un camionista ubriaco. Già ti immagino a ruttare e a grattarti le chiappe con le unghie dei piedi. Oh, però, in compenso sei molto snodato!
      Ti ringrazio per l'importanza e l'attenzione che mi hai dato, ma io non sono più disposto a ricambiare. Da ora in poi i miei commenti non andranno oltre "sì, certo, hai ragione tu" et similia, anche perché non voglio rischiare di scendere al tuo livello di maleducazione. Bye bye!

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  32. ahahahahah ma sei serio? "pensanpò" è tutto un errore di battitura, è scritto appositamente così, e gli altri errori che citi sono appunto minchiate visto che sto scrivendo su un blog e non su un giornale non me ne frega un cazzo di mettere la maiuscola dopo il punto etc, perchè grazie a dio ho una vita e qua ci scrivo di fretta e senza impegno.
    quanto al resto, non che mi interessi molto, ma come hai visto ho scritto sul tuo blog, quindi di cosa ti lamenti? anche questo blog meritava un commento visto che ti ha citato e la cosa è anch'essa ridicola.

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    1. Sì, sì, certo. Hai ragione tu. Ora torna dalla maestra d'asilo ;) E nel frattempo che ci sei, prenditi un anti-acido e fatti una vita. Io ho cose migliori da fare che dar conto a te. Ma tu, se vuoi, continua pure a darmi tutta questa importanza con i tuoi commenti, mi fa solo piacere :D E poi ammetto di divertirmi a leggere le cose nonsense che scrivi! Dovresti fare il comico.

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