Rock The Casbah

The Sharif don't like it rockin' the Casbah. Rock the Casbah!

Etimologia. Mostrata.
Dogma: Dio è buono e misericordioso.
Atto: Dio manda un diluvio e annienta l'umanità a eccezione di pochi eletti scelti da lui.
Opinione dei fedeli: Dio trascende la morale umana. L'umanità è colpevole del suo degrado, la divinità carnefice santa.
Opinione oggettiva: Dio è un genocida.


Dogma: Allah ordina ai suoi fedeli di muovere guerra contro il "Popolo del Libro", Cristiani ed Ebrei (Corano - Sura IX, 29).
Atto: gli estremisti islamici attuano atti kamikaze in giro per il mondo.
Opinione dei fedeli: sono guerrieri sacri che mettono in pratica la parola di Dio.
Opinione oggettiva: gli attentatori suicida sono degli assassini.


Dogma: Dio lo vuole.
Atto: i crociati spargono sangue sulle mura di Gerusalemme.
Opinione dei fedeli: la Terra Santa appartiene ai figli di Cristo.
Opinione oggettiva: i crociati sono assassini con il beneplacito della Chiesa dell'epoca.


Il problema dei dogmi a confronto delle leggi della natura mi sembra piuttosto evidente: l'interpretazione.
Non si può affermare che la forza di gravità sia soggettiva. Se lascio cadere un oggetto andrà a sfracellarsi a terra, non ha scelta, non c'è alternativa. Nemmeno ciò che può volare lo è, perché nel momento in cui si ferma precipiterà come ogni altra cosa.
La religione non è una scienza esatta. La narrativa non è una scienza esatta.


Dogma: lo Show don't tell crea narrativa di qualità migliore.
Atto: tutto ciò che non è funzionale alla storia viene tagliato, tutto ciò che risulterebbe marginale potrebbe essere eliminato o (se proprio proprio si deve) raccontato.
Opinione dei fedeli: tutti i romanzi di narrativa con questo principio applicato diventerebbero migliori.
Opinione oggettiva: ?


Alleggeriamo l'atmosfera: il talento di Zack Snyder. Mostrato.
"Show, don't tell" should not be applied to all incidents in the story. According to James Scott Bell, "Sometimes a writer tells as a shortcut, to move quickly to the meaty part of the story or scene. Showing is essentially about making scenes vivid. If you try to do it constantly, the parts that are supposed to stand out won't, and your readers will get exhausted." Showing requires more words; telling may cover a greater span of time more concisely. A novel that contains only showing would be incredibly long; therefore, a narrative can contain some legitimate telling.
Show Don't Tell, Wikipedia anglosassone 
Questo l'ha detto tal James Scott Bell, non è un'invenzione mia. Siete liberi di crederci o non crederci, ma prendetevela con lui.
Interviene anche una certa Victoria Grossack, che, ve lo dico sinceramente, non ho mai sentito nominare in vita mia. Shame on me. A ogni modo, uno dei link della wiki inglese porta a questo suo articolo:
When to Tell Instead of Show
You may still be wondering if I miswrote the title of this article, because I am still extolling the advantages of showing over telling. So, when is it appropriate to tell? Below I make some suggestions. Remember that they are only suggestions, not commands; you should adjust them to suit your own writing, and either speed up or slow down the pace.
Leggetevi pure, se v'interessa, nel suo articolo quali siano i casi in cui ritiene sia meglio raccontare che mostrare.
Poi c'è anche quest'altro link, con un articolo di tal Dennis G. Jerz, che a un certo punto dice:

Sometimes, “Telling” Is Good
When our goal is simply to inform, not to persuade or engage, TELLING does the job quite well — particularly if it’s part of an overall strategy.
That’s the reason I didn’t call this handout “Show, Don’t Tell” — I called it “Show, Don’t (Just) Tell,” because it’s perfectly acceptable to TELL the minor details that add up to the point you want to SHOW. In fact, it’s necessary to TELL.
Valeera Sanguinar: lei preferisce mostrare, che nascondere.


Abbiamo capito, a te non piace il precetto Show Don't Tell.
No, se dite una roba del genere non avete capito.
Io sono perfettamente convinta che mostrare qualcosa invece che raccontarla faccia immergere il lettore e dia contorni molto più definiti alla storia. Però mi fa storcere il naso quando le cose vengono portate alle estreme conseguenze.
Siamo sicuri che durante tutto il libro il lettore debba essere coinvolto nello stesso modo emotivamente?

Spesso si fa riferimento al cinema: un paragone che, imho, non può sussistere.
Il cinema non può far altro che mostrare. L'unico modo che ha di raccontare è attraverso i dialoghi, per il resto è sempre, solo mostrato, perché è un'arte visiva e uditiva.
La ricezione sensoriale che richiede è diversa: se in un filmato io mostro un albero, metà della gente probabilmente non lo riconoscerà. Il protagonista dovrà dire: "Questo è il frassino sacro!"
Se in un romanzo scrivo che quello è un frassino, il lettore sa benissimo che quell'albero è un frassino. Fine.
Mi sembra ci sia una grande differenza, dunque. O dovremmo forse scrivere: Vercingetorice si avvicinò a un albero di notevoli dimensioni, con il tronco dritto e cilindrico e una corteccia grigio-brunastra e screpolata; le gemme erano vellutate e di colore nerastro, dai rami pendevano grandi foglie seghettate di colore verde cupo e lucente.
Ma che skrad, è un frassino! 
Devo fare una cosa simile per ogni dannato albero a cui il mio protagonista si avvicina? Certo, potrei usare albero. Ma albero è generico. Frassino è preciso.
Se è un albero che invece non esiste nel nostro mondo con le foglie dorate e la corteccia blu allora è un altro paio di maniche.

Il motivo per cui cinema e letteratura non possono essere sovrapposti è proprio questo: il cinema è nato per mostrare, la letteratura è nata per narrare. Con questo non intendo però dire che l'evoluzione del pensiero e del modo di concepire gli stimoli non sia mutato.
Se nei secoli passati bastava una caviglia esposta per scandalizzare, oggi non sono sicura che neanche a pube scoperto la reazione sarebbe diversa da uno "yawn, già visto". Se nei secoli passati bastava l'idea di un cadavere sezionato a dare l'orrore, oggi ci tocca trapanare le giugulari in diretta per suscitare una reazione.
Su questo siamo d'accordo.

Sì, ma quindi?
Se vuoi scrivere, prendi le tue manine, scrivi qualche paginetta eliminando tutto ciò che avresti raccontato e valuta da te. Io non ti dico di aver ragione per forza, ritengo che possano esserci libri meravigliosi senza una riga di raccontato e che possano esistere anche libri altrettanto meravigliosi con parti di raccontato, senza che la qualità di uno prevalga sull'altra.
Sono per la tolleranza, non per il fondamentalismo.
Quello che mi dispiace vedere è che in un'epoca in cui la diversificazione culturale dovrebbe essere il cardine, ci sia questa ghettizzazione sulla qualità delle opere, soprattutto da chi apprezza dei generi comunemente trattati come una cicca appiccicata sotto il banco (fantascienza e fantasy).

La sperimentazione viene accettata solo in un verso, non nell'altro. Se tolgo i caporali ai dialoghi sono un'avanguardista, se invece mischio raccontato e mostrato scrivo per imbecilli.

Se non c’è alcun motivo, ovvero l’evento non manda avanti la Storia/Personaggio e non è fonte di Conflitto, non lo si mostra come Scena.
Mostrare dettagli inutili come un viaggio fatto di sole banalità e senza conflitto NON può venire in mente a nessuno, perché viola il Checking precedente su cosa è una Scena.
Quindi il dubbio non è se Mostrare o Raccontare il viaggetto: tutta la questione SALTA a priori.
La questione diventa piuttosto se tagliare e basta (Zwei lo dice dopo, per questo crea un attimino di confusione sulle priorità), metodo più elegante, o se Raccontare (ed ecco il Raccontato nel suo pieno splendore) per produrre un testo più scemo-friendly. Trovo entrambi le soluzioni ottime, ma per voler scrivere in modo accessibile alla massa che “legge-senza-leggere-davvero” è meglio il secondo. Meno elegante, ma più funzionale e quindi a mio parere preferibile.
 QUI, Il Duca Carraronan, intervento del 24 agosto, ore 3:40 pm
A quanto pare il mondo si divide in intelligenti e imbecilli.
Scegliete voi da che parte stare.
Il dubbio non è contemplato.
Si parla tanto del bello che è nella certezza; sembra che si ignori la bellezza più sottile che c'è nel dubbio.
Credere è molto monotono, il dubbio è profondamente appassionante. Stare all'erta, ecco la vita; essere cullato nella tranquillità, ecco la morte.
Oscar Wilde 
Era più gnocco lui di Wilde.
Abbiate pietà: sono una bambola, non sono una santa.
E questa opinione oggettiva?
Non esiste.
E io non intendo calarmi in questa jihad. Vi invito solo a non farne una malattia: nessuno verrà a prendervi a casa se preferite raccontare in alcuni punti rispetto a mostrare. Magari non sarà l'altissima letteratura a cui qualcuno vorrebbe abituarci, ma sapete che c'è?
Io non ho mai aspirato al premio Nobel. Voi sì?
Detto ciò la bambola è stanca. Stanca arrugginita di questa storia, quindi d'ora in poi ogni volta che vedrà quelle tre paroline magiche in sequenza, in qualsiasi ordine sia, si volterà dall'altra parte e farà altro.
Questa è l'ultima volta che ne parlo, da qualsiasi parte.

Poi, siccome sono una bambola brava e bella, vi metto anche i link a chi non la pensa come me:
* in realtà nel suo caso sono più i commenti, perché la mia visione generale in materia è molto simile alla sua.

 He thinks it's not kosher 
Fundamentally he can't take it. 
You know he really hates it.

6 commenti:

  1. "Era più gnocco lui di Wilde.
    Abbiate pietà: sono una bambola, non sono una santa." scherzi? Ma finalmente, ero stufa di vedere immagini di elfiche nudezze femminili!
    Anzi, la prossima volta potresti attingere a piene mani dai figoni di Nathie! http://nathie.deviantart.com/gallery/ :-D

    Per quanto riguarda il post, ti stimo. Ma già lo sai!
    V

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  2. Parole sante bambolotta, parole sante! Purtroppo a certe persone bisogna sottolineare anche l'ovvio... sarà mica perché sono stupide? "^_^

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  3. "E io non intendo calarmi in questa jihad."

    Sono perfettamente d'accordo, cavoli. Non ho mai capito questo attaccamento feroce verso una questione che non è regolistica, ma tecnica (come ho detto nel mio commento al tuo precedente articolo). Se in quel frangente della storia voglio mostrare, mostro, se voglio raccontare, racconto. Sono tecniche, si può discutere a livello di consigli o suggerimenti, ma non saranno mai regole imprescindibili.
    E lo Show don't tell è l'esempio che tu citi in questo articolo, ma ne esistono anche altri, magari meno "famosi" e quindi meno dibattuti su forum e blog. Dibattiti che onestamente mi interessano tanto quanto: si parla, parla e parla, ma alla fine si scrive poco. :)

    Ciao,
    Gianluca

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  4. È ovvio che ci sono casi in cui mostrare fa solo danni. E non sempre si può tagliare, quindi anche raccontare serve. Nella maggioranza dei casi è meglio mostrare, ma ci sono delle eccezioni. Non si può fare di tutta l'erba un fascio. E lo dico da amante del mostrato xD
    In generale, comunque, è meglio mostrare sempre e poi, in fase di riscrittura, decidere se tagliare o portare in "tell" dove necessario. Trasformare il raccontato in mostrato è più difficile del contrario.

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  5. Non saprei Michele, probabilmente ognuno ha la sua tecnica. Chi lo sa. Tuttavia anche io ho la sensazione che passare dal mostrato al raccontato sia più semplice, generalmente è più facile togliere che aggiungere.

    Certo ce ne sono anche altri Gianluca, ho usato questo proprio perché fa più scalpore, ma magari un giorno affronterò anche altre tecniche narrative. Non ne sono sicurissima: già i blog ne abbondano, io sarei solo ridondante.

    V. ti assicuro che avrai la tua soddisfazione nel mio articolo sui licantropi che è in lavorazione. Lì abbonda di carne fresca.

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  6. Attendo con ansia e fiducia! Ricordo che mi piacciono coi capelli lunghi :-D
    V

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