This is Halloween

Boys and girls of every age wouldn't you like to see something strange?

No, non sono impazzita.
Lo so che è il 3 gennaio e non il 31 ottobre, ma chi non ama Jack Skellington, protagonista di Nightmare Before Christmas, la favola di Halloween più bella di tutti i tempi?

Jack Skellington the Pumpkin King

Jack è il Re delle Zucche, sagomato chiaramente sulla figura tradizionale di Jack O'Lantern, che prende il posto di Babbo Nachele nel distribuire i doni. Quante volte abbiamo visto fiabe rivisitate, rimaneggiate e reinterpretate?
Ultimamente è stato il caso, al cinema, di Cappuccetto Rosso Sangue, Beastly e Biancaneve e il cacciatore. Non voglio discutere sulla riuscita di queste operazioni (commerciali, leggere QUI), ma poi sono cicciati fuori anche Grimm e C'era una volta.
Tutto però era iniziato con I fratelli Grimm e l'incantevole strega.

Partiamo da un dato di fatto: ho visto solo il primo di tutta questa bella sfilza di cose. Nonostante le meravigliose musiche dei Fever Ray arrivare alla fine è stata un po' una faticaccia: è noiosetto, ma non mi aspettavo niente di diverso da Catherine Hardwicke.


Ma la rielaborazione delle favole è un segno di mancanza di idee o voglia di mettersi in gioco?


Dipende da come viene fatto. Un po' di spunti:

  • i fratelli Grimm non inventarono le favole. Ne presero di popolari, forse ne idearono altre, certo, ma per la maggior parte erano racconti di tradizione orale che loro interpretarono e misero su carta. C'è anche da cnosiderare che Wiki dica questo "Una delle motivazioni che spinsero i Grimm a trascrivere le fiabe, altro retaggio culturale comune dei popoli di lingua tedesca, fu il desiderio di aiutare la nascita di una identità germanica";
  • lo stesso si può dire di Charles Perrault, che però lo fece quasi un secolo prima;
  • un tale processo viene fatto anche da Hans Christian Andersen, che però ha il merito di scriversene anche molte da solo, dando nuova linfa al genere, quasi in contemporanea con i Grimm;
  • Carlo Collodi, nel 1883, dà alle stampe il romanzo Le avventure di Pinocchio;
  • Angela Carter riscrive le fiabe ispirandosi alla tradizione matriarcale, facendo assumere un nuovo significato al tutto con La Camera di Sangue.
Gli autori fantasy non si sono di certo fatti attendere: ecco Pan e Alice nel Paese delle Vaporità di Francesco Dimitri, Il sentiero di legno e sangue di Luca Tarenzi, Il guardiano degli Innocenti di Andrzej Sapkowski.


Si potrebbe quasi dire che la rielaborazione di favole non si sia mai fermata, ma quando è approdata a Hollywood ha ovviamente fatto molto più scalpore che nel continuo rimestare della letteratura.
Se vogliamo scomodare Propp e la sua teoria della fiaba possiamo anche farlo, personalmente non ne ho molta voglia non avendo mai completato gli studi di psicologia.
Quello che è certo è che le favole esercitano su di noi il fascino dell'infanzia e contengono tutto il sense of wonder che possiamo volere.


La Disney ovviamente vince a mani basse, citarla è del tutto ridondante essendo quasi sinonimo di favola, ma c'è da chiedersi se il fantasy, o il fantastico in generale, non sia proprio quel ponte tra sogno e realtà che da bambini ci apriva le porte dell'impossibile concepito come verosimile.


Mamma, posso tenerlo?
Gli cambierò la lettiera tutti i giorni!
O consideriamo tutti gli autori sopra citati come gente che mira al prequel, reboot e sequel, o dobbiamo arrenderci alla realtà che le favole sono un elemento quasi imprescindibile per ogni storia.
Questo nella loro accezione più dolciosa ma anche quella più brutale di mito: cos'era Tolkien se non un cantastorie? E quanti miti e favole ha scartabellato J.K.Rowling per comporre quell'affascinante puzzle chiamato Harry Potter?

In ogni fiaba c'è un fondo di verità.
E la verità è che le fiabe sono il nostro legame con una parte che non vogliamo perdere, i bambini che siamo stati e che alcuni di noi scelgono di continuare a essere.
Per questo non capisco chi depreca gli elfi o i cliché: certo, ci vuole capacità ed eleganza in quello che si fa. Non si può prendere per il culo il lettore (uhm, Chiara?) ma perché fare gli schizzinosi?

Steamnocchio
Rielaborare è meraviglioso.
Assunto il fatto che inventare qualcosa da zero è praticamente impossibile (anche i più grandi autori sono ispirati da qualcosa, qualcuno, e mettono in campo la propria esperienza e conoscenza, com'è giusto che sia) rielaborare concetti familiari per crearne un'opera propria è una pratica legittima e interessante.

Quante torte diverse si possono fare sempre con gli stessi elementi e solo qualche differenza?
Tante. Perché bisogna saper dosare ogni singolo ingrediente, ricordando che una torta non è solo la somma delle sue parti, ma un prodotto totalmente diverso. E questo vale anche per un racconto o un romanzo.
Non abbiate timore si usare un personaggio che vi è piaciuto, di rielaborarlo e di metterlo in gioco.
Alcuni casi dimostrano di essere particolarmente fortunati: Esbat di Lara Manni.

Bisogna essere originali!
No.
Non bisogna essere originali per forza, si può essere originali, ed è molto diverso. Questo concetto di originalità a tutti i costi sta permeando ogni lato della realtà ed è un percorso di autodistruzione: un viaggio nelle feci di un caribù sarebbe molto originale, non trovate?
Non credo che leggerei quel libro o guarderei quel film. Preferirei, piuttosto, un film che abbia elementi già visti ma sia comprensibile e apprezzabile.
Ricercare l'originalità a tutti i costi è deleterio, perché porta, se non si è in grado di padroneggiarlo, a distruggere i propri testi. In più, siete così sicuri che tutti siano ansiosi dell'originalità?
Io no.
La gente parla e parla, dice di volere qualcosa che poi, quando esiste, lascia lì a marcire. Scrivete di ciò che vi piace, ricordatevi quali testi, nella vostra infanzia o anche recentemente, vi hanno colpito e buttatevi a capofitto.
Non c'è nessuno con un originalometro che vi attende al varco. E poi l'ansia da prestazione rovinerebbe tutto comunque.

Vi fidate di zio Tim Burton?
È quello che vi fa sempre il regalo più strano a Natale, perché è convinto di essere a Samhain. Ecco, lui ha basato la sua originalità su storie già sentite.
Fidatevi di zio Tim.


E siccome nei progetti doveva finire tutto con Marilyn Manson ma guasterebbe l'atmosfera, cambiano in corsa:


3 commenti:

  1. Ti dico la verità, giusto ieri (dopo la visione di vari trailer e del Puss in boots di cui riporti la locandina) ho esordito con un "Sono stufa di vedere prequel e sequel di questo o quell'altro film. Ma qualcosa di nuovo non se la inventano mai?". Pare che faranno un nuovo film di Batman e poi ripartiranno con un'altra serie su di lui svincolata dalla precedente. Uscirà un'altra trilogia di Spiderman, faranno un altro Alien e anche un qualche-cos-altro che non ricordo.
    Veramente, sono così stufa di minestre riscaldate! Posso capire che dopo quei 50 o 60 anni rifacciano King Kong (che non mi è piaciuto, specifico) perché finalmente hanno potuto metterci gli effetti speciali che all'epoca mancavano, ma rifare film che hanno tipo 3 anni non ha senso, a meno che non decidano di inserire davvero qualcosa di nuovo.
    Ritengo comunque che sia da fare un distinguo fra "storia con elementi già noti, rielaborata con intelligenza" e "storia di cose fritte e rifritte riproposta solo per incassare ancora belle cifre al botteghino/in libreria".
    Ma sono polemica, lo so :-P
    V

    PS: ancora complimenti per gli articoli che fai. Sono riflessioni interessanti su argomenti che difficilmente vengono trattati.

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  2. Sì, sono stata frettolosa forse nell'esposizione: è ovvio che rifare venti volte lo stesso film, con la stessa trama, con lo stesso personaggio (anche solo cambiandogli nome) non va bene.

    La riproposizione tipicamente americana di reboot lampo (come "Let the right one in" o "Uomini che odiano le donne") è un fenomeno piuttosto discutibile, ma in letteratura nulla si crea e nulla si distrugge.

    Dovessimo condannare chi usa nomi/personaggi già inventati probabilmente andrebbe buttato tutto il romanticismo, da Percy Shelley a Keats, per non parlare del Paradise Lost di Milton che si basa... beh, sulle antiche scritture!

    Sì c'è necessariamente da fare quel distinguo: usare gli stessi ingredienti non vuol dire riscaldare una minestra già propinata tre volte.

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  3. Ah già, e ti ringrazio molto dei complimenti! Anche io sto guardando il tuo blog che non conoscevo: con tutti gli input che riceverò anche da lì... beh, spero che la bambola non scoppi :P

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