And the story ends

What can I do on this road to nowhere?

Ho dovuto pensarci un bel po'. La discussione generata dall'ultimo post mi ha un po' annichilito, chiedendomi quale sia il Bene e quale sia il Male, tanto per rimanere sul tema sollevato dal Dr Jack.
Non riesco a essere concordo che il conflitto morale sia ciò su cui debba ruotare la storia. Inoltre l'antropocentrismo, imho, è ancora la chiave di tutto. Un esempio:
La difficoltà della sfida è fonta di conflitto, ma non di conflitto morale, perché non mette in dubbio i valori. Se qualcuno volesse distruggere il mondo non avresti un conflitto di valori. I valori principali del personaggio, come famiglia, onore, amicizia, sarebbero tutti allineati e direbbero: SALVA IL MONDO!
Dr Jack, L'evoluzione del fantasy oggi (commenti)
Sono combattuta.
Sono combattuta nel chiedermi se sia anormale che io consideri che il genocidio di una razza (in questo caso gli orchetti) venga data per scontata come ideale del Bene semplicemente perché da una parte le creature sono tutte umanoidi e aggraziate e dall'altra non lo sono, o se invece mi sto fasciando la testa (inutilmente visto che è di metallo) e non consideri un fattore fondamentale: coloro che indicano una netta separazione tra Bene e Male sono i primi ad operarlo con il pilota automatico.
Del resto è logico.

A questo punto, incapace di venire a capo da sola di questi enormi problemi dell'umanità e rinunciando volontariamente a dare una definizione di buona e cattiva narrativa, di cosa sia letteratura di genere e cosa sia arte, lascio perdere, in fondo ognuno può pensarla come vuole. Siamo in fondo alla catena alimentare, non cambierebbe niente comunque.

Passiamo a una tematica più interessante; non basta un articolo a contenerla e indi:

Il mito, l'epica e il fantasy
Gods - Myth
(artista: GENZOMAN)
In onore del fantasy poco innovativo e troppo derivativo, ne farò una trilogia con buona pace di tutto, perché la roba materialmente altrimenti non ci sta. Gli spunti (e alcuni brani) sono ripresi dal mio libro di epica (sì, esiste, credeteci) del liceo, precisamente un'antologia di Umberto Lesi chiamata appunto "L'epica", Editori Laterza.
Il mito racconta una storia sacra: riferisce un evento che ha avuto luogo in un tempo primordiale, il tempo favoloso degli inizi.

Mircea Eliade
 Iniziamo con le distinzioni tra mito ed epica che pone Lesi:

  • il mito è un racconto che, però, non nasce con intento d'intrattenimento (come accade invece oggi con il fantasy molto spesso), ma come veicolo di significati simbolici, religiosi e storici trasmessi da una generazione all'altra;
  • il mito indica un'origine e parla generalmente di un tempo primordiale, mirando a raccontare la genesi di una civiltà;
  • il mito è storia sacra, in quanto i protagonisti sono divinità o creature semi-divine che operano nell'origine del mondo o di una civiltà, ma sopratutto anche perché la storia raccontata dal mito deve essere considerata sacra in quanto "vera". Non si presenta come invenzione, bensì come una saggezza meritevole di essere tramandata;
  • il mito non ha un'autore, mentre l'epica sì. Il singolo può solo raccontare e tramandare la storia nelle vesti di aedo, ma mai aver plasmato quell'insieme di conoscenze su cui si regge un intero popolo;
  • il mito insegna. Le avventure degli dei, degli uomini, dei semidei e degli eroi costituiscono un modello di comportamento adatti alla società che li ha creati e in prospettiva di un buon futuro. Il mito contiene in se stesso significati simbolici e archetipi;
  • l'epica è una delle prime espressioni poetiche mai esistite, nata nel tentativo di narrare questi miti. 

E il fantasy?

Forse leggendo l'elenco di cui sopra è più facile capire cosa Tolkien volesse fare della propria produzione letteraria. "Il Silmarillion" e "Il Signore degli Anelli" esprimono questa tendenza al suo apice: il primo è la narrazione della genesi di Arda, del suo passato mitico e degli eroi che hanno plasmato il mondo fino a consegnarlo agli eredi, che nel secondo combattono l'ultima epica battaglia prima che il mondo cambi, diventando irrimediabilmente privo della poetica antica. Gli elfi lasciano i Porti Grigi e con loro le origini scompaiono.

Diventa chiaro, a posteriori, come Tolkien profetizzi in qualche modo la cultura che verrà: in molti oggi ritengono che il fantasy non ha bisogno di archetipi e di simbolismi, solo di mera immagine. Tutto punta all'estetica estremizzata, anzi, espansa in ogni aspetto: l'immagine evocata nel lettore dev'essere nuova ed evocativa, perché il concetto, espresso con termini diversi e già usati, non risuonerebbe abbastanza forte.
Il mondo non ha bisogno di eroi, ma solo di capri espiatori: ben lungi dall'essere ago della bilancia tra Bene e Male, o Sopravvivenza e Fine, gli eroi diventano gli emarginati, perché essere diversi dal resto del gregge non è più una virtù, diventa una condanna.
Il popolo non ama e cerca un Campione, ma anzi, gli mette i bastoni tra le ruote. Gli dei e i semidei non esistono più, lasciati fuori dalla sfera di influenza, a sottolineare il pesante pessimismo spirituale.
Il mondo del 2012 è un mondo abbandonato da Dio e questo si riflette in un fantasy che non ha più signori immortali, bensì fatine armate ed elfi nelle riserve.
Il fantasy degli anni zero è un fantasy spaventosamente realistico. Al di là della maschera di un'originalità astrusa, assolutamente necessaria per non far trasparire il fatto che sia ricalcato su carta carbone dal mondo reale, riflette l'amarezza e la disillusione dei nostri tempi.
Non ci sono insegnamenti o modelli comportamentali nel fantasy di oggi. È un fantasy incazzato e ibrido, che se mai ha avuto una componente mitica, l'ha persa del tutto con i Porti Grigi.

I Porti Grigi di John Howe

Tramonto e Rinascita
Col trascorrere dei millenni e dei secoli il poema epico subisce una profonda trasformazione: non muore, ma abbandona quasi completamente il carattere culturalmente complesso che aveva in origine e diventa un'opera letteraria nella quale il mito non ha più il vigore e l'importanza conoscitiva primitivi. Si trasforma in un repertorio di belle storie, radicate nel patrimonio culturale del popolo che, se mantengono un valore morale, servono all'autore solo per una bella narrazione.

Umberto Lesi, L'epica
Difficile non riconoscere in queste parole ciò che accade, per dirle con le parole di Dr Jack, nell'evoluzione del fantasy oggi.
La convinzione che il fantasy non possa essere letteratura degna di merito come ogni altro genere, permeata persino tra i suoi lettori e radicatasi subdolamente nelle loro opinioni, cancella qualsiasi velleità artistica e rimanda il genere a un calderone di belle storie.
"In questo senso, dunque, si può dire che quando il poema epico viene codificato come genere letterario, viene ricondotto all'interno di una concezione del tempo storico, l'antica epica muore", scrive Lesi.
Ma anche il fantasy non se la passa molto bene.

Rimane difficile contestualizzare come si dovrebbe il genere fantastico: la maggior parte delle persone, lo si sa bene, è convinta che si tratti solo di elfi, mappe inventate, qualche anacronismo medievale e il gioco sia fatto.
Come ho già scritto non sono contro le innovazioni, ritengo semplicemente che spesso vengano esagerate. Per fare un esempio China Miéville e le razze della sua Bas-Lag, un'ambientazione che viene spesso additata come un crogiolo pieno di idee mai sentite prima.
Zombi, vampiri, non morti, garuda, esseri umani-insetto, e mille altre razze. Non metto in dubbio che l'effetto possa essere stordente e che crei un panorama davvero unico, ma presi singolarmente gli elementi non sono considerabili innovativi solo perché calati nel guazzabuglio di Bas-Lag.
Io considero del tutto innovativo qualcosa che si crea da zero.
E purtroppo spesso si incappa nell'errore di considerare del tutto nuovo qualcosa perché non si conoscono a fondo i precedenti.

Criticare qualcuno perché ha inserito un unicorno, inflazionato, nella storia, ed esaltare qualcuno che ci mette una chimera perché strada meno battuta rimane sempre, per me, ciurlare pesantemente nel manico.
La chimera è antica quanto, se non più, dell'unicorno.
Una delle confusioni maggiori che si rischia secondo me è di confondere gli strumenti con il fine: l'unicorno e la chimera sono strumenti narrativi per parlare di qualcosa, non il qualcosa di cui parlare. Se desidero parlare dell'emarginazione di una data società, potrò farlo con mille creature, ma dovrò considerare quale strumento sia il più adatto. Se ne "La maschera di Innsmouth" Lovecraft avesse parlato di Uomini-Ratto anziché Uomini-Pesce sarebbe stato meno efficace. Perché? Perché è un villaggio sul mare che parla di invocazioni a semidei marini.
Mi sembra ovvio quale fosse la scelta giusta.

L'odiato elfo, l'odiato orco o quel che volete sono a volte la scelta giusta perché nell'immaginario collettivo hanno una funzione ben precisa, sono archetipi razziali. Sconvolgerli e giocare con essi non può far male, ma continuare a rigirarli per trovarne sempre lati nuovi non ha il minimo senso, è come affermare di voler giocare con le piramidi, salvo fare la faccia storta quando si scopre che hanno quattro soli angoli.
Il fantasy non poggia le proprie radici sulla stramberia, né più né meno come scrivere un'opera fantasy non è fare a gara a chi mette più roba strana in fila. Quelli sono altri giochi, se proprio si vuole, non la scrittura.
Mi vedo costretta a ribadire che considero le "nuove" correnti fantasy come un bene per l'ampia varietà che offrono nel genere.

Half a prayer
(artista: artmunki)

Sei finita a parlare sempre delle stesse cose
Il concetto è quello, ci stiamo ballando intorno da molto tempo, più rigiro la matassa e più mi sembra indistricabile. Non dubito che con chi non è d'accordo con me sembri la stessa cosa.
Fatto sta che io se vado nella lista inglese di Wikipedia di autori fantasy trovo sia J. Abercrombie che J. M. Berrie. Che devo farci? Non posso fare a meno di pensare a quell'infanzia perduta, quella Neverland che è per noi il fantasy del passato. Ora siamo cresciuti tutti e non c'è più spazio per i giochi e per lo stupore che ci causava l'innocenza.
Ora lo stupore dev'essere violenza: l'horror si scioglie in litri di sangue e gore, il fantasy deve avere tutti protagonisti cazzuti mutuati da film e fumetti. L'eroe senza macchia risulta per forza posticcio: come può esistere qualcuno che vuol fare del bene? Qualcuno che davvero non cede alle tentazioni morali di tirare un cazzotto a qualcuno?
Come potrebbe mai esistere qualcuno di tanto simile a Gandhi?
Ops, è esistito.

Non sarà stato perfetto, ma Gandhi incarna esattamente quel "legale buono" che un giorno abbiamo deciso che ci sta sulle palle, così come un giorno ci siamo stancati dell'epica e abbiamo deciso che vogliamo stare noi al centro di quella storia. E nessuno di noi si identifica con la bella del liceo, meglio Ugly Betty. Basta atti eroici e pene per il destino dell'umanità!
Meglio un bastardo sanguinario. Si sa, tutti noi vorremmo essere i più cattivi della storia.

Il terrore non si incarna più nella minaccia di Smaug, un male antico e selvaggio che non si può dominare. Il male è dentro di noi, il cancro dell'umanità, il male è in chi ci circonda. Perché l'innocenza dell'umanità è perduta, perché chi è buono e caritatevole in un mondo di carogne diventa l'anello debole.
Perché l'eroe ci fa vergognare di ciò che siamo diventati, ed è molto meglio considerare che non sia mai potuto esistere. Che non sia realistico, che sia posticcio, di cosa stanno cercando di convincerci gli antichi?
Che tra gli stupratori e gli assassini, che sono sempre esistiti, quei rari campioni di virtù fossero altro che mistificazioni?
L'eroe, quando è tale, muore male. Eddard Stark fa una (meritatissima) pessima fine per essere l'imitatore dei cavalieri senza macchia, un imitatore amatissimo ma che trovo personalmente un insulto a tutta la categoria, visto che più che onore dimostra stupidità.

Eppure, giorno dopo giorno, mi rendo conto di quanto mi manchi la Terra di Mezzo. E io non sono una Tolkeniana accanita, va detto. Eppure nessun altro mondo fantastico, a parte quello dipinto dalla mitologia antica, mi ha mai fatto sentire più spiritualmente a casa.
Perché a volte c'è bisogno di arrestare la discesa nelle tenebre, in cui anche ciò che è puro, come un unicorno, deve essere corrotto. Più penso alla luce di Eärendil che Galadriel dona a Frodo e più mi rendo conto di comprendere solo ora il significato il quel gesto.

Personalmente toccando alcuni sottogeneri del fantasy non sento un cuore pulsante, ma solo il ronzio di un macchinario. Probabile che sia un mio difetto, questo. Però non amo sentirmi dire che ciò che per me è una creatura viva sia una cosa da serie B.
No, non mi piace proprio.
Perché non credo che sia così.

Fantasy destinato all'estinzione. Never mind.
("The last fight", by rodmendez)


Ringraziamo tutti il fatto che non esista un solo video dei Blind Guardian della canzone su Youtube che non sia bloccato nel nostro paese.
Grazie Emi.

Ci farei del [rickrolling necessario] ma sono fuori tempo massimo di almeno un anno, e allora:

No one ever dares to speak, it's nothing else but fantasy
It's make believe. Make believe
No one ever dares to speak, it's nothing else but fantasy
But one day it all will come to life

13 commenti:

  1. Grande articolo! Concordo pienamente.
    Soprattutto con questo punto:

    Perché l'eroe ci fa vergognare di ciò che siamo diventati, ed è molto meglio considerare che non sia mai potuto esistere.

    Io sono un Tolkeniano accanito, precisamente per i motivi che hai elencato sopra. Certo, non disdegno altro fantasy, altri tipi di personaggi, altre storie e altre situazioni. Ma di base, per me, l'eroe è quello che combatte contro il Drago. Punto.

    I Draghi sono Draghi proprio perchè gli uomini non possono nulla contro di essi. (cit.)

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    1. Ammetto che non avrei mai colto la tua citazione se non avessi usato Google, ma questo mi fa rivalutare quel manga.
      Potrei dargli una possibilità.

      Ai Tolkeniani accaniti qui diamo i biscottini, perché ci piace che vengano a trovarci!
      Un giorno Gherardo se vuoi facciamo un articolo insieme su Tolkien, così mi correggi quello che sbaglio. Magari per qualche suo anniversario.

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    2. *crunch crunch*
      Come difi? :D
      Volentieri l'articolo a quattro mani! ^_^

      Per Berserk... Sì, dagli una possibilità. Se la merita tutta!

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  2. Posso essere sincera? Non lo capisco. Non capisco perché bisogna fare disanime contorte e ricercare chissà che significati. Non capisco perché tocchi analizzare ogni razza fantasy per definire se è innovativa o meno. Non capisco perché se non sono inventate di sana pianta almeno 15 creature su 20 (con risultati molto discutibili, oltretutto), allora una storia non debba aver valore. Non capisco perché qualcuno debba sempre salire in cattedra millantando significati profondi o chissà quali introspezioni e parallelismi con la civiltà odierna, come per dimostrare che i suoi gusti sono più validi dei tuoi.
    Io non vado al cinema né leggo un libro perché devo riflettere sui mali del mondo o farmi chissà quali pare mentali per darmi un tono. Voglio assistere a una storia avvincente, che mi emozioni e mi appassioni. Elfi? Non elfi? E chi se ne frega!
    Mi pare il discorso di quei film d'essay che vanno a vedere in tre (l'autore, il regista e l'amico critico), i cui lavoranti si conferiscono premi a vicenda con gli amici, mascherando con (il supposto) alto valore culturale e di contenuti una trama che non c'è. (Come a dire "Nessuno viene a vedere il nostro film non perché fa schifo, ma perché è troppo difficile e non lo capiscono". E si sa che invece il motivo è che il film fa schifo -_-' ).
    Il re è nudo. Smettiamola di raccontarci che le cose devono avere certi contenuti o certe critiche "difficili e culturose" sennò non valgono niente. Sono francamente stufa di sentire questi discorsi. Se voglio un parallelismo della società odierna, mi guardo un TG.
    V

    (lieta che sei tornata ^^ )

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    1. Lo so vi ho trascurato un po' ultimamente, miei cari quattro o cinque lettori :P
      Ma non vi ho abbandonato!

      E ho deciso che visto che sembra piacervi la mitologia ci farò più articoli, che risulteranno sicuramente più interessanti dei miei sproloqui!

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  3. To say the truth... io adoro di più gli sproloqui! :-)
    V

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    1. Perché ti piaccio versione Sbrodolina :P

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  4. Gli eroi esistono ancora, bambolina! Non ne dubitare ^_^
    Forse non sono senza macchia e senza paura... ma lo sono davvero stati, un tempo?
    PS: mi sono preso la libertà di diffondere il link a questo articolo. Se capita qualche stramboide, tu non mi conosci, ok? <.<

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    1. Zio Giob, davvero? Esistono ancora? *_*
      Io ti credo eh.

      Io credo a tutto quello che dicono i miei zietti belli!
      Se capita qualche stramboide aggiungiamo qualche tazza di tè al tavolo, non succede nulla. Ci buttiamo dentro un paio di pilloline e la paura passa (grazie di aver diffuso. Biscottini anche a te! Se c'è qualche ingranaggio dentro mettetelo da parte per tempi peggiori).

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  5. Sono giunto qui grazie al link di Mr. Giobblin (tengo a precisare di non essere uno stramboide, almeno credo .-.).

    Articolo fantastico, sono totalmente d'accordo con te, per vari motivo.
    Primo adoro la mitologia, praticamente la studio da quando ero bambino e credo che il mito sia la miglior forma di insegnamento e noi (intesi come umanità) non saremmo quello che siamo senza di lei ( Dai, la scusa di andare un attimo a comprare le sigarette per fuggire da una famiglia l'ha inventata Teseo .-.), nella stessa misura il fantasy.

    Secondo, spesso trovo nel nuovo fantasy solo insulsaggini. O quanto meno noto che non c'è passione in quello che si fa, lo fanno solo, appunto come hai detto tu, per creare qualcosa di almeno apparentemente nuovo e puntare tutto sulla presunta originalità.
    Nonostante questo, altrettanto spesso ci sono opere di valore, ma che non sempre vengono considerate valide dalla massa come le insulsaggini di cui sopra.
    Il motivo tuttavia mi sfugge, probabilmente sarà come hai scritto tu nel post, ma mi va di mantenere un briciolo di speranza nel futuro ahah.

    Scusa la prolissità e lunghezza del commento, ma come ho detto sopra, è un'argomento che mi appassiona *.* (Occhi infuocati di passione).
    Ti inserirò nel blogroll ad occhi chiusi ahah, alla prossima.

    Helldoom

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    1. Benvenuto Helldoom!
      Ella peppa che nick promettente :P

      Gli amanti della mitologia sono sempre i benvenuti da queste parti, sicuramente noi non saremmo ciò che siamo, la nostra civiltà non sarebbe quella che è senza il mito.
      Ed è una cosa incontestabile ;)

      Vogliamo speranzare? Speranziamo.
      Io credo che alla fine, se qualcuno che la pensa così ancora c'è, allora la speranza è legittima. Uhhh ma che avete tutti contro la prolissità?
      Scrivete, scrivete, tanto a scrivere due parole o duemila non pagate niente u.u
      E ci conosciamo di più :)

      A presto Hell! Me lo faccio pure io un giretto sul tuo blog, anche se non sei uno stramboide (snort! A me piacciono gli stramboidi). Se perdo un po' di olio in giro mando qualcuno a pulire :P

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  6. Prego, quando ci passi fai come se fossi a casa tua. E' un piacere ospitare bambole meccaniche ;)

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  7. Devo lasciare un commento, anche se sono in mostruoso ritardo e leggo questo articolo per caso, seguendo link di link.
    Io sono molto legata alle opere di Tolkien anche per i motivi che hai così ben illustrato; non sarei mai riuscita a 'sentire' in maniera tanto forte, paradossalmente intima qualcosa scritto da Martin, che pure apprezzo.
    Il punto è che abbiamo bisogno di eroi, qualche volta e in piccole dosi ma ci servono perché ci mostrano che esseri coraggiosi, onesti e leali sappiamo, possiamo diventare; perché abbiamo bisogno di un vecchio stregone che è un emissario di Dio che bussa alla nostra porta e ci guida ad essere qualcosa in più di un mero spettatore degli eventi.
    Abbiamo più bisogno di Aragorn che di Jaime Lannister, eppure è il secondo a risultare originale, innovativo, non fosse altro che per la pruriginosa relazione con la gemella e crediamo che sia una creatura nuova, ma non lo è. Specie se attraverso un percorso interiore comincia ad anelare il riscatto.
    Il punto non è neppure che esistono sottogeneri fantasy che si credono nuovi, ma che oltre al Grigio, oltre alla via di mezzo, oltre alla mediocrità, oltre al tirare a campare badando solamente al proprio tornaconto, oltre questo e molto di più c'è il Bianco, c'è il Nero. E non sono parti avulse alla natura umana, alla storia umana, alla narrativa umana, ne fanno parte tanto quanto il Grigio.

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