The Last Crusade

Get ready to chase the final victory

La guerra, la gloria e la morte - Parte I
È difficile ricostruire quali fonti e quale ruolo avesse la poesia nel mondo antico: la distanza temporale limita il numero e il valore delle testimonianze. Le fonti migliori per studiare questi problemi, i poemi stessi, insistono su un punto: l'autore intende raccontare una storia vera.
Umberto LesiL'epica 
Quante volte abbiamo sentito la ormai famigerata frase "tanto è fantasy"?
Per capire cosa tanto mi indigna bisogna risalire all'anno in cui scoprii Il Signore degli Anelli. Avvenne tardi perché io lessi il libro dopo aver visto il film, dopo averlo visto un centinaio di volte con tanto di commento di Peter Jackson.
Non voglio aprire una faida tra i puristi e chi invece apprezza anche il film, ma quando Peter Jackson parlava degli elfi fece un'affermazione illuminante: dovettero provare molte volte il trucco, perché all'inizio sembravano attori vestiti da elfi, non vere creature della Terra di Mezzo.

Oggi sembra che debba esistere una demarcazione netta tra la realtà e il fantasy, quasi un confine, ben difeso, perché il fanciullo non incorra nell'errore di credere che quel mondo possa essere reale. Al di là della scarsa considerazione del fanciullo in questione, creduto un povero scemo e mentecatto che non distingue la realtà dalla fantasia, ci si chiede perché mai operare una scelta del genere.
So già che molti potrebbero portare illustri esempi, come i bambini che credendosi Peter Pan si buttano dalla finestra o i genitori che trascurano i figli per giocare a WoW. Perfetto, vogliamo fare questo gioco? Facciamolo.


Blizzard presenta: la sintesi dei mali del mondo.
2012
I malati di mente, o comunque coloro che vivono in un mondo alternativo e non nel nostro, ci sono sempre stati. C'erano prima dei videogiochi, e c'erano anche prima di Tolkien. Che vogliamo fare? Diamo la colpa al Beowulf?
Queste sono chiaramente tutte fesserie, che finiscono in bocca a chi ha sempre voglia di generalizzare senza neanche darsi la briga di accendere il cervello, perciò noi non consideremo questo punto. Invece potremmo considerare: come mai gli autori fantasy si sentono in dovere di sottolineare, consciamente o meno, che quel mondo è fittizio?
Una protesta sensata potrebbe essere che sia molto difficile far credere all'esistenza di un uomo lucertola. Rigetto questa tesi: l'uomo ha sempre avuto, nella maggior parte, la propensione a credere. Non solo nella fede, ma anche nella superstizione: l'uomo è fatto per le storie e vuole crederci. Nonostante l'era moderna i cosiddetti creduloni non sono scomparsi: si sono spostati.
Difficilmente qualcuno oggi crederebbe in licantropi e vampiri come vicini di casa, in quanto la medicina moderna e i mezzi di osservazione concedono con buona sicurezza che non esistano. Ma una marea di gente crede negli extra-terrestri, per esempio. Il campo dell'ignoto non è scomparso: si è spostato.
Possiamo dunque dire che la natura curiosa e disposta ad ammettere ciò che sembra assurdo è rimasta.

Convincere uno scettico resta difficile oggi come era difficile ieri, ma generalmente chi è disposto a leggere fantasy è già molto predisposto: sapete qual è la bellezza di un gioco di ruolo, qualsiasi esso sia? Ve lo dice la bambola: l'immedesimazione.
Se non si vede, sente e vive come il proprio personaggio è tutto inutile: si trasforma in sterile EUMATE, per cui varrebbe lo stesso giocare a Monopoly o a Risiko.
La capacità di delineare una personalità a un personaggio e di attenercisi, qui nasce il gioco di ruolo. Per un libro non dovrebbe essere diverso, solo che ci si dovrà immedesimare nella psicologia tracciata da qualcun altro. E questo, ovviamente, diventa un compito arduo per lo scrittore. Non tutti devono per forza fare gli scrittori, no? Al mondo c'è anche bisogno di altre figure professionali.


Achille
(artista: bayanghitam)


La questione Omerica
Oggi si è diffusa l'idea che il narratore debba essere trasparente. Quando va bene non deve apparire mai: i suoi giudizi sono fuori luogo, distolgono il lettore dai fatti, lo strappano via all'azione con una parola di troppo. Generalmente sarei d'accordo: se mi comparisse a metà film il regista davanti alla telecamera che mi spiega che cosa sta facendo il suo protagonista e perché questo sia sbagliato, avrei buttato il prezzo del biglietto.
Tuttavia la letteratura non è il cinema.
La mancanza più avvertita dal poeta epico è quella della dimensione visiva nella sua narrazione, poiché né lui né tantomeno chi lo ascolta possono vedere con i loro occhi le azioni degli eroi, svoltesi in luoghi lontani e difficili da raggiungere. Inoltre sarebbe fisicamente pericoloso per uno spettatore assistere ai sanguinosi combattimenti.
Umberto LesiL'epica 
Ricordiamoci che l'epica ha la pretesa di essere una storia reale.
La desensibilizzazione moderna ci ha portato a esplorare tutto: ciò che negli anni passati veniva lasciato intendere (i crimini più efferati, le sevizie da parte del torturatore, e così via) oggi è messo a nudo. Scene di sesso esplicito ci sono anche nei film più impensabili: è la nostra cultura, tendente perennemente all'eccesso.
Il velo è stato del tutto squarciato e quello che c'è al di là, beh, non è altro che quello che ci aspettavamo e che c'era anche prima. Ci siamo sollevati e abbiamo smesso di guardare le ombre nella caverna, per accorgerci che quello che ci stava alle spalle erano solo altre ombre, ma più nitide, più crudeli e più pericolose.
Il narratore non è più chi ci canta una storia prima di andare a letto, è una presenza impalpabile, non è un dio né un giudice. Non c'è alcuna mano che ci tiene nella discesa nell'orrore e nello stupore: siamo noi ad avventurarci da soli, con tutto ciò che questo comporta.
Gli antichi non la vedevano così: i cantori utilizzavano similitudini e metafore, oggi genericamente disprezzate, per paragonare gesta e sentimenti degli eroi a situazioni conosciute al pubblico.
"Senza alcuna fatica, come al mare spiana la sabbiaun bambino, che dopo aver fatto un muretto per gioco,lo butta giù di nuovo, per divertirsi, con le mani e coi piedi."
Questo è il modo in cui Omero discrive la facilità con cui Apollo distrugge le fortificazioni dei Greci per proteggere l'accampamento sul mare. La forza inarrestabile della divinità viene rappresentata dalla figura riconosciuta come più innocente e debole, un bambino, ed è quasi paradossale come metafora, dato che il capriccio di un bambino non genera danni, ma quello della divinità invece distrugge anni di sforzi umani.
La facilità, a ben vedere, è comunque la stessa, e volendo umanizzare gli dei anche lo spirito: agli occhi del bambino non è che un muretto di sabbia, inutile, irrilevante, così come agli occhi di un dio lo è una fortificazione umana.
La sabbia nulla può contro il bambino, gli umani sono annichiliti contro la divinità distruttrice, che "gioca" col loro destino.


Apollo, ispirazione da Immortals
(artista: ~Konnee)
La similitudine e la metafora usate dal narratore sono strumenti che mettono in collegamento due mondi: quello di chi legge e quello dei fatti narrati. Quante volte ci risulta incomprensibile comprendere le azioni degli uomini antichi, abituati come siamo alla modernità e alle nostre leggi?
Un ciclo di documentari di History Channel, chiamato "Il lato oscuro del potere", utilizza spesso questa tecnica: quando si parla di qualcosa di antico, come ad esempio un banchetto, viene mostrata una tavola moderna imbandita. Il paragone e la comprensione divengono subito chiare, permettendo a chi guarda di contestualizzare a pieno la situazione descritta.
Può risultare ostico come concetto perché è più che evidente che spesso noi rifuggiamo la modernità e ricerchiamo in un passato mitico i valori che sentiamo di non avere nel nostro presente. Inoltre può risultare offensivo: nell'era dell'alfabetizzazione perché qualcuno non dovrebbe capire i concetti all'interno di un libro?
La risposta è semplice: l'alfabetizzazione ci ha resi in grado di leggere e scrivere, non di capire cosa viene letto. C'è la mal riposta fiducia che l'essere umano nel 2012 sia più intelligente di quello del 100 a.C., ma la verità è che è solamente più colto, e sempre in modo proporzionale.
Frequentare la scuola dell'obbligo ci rende, in scala, sapienti quanto un contadino dei secoli scorsi. La ricerca della conoscenza non può poggiare su basi scolastiche; l'unica cosa che ci consente la scuola, oltre alla comunicazione globale ormai d'obbligo, è saper fare quelle poche citazioni da Il fu Mattia Pascal e simili.

È una caratteristica stessa dell'umanità, ciclica e immutabile: pochi si dedicano alla scienza, pochi si dedicano alla filosofia, pochi si dedicano alla religione, il resto si dedica alla vita in sé, il cosiddetto uomo comune. Non c'è nulla di male, ma sovrabbonda così tanto che sarebbe il caso di non mettere l'uomo comune anche al centro dei libri, che invece dovrebbero, imho, parlare di uomini e concetti straordinari nel loro genere, che sia nel bene o nel male. O anche al di là del bene e del male.


A ogni modo, ce n'è anche per il raccontato:
"Il punto di vista di un personaggio può essere rilevato anche in maniera implicita, senza ricorrere al discorso diretto. Quando il valoroso Menelao incontra nel campo di battaglia il vile Paride, "gioì come un leon in grossa preda imbattutosi, / che abbia trovato un cervo cornuto o un capro selvatico, / quando è affamato" (Iliade, III, vv. 23 - 25)".
Le figure retoriche sono strumenti molto potenti, che aprono il campo alla simbologia. L'immagine di un leone che gioisce di aver trovato la preda è così ferina e al di là della logica umana da sembrare ancora più brutale, brutale quanto un uomo non potrebbe mai essere. La simbologia per cui sbrodolano i Martiniani per le sue casate, non è certo un'invenzione di Martin, tuttavia è stata una bella idea quella di sfruttare un simile elemento per dare un'immagine simbolica così netta e poetica, in netto contrasto con un mondo che ne è privo, perso nei suoi intrighi e nelle sue faccende sin troppo umane.


Omero, nella sua maestria, ci dimostra che è possibile anche il contrario:
Il poeta sa percorrere anche il cammino opposto, descrivendo cioè l'astratto per mezzo del concreto, come nel caso del cuore, pieno di rabbia, di Odisseo: "Come una cagna, schermendo i teneri cuccioli, / ignara dell'uomo, abbaia ed è pronta a combattere, / così latrava dentro di lui, sdegnato per le azioni cattive." (Odissea, XX, vv 14 - 16).
Oggi tutto questo non sarebbe possibile. La poetica, l'arte dell'immagine ispirata ha cessato di esistere, in favore di un'immagine più nitida, più immediata, più cruda e dettagliata: ogni ombra deve tracciare l'esatto confine dell'oggetto che la proietta, non è certo libera di andarsene in giro come quella di Peter Pan.
Oggi significato e significante coincidono: lo scrittore non dev'essere l'artista in grado di far comprendere un'opera più complessa di lui, divina persino, al proprio pubblico di ben più moderata levatura, anzi, lo scrittore dev'essere solo il proiettore di immagini immediatamente riconoscibili perché tracciate in ogni minimo dettaglio.
For Dummies, insomma.
Oggi tutti sono scrittori, così come tutti sono potenziali lettori. Lo scrittore non deve pensare in qualche modo a procacciarsi il pane: ci penserà il marketing, e una bella e colorata immagine di copertina.


Sigla.



Nel prossimo articolo: le armi del guerriero, la scena tipica del duello e Hokuto No Ken.

8 commenti:

  1. dovettero provare molte volte il trucco, perché all'inizio sembravano attori vestiti da elfi, non vere creature della Terra di Mezzo.
    o.O fai te che è da quando vidi i trailer che gli porcono dietro perché gli elfi maschi sembrano drag queen e le elfe femmine (una su tutti, Arwen), hanno un'aria malata, con gli occhi slavati e l'espressione allucinata. Ombretto. Scuro. Piega. Palpebrale. Per carità!

    i genitori che trascurano i figli per giocare a WoW
    se uno è un pirla, è un pirla sia che perda tempo con WoW che con il calcio in TV, diamine!

    sapete qual è la bellezza di un gioco di ruolo, qualsiasi esso sia? Ve lo dice la bambola: l'immedesimazione.
    ti stimo! Un gioco è fatto bene quando durante la settimana, lontano dalla sessione, non fai altro che pensare come se fossi il tuo personaggio a cosa poter fare per risolvere il problema X.

    Scene di sesso esplicito ci sono anche nei film più impensabili: è la nostra cultura, tendente perennemente all'eccesso.
    sei davvero carina ^^ Io avrei detto che è perché l'essere umano è un assatanato frustrato tarato ossessionato e quindi la scena di sesso gratuitissima vende sempre ^_^'

    lo scrittore non dev'essere l'artista in grado di far comprendere un'opera più complessa di lui, divina persino, al proprio pubblico di ben più moderata levatura
    Come commento generale, riporto uno dei miei mantra. Non ho mai capito perché se dici a uno "corri più lento del campione mondiale dei 100m" non si offende, ma se gli dici "sei meno intelligente di Tizio", apriti Cielo! Sì, diciamolo una volta per tutte: l'intelligenza è un dono e come tutti i doni, c'è chi ne ha di più e chi ne ha di meno. Inutile offendersi. Secondo me è per questo che la gente vuole il tipo di narrativa "for dummies". Se metti qualcuno a spiegargli i contenuti, gli stai implicitamente dicendo che sono meno intelligenti di quello che gliela sta spiegando :-/
    V

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    1. Il sesso è il marchio di fabbrica HBO.
      Se facessero un documentario con le lucertole, sicuramente troverebbero un motivo per infilarci un accoppiamento umano di sfondo.

      Tutti vorrebbero essere intelligenti, tutti vorrebbero essere avvenenti, tutti vorrebbero essere ricchi.
      L'uomo non è mai soddisfatto; fortuna che per le bambole esistono i ricambi!

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  2. Sesso :Q___
    *coff coff* A parte questo, credo che le metafore fossero molto utilizzate nell'epica (perlomeno quella classica mediterranea) anche per rendere comprensibili agli ascoltatori episodi che questi, a causa della mancanza di fonti documentarie, non avevano possibilità di visualizzare altrimenti. Ai tempi di Omero non c'erano il cinema, la fotografia, le registrazioni audio, ecc: di conseguenza, l'unico modo che aveva il poeta per descrivere determinati eventi a chi non ne aveva avuto esperienza diretta era l'uso delle metafore.
    Bisogna poi ricordare che l'epica, nonostante noi oggi la si legga, era un'arte orale e veniva recitata con una cadenza e una ritualità specifiche. L'uso delle figure retoriche andrebbe considerato secondo criteri diversi da quelli utilizzati per la scrittura.

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    1. Non esattamente Baka: il poema epico nasce espressamente per tradurre una tradizione orale in scritta.

      Com'è (forse poco) specificato nell'articolo la metafora e la similitudine vengono usate per far capire l'arte della guerra a dei contadini e allevatori.
      Noi diamo per scontato che oggi non sia lo stesso tipo di pubblico, semplicemente perché facciamo l'equazione "chi legge fantasy = gioca ai videogiochi = capisce l'implicazione di maneggiare una spada".

      Come dici tu, il fatto che i media sdoganino la qualunque ci fa dare per scontato che tutti possano capire ogni passaggio. Poi non chiediamoci come mai il fantasy è un genere di nicchia.

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  3. "l'unica cosa che ci consente la scuola, oltre alla comunicazione globale ormai d'obbligo, è saper fare quelle poche citazioni da Il fu Mattia Pascal e simili." E per certa gente è già un miracolo riuscirci, direi. Proprio bello questo articolo, vado a diffonderlo nell'etere ^_^

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    1. Zio Giob, si può sempre ripiegare sulle citazioni da Fight Club. E per quelle non serve nemmeno la scuola!

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  4. Non sopporto quando le persone trattano i bambini come dei dementi o peggio cercano scusanti se qualche ragazzo fa una cazzata. Danno la colpa ai fumetti, ai libri fantastici, ai videogiochi. Tutti quelli che dicono cose del genere dovrebbero essere messi a tacere.
    Ci sono solo due possibilità: o il tipo che ha fatto la cazzata era già un malato mentale, nel qual caso non è stato seguito da chi di dovere, oppure voleva semplicemente farlo (ultimamente ho letto su internet una notizia, una adolescente che ne ha sventrato una più piccola solo per sapere cosa si provava. Di chi è la colpa? Sua o dei fumetti? Per piacere!)

    Leggendo le citazioni mi è tornata in mente la teogonia, effettivamente mi piacque un sacco leggerle e fu molto più evocativa di certi fantasy.
    Forse è proprio per la perdita di poetica, noto che si sviluppano più i libri pieni di banalità e sterile retorica (Non sto qui a citare) e stentano, almeno in Italia, ad emergere i migliori. Mha.

    Concludo (Si, si, ora arrivo e andiamo a catturare i gremlin fuori dal balcone. Scusate i miei amici di Wow immaginari :D) facendo notare, dalla mia esperienza dopo un esame di linguistica, che quando significante e significato coincidono non ci si può più esprimere al di fuori delle strutture già presenti nella lingua.
    In pratica, non si può dire nulla che tutti non sappiano già.
    Non penso che siamo già a questo punto, ma questo spiega molto bene il proliferare di libri tutti uguali (Cit. Vampiri sbrilluccicosi, fantasy di me..., angeli innamorati ecc.).

    Bell'articolo come al solito, sono stato abbastanza prolisso sta volta? ahah

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    1. Sì anche io credo che l'appiattimento sia dovuto a una mancanza di volontà di diversificazione.
      Io non sono contro Palanhiuk o chi scrive in modo derivativo, però direi che lo stile può essere anche altro.

      Se tutti ci mettiamo a scrivere nello stesso modo, c'è poco da aspettarsi che i libri siano diversi. Le tematiche non sono tutto.

      Stai imparando a essere prolisso, Hell.
      Per incoraggiamente un bacio meccanico, perché la bambola apprezza i progessi!

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