Cherry Blossom Girl

Tell me why can't it be true.

C'è una domanda che mi è sorta stanotte, mentre guardavo uno di quei simpatici programmi con una ragazza che vuole dimagrire e una che vuole ingrassare (Grassi contro Magri, Real Time).

Le due hanno ripercorso i motivi per cui una rifiutava il cibo e l'altra invece lo cercava compulsivamente; ovviamente è saltato fuori che per entrambe fossero motivazioni psicologiche legate a traumi o particolari difficoltà incontrate nella vita.
Credo che tutte le ragazze della mia generazione abbiano avuto lo stesso genere di problema conflittuale con il proprio corpo: chi è cresciuto negli anni novanta ha dovuto scontrarsi con l'impero sempre più crescente della moda, col picco del consumismo e della ribellione contro di esso, quando ancora si aveva l'illusione del benessere crollata come un castello di carte non appena ci siamo trovati sulla soglia dell'età adulta.

Non tutti sono arrivati ai miei eccessi, ma come ho già accennato ho sofferto di anoressia infantile prima e di bulimia adolescenziale poi, disturbo che ho dovuto superare da sola perché mia madre non se n'è mai accorta, o quantomeno ha fatto finta di non vedere. Spero sempre che non sia la seconda.
Una delle donne intervistate, ex modella, ha esposto con chiarezza il metodo prediletto dalle modelle per perdere peso: i lassativi, lo stesso metodo che utilizzavo anche io, essendo incapace di cacciare due dita in gola.
Evocando un'immagine piuttosto disgustosa, ha dichiarato che i bagni delle modelle nelle settimane della moda fossero ricoperti di diarrea.

La domanda che mi è sorta perciò è del tutto naturale: con tutte le possibili preoccupazioni che possa avere un'adolescente che desidera davvero spiccare nel proprio mondo e non essere dalla parte più denigrata (nel nostro caso, essere sovrappeso in un mondo che elegge a modello di femminilità un manichino anoressico), ma com'è possibile che nei mondi fantasy l'unica, maledetta preoccupazione di ogni bambina e ragazzina sia di prendere una spada, menare come un uomo e possibilmente farsi ammazzare a miglia di casa?
Non è sano. Non è naturale.
Questa invidia del pene perenne è quantomeno discutibile.

Diverso se si parla di una società a regime matriarcale o che annovera a pieno diritto le donne guerriere, ma perché in una società che proibisce o quantomeno scoraggia il combattimento per le donne, spinge l'eroina puntualmente a prendere le armi?
Non parliamo di una donna che impara a usarle per difendere se stessa e la propria famiglia, attenzione, ma di arruolarsi.
Tempo fa venne sostenuto un discorso del genere in casa mia, e i maschi sostennero fermamente che loro non assumerebbero mai un mercenario donna (nella realtà) a causa dei giorni al mese di indisposizione, parziale o totale che sia, del ciclo mestruale, e in secondo luogo perché forgiare il corpo di una donna per la guerra sia più difficile che quello di un uomo.

"Blood and death are waiting like a raven in the sky, I was born to die."
"Hail and Kill", Manowar; immagine: 
Weapons Master, artista: ~Graysun-D
Parimenti ricordo che in una delle comunità virtuali di gioco di ruolo fantasy che frequentavo i mannari non venivano accettati da un ordine cavalleresco per i giorni di luna piena, ma venivano accettate le donne.
Obiezione sensata: un mannaro si trasforma in una bestia sanguinaria (e qualcuno lo direbbe anche delle donne in quei giorni, sia chiaro), il che è molto più pericoloso di una donna mestruata.
Secondo me però il punto è un altro: raramente vedremo in un gioco di ruolo fantasy qualcuno giocare un periodo mestruale o tutti i difetti connessi all'essere una donna. E anche nei libri, quando viene fatto (come appunto sottolineato nella recensione de Il sangue degli Elfi), spesso viene esposto con un punto di vista del tutto maschile e sconclusionato.

Dove voglio arrivare?
Prendendo spunto da questo vecchio post di Baka Baka che non ho mai dimenticato, vorrei cercare qualche esempio su come strutturare e come non strutturare un personaggio femminile non dico credibile, ma che non faccia rotolare testicoli per tutta la stanza, che poi bisogna raccoglierli ed è una faticaccia. Ovviamente, gli spoiler sono assicurati. Ye be warned.

Ma prima prendo a citazione il commento di Tolman al post di Bakakura:
I miei due centesimi: quasi mai una donna viene presa come protagonista fantasy senza perdere le caratteristiche femminili per lo stesso motivo per cui nell’80% dei romanzi fantasy il protagonista è orfano o ha perso la famiglia: si vede necessaria una mancanza di legami che impediscano le avventure. La donna, come procreatrice, è legata alla prole (almeno nei mammiferi, ma gli essere umani mica sono pinguini), e quindi alla “tana”. Lasciando da parte le fesserie con esili donzelle pettorute che sventolano spade come fossero piumini (per usare una spada a lungo ci vogliono i muscoli, c’è poco da fare, e per farsi i muscoli ci vuole il testosterone, l’ormone maschile per eccellenza: prendi una donna, imbottiscila di testosterone per renderla più forte, e ti ritrovi una lanciatrice del peso della ex-DDR, o una culturista che oltretutto avrà serie difficoltà a procreare, non certo un’indossatrice) in tutte le culture la figura della donna rimanda alla casa, magari alla difesa della stessa, ma non all’attacco, a meno che non si vada a perdere le caratteristiche femminili tipiche (le amazzoni che si mutilano il seno, l’imperatrice giapponese che si veste da uomo e si mette una pietra sul ventre per non partorire, etc). Al momento le uniche eccezioni alla regola della femmina maschilizzata che mi vengono in mente sono Mirtai di David Eddings (comunque appartenente ad una popolazione di guerrieri che sublima nel servizio dei loro padroni l’istinto di protezione della prole) e Susannah nel ciclo della Torre Nera di Stephen King (tant’è vero che, quando rimane incinta, perde il capo e pensa esclusivamente al proprio pargolo, il “tizio”). Ma del resto quest’ultima è anche l’unico esempio che mi venga in mente di protagonista fantasy che vada in sedia a rotelle…

I personaggi femminili de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco

(farò sicuramente lieve confusione con libri e serie tv, ma entrambi per me rientrano nella categoria, non me ne vogliano i puristi)

Generalmente, i personaggi femminili creati da George R.R. Martin sono tutti piuttosto complessi, approfonditi e ben delineati; quelli femminili non fanno eccezione. Nonostante nessuno di loro compia atti "perché sì" e, sicuramente, nessuna si salvi da un'evoluzione dettata dagli eventi e gli ostacoli che devono affrontare, Martin dà un senso molto distorto al concetto di maternità.
Cersei Lannister è incredibilmente attaccata ai figli, probabilmente perché sono il frutto dell'incesto con l'amato fratello Jaime. Ma non è l'unica che esaspera il sentimento: Lysa Tully è talmente ossessionata dal bambino da farlo allattare anche quando già è grande abbastanza da nutrirsi da solo.
Catelyn Stark abbandona i figli più piccoli per andare a sud e aiutare il primogenito nella guerra, salvo poi pentirsi e fare degli atti del tutto sconsiderati per assicurarsi che stiano bene.
Infine, Daenerys Targaryen sacrifica il figlio per tentare di salvare l'uomo di cui è follemente innamorata, ma poi è tanto orgogliosa di definirsi Madre dei Draghi e di comportarsi da tale con loro.
Non si può dire che non riprenda in pieno il concetto di Tolman, ma spinge quasi a pensare che i figli siano l'unica cosa su cui le donne di Westeros intessono i propri interessi.
Sono comunque tra i migliori personaggi femminili fantasy mai creati che io conosca. Ho inoltre un debole per Brienne di Tarth per un semplice motivo: lei è davvero un'eccezione nel suo mondo, ovvero una donna mascolina, sproporzionata e per niente attraente, non una delicata mezzelfo "dagli occhi troppo grandi".

Daenerys Targaryen, artista: ~Michael-C-Hayes


I personaggi femminili della saga The Witcher

Anche i personaggi femminili del mondo di Geralt di Rivia hanno un pallino comune, ma non sono i figli, bensì... beh proprio Geralt. Il che potrebbe anche risultare abbastanza ovvio, dato che lui della saga dovrebbe essere il protagonista.
Prima o poi, bambina a parte ma non lo escludo in futuro, ci finiscono tutti a letto. Le donne del mondo di Geralt possono fare praticamente tutto: regine regnanti (e non reggenti), studentesse di medicina, sacerdotesse, maghe, guerriere. Non c'è un ambito che sia proibito: la parità sessuale annulla praticamente ogni barriera di questo tipo.
Hanno un difetto però: l'approfondimento psicologico è ridicolo. Il vero dramma di Yennefer, per come ci viene presentato nei racconti, è quello di non poter avere figli essendo una maga. E come ogni maga è capricciosa, tendente al girovagare qua e là, ossessionata dalla sua bellezza riprodotta (le maghe generalmente nascono tutte con deformità che poi correggono con la magia, unica trovata veramente interessante in tutta la faccenda).
Madre Nenneke è la tipica sacerdotessa basata sul prototipo della madre superiora di un convento, le sacerdotesse sono ricalcate da mille altre. Le identità femminili sono scialbe e prive di reale peso, in realtà.
Ciri, la bambina protagonista, è incentrata solamente sul lamentarsi e voler un giorno diventare come Yennefer (e magari fregarle lo strigo, nel dubbio); bocciate in blocco.


I personaggi femminili della Terra di Mezzo

Che io ricordi ne Lo Hobbit di personaggi femminili non c'è traccia, ne Il signore degli anelli, a parte Eowyn che occupa in pieno il posto di ribelle e suffraggetta, Galadriel e Arwen sappiamo benissimo che ruoli abbiano. Nel resto dei racconti di J.R.R. Tolkien non cambia molto: le donne rivestono un'importanza secondaria. C'è da dire che il professore è figlio del suo tempo, e si nota. Non che questo sia universalmente disprezzabile: riporta in pieno in auge la figura della donna-angelo stilnovista, ovvero intermediaria tra uomo e Dio, capace di sublimare il desiderio maschile purché l'uomo possegga un cuore gentile (Aragorn, Faramir).
Stiamo pur certi che se Il signore degli Anelli fosse stato scritto negli anni 90, le quote rosa nella compagnia ci sarebbero state. Non c'è molto altro da dire.


I personaggi femminili della saga di Dragonlance

Dragonlance è chiaramente viziato dalla sua origine: il fatto che derivi da campagne di un gioco di ruolo pregiudica la visione della cosa. Perché di fatto troviamo la guerriera Kitiara come la dolce Goldmoon, in una galleria di personaggi femminili piuttosto vasta, ma chiaramente stereotipata, com'è praticamente inevitabile che fossero tutti i personaggi dal primo all'ultimo.
Li ricordo comunque talmente poco che c'è ben poco da aggiungere in merito, dato che non ho intenzione di rileggere Le Cronache di Dragonlance solamente per questo. Ricordo vagamente che la mia preferita fosse Laurana, forse perché ha un'evoluzione marcata lungo la storia, e una morte eroica. Forse.
Generalmente, sarebbe meglio evitare un'accozzaglia simile di archetipi che finisce per dare un risultato grottesco.

Death of Laurana, artista: *JasonEngle


I personaggi femminili della saga di Guerre Stellari

Se non viene considerato l'universo espanso e le varie Mara Jade o Darth Talon, la saga cinematografica ha principalmente due donne annegate in una marea di uomini, madre e figlia: Padmè Amidala e Leia Skywalker.
La madre viene tratteggiata come una donna dallo spirito forte che però viene travolta dagli eventi e dal supporto subdolo e ingannevole di un consigliere che mira ad assoggettare tutto l'universo, e che viene lentamente privata di ogni sua autorità e potere. Muore nel dare alla luce i gemelli Skywalker, dopo essersi del tutto rovinata con l'amore verso l'allievo del consigliere di cui sopra. Ovviamente trattasi di Anakin "Darth Vader".
La figlia ha lo stesso spirito della madre, spara come un uomo certo, ma non ha le capacità sovrannaturali delle tipiche eroine fantasy o della fantascienza recente. Non si possono trovare grandi difetti a questi due personaggi, che personalmente ho apprezzato molto. Questi è un esempio di come poche donne ma con un buon peso sulla trama possano fare la differenza.


Grande quesito: ma allora le donne possono combattere. Perché bambola hai rotto tanto le palle a inizio post?
Grazie della domanda.
Le donne possono trovare motivazioni e spinta per combattere; anche nella storia è accaduto e non mi limito alla favoletta di Giovanna d'Arco; venti secoli di repressione patriarcale sui testi e di demonizzazione clericale hanno inciso molto nel farci credere, oggi, che le donne abbiano fatto la calzetta per sempre. Perciò: o amazzoni o Nonna Papera.
Ovviamente in media stat virtus: certamente è difficile reperire delle fonti autorevoli e dei testi che si occupino della faccenda, ma una donna generalmente la forza per utilizzare un'arma ce l'ha, a meno che non sia in condizioni fisiche non ottimali.
Ma c'è una notevole differenza tra questo e questo.
Così come c'è una grossa differenza tra la donna che si arma per difendere il proprio mulino quando il marito non c'è perché va in guerra e la ragazzina che vuole fare l'alternativa perché sì senza ragioni plausibili.

Strutturare un personaggio femminile non è semplice come sembra, del resto siamo anche abituati a una massiccia presenza di protagonisti maschili ereditati da secoli di letteratura in cui le donne servivano come casus belli pretestuoso o causa della perdita del paradiso terrestre.
Quello che posso suggerire è chiedersi il perché del boom improvviso delle protagoniste femminili, e non mi riferisco solamente ai libri, ma anche al cinema. Se persino in un film girato sul testosterone come I Mercenari 2 si è trovato spazio per una donna che mena, è evidente che al giorno d'oggi è quasi impensabile escludere i personaggi femminili da ruoli principali.

Trova l'intruso.

Fantasy al femminile

L'unico caso al contrario credo sia quello di Marion Zimmer Bradley. Leggendo i suoi romanzi fantasy (il Ciclo di Darkover mi manca completamente) risulta evidente come siano le donne, il potere femminile che è in loro, a plasmare il mondo che le circonda. Si deve dare atto che, nonostante la chiara matrice femminista - e non in senso dispregiativo - della sua opera, l'aiuto nel Ciclo di Avalon le sia praticamente caduto dal cielo: la mitologia celtica trabocca di donne e divinità femminili che non sfigurerebbero in un romanzo fantastico attuale. Alcuni esempi:
Senza contare ovviamente le donne strettamente del ciclo arturiano. Ritengo che sia necessario affrontare la stesura di un romanzo con un determinato approccio: non si possono riempire di personaggi donne e poi trattare il tutto da un punto di vista poco femminile. Nascono ibridi poco convincenti: se Morgana viene portata sull'Isola di Avalon per crescere come sacerdotessa in un mondo in cui è tradizione che le donne con il "dono" diventino sacerdotesse, allora il punto di vista della faccenda è incentrato sul ruolo della donna nella società. In pratica: Morgana sarà anche la più dotata ma non risulterà mai fuori posto.
Se ciò avviene in un mondo in cui alle donne è vietato il sacerdozio, precluso invece agli uomini, la faccenda cambia drasticamente: Morgana sarà completamente fuori dal suo ruolo, non solo non sarà ben vista, ma sarà veramente osteggiata.
Dispiace scivolare sempre sulla povera, piccola Nihal, ma purtroppo è il caso di WTF più evidente di tutta la letteratura di genere che io conosca: non vedo il motivo per cui una ragazzina che ha umiliato i veterani dell'Accademia dei Cavalieri dei Draghi non si sia beccata una freccia in piena schiena nel primo scontro in campo aperto. Giuro.
Le vere donne eroine del nostro mondo come Giovanna d'Arco per rifarci al mito, morta bruciata al rogo, o, rimanendo più nell'attualità, Aung San Suu Kyi, arrestata, processata e condannata più volte, vengono seriamente osteggiate, e non con qualche sbuffo derisorio. L'alternativa è la già citata Brienne di Tarth, una vera outsidrer, nonché caso chiaramente irripetibile. Già due sarebbero di troppo.

Per farla breve: creare un mondo maschilista per far risaltare l'unica eroina che va controcorrente non è una buona soluzione narrativa, fa solo ridere. Prima di pensare alle vostre protagoniste, calibrate bene il mondo che hanno intorno.
Il romanzo ne gioverà.


Donne e violenza

Non è mai facile parlare di violenza sulle donne. Non che sia più facile farlo riguardo quelle operate sui bambini o anche semplicemente su un uomo, ma tutta la tortura del mondo non ha, su una donna, l'impatto psicologico di uno stupro. Le implicazioni sono tante, ma il fatto che sia una violenza vista quasi esclusivamente al femminile, per quanto non sia così, crea una dinamica di inferiorità nella donna, che è costretta a subire.
Parlo con cognizione di causa: la violenza sessuale in Pulp Fiction non mi ha lasciato la stessa impressione di quella di Dogville. Non è qualcosa di voluto: probabilmente la fragilità di Nicole Kidman, costretta semplicemente senza bisogno di essere neanche legata, quando Ving Rhames ha dovuto essere neutralizzato per mezzo di costrizione fisica, rende molto bene il divario.
Mentre sottomettere un uomo è legato alla sua umiliazione fisica, per le donne non si limita a questo, diventando una distorsione di ciò che per secoli e secoli ci è stato presentato come l'unico modello naturale di unione.

Non dico che sia d'obbligo saltare a piè pari una parte simile, né tantomeno dover per forza tagliare la scena lasciandola intuire al lettore, quello che mi chiedo è se una motivazione come "il mio romanzo deve essere realistico" sia sufficiente. Zweilayer a proposito del suo Zodd scrive:
Con lo stupro volevo prendere in contropiede il lettore, ma tutto torna quando Zodd parla con il Generale.
Questo mi fa pensare che non sia strettamente necessario, ma che sia un po' come in quei film horror in cui a un certo punto si sente la botta sonora per "prenderci in contropiede". Un mezzuccio, in parole povere. Il sesso comunque lo è spesso nei romanzi, in ogni sua forma. Su questo ci sarà un articolo successivo. Ancora:
In effetti la scena dello stupro, senza dubbio banale e morbosa, dovrebbe nauseare. Vorrei che Zodd disgustasse il lettore più di una volta…
Continuo a non vederla come una scena necessaria, ma semplicemente messa lì per indurre il lettore a determinate conclusioni. Lo stupro in Alice in Steamland di Dimitri non è molto meglio.
Si ha la sensazione che venga inserito perché ormai, dato che siamo abituati a vicini di casa che sfondano crani senza bisogno del cinema ma solo ascoltando un telegiornale, ci sia bisogno di scioccare a tutti i costi. Non condivido, non con tematiche così delicate che a mio avviso, storico o fantasy che sia, non vanno trattate con leggerezza o, peggio, strumentalizzate con secondi fini.
Quindi di certo non è una cosa che va evitata per principio (se non per sensibilità dell'autore: non tutti sono in grado di descrivere determinate cose, e chi non ha capacità di farlo sarebbe meglio che lasciasse stare), ma su cui secondo me bisogna riflettere un bel po' di più che fermarsi a piazzare una scena del genere per caratterizzazione del personaggio.
Anche picchiare una donna incinta e ammazzarla caratterizza molto un personaggio (appunto), insistere sulla quantità di sangue che esce tra le cosce della donna dopo averla picchiata è un altro discorso. Non è il personaggio a disgustarmi a quel punto, ma il libro stesso, che in nome di una pretestuosa verosimiglianza al reale indulge inutilmente su particolari introdotti, imho, per mero esibizionismo dell'autore.
Per ricondurci sempre all'esempio di Zodd, questo è l'inizio del capitolo II:
La ragazza tremava come una foglia. Non era ancora successo nulla, ma già singhiozzava. Ematomi e fango rappreso sulla faccia, sangue e piscio le rigavano le cosce. Non esattamente un bel bocconcino, ma sempre meglio di un calcio nelle palle, avrebbe detto Lucio. La porta della cella si chiuse alle spalle di Zodd, portandosi via la luce del corridoio.
Penombra.
Da una finestra quadrata, larga un piede e mezzo e chiusa da sbarre di ferro da un pollice, filtravano lame di cielo rosso.
Aveva assaporato questo momento non appena le aveva tolto il cappuccio a Camledum, e poi durante la marcia di ritorno, guardandola mentre si trascinava vicino ai suoi soldati.
Era ora di farlo diventare realtà.
La ragazza si spinse indietro con i talloni. Riuscì a strisciare fino al muro, dove un grosso scarafaggio dimenava le zampe mentre affogava in una pozza d’acqua marcia. Si strinse le ginocchia contro il viso, arricciando le dita dei piedi come a volerle conficcare nel pavimento. Guardò Zodd di sottecchi, poi si ficcò di nuovo la faccia fra le gambe.
La cella era piccola, un buco di culo di pietra. A Zodd bastarono due passi per raggiungere la ragazza e affondarle la mano fra i capelli. 
Unti. Appiccicosi. Un vero schifo.
I guardiani se l’erano goduta. 
La puttana.
La tirò su con una mano. I capelli si tesero. Lei si aggrappò al polso di Zodd.
Leggera come una piuma.
La voltò contro il muro mentre con l’altra mano si calava le braghe. 
La giovane crollò in ginocchio,  la schiena percorsa da un singhiozzare convulso «Per… perché?»
«Ti è tornata la voce» Zodd rise e si passò le mani sulla tunica.
Le diede le spalle e imboccò la porta.
«Dalle una ripulita» disse alla guardia. «Il Generale vorrà interrogarla insieme alle altre.»
«Agli ordini, Capitano.»

Saltiamo a piè pari la, a mio modesto avviso, inutilità dei termini triviali da fan fiction, si capisce cosa è successo, giusto? La descrizione che manca non lo rende meno disgustoso, o sbaglio?
Qui abbiamo un uomo grande e grosso che abusa di una ragazzina di quattordici anni del tutto innocente e indifesa, che non gli ha fatto nulla, e viene anche specificato come il nostro "eroe" pregustasse di farlo da quando l'ha vista. Infine, la usa chiaramente come oggetto dato che la deride pure. Zodd è un pezzo di merda, emerge chiaramente.
Consiglio di scaricare il documento integrale per vedere cosa ho tagliato. Ecco dove sta l'eccesso compiaciuto del mostrato; per quanto mi riguarda credo che esista una via di mezzo tra il youg adult e la pornografia e credo anche che il mio genere di lettura ideale si ponga proprio su quella fascia.
Essere realistici è un conto, autocompiacersi della violenza letteraria è un altro. Personalmente: non fatelo.

Zodd: prenditela in po' con quelle della tua taglia.
Barb, artista: *Mr--Jack


5 commenti:

  1. Ormai sei in writing spree, bambolotta XD

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    1. Si vede che non ho una mazza da fare eh? u.u

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  2. Un appunto. Non ci sono mica solo donne che quando hanno il ciclo stanno piegate a letto dai dolori, vomitano ogni 5 secondi e non riescono ad alzarsi per 15 gg. O quelle che diventano delle bestie assassine per l'umore. Sono stufa di sentire i maschi che, quando gli fai notare che sbagliano (capita anche a lavoro "Hai sbagliato la cosa X, 'sto documento è da rifare", cosa sensatissima e OGGETTIVA), se ne escono con "Sei mestruata!": no, non sono mestruata, è che hai lavorato con i piedi!
    Quindi, ok, ci sono donne (esigua %) che hanno problemi durante il ciclo, sia fisici che di umore. Ma tutte le altre stanno benissimo ed essere considerate incapacitate dà fondamentalmente sui nervi.
    Tendo anche a notare che di solito le atlete (leggi: tutte le donne che hanno più massa muscolare che massa grassa, alias tutte quelle che fanno molto esercizio fisico o molto magre) hanno problemi col ciclo, che è raro se non addirittura assente. Per ovvi motivi (alias: se rimani incinta devi avere modo di sostenere il pupo, quindi serve grasso corporeo. Se ce n'è poco, il ciclo si blocca) Questo per dire che le varie donne-guerriere saranno muscolose e probabilmente con il ciclo raro o assente, come le atlete.

    Quanto alla parte sulle violenze (attenzione: per le scene cruenti già nelle prime pagine, non ho letto oltre Zodd né ho intenzione di farlo, quindi sto parlando in generale), ti vorrei abbracciare. Sono stanca, come nella saga della Spada della Verità, che tutto ciò che succeda in guerra sia "stuprano le donne". E basta (al massimo trovi qualche uomo morto o impalato, ma le uniche scene descritte nei dettagli sono gli stupri). Veramente, è tutto uno. Possibile che gli scrittori maschi siano così morbosi? Non mi è mai capitato di leggere autori donne che rendano le scene di sturpo in modo così ossessivo (né così frequenti). Inoltre non si sente mai la condanna dell'atto. Dico la verità, spesse volte mi è capitato di pensare "l'autore è malato" più che "l'autore dipinge una scena di estrema violenza per far capire quanto schifo fa e denunciare il fenomeno". Anzi: leggevo giusto ieri che scene analoghe in un videogioco sono state giudicate dai giocatori (ovviamente maschi) come "eccitanti". O.O

    "per quanto mi riguarda credo che esista una via di mezzo tra il youg adult e la pornografia e credo anche che il mio genere di lettura ideale si ponga proprio su quella fascia."
    ti amo! Dal profondo del cuore. Avevo già scritto un post circa la "sovrabbondanza di mostrato" in alcuni casi specifici, che è in coda di pubblicazione. Ma ti amo comunque!
    V

    PS: penso di essere cresciuta tenendo a modello Leila Organa (te ne accorgerai nei famosi "11 punti di fatti randomici miei"), quindi concordo su quella parte :-D

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  3. Visto che sono di cuore tenero, ogni volta che rileggo la scena incriminata di Zodd mi viene voglia di farlo schiattare al capitolo dopo. Di conseguenza, rimango soddisfatto perchè è il tipo di reazione che voglio provocare.
    Per il resto, la tua è un'opinione sensata, che ha una logica, quindi l'apprezzo in modo sincero. Non c'entra un cazzo, ma non sai quanto sono soddisfatto quando leggo qualcosa che vada oltre il "libro bello perchè ho provato emozioni"/"libro brutto perchè è truculento".

    Un saluto
    Zwei

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  4. Post molto interessante.
    Riguardo fantasy, donne e mestruazioni (XD) c'è una serie giapponese (Slayers) che è nata come romanzi e in seguito ne hanno fatto fumetti e cartoni che tratta un po' la cosa (ma giusto una volta, poi se ne dimenticano.).
    L'autore si è ispirato molto al fantasy occidentale e a vecchie tradizioni, ecc.. E così le maghe di questo mondo, quando hanno il ciclo perdono quasi completamente i poteri, ritrovandosi parecchio indifese. L'ho trovata un'idea interessante e anche sensata: in fondo le donne in quel periodo del mese spesso non sono in condizioni fisiche ottimali.

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