La Viaggiatrice di O

Avrei voluto lasciar passare del tempo, avendovi già deliziati con Hunger Games per oggi, ma sono abbastanza certa che mi sarei dimenticata tutto in brevissimo tempo, forse non sarei arrivata a domani.
Quindi:



Trivia: Paolo Barbieri avrà esultato quando gli hanno affidato la copertina de Il drago di ghiaccio? In caso, avrebbe avuto poco di cui esultare.

Recensione breve: La viaggiatrice di O è un Harry Potter ambientato a Torino, uno Young Adult con target dai sei anni in giù.
Scritto male? No.
Merita il nostro imperituro disprezzo? No.
Storia ridicola? Sì.
Siparietti imbarazzanti? Sì.
Personaggi irritanti? Sì.
Vale il vostro tempo? No.

Vediamo cosa ne dice la critica nostrana, prima:
Mi sembra una proposta abbastanza interessante, con una trama tutt’altro che ordinaria che mi incuriosisce, nonostante il mio essere poco avvezza al genere fantasy. Non ci resta che attendere il 10 Maggio (data d’uscita) per scoprire se si tratterà di un futuro best seller.
Dust Pages in Wonderland 
Spoiler: no.
La viaggiatrice di O dimostra come il panorama del fantasy italiano sia sempre più vivace e florido con le case editrici specializzate nel genere che stanno puntano sempre più su scrittori italiani.
Libreria Fantasy 
Io inizierei a prendere le pulsazioni al fantasy italiano: non mi sembra stia poi tanto bene.

Cari lettori, care lettrici, il suo nome è quello di una ninfa del mare, ma non fatevi ingannare: Galatea, la protagonista de La viaggiatrice di O, romanzo d’esordio di Elena Cabiati, è tosta. Ma soprattutto è una strega potentissima, su cui incombe un destino da conoscere e da comprendere. Questo perché la magia, prima di essere uno strumento di potere, è uno strumento di accesso alla conoscenza di se stessi e del mondo. E a sua volta, la conoscenza, diventa possibilità di esercitare la magia.
Diario di Pensieri Persi 
Se da bravi lettori smaliziati sentite fetore di Mary Sue, you know you're right.
Insomma, avete capito, la solita bloggheria appiccicaticcia.
Indovinate gli unici che vanno contro corrente chi sono?
I kattyvi invidiosi.


Immergiamoci nella magia... no, non ce la facciamo. Frughiamo nella fanghiglia, un po' meglio.

  • Incipit

Non è proprio il massimo.

Quella mattina il sole che sorgeva dietro le colline di Torino era fatto di una sostanza organica, rossa e crudele, che tingeva il cielo di scuro invece di illuminarlo.
Il caldo era insopportabile. La città sembrava non doversi risvegliare mai, sprofondata nell’afa, assopita in un malsano torpore innaturale.
Si lascia leggere, in ogni caso, nulla di sconvolgente. L'iperaggettivazione, per fortuna di tutti, finisce qui. Ma inizia il problema del Punto di Vista, che cambia a seconda dell'esigenza per tutto il prologo:
Il viso della donna era sudato, il corpo era rigido eppure scosso da brividi e tremiti come se dentro di lei ci fosse un uragano che stava distruggendo i suoi organi, la sua carne. La donna aprì gli occhi per un attimo, per fargli capire che era cosciente: Sabel sapeva cosa le stava accadendo, sapeva che stava morendo e che la sua bambina sarebbe morta chiusa dentro di lei, uccisa da quello stesso corpo che doveva darle la vita. Era terribile. Eppure quella consapevolezza era forse la loro unica speranza.

«Sabel, ascoltami, so che stai usando tutte le tue forze per mantenerti in vita, ma tu sola puoi capire qual è la causa di tutto questo, devi sprofondare in te stessa, analizzare il tuo corpo. Da dove viene la malattia? Aiutami, ti prego.»

La donna strinse la mano dell’uomo, il suo volto si contrasse ancora di più e il suo corpo fu percorso da un forte tremore. Per un attimo il monaco temette che quell'ultimo sforzo l’avrebbe uccisa, poi si accorse che lentamente lei stava riuscendo a prendere il controllo su se stessa. Accadde qualcosa di  incredibile, come quando si attraversa un uragano e si entra per pochi istanti nell’occhio del ciclone, dove tutto è immobile e quieto.
Annoso problema del PoV, l'occhio dovrebbe essere quello del ciclone (i risultati di google mi portano tutti al libro di Patrick White), il prologo intero presenta il primo dei problemi del libro: va bene che è un Young Adult, ma perché tutti i personaggi devono comportarsi come se fossero appena usciti da un cartone animato?
Riassumendo: la donna sta morendo. Per tutto il prologo non si capisce in che epoca si possa essere, si parla di incantesimi, vecchi monaci, donne che muoiono di parto, pertanto ci si aspetta di essere come minimo prima dell'era moderna. Qual era il motivo per cui la donna non poteva almeno provare a partorire in ospedale? Non esistono i maghi-medici per i poveri maghi torinesi?
A ogni modo, per qualche motivo madre e figlia stanno morendo, pertanto la madre si sacrifica per la figlia, perché lei sa e non c'è altro da fare. Tempo che la madre sia spirata, il padre fa irruzione e la riporta in vita con un incantesimo proibito.
Poi, tutti insieme, scappano. E siamo solo all'inizio (sono cinquantaquattro capitoli. Temo che dovrò spezzarla in più parti, o forse a un certo punto mi romperò gli ingranaggi e taglierò corto).


Capitoli I - V
Gala sentì una mano pesante batterle sulla schiena, trasalì temendo di essere stata colta in flagrante e si voltò con lentezza; era solo un buttafuori, basso ma molto                muscoloso e pelato, con una testa incredibilmente rotonda. Si limitò a dirle che era troppo piccola per entrare e che lo era anche per andarsene in giro da sola di notte. Lei annuì, sorrise e mentì, dicendo che era uscita con i suoi genitori che la stavano aspettando poco lontano. Il buttafuori sporse leggermente il labbro inferiore, con un’espressione incredula e buffa che le ricordò quella del bambolotto con cui giocava da bambina. 
Gala tirò su la bici che aveva abbandonato malamente per terra, lanciò un ultimo sguardo al locale e pedalò via.
Al di là dei tre, uno più inutile dell'altro, avverbi modali (avete mai visto una testa normalmente rotonda o un labbro inferiore sporto pesantemente?), avete visto bene. Solo due parole: discorso indiretto.
Questa è una nuova frontiera del raccontato, che fa riferimento direttamente alle mie antologie delle elementari (la scrittrice insegna lettere alle scuole medie secondo Fantasy Magazine, nevermind) tutto il resto del breve capitolo introduttivo non comprende altre occasioni di dialogo.
I dialoghi arrivano dopo e la situazione, ahimè, no: non migliora. Come vi ho già detto, i personaggi sono macchiette che si muovono come farebbero i protagonisti di un episodio delle Winx: sia la quattordicenne che gli adulti urlano, sbattono pugni sul tavolo, tutto in quella che in un contesto normale sarebbe una semplice conversazione.
E Galatea è una delle più detestabili e insolenti ragazzine mai esistite sulla faccia del globo terracqueo. Come se non bastasse, tra i suoi doni annovera il più pericoloso di tutti per uno scrittore fantasy: la preveggenza.
«Hai solo quattordici anni, sei poco più di una bambina.»
La ragazza si spostò di lato per impedire alla mano molliccia della donna di toccarle di nuovo la coda di cavallo. «Perché allora mi avete chiesto di lavorare da quando ne avevo dieci? A quel tempo vi serviva il mio potere… Cos’è? Adesso vi dà fastidio?»
Corinna stava per riprendere la parola, ma Maestro Saul la precedette: aveva ancora abbastanza saggezza per sapere che, se volevano convincere la ragazza ad accettare quell’ordine, era meglio che non fosse Corinna a impartirlo. «Gala, abbiamo ricevuto molte lamentele. Le altre streghe dicono che usi metodi folli, hai già rischiato di farti scoprire più volte e non riesci mai a evitare di strafare.»
«Strafare? Solo perché aggiungo un po’ di fantasia al mio lavoro? I miei sono colpi di genio. È sempre andato tutto bene, no? Ho risolto più casi io di tutti gli altri viaggianti messi insieme.»
Mi sto già grattando le mani, e me le spellerei a forza di sberle su questa creatura infame, sibilla e predestinata. Gira che ti rigira, le dicono che deve scegliersi un tutor. Indovinate chi sceglie? Casualmente, proprio il mago che tentava di salvare sua madre nel prologo.
Salto il motivo abbastanza assurdo per cui lo sceglie e la relativa trasgressione di qualsiasi basilare nozione di Butterfly Effect, che a quanto pare per i viaggiatori non esiste. In effetti, Galatea è un'Alexia Galaxia in erba.

Facciamo una conoscenza più approfondita del mago Kundo, che è, senza esagerare, Mago Merlino della Disney. Giuro. C'è anche l'Higitus Figitus a un certo punto, e questo ve lo devo mostrare:
«Dove stai andando?» chiese la ragazza.
«A casa tua, no?»

«E tutte le tue borse?»

«Sei o non sei una strega tanto potente da far venire il mal di pancia a Saul? Pensaci tu! Non perdiamo altro tempo.» Mentre si voltava, le rughe di Kundo stavano circondando un sorriso sornione. Trotterellava agile e veloce, canticchiando.
Gala sollevò un sopracciglio guardandolo allontanarsi. Controllò di non essere vista e mise una mano nella tasca della sua minigonna gialla, la allargò con le dita e disse solo una parola: «Dentro!»
Tutte le valigie obbedirono all’ordine, si rimpicciolirono e piroettarono nella sua tasca. Un istante dopo Gala era un passo dietro Kundo e camminavano insieme verso casa.
E poi c'è anche il Pulitudo omnia fetentia (... sigh), come se finora non fosse tutto già sufficientemente imbarazzante. Già, perché a Mago Merl Kundo non sta bene rimanere in una casa disordinata e fetida, e le ordina di metterla a posto. Lei ci mette così poco che ci si chiede perché non lo faccia sempre (a quanto pare questa magia non ha controindicazioni), senza contare che esistono due entità che infestano la casa della ragazza, che si occupano di preparare arrosti di patate ma se ne fregano di tenere in ordine, per motivi non ben precisati dato che non hanno una mazza da fare giorno e notte.

Capitoli VI - X

Dopo un'interessantissima descrizione del guardaroba caotico e dell'aspetto della protagonista, che quantomeno non ha solo gli occhi grandi di troisiana memoria, ma anche le orecchie a sventola, c'è un flashback appoggiato lì senza nessuna delicatezza, che ci fa vedere come anche da piccola, Sabrin Galatea si riempisse i biberon da sola e se lo facesse anche arrivare.
Anche i genitori riconoscono che è una maga potentissima, non solo per essere una bambina, ma in generale.
Si cambia PoV: si ha quello di un tassista-comparsa che passava di lì e non si vedrà mai più e finalmente il main villain che si rivela. Siparietto triste con il tassista che pensa sia un serial killer perché ha una valigetta e un falcetto d'oro addosso, villain che invece dentro la valigetta ha un uovo che frantuma e da cui esce una creatura demoniaca dai vaghi tratti dei succube serpentina. Lingua biforcuta e so on.
Il negromante vuole fare anche di Galatea una negromante così ordina a Nag alla Regina dei Serpenti (che a quanto pare sta pure nel Necronomicon; non è una mia invenzione, c'è scritto lì) di corromperla e portarla al lato oscuro della Forza.
Segue siparietto in cui si scopre che, guarda caso, quel vecchio sciroccato era pure lui un enfant prodige ai suoi tempi, e che tutti i maghi istintivi sono pure ottimi schermidori, di base.

«Vuoi darmi lezioni di scherma?»
«Come te la cavi?»
La strega gettò in aria il mandarino, la spada sibilò di fronte a lei disegnando una specie di stella e otto spicchi perfettamente tagliati e sbucciati caddero ai suoi piedi. «Ti basta, nonno?»
«Immaginavo che fossi brava. La maggior parte dei maghi istintivi lo è. Io stesso sapevo maneggiare spade e coltelli fin da bambino. Vediamo se sei un buon avversario.» Kundo si mise in posizione di attacco. «Dove hai imparato?»
«Non ho imparato, lo so fare e basta», rispose la ragazza, masticando uno spicchio di mandarino e mettendosi a sua volta in posizione.
«Come la magia, vero?»
I due maghi iniziarono a duellare lentamente, a piccoli tocchi, per saggiare la rispettiva abilità.
«Sì, esatto.»
«Fino a quando pensi che durerà?»
Kundo diede una stoccata più forte, ma Gala la parò senza problemi.
Anacleto is not amused.
L'unico termine comprensibile è stoccata. Per il resto, un giorno capirò come abbia fatto a disegnare una stella nel mandarino con un solo colpo; probabilmente anche Ghemon era un mago istintivo.
Vi risparmio il resto di piroette e colpi del tutto generici, ma segnalo che stranamente allo scadere dei diciott'anni Galatea si libererà dall'imposizione del Direttivo dei Maghi. Piccola parentesi: Kundo (con un nome così era piuttosto ovvio) ha imparato quel colpo da un samurai. Che gli ha insegnato a duellare con una spada normale, suppongo, non è specificato che genere di spada sia. E ricorderei che è partito con un affondo, quindi dubito che gli stesse insegnando con una tipica arma orientale di un dai-sho.
Non voglio infierire oltre, ma qui siamo al livello del bitch, please.
Il nome di Kundo compariva nei libri sulla storia di O quale eroe di numerose imprese compiute fino a dieci anni prima. Poi più nulla, solo una breve nota che lo annoverava nella lista dei sospetti traditori – collaborazionisti dei negromanti – e ne decretava l’interdizione da ogni missione. Nessuna spiegazione.
Quindi, Malocchio Moo Kundo sta discutendo animatamente con il Maestro Saul, Direttore. Questo consente a Galatea si scavare nella sua mente tramite le doti telepatiche, e non si tratta solo di scavare. No. Un vero e proprio legilimens, che le consente di attingere ai ricordi. Segue, scena di tribunale magico su per giù identica a quelle Rowling-style.
Degno di nota: c'è una donna di colore di nome Mama Soup!

E poi... e poi questo.

Il direttore fece finta di niente e lo osservò sprezzante. «Voglio che sia chiaro: questa è l’ultima possibilità che avete, sia tu sia lei.»
Estrasse da un cassetto un plico di fogli e un grande libro dalla copertina rossa che nascondeva al suo interno un computer portatile ultraleggero. «Tenete, non ho intenzione di sprecare altre parole con voi due. Qui dentro ci sono tutte le informazioni di cui avete bisogno per compiere la vostra missione, consegnalo a Gala, quando avrà ripreso le forze, saprà come usarlo. Ora sparite. Se fallirete, a te, Kundo, toglierò ogni potere e diverrai un misero vecchietto inutile, e poi vincolerò Gala con una maledizione tanto forte che dovrà obbedirmi per sempre. Voglio essere sincero: spero che falliate.» Saul sorrise arcigno e schioccò le dita.
Esatto.
Vengono nominate sfere armillari a caso (Licia non l'avrebbe compiuto questo sacrilegio, è chiaro) quando Kundo dice che un tempo viaggiavano così (probabilmente ci nasconde anche un passato da Rocket Man), ovviamente, come ogni persona sana di mente farebbe, non leggono le loro istruzioni, lo faranno dopo, "se hanno voglia".
Dementi.
Persino Calliopes, l'intelligenza artificiale del notebook ultraleggero che Kundo lancia qua e là come un frisbee, osa lamentarsi e a quanto pare conosce due o tre pirati informatici che le devono dei favori... io francamente non voglio saperne niente di niente.
Per chi avesse dubbi: Galatea ha anche apportato delle modifiche al software di Calliopes. Strano che non abbia qualche handicap, sarebbe stata l'informatica perfetta (Patrignani docet).
E a questo punto... I DUE NAVIGANO NELLA RETE COME IMPULSI ELETTRICI. L'ho detto, ora mi sento meglio. Scivolati in zona Matrix quasi senza accorgersene, c'è pure un refuso di stampa, perché evidentemente né Elena né editor sanno come si scriva Tomb Raider corretto. Amen.
Ovviamente il tecnico che li sta aiutando è un giapponese, e mi sono molto sorpresa che non avesse una macchinetta fotografica in mano per ritrarli appena arrivati. Comunque, don't worry: l'inchino lo fa.
E ovviamente, come da intervista a fine recensione, è un piccolo pervertito della peggior specie (ma non ci sono dojinshi di mezzo, si limita a vestirla come Lara Croft. Apriamo la parentesi geek: perché diavolo a un giapponese dovrebbe piacere tanto Tomb Raider?
Vorrei segnalare alla signora Cabiati che sarebbe bastato chiedere a un suo qualsiasi alunno per sapere che Tomb Raider è della Eidos Interactive, un'azienda britannica. Questo non toglie che lo stereotipo giapponese in questione possa apprezzarlo, ma sicuramente ha una miriade di scelte più moderne e attinenti. Fosse stato un coreano probabilmente l'avrebbe trasformata in un personaggio di Soul Calibur, immagino.
Chiusura parentesi.

A questo punto Kundo, resosi conto di essere il tutor di una povera imbecille, la trasforma in sardina per punizione esemplare. E lui la lascia lì a languire con la sensazione di soffocamento fino a che non sente più nulla, un trattamento che va contro i diritti umani. Anche lui proprio una cima non è.



Capitoli XI - XVI



Per qualche arcano motivo, Galatea da un corsetto e una gonna capisce di essere nel Settecento. Boh. Ad accoglierla Edgar, un fantasma che incarna alla perfezione lo stereotipo scozzese, e scopriamo che avere rapporti con lui rischia di farla radiare per negromanzia; le cose vanno sempre meglio. Inoltre a quanto pare l'Inquisizione si è trascinata fino al Settecento, viene da chiedersi come mai esistano ancora maghi vivi.

La parte ambientata a Venezia è una puntatina veloce a Extremelot.
«Che palle!»
«Come, scusa?»
«Ho detto "che palle"!»
Se c’era una cosa che Kundo non sopportava era il turpiloquio. E non certo perché fosse un moralista. Per lui le parole erano magiche: a ognuna di esse era legato un potere più o meno forte, e chi era in grado di utilizzarle nel modo giusto possedeva la capacità di piegare il mondo al proprio volere. Per quello detestava il turpiloquio inutile.
Lezione noiosa da Wikipedia sulla Scuola di San Rocco veneziana, con fetido et terribile infodump, a un certo punto Corinna fa una cosa ma il punto di vista è di Gala che non è neanche presente. Il caos.
Corinna è una Mangiamorte o un allievo Sith, a seconda delle preferenze, ed è chiaramente alle dipendenze del main villain, come si era capito dal capitolo due per chiunque abbia un minimo di deduzione. C'è un momento Nihal in cui Gala non vuole ma sta per piangere, seguito dal momento idiozia in cui urla in pieno mercato che farà chiamare dei maghi mentre due pagine prima le è stato detto di stare attenti che c'è l'inquisizione. E lei è in spalla a un fantasma.
Sto morendo dentro, davvero.

Anche Lien, la succube-serpente può leggere nella mente altrui, lo possono fare praticamente tutti; per qualche motivo - mi sono persa - devono raggiungere la bottega di tal Melchiorre, e la parola d'ordine è «Alla parola luce, la luce risponde con la sua parola.»
Melchiorre li accoglie male, come tra parentesi si meritano, ovviamente è l'ennesimo vecchio Scrooge della faccenda, perché per Elena Cabiati gli uomini anziani sono tutti assolutamente come nei libri di Dickens; arriva un certo punto in cui l'iniziato Melchiorre dice: «Solo ora ti riconosco, giovane Galatea, e so che un giorno anche tu saprai cosa significa essere una Regina, anche tu inseguirai miraggi e stelle. Ti auguro che le stelle ti siano amiche, bambina, perché il tuo compito non sarà facile»... e io sto cambiando idea.
Forse lo spernacchiamento è d'obbligo. Siamo al sedicesimo capitolo di una cinquantina, non so se sono stata spiegata.

Un vecchio a caso del libro.
Basta così.
Non andrò di una pagina oltre.
Ribalto le premesse: La viaggiatrice di O è un'esperienza terribile.
Sinceramente, i ragazzi non si meritano di essere insultati in questo modo, perché il modo in cui viene presentata ogni situazione è un insulto all'intelligenza.
E ho lasciato fuori il duello alchemico/magico tra Gala e il figlio di Melchiorre.
Non ho capito esattamente se la Nord voleva fare concorrenza alla Salani (del suo stesso gruppo editoriale) con una parodia di Harry Potter, ma non fa ridere. Non fa ridere per niente.
La signora Elena Cabiati contribuisce a far credere che il fantasy sia materia da bambini, schiaffata come dice qualcuno "tra Geronimo Stilton e le Winx".

FUFFA E MENZOGNA.

LA NUOVA STELLA DEL FENTASI ITALIANO.

Punti salienti dell'intervista:
  • voleva un personaggio CARISMATICO;
  • ... forse in tutto questo ci sono anche i cartoni animati (forse);
  • i buoni (illuminati?) devono salvare salvare le opere d'arte dai cattivi (i Negromanti sono tutti Cleric del Tetragrammaton);
  • ho aspettato per tutto il tempo che uscissero Pinketts o Bossari da dietro il mobile ma sono stata delusa;
  • notare che si sta da sola eleggendo come erede di Dan Brown e (probabilmente) non lo sa;
  • mi è piaciuto il discorso sulla filosofia che trovo assolutamente fuori da ogni logica;
  • secondo l'autrice BENE E MALE NON SONO SUDDIVISI NETTAMENTE (menzogna);
  • ci sono una presunzione e una pretenziosità di fondo che mi fanno rimpiangere l'ingenuità fanciullesca del Ghirardi;
  • l'autoironia su Star Wars è una cosa terribile, considerato come nel suo libro tutti i personaggi ricalchino stereotipi e archetipi senza misura;
  • l'editor ha imposto: storia allungata, personaggi approfonditi, morte aggiunta... ma cosa c'era all'inizio? Gala nel Regno della Fantasia?
  • secondo l'autrice può essere letto da tutti quelli che amano il genere, ma aggiungo io solo coloro che hanno una conoscenza limitata del genere o sono sotto i sei anni di età;
  • notare che nessuna delle due, né intervistatrice né intervistata, dimostra di sapere qualcosa del genere fantasy. Arrivare a fraintendere l'intervento di Barbieri la dice lunghissima sulla faccenda (e ora mi spiego molte cose);
  • l'intervista è particolarmente vergognosa sul punto del fantasy, perché fa disinformazione davanti a degli Young Adult, che giustamente ignorano il nome di Nihal per poi rumoreggiare appena si nomina Martin;
  • l'immagine dei giapponesi tutti pervertiti per le ragazzine, "il classico giapponese un po' hotaku", è un discorso decisamente imbarazzante;
  • c'è una parola che esce dalle labbra di questa donna che non sia offensiva per qualcosa o qualcuno?
  • saprei io dove mandarla Gala, per direttissima, senza esitazioni;
  • "c'è un preconcetto verso il fantasy italiano". Chissà come mai. Forse per quello che dite nelle interviste? Provate ad ascoltare se gli autori di oltre oceano affermano cose simili, poi ne riparliamo;
  • il discorso su romance e pseudonimi l'ho voluto capire poco, e sono una a cui il genere non piace. Lascia trasparire che non sia un genere con una sua dignità, che sia necessariamente erotismo o peggio porno (50 sfumature etc) allo stato brado, con il tipico atteggiamento che gli intellettualoidi hanno per la narrativa fantastica. Bene così;
  • "molto spesso i fantasy sono epici". Cosa che penso si possa affermare solo leggendo letteratura straniera, perché il sottogenere High Fantasy in Italia è in via di estinzione a favore del dilagare dello Urban Fantasy;
  • i commenti mentono, signora Cabiati: si abitui e non si adagi. Si abitui al clima di benevolenza gratuita che accolse anche chi è caduto poi in disgrazia. Non è la prima e temo che non sarà l'ultima.
Disgustorama. Risate preregistrate. Oblio.

3 commenti:

  1. "Se da bravi lettori smaliziati sentite fetore di Mary Sue"
    appena ho letto il nome della protagonista. Che sia deformazione professonale? :^) Non sopporto più 'sti libri con 'ste cavolo si self-inserction.
    Spiegami una cosa: perchè leggi 'ste cose? Io, veramente, non so più che leggere, mi è proprio sparita la voglia. Porto avanti la saga della Spada della Verità perché... beh, è divertente :-D In un senso molto strano, è così assurdo che leggo per sapere dove andremo a parare. Ma di nuovo, leggo senza entusiasmo.
    Se solo traducessereo Tad Williams... è troppo complicato, non riesco ancora a leggerlo in inglese :-(
    V


    RispondiElimina
  2. Mah, in realtà ho letto questo V solo per sapere che genere di capolavoro dovesse essere per convincere Edizioni Nord a pescarlo tra i finalisti del torneo Io Scrittore.

    Beh, i risultati...
    Sulla Spada della Verità ho sentito cose che vanno da "male" a "peggio di una cancrena". Ho recuperato Dune e John Carter, e devo dire che non sono insoddisfatta, con tutte le considerazioni del caso che farò a ultimata lettura.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti dirò, non è un capolavoro, ma 1) è scorrevole (che è già tanto rispetto a molti altri "capolavori del fantasy"), 2) ci sono delle invenzioni di trama carine e 3) le profezie. I libri sono tutto un agitarsi e contorcersi di profezie e alla fine di ognuno resto basita di come abbia fatto l'autore a incastrarle.
      Poi, per carità, secondo me quell'uomo ha una certa fissazione BDSM un po' invadente, ma son dettagli ^_^'
      Detto questo, i due protagonisti sono insopportabili, ma nulla paragonato a certe Mary Sue.
      V

      Elimina