Heeding the Call

Heeding the call, one and for all
Never surrender with glory we fall
Brothers unite, let's stand up and fight
Fullfilling our fate, we are heeding the call


Il giorno in cui realizzi che non c'è nessun Mefistofele nel tuo futuro
L'evoluzione dei blog che si occupano, più o meno bene, della letteratura fantasy, nostrana o meno, è stata davvero impressionante. Inutile fingere di no: il "la" di tutto è nell'estate del 2007, quando Gamberi Fantasy inizia la propria attività di recensioni.
Una scossa sismica di grandi proporzioni, destinata a minare l'immagine romantica dello scrittore italiano che scrive quel genere che nel suo paese denigrano tutti, la letteratura fantastica.

Si inizia con una recensione tutto sommato corta e incoraggiante, dati gli standard dei Gamberi, di Geshwa Olers e il Viaggio nel Masso Verde – Storia di Geshwa Olers Volume I di Fabrizio Valenza, che ignora la recensione stessa per fare poi una figura da chiodi colossale nei commenti di un'altra recensione, ovvero L'ultima profezia di Chiara Guidarini: non conoscendo la bibliografia di G.R.R. Martin imputa a Capitan Gambero di non sapere di cosa parla, cercando di recuperare in extremis con i risultati che furono.
11 Fabrizio, 27 luglio 2007 alle 09:33
Non chiamate mai il fantasy “fantascienza”?
E questo:
>> I racconti di George Martin uniscono alla piacevole lettura una discreta quantità di ottimo materiale da recensire con abbondante dose di elogi: un vero Maestro della fantascienza.
cos’è? George Martin è un maestro della FANTASCIENZA???

12 Capitan Gambero, 27 luglio 2007 alle 09:56
>> Non chiamate mai il fantasy “fantascienza”?
>> cos’è? George Martin è un maestro della FANTASCIENZA???
GRR Martin negli anni ’70 scriveva fantascienza, si dedicò al Fantasy solo successivamente. E dato che si stava accennando all’unica raccolta di suoi racconti uscita “recentemente” (Le torri di cenere, una piccola parte del più vasta “Rretrospective”), che contiene solo racconti di fantascienza scritti negli anni ’70 quando Martin scriveva MOLTO meglio di ora (era molto più sintetico in passato: ora mi piacciono le sue storie e la sua tecnica, ma non sono un fan della sua prolissit? ), allora non vedo proprio dove sarebbe il problema.
O forse non vi era noto che Martin avesse scritto fantascienza di ottimo livello prima di buttarsi sul fantasy inseguendo l’onda del successo di questo genere?

15 Fabrizio, 27 luglio 2007 alle 11:29
Forse allora dovevate essere più chiari… perché il termine fantascienza inserito in quel modo in un contesto fantasy non sembra molto azzeccato. Bisogna anche cercare il massimo della chiarezza quando si scrive una recensione. Martin è indubbiamente più conosciuto per il fantasy…
Lo zen e il mirror-climbing
Il blog di Gamberi Fantasy inizialmente è più vario e poliedrico. Presenta recensioni di videogame, manga, film e libri di narrativa fantastica da parte di tre recensori, Gamberetta, Capitan Gambero e Bubba. Ben presto, però, due scompaiono, e rimane solamente Gamberetta a combattere la Buona Battaglia.
Perché questo nostalgico revival dei tempi che furono? L'ho presa larga, ma ci sto arrivando. Imbocco una scorciatoia:
Gentile signora Antonia. Avevo già letto un anticipo di Slupp (gratuito eheheh) ed ho poi acquistato l’ebook (0,99 è un prezzo più che allettante).
Che dire… a me è piaciuto. Cosa mi ha spinto a leggerlo? Prima cosa il fatto che non si trovava in torrent gratuito (segno che il “grande mercato” non l’ha ancora contaminata) e seconda cosa: una non favorevole recensione su un sito di “critica letteraria” a mio avviso un po’ triste (gamberetta.fantasy).
Che dire, essere malgiudicati da un sito che somiglia più ad una triste sezione del minculpop dove si decide ciò che è bello leggere e ciò che va evitato, non è una cattiva pubblicità…….. Vabbè, ripeto che a me è piaciuto, per l’ironia e l’umorismo che oramai trovo solo nei bei libri di Terry Pratchett.
Comprendo le difficoltà di uno scrittore a farsi pubblicare, d'altronde l’industria è quella che è quindi tira più una Littizzetto che gira per la TV quindi venderà, piuttosto che una persona su cui si dovrebbe investire anche in pubblicità... per quanto mi riguarda io ho risolto a modo mio: mi faccio stampare le mie cento copie da lulu.com e le regalo ai quattro amici al bar, in fondo ho una certa età, un lavoro che mi sostenta, e NON ho la bravura necessaria a tentare il salto.
Se fossi bravo come lei probabilmente spedirei manoscritti a quintali, ma facendo parte della schiera indistinta dei dilettanti (che si divertono – appunto – a scrivere indipendentemente dall'esito) mi accontento così.
Lei ha le qualità, quindi continui a donare emozioni, sono certo che alla fine qualcuno deciderà di leggere qualcosa di buono e giungerà anche per lei il momento di lasciare la gestione del suo sito a qualche collaboratore, per mancanza di tempo. Un affettuoso saluto ed un augurio di un felice anno nuovo. 
Michele Mastrocola
Leggere queste parole mi ha infuso coraggio e non posso che ringraziare Michele per questo regalo inaspettato.

Ripubblicare un libro inevitabilmente costringe a fare i conti col passato, a confrontarsi con il proprio vissuto. Credo che la magica terra di Slupp, più di molti altri scritti, sia un libro che mi costringe a ricordare e a ripercorrere la mia storia, un po’ come la cabina blu del Dottore.
La prima tappa del viaggio in cui mi accompagna il commento di Michele è la recensione negativa che trovate citata. Ora ci ripenso con un sorriso, ma è stata veramente un dramma, quando l’ho vista per la prima volta.
Credo che l’autrice della critica sia stata la prima a scaricare il mio librino tremebondo, perché il commento era uscito in tempo reale, insieme al libro.
Non avete idea di quanto male faccia a un autore esordiente una critica così negativa, specie sapendo in partenza di non avere quella visibilità che permette di avere una visione più globale. Ha avuto più lettori quella recensione del romanzo e ancora oggi è in pole position nei motori di ricerca.
Senza dubbio è stata una gran lezione di vita: mi ha insegnato a non prendermi troppo sul serio.
Nel 2007 stavo cercando editore per il romanzone, Alchi, ero arrivata a scrivere Slupp per uscire dal circolo vizioso delle proposte agli editori, delle mail, del controllo ossessivo della posta in attesa che qualcuno accettasse il manoscritto.
Non ce la facevo più, dovevo staccare e il modo migliore è stato ironizzare sulla situazione, scrivere un fantasy molto meno serio e impegnativo.
Vederlo su carta, grazie a Lulu, mi ha distolta per un po’ dall'incubo del “gentile editore, sono un’autrice esordiente e le scrivo per proporle…”
Ho scelto di non farlo più. Mi sono fermata nella piccola casa editrice con cui collaboro e sono contenta così.
Blog di Antonia Romagnoli
Le sottolineature sono opera mia.
E credo che sia un intervento molto importante, quello della signora Romagnoli: da un lato, reputo ammirevole la presa di coscienza che siano aspetti della pubblicazione che vanno affrontati con calma, autoironia, umiltà e voglia di migliorarsi.
Dall'altra, però, quel cenno amaro di rassegnazione mi spinge a pensare che la famigerata recensione negativa abbia fallito, o forse no, lo scopo. Credo che Chiara/Gamberetta non si alzi la mattina con la voglia di dare fuoco in un bidone a ogni scrittore (o presunto tale) italico di genere, ma che a suo modo sproni questi autori a uscire dall'ambito dilettantistico, a volersi confrontare ad armi pari con i loro colleghi stranieri.
La signora Romagnoli sceglie però di non farlo più. Non giudico questa sua scelta non conoscendone i reali motivi (se non creda nelle proprie capacità o preferisca, ad esempio, occuparsi della casa editrice suddetta, oppure realmente la non intenzione di lasciare alcun segno di passaggio nel mondo della letteratura, qualsiasi segno sia) ma ammetto che questa sua rinuncia tocca il mio cuore meccanico, per quanto sia una dichiarazione di onestà intellettuale fuori dal comune, oggidì.


Eh. Capita.


Ho letto il giudizio di Gamberetta. A confronto dei commenti di una Gamberetta che seppellisce lo SteamDimitri o bacchetta Licia, si potrebbe quasi prendere per un complimento questo giudizio:

In positivo c’è lo stile di scrittura: molto scorrevole, piacevole da seguire, non s’incaglia quasi mai in descrizioni inutili, anche se talvolta è troppo sbrigativo. I dialoghi sono buoni e suonano abbastanza naturali (nell’ottica di Slupp), benché abbia trovato fastidiosi i tizi che parlano in finto spagnolo e francese. 
Come si sarà capito, La Magica Terra di Slupp non mi è piaciuto. Un po’ credo che il romanzo sia brutto in sé, un po’ non è il tipo di narrativa che preferisco. Non lo consiglierei, a meno che invece non si abbia una passione per questo genere di opere (tipo si considerano FLCL o Excel Saga i migliori anime di tutti i tempi).

E quindi?
Già. E quindi c'è da ammazzare un capretto dentro il tempio per ottenere un elogio sulla scrittura da parte di Gamberetta, e già questo per me sarebbe un motivo per non mollare, soprattutto tenendo in conto le già numerose pubblicazioni dell'autrice e la forzata maturazione che avrà attraversato (faremo finta, signora Romagnoli, di non aver visto nel suo curriculum questo e questo).

Questo 2013 si apre per me all'insegna della riflessione.
Temo sia molto facile infierire su G.L. D'Andrea dopo il bacio di Giuda Dazieri, in quello che sembra un semplice ritorno di ruota karmica. Facile dimenticare autrici francamente irrilevanti come Elena P.Melodia, la cui notorietà è durata meno di una stagione, scelte di pubblicazione dettate alle major da scommesse perse o sorteggi infausti (non vedo altre spiegazioni logiche).
La disillusione, che si ricollega tra l'altro al post precedente, invece è più ostica da metabolizzare, da comprendere. Forse perché si spera di non arrivare mai a propria volta a quel punto: in fondo, arrivare a terminare un romanzo è già un'impresa eroica di per sé.
Lo dico con estrema cognizione di causa.

Quindi cosa si fa?
Ci si deprime? Beh, no.
Citare Churchill qua dentro servirebbe solo a ribaltarlo nella tomba. E siccome la bambola ha rispetto dei morti, noi oggi seguiamo papà Idris.

"Today, at the edge of our hope,
at the end of our time,
we have chosen to believe in each other.

Today, we face the monsters at our door
Today we are cancelling the apocalypse!"

Non fate prigionieri. Gli editori non hanno anime da barattare.

7 commenti:

  1. Il problema di Gamberetta penso siano stati i toni. Con la Romagnoli c'è andata molto dolce, eh, così come con l'Alice di Dimitri. In questi casi non capisco dove stia il problema.
    Mentre le recensioni più aggressive mi irritano. Per carità, il blog è di Gamberetta (che lo paga pure), quindi è liberissima di esprimersi come credere. Semplicemente non condivido la sua posizione. Io parto da basi diverse. Se aggredisci Tizio, questi probabilmente si chiude a riccio o si mette sulla difensiva. Di certo non lo sproni a migliorare. D'altro canto pure il lettore ha l'impressione che Tizio venga aggredito, e quindi spesso lo difende. Alla fine della fiera ottieni solo: 1) di dare ancora più visibilità a un certo autore scadente; 2) di mettere quell'autore sulla difensiva e/o di renderlo ostile verso lo studio e il miglioramento tecnico; 3) di rendere i suoi fan ancora più attaccati.

    Gamberetta la preferisco quando si limita a descrivere i pregi e i difetti di un romanzo, anche magari citando delle parti. La recensione di "Alice nel Paese della Vaporità", ad esempio, mi è piaciuta. E lì nessuno può accusarla d'essere di parte perché "Pan" l'ha recensito bene.

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    1. Credo che Gamberetta man mano si sia ritrovata sempre più chiusa in un tunnel che non voleva percorrere, da qui alcuni toni un po' esacerbati - le varie vicissitudini di minacce et cetera non ha migliorato la situazione.

      Comunque il punto è che Gamberetta, checché ne dicano i sostenitori, pare essere di spoglie mortali, in quanto tale fallibile, perciò è giustissimo considerare le critiche negative ben argomentate quanto la sua, ma farne un motivo di sconforto no.

      Con tutta l'intelligenza e la competenza che possa avere, mi risulta che non abbia alcuna influenza sul mondo editoriale (aggiungo: purtroppo), pertanto il suo parere è *un* parere e tale rimane.

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    2. Sono d'accordo con la bambola.
      Se si vanno a ripescare i primi post del Blog pieni di coniglietti fluttuanti, si nota subito come il suo tono sia andato incupendosi.
      Sono d'accordo anche sul fatto che lasciarsi abbattere non serva a molto. Da quando ho conosciuto il circuito gamberi-zwei-knight&princess ho assorbito cumuli e cumuli d'informazioni. La differenza è che non mi sono lasciata abbattere da essi, ma li ho sfruttati per darmi slancio. Soprattutto le puntualizzazioni sempre mirate di Princess mi hanno aiutato a strappare molti veli.
      La Romagnoli ha deciso di piangersi addosso, mentre poteva inorgoglirsi di aver strappato un complimento (perché un buono stile non è da tutti, per un emergente) e mettersi a lavorare sul resto.
      Dal canto mio, continuo a ricevere critiche contraddittorie e questo mi fa girare la testa.

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  2. Confermo quanto scrissi. Martin NON è un maestro della fantascienza, sebbene l'abbia scritta. Aver pubblicato romanzi e racconti di fantascienza e aver ricevuto dei premi non ti rende automaticamente un MAESTRO della fantascienza. Il maestro è colui che indica una strada: Martin l'ha certamente indicata per il fantasy.

    Fabrizio Valenza

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    1. Non sono d'accordo. Al contrario: il fatto che Martin scriva per il genere fantasy (e su questo ci sarebbe da aprire un'ampia e scomoda parentesi) non lo rende un maestro del fantasy; innanzitutto scrive LOW fantasy, il che è la categoria "meno" fantasy, volendo analizzare la cosa.

      Inoltre, temo che il sentiero che indica faccia più male che bene al genere: ho già affrontato, spesso, l'argomento, e basta scorrere di qualche articolo più in basso per vedere come la penso. Esattamente come Stanlio Kubrick de i400calci: Martin sicuramente scrive bene, ma il fatto che venga apprezzato sia dai cultori del fantasy che, soprattutto, da chi non lo è indica chiaramente come non abbia tracciato alcuna strada, se non una che porta *fuori* dal genere.

      Chi non ama il fantasy vorrebbe che tutti gli scrittori scrivessero tutti così. Sinceramente: no way. Tanto che io non lo considero neanche nel genere, visto che, per il momento, Estranei, Draghi e quant'altro non sono affatto fondamentali nella trama e continuano a menarsi con le spade come fosse un romanzo storico. O Hercules, a scelta.

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    2. Per altro, questo tentativo di farci fessi di nuovo non aiuta: all'epoca fu imputato che il recensore avesse confuso fantasy con fantascienza, non la nozione o meno di maestro. Suvvia, non siamo dei polli ruspanti.

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  3. Di fronte a tanta sapienza, no more words.
    Saluti.

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