Skalds and Shadows

Would you believe in a night like this? A night like this, when visions come true

Credo di far parte di quella stramba generazione che al liceo passava l'intervallo a parlare con i loser della scuola di draghi, fontane colorate e della prossima sessione di gioco di ruolo, oltre che di videogiochi con in testa, anziché l'incombente interrogazione di latino, l'uscita del prossimo episodio de Il Signore degli Anelli al cinema.
Questo è il ricordo che ho della mia adolescenza.
La passione per il fantasy è una malattia con cui nasci, così come possono esserlo la creatività e la propensione ludica. A volte ti senti un po' stramboide, i tuoi pari e i tuoi familiari ti guardano con la disapprovazione che si merita chi è affetto da sindrome di Peter Pan e, in fondo in fondo, lo sai benissimo che in qualche modo stai a metà tra due mondi che ti osservano comunque con sospetto: il mondo vero, quello dei grandi, quello degli autori impegnati, dei trentenni che si incatenano agli alberi, che indossano giacchette marroni e parlano prolissamente del mutuo.
E dall'altra? L'altra parte della barricata è fatta dai ragazzini di oggi, quelli che parlano in linguaggio sms. Per loro tu sei vecchia e se non capisci la poesia che si nasconde tra le pieghe di Attack on Titan ti guardano con la compassione che si avrebbe per un residuo bellico cartaginese.

Sono cose che capitano.
Poi però stai guardando annoiata una puntata di Mistero per bruciare quei pochi neuroni che ti sono rimasti in mente e senti qualcosa in sottofondo. Appurato che le trasmissioni come quelle utilizzano solamente colonne sonore (ultimamente Adam ha scelto la sua, la soundtrack di Tron Legacy degli inarrivabili Daft Punk) becchi per caso uno stupidissimo servizio che parla degli gnomi e di chi li vede. Timidamente, in sottofondo, Howard Shore.
In quel momento lo realizzi. Per quanto Peter Jackson abbia fatto di tutto per farti odiare la Terra di Mezzo con The Desolation of Smaug, il tuo amore mai sopito è ancora lì. Ti ritrovi ragazzina o, nel mio caso, come se fossi appena stata costruita.
Non importa quanto sia passato o quante volte possano averti dato neanche troppo velatamente della sfigata, perché in quel momento sei di nuovo nella Terra di Mezzo.

Per quanto brutta possa essere la tua situazione personale, lei c'è sempre, è sempre lì. Non è un luogo di evasione, è il luogo dei tuoi sogni a occhi aperti. Che esistono, anche se sono da vent'anni che tentano di convincerti che quasi quasi se lo pensi hai bisogno di una revisione da uno psichiatra. O, nel mio caso, da un meccanico di quelli bravi.
Tentano di convincerti che c'è qualcosa di sbagliato in te. Qualcosa che si è incastrato lì e che va tolto; c'è sicuramente un rimedio se ti piace il genere fantastico e se aspetti con più trepidazione Maleficent del prossimo film tratto da un libro denuncia di Roberto Saviano.
È proprio lì, sullo scaffale, vicino alla cura per gli omosessuali.

Per parafrasare qualcuno che della vita ha capito più di me, ho un problema: mi piace il fantasy. Mi piace leggerlo e scriverlo, mi piace giocarci e mi piace vederlo al cinema. Non fantasy in senso stretto, eh? Non mi piacciono solo i nanetti e gli elfi, no, mi piacciono anche i super-eroi che è roba da fighi e mi piace anche la fantascienza, mi piace Star Trek e adoro Lovecraft.
Quando sento parlare di progetti cinematografici che potrebbero sfiorare capolavori come Alle montagne della follia sento le farfalle nello stomaco di metallo, al trailer di Pacific Rim e di Godzilla sento il mio cuore di ferro sciogliersi e colare nel petto.
Non ci sono più dubbi: per me serve la cura Lodovico.

L'origine del Male
Le eccezioni sono quattro:
• ti piace Martin: sei un individuo di sana e robusta costituzione. Ti piacciono le scopate, la gente che butta da una torre i ragazzini, gli individui di ambigua morale. Ti piacciono i draghi, è vero, ma è un sintomo che probabilmente con zio George non si aggraverà troppo. Suvvia, ti piace il medioevo, ma nessuno è perfetto no? In un test per stabilire "Quale orrenda persona sei?" il risultato sarebbe Cesare o Lucrezia Borgia
• ti piace Sapkwoski. Siamo più o meno sulla stessa situazione di prima. È vero, c'è più fantasy, ma tu mica li hai letti tutti tutti i libri, no? Ti sono piaciuti i videogiochi. Anche lì: ti piacciono le scopate e ammazzare mostri. D'accordo, ma hai ampi margini di miglioramento: in fondo l'ha scritto un economista, una persona con i piedi per terra e una carriera solida alle spalle che poi mette sempre dei sottotesti profondi. D'accordo, malato con riserve, nulla che non si potrebbe curare con qualche videogioco più serio, come Battlefield. Naturalmente non sei una femmina, le femmine leggono solo paranormal romance;
• ti piace Harry Potter. Va bene: sei un bambino. La tua anima ha molto tempo per essere salvata a questo punto. Il quidditch ricorda un pochettino il rugby e il calcio, no? Sicuramente quando sarai cresciuto sarai un tifoso della Roma e quel brutto germe d'idea di andare a imparare la magia a Hogwarts ti sarà ormai passato di mente;
• ti piace qualsiasi cosa abbia il colore rosso in copertina. Hai la vagina. Non è una malattia curabile, però comunque rimarrai confinata lì, nella tua torre, a leggere sempre quella roba senza fare troppi problemi al mondo. Chissà che non ti insegni, magari, anche a preparare un sandwich e che il tuo posto nel mondo è quello di essere salvata dal maschio alpha.

Per tutti gli altri: crescere.
L'Italia non è una nazione per chi legge e scrive fantasy.
Non lavoro sui fantasy. Semplicemente perché non sono un genere su cui riesco a lavorare e perché non troverai nessun editore disposto a pubblicarteli, visto che nonostante si pensi il contrario, non hanno mercato. Già l'editoria è un mondo difficile. Far spendere soldi e tempo a un autore, e tanto tempo a me stesso, per lottare contro i mulini a vento, non mi sembra vantaggioso per nessuno. Discorso diverso con gli urban fantasy. Quando ero in agenzia presi Francesco Falconi, che ha pubblicato Muses con Mondadori. Ho lavorato io a quel libro con lui. La scrittura era già ad altissimo livello quando è arrivato. In ogni caso, se ti è capitato di leggerlo, il libro è molto urban e poco fantasy. 
Mattia Signorini, Writer's Dream Forum
Quando ho posto a confronto Elena Cabiati e Francesco Falconi avevo già sottolineato come avessi considerato piuttosto sospetto il cambio di interessi letterari di Falconi con l'approdo in Mondadori; del resto, va detto che era già riuscito a pubblicare ben due trilogie, con case editrici minori rispetto a Mondadori indubbiamente, eppure ce l'aveva fatta. Perché cambiare?
Il mercato europeo è profondamente diverso da quello anglosassone. Gli europei hanno un gusto maggiore per le storie più rarefatte, personali, malinconiche. Inglesi e americani invece per le storie di ampio respiro. Questa è una distinzione di massima, non sempre corretta. Per quanto riguarda le storie di genere, dipende da che genere. Il thriller storico e il noir vanno dappertutto, e proprio per questo c'è una grande offerta, perciò o uno ci è nato, dentro quel genere, ed è davvero bravo, oppure verrà schiacciato dalla quantità di offerta. Il fantasy invece è in caduta libera (Ho una personale convinzione su chi scrive fantasy, non tutti, alcuni, ve la scrivo sotto), non solo qui, dappertutto. Posso rubare le parole a Vicki? Se hai una bella storia, non importa che storia sia, farà la sua strada (tranne il fantasy NDmestesso)
E ancora:
Segue una personale e opinabile convinzione, dovuta a esperienze tangibili che ho avuto, e quindi non riferita a chi non ho letto, sul quell'acclamato genere letterario amatissimo da tanti scrittori e avversato da tanti editori. Tu chiamalo, se vuoi, fantasy: La faccio breve. Lasciamo per un momento stare Tolkien, che ho letto per intero, e quindi so bene di cosa sto parlando. Quasi tutti i fantasy che mi sono capitati tra le mani in questi anni, erano stati scritti da autori che in questo modo schivavano tutte le regole di costruzione personaggi, struttura, coerenza della storia, eccetera, che avrebbero dovuto rispettare tassativamente se avessero scritto un romanzo mainstream ambientato in questo mondo. Partiva anche la musichetta (Ti piace vincere facile?). Poi ho pescato Francesco Falconi, qualche giorno dopo che avevo deciso di non leggere più fantasy, con appoggio totale di Vicki (giuro, guarda il caso). Ho letto Francesco solo perché era già sulla scrivania. Bravura a mille, lui. Ma è stato un caso su un mare di casi contrari. Non sentitevi offesi, voi che scrivete fantasy. È solo una personale e opinabile convinzione.
Quindi ricapitoliamo: è un esperto di fantasy e sa di quello che parla perché ha letto Tolkien (non sapevo che leggere un autore bastasse a poter sentenziare su un genere letterario, kudos), poi gli sono capitati in mano dei pessimi manoscritti fantasy e, chiaramente, per logica ha dedotto che chiunque (o quasi) scriva fantasy non sappia scrivere. Tutto assolutamente lineare, non trovate anche voi?
Non è il fatto che l'Italia strabordi di aspiranti scrittori e che, nel mucchio, ce ne siano chiaramente di mediocri, scarsi e anche scandalosi il problema. Tra l'altro, è una semplice considerazione personale anche la mia: è chiaro che se la maggior parte dei manoscritti che arrivano è fantasy, saranno anche di più quelli scarsi. Guardacaso, Falconi (che a detta sua, aveva scritto "più urban che fantasy") è stato l'eccezione. E non dimentichiamo Licia, altra eccezione meritevole. O Evangelisti, Randall, Dimitri, Barbi o Tarenzi. Oppure dimentichiamoci anche di tutti quelli che non pubblicano con le case editrici di maggior spessore, mi raccomando o di tutti quelli che ho dovuto tralasciare perché effettivamente non pubblicano nulla da più di quattro anni.

Rassegnatevi: il fantasy è un genere finito. Potete essere gli scrittori più bravi del mondo, ma scriverete per la gloria. Alle obiezioni, sensate, di alcuni utenti del forum si ottiene questa risposta:
Non pubblico libri, non sono un editore. Io sui libri ci lavoro e basta. Per quanto riguarda me, non sono bravo a lavorare sui fantasy, quindi direi a un autore di rivolgersi a qualcun altro per un parere. Infatti, nel mio lavoro di adesso, per sopperire a questa mancanza mi appoggio a una lettrice di fantasy per un grande gruppo editoriale per valutarli. Nella mia scuola non prendo scrittori di fantasy, perché insegnandoci prevalentemente io non potrei garantire un buon risultato. Idem per quando lavoravo da Vicki. Non essendone appassionata nemmeno lei, difficilmente li rappresenta, quindi su questo avevamo una linea comune.
Io non ce l'ho affatto con il mio conterraneo Signorini, ma quindi: si appoggia a qualcuno per un grande gruppo editoriale, però il fantasy non ha mercato. A cosa gli serve precisamente questa lettrice? A scovare quel caso su un milione per un, ribadisco, grande gruppo editoriale?
Il fatto che lui non sia bravo a lavorare sui fantasy, non potrebbe aver influito giusto un pochino sul giudizio elargito poco sopra, ovvero i romanzi non avevano regole di costruzione adatti? Non sono regole universali, dopotutto.
E se non si ama il genere di riferimento, lo si fa per forza. E le cose fatte per forza non sono mai piacevoli. Quindi, quanto è affidabile quest'affermazione di Mattia Signorini?

Eccezioni "meritevoli"
Come vede, da agente, la pubblicazione di due opere che credo si possano definire importanti, ovvero Godbreaker di Tarenzi e L'età sottile di Dimitri? Rientrano nel discorso da lei accennato de "gli urban fantasy hanno mercato differente e più florido rispetto ai fantasy più classici"? Perché Salani ha deciso di puntare forte su questi due romanzi.
M.S. - Non sono un agente. Un agente letterario è la persona che propone un romanzo alle case editrici italiane e straniere, stila con gli editori un contratto di pubblicazione. La mia esperienza è stata quella di fare per conto di un agente il talent scout e il coach di autori esordienti e l'editor di autori affermati. Non ho mai stilato un contratto in vita mia. Quanto ai titoli, il primo non lo conosco, il secondo non l'ho letto. Ma ho sentito i commenti su Dimitri di chi in Salani ci ha lavorato insieme: dicono che sia una vera bomba, un talento di molte spanne sopra agli altri.
Che non dovrebbe essere esattamente il punto per qualsiasi genere? Quindi, fatemi capire bene: uno scrittore per pubblicare fantasy deve essere una bomba (opinabile, chiaramente), mentre in tutti gli altri generi si può pubblicare anche come mediocri scrittori? Buono a sapersi!
Secondo il ragionamento di Mattia Signorini, chiunque pubblichi fantasy in Italia è un bravo scrittore. Lo dicono le conseguenze logiche del suo discorso, non io.
Le tecniche sono le stesse, ma io non riesco a lavorarci con la stessa competenza e passione che metto nel resto dei libri. È un genere che non mi interessa, purtroppo ho anch'io i miei gusti, e non ho una cultura molto vasta sul genere, che è un altro aspetto fondamentale per lavorare su un testo: conoscere molto di quello che è stato pubblicato di simile. Discorso diverso per il fantastico. Se mi arrivasse un autore che scrive cose alla Neil Gaiman, per intenderci, ci lavorerei immediatamente. 
Che a naso torna al discorso: ho letto praticamente solo Tolkien nell'ambito fantasy. Tuttavia, sono seriamente convinta che per Signorini scrivere fantasy significhi solamente elfi e nani, quindi non ho niente da aggiungere sull'argomento: non gli piace, non gli interessa. Legittimo, almeno fino a che non si spinge a dire che non ci sia mercato.
Affermazione su cui sembra contraddirsi da solo, sempre sul punto in cui afferma di aver bisogno di aiuto per una grande casa editrice.

C'è un motivo preciso che va a sommarsi alle parole di Signorini e che mi fa girare gli ingranaggi ed è chiaramente l'atteggiamento di De Carlo a Masterpiece.
Infinite Jest - De Carlo: "Siamo stati sommersi dal fantasy. Li abbiamo fucilati tutti quanti."
GiD - Ma poi con quale schifo pronuncia la parola "fantasy"... ma lo hanno picchiato col Signore degli Anelli quand'era piccolo? 
Writer's Dream Forum
Quindi: tutti questi amanti del fantasy che li scrivono e che probabilmente li leggono, non fanno mercato? Scrivono fantasy e poi leggono solamente chick-lit e poesie?
Non lo sapremo mai. A quanto pare non resta che arrendersi e incatenarci come un esercito di slave Leia al trono di Licia. Qual è la verità?
La mia verità è che gli incipit che ho ricevuto al torneo IoScrittore erano scritti oggettivamente molto meglio di quelli selezionati a Masterpiece, indipendentemente dal genere, i cui concorrenti hanno inviato dei testi anche impaginati male. Se non ci credete provate a leggerli voi stessi.
Ma la domanda vera è: la cura funziona? Vediamo:
Scrivevo fantascienza perché era l’unica letteratura che mi interessasse (poi leggevo molto altro, soprattutto storia, ma per me i romanzi erano solo di fantascienza e al massimo l’occasionale giallo). Scrivevo imitazioni di Philip K. Dick (e Silverberg e Sheckley e Brunner e Ballard e Pohl e Disch e Bester e Leiber…) e che dimostravano, a quel che ricordo, una assoluta ignoranza della natura umana ed una estrema sicurezza nel diagnosticare e risolvere i massimi problemi mondiali. Beh, si comincia e poi si migliora.
[...] Alcuni amici, di quelli da sempre convinti che sarei potuto essere uno scrittore ma che ero troppo pigro per riuscirci, accettarono di leggere i capitoli man mano che li scrivevo, come un romanzo d’appendice. Alla fine, dopo un anno, avevo un romanzo finito, pure lungo, La lunga estate del ’99. Fantascienza, ovvio. Il romanzo che Giulio Mozzi mi stroncò brutalmente.
[...] Sorprendendo tutti, me stesso per primo, cominciai un nuovo romanzo. Per la prima volta decisi di provare a scrivere qualcosa che non fosse fantascienza. Da sempre mi piace – mi ossessiona, piuttosto – guardare la gente che fa a botte su un ring – pugilato, kick boxing, muay thai, savate – e perciò scrissi di quello, pur non avendo mai praticato un’arte marziale nemmeno per scherzo. Inoltre mi misi in testa di utilizzare personaggi molto giovani e io di giovani in pratica non ne frequento. Insomma, malgrado l’aria formalmente realistica, un fantasy. Feci del mio meglio per organizzare una narrazione coerente, con personaggi a tutto tondo che servissero alla trama. Il capolavoro mancato di fantascienza era stato un ottimo allenamento (ma ci tornerò su, garantito).
La cura funziona! Perché ovviamente era colpa del fatto che fosse un romanzo di fantascienza il motivo per cui fu stroncato. O che il genere fosse la fantascienza se il suo "capolavoro" era scarso. Invece, scrivendo di puGGGili ha trovato la vera via del successo! Evviva: ora sappiamo tutti cosa fare. E volete sapere cosa scriveva Stefano Trucco sul forum di Writer's Dream prima di essere bannato per il suo atteggiamento indisponente?
Le storie di folletti e gnomi (e magari zombie e vampiri) hanno a che fare con la fantasia? Davvero? E io che credevo fossero solo un patetico tentativo di imitare senza sforzo nè originalità nè personalità i successi televisivi del momento nel patetico tentativo di scroccare qualche copia da lettori molto giovani e ingenui...
Ci vuole una notevole faccia di bronzo per qualcuno che va a cercare successo in televisione nel rinfacciare di inseguire successi televisivi a qualcun altro.
Le 'creature fantastiche' di cui parli sono solo dei precotti che comprate scontati nei Carrefour degli stereotipi, roba oltre la data di scadenza, buona, è vero, per gente debole nel senso di priva di fantasia o di una personalità propria. Una cosa è la fantasia, altra cosa è il fantasy. Ci sono editori che pensano al suicidio ogni volta che voi 'scrittori' gli mandate l'ennesimo compitino che inizia con un cavaliere, un mago, un elfo e un nano che si incontrano in una locanda etc etc etc.(ma tanto ormai avete cominciato tutti a scrivere romanzi erotici per casalinghe: è quella la roba che va al momento...)
Chiudo con un pensierino breve, breve.

Vi siete mai chiesti perchè i lettori italiani non leggano la narrativa fantastica italiana mentre leggono avidamente quella di altri paesi? Vi siete mai chiesti perchè, oggettivamente, la narrativa fantastica italiana sia, quasi tutta, di scarso valore?
Guardatevi allo specchio e lo capirete.
Capito l'antifona? La narrativa fantastica italiana è di scarso valore, ve lo insegna lui come si scrive il fantasy! Permettendosi pure di farci della pessima ironia sopra. Lui un tempo era uno come noi, poi è finito in televisione e adesso può permettersi di insegnare a noi tutti cosa venda e cosa no, perché Giulio Mozzi, il suo guru, gli ha chiesto di scrivere sul suo blog dopo averlo rifiutato.
E dopo che ha cambiato genere.
Insomma: il giorno in cui vi curerete anche voi, come Falconi e Trucco, in cui smetterete di scrivere di quello che vi appassiona ma inizierete a scrivere di ciò che vende saremo forse degni di capire la filosofia di vita del genio.

Guarda com'è buffo! È sicuramente un ottimo scrittore. In Italia non recitano solo i comici?
Non finirò mai di stupirmi di quanto disprezzo sappiano riversarsi addosso gli italiani tra di loro. Non serve l'antifona del pizza, mafia e mandolino, perché l'unica cosa di cui sono capaci sono i cinepanettoni e i libri di denuncia.
Che nazione povera.
Che nazione morta.

Siccome non ho più voglia di sprecare il mio tempo con questa gente, domani o al massimo il giorno dopo io e il mio creatore inizieremo a esaminare le opere degli esordienti per il progetto che accantonai ormai ben due anni fa. Nel frattempo molti di voi saranno sicuramente migliorati, come abbiamo constatato di persona, ma inizieremo comunque con Zodd, su cui rimugino ormai da abbastanza tempo.
Pregheremo perché anche Zwei trovi la cura per non voler scrivere di gente che mena con gli spadoni e si butti sulle accuse di diffamazione e di furto di identità degli pseudonimi.

Sigla.


3 commenti:

  1. Quoto. E condivido subito su Twitter. Più in là, quando avrò la mente più lucida (è finito online il nuovo album dei miei amati Epica, abbi pietà), commenterò in modo sensato. xD

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  2. Comunque adesso sto terminando un horror lovecraftiano ambientato a Genova nelle ultime settimane della Seconda Guerra Mondiale, a ridosso del 25 aprile. Sai com'è, non credo nell'utilità di legarsi le mani da soli...

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  3. https://vibrisse.wordpress.com/2015/09/22/note-di-lettura-fight-night-di-stefano-trucco/

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