Ashes to ashes

Ashes to ashes, dust to dust when the life clock strikes You will obey. Time isn't here to stay

Ali della compensazione o basse montagne?
Gironzolando per la rete a tempo perso, mi sono imbattuta in un sito che contiene una notevole quantità di anteprime. Una di queste mi ha colpito in particolare, perché scritto da qualcuna che si chiama Giulia Cavalieri d'Oro. Considerando che è il cognome più bello del globo terracqueo e che sulla copertina c'è un drago e che il tutto è edito da 0111 edizioni mi sono fatta coraggio.
Madornale errore.

I primi quattro capitoli, ben quarantadue pagine, sono il chiaro esempio di come questo testo non abbia visto un editor neanche con il binocolo. E non sto parlando solamente dei vari refusi disseminati nel testo, ma soprattutto degli errori logici e delle sviste ben più numerosi.
Non ci credete? Bene, iniziamo.

L'anteprima la potete leggere qui.
«C'era una volta una principessa bellissima, con lunghi capelli dorati e limpidi occhi azzurri, futura erede al trono del suo regno. Ma un giorno una strega cattiva la rapì, e per imprigionarla in un castello enorme, tutto nero...»
«Perché la rapisce?!» chiese prontamente la piccola Layla, sdraiata nel suo letto a baldacchino e avvolta da coperte color dell'oro con ricamate rose bianche
«Perché la strega era cattiva e invidiosa, voleva il regno tutto per sé. Così decise che l'unico modo per impossessarsene era quello di sbarazzarsi della giovane principessa. La rinchiuse in un oscuro castello isolato dal resto del mondo, con a guardia una creatura demoniaca, un enorme drago nero con gli occhi del colore del fuoco! E proprio fuoco sputava la creatura dalle sue fauci!»
Layla inorridì.
«Mah²... esistono davvero i draghi, padre?»
«No Layla, stai tranquilla.»«E cosa succede alla principessa? Il drago se la mangia?»
«No.» continuò paziente il re «Lei rimane chiusa nel castello ad aspettare che il suo principe venga a salvarla.»
La piccola fece una smorfia.
«Perché aspettare? Perché non fuggire?»
«Perché le principesse aspettano sempre che il proprio principe vada a salvarle.»
Layla annuì, nascondendo le mani fredde sotto alle coperte rosa del letto. Non era sicura di aver capito bene, ma non aveva voglia di stare a discutere.
Come vedete, c'è già più di un errore in queste prime righe del prologo.
Le coperte passano da bianche con rose d'oro a rosa nel giro di pochi paragrafi, la bambina è prima avvolta dalle coperte e sdraiata ma poi sente l'esigenza di sdraiarsi di nuovo nella pagina dopo senza mai essersi alzata, l'interiezione "mah" (punto due) viene utilizzato al posto del più corretto "ma" che ci si aspetta da una bambina terrorizzata e non certo scettica.
Una pagina del genere non può essere stata veramente corretta da un editor. Non ha il minimo senso.

Capitolo I
(Steamdoll)

Nel primo capitolo la protagonista, ovvero la bambina del prologo ormai cresciuta, scappa dal castello in fiamme senza che ci sia dato sapere come faccia a essere l'unica della famiglia reale sfuggita al massacro. Sta correndo via da "uomini che l'avevano inseguita per ore" (pagina 13) eppure i suoi inseguitori, a cavallo, non sono ancora riusciti ad agguantarla. Lei si addentra nella foresta di Lohorem che, a quanto pare, dev'essere vicina al castello lasciato e, correndo, succede la tragedia:
Esausta e non ancora tranquilla, Layla si impose di alzarsi e avanzò a rilento, scoprendo di avere una caviglia slogata e un piede scalzo; doveva aver perso la scarpetta rosa nella foresta, presa com'era a cercare di mettersi in salvo.
Qui, a pagina 11, ho avuto la matematica certezza che questo sia il primo medieval chick-lit in cui mi imbatto. Avrei dovuto intuire qualcosa con il re che narra le favole in prima persona come se fossimo in Shrek o in Once Upon a Time, ma ammetto che mi ha comunque colpito a freddo. Mai come lo ha fatto, però, questo paragrafo:
Layla afferrò più saldamente l'orlo dell'ampia gonna che indossava, in modo che non l'intralciasse; ma poi si bloccò di colpo, trovandosi inaspettatamente dinnanzi a un alto cancello nero.
Era confusa; chi mai aveva costruito un cancello proprio lì? E poi, per quale motivo?
Alle sue spalle, sei uomini a cavallo non tardarono a raggiungerla, ghignando. Erano tutti armati di spade o lance.
Senza pensarci due volte, Layla ad arrampicarsi sul cancello, procurandosi qualche taglio sulle mani e strappando in più punti l'ingombrante abito che indossava. un uomo scese da cavallo, estrasse la propria spada dal fodero e provò a colpire la principessa, ma fortunatamente uno dei suoi compagni lo fermò.
Al di là della ridondanza di estrarre una spada dal fodero (da dove altro avrebbe dovuto estrarla? Non suggerite), così come prima specificare le coperte "del letto", la principessina stava correndo con le scarpette rosa e l'abito ingombrante, riuscendo comunque a tenere a distanza sei uomini a cavallo. A chi appartenevano quelle scarpette magiche, alla strega dell'Est?
Sta piovendo da ore e in queste condizioni lei riesce comunque ad arrampicarsi sul cancello. I sei non la seguono e lei stessa se ne stupisce, infatti:
Rimase ancora qualche minuto seduta malamente per riprendere fiato, con la milza dolente e i brividi, chiedendosi perché quegli uomini non l'avessero seguita oltre al cancello. Di cosa avevano paura? Se ci era riuscita lei che non si era mai arrampicata da nessuna parte prima di quel momento...
Ragioniamo per un attimo sull'idiozia di mettere un cancello lungo tutta la foresta? Da parte a parte per delimitare, come veniamo a scoprire, un intero regno? Altro che confini geografici! Un buon cancello è una soluzione per tutto.

L'invalicabile frontiera del fantasy
E veniamo a quel punto che denominerei up&down.
Così come nel prologo si è sdraiata due volte, da grande la nostra Layla non perde l'abitudine di non sapere in che posizione si trovi.
La grotta era piuttosto bassa e stretta, ma non le importava. Si lasciò scivolare lungo una parete rocciosa e finalmente poté rilassare i muscoli del corpo e prendere fiato; le sembrava di non respirare da una vita.
[...] Con il cuore che batteva all'impazzata, la principessa si svegliò scattando in piedi dallo spavento, per poi ricadere subito dopo a causa di un capogiro.
[...] Le lacrime continuarono a scendere lungo le sue guance; pianse per la sua famiglia, per la servitù del castello, per se stessa... ma poi un improvviso calore la fece sussultare e scattare sull'attenti.
[...] Timidamente Layla indietreggiò stando attenda a non compiere gesti bruschi; la creatura la spaventava, sì, ma la spaventava ancora di più il fatto che se il cucciolo era lì, i suoi genitori non dovevano essere troppo lontani.[...] Sconcertata cercò di rimettersi in piedi, ma il piccolo le si avvicinò e le prese l'orlo del logoro vestito tra i denti. Perplessa, Layla afferrò saldamente la gonna e tirò verso di sé per staccare il mostro ma, con suo sgomento, la gonna si strappò.
[...] Mentalmente esausta, si lasciò ricadere per terra contro la parete rocciosa, ma non appena le ginocchia ebbero toccato il freddo suolo si lasciò sfuggire un gemito di dolore.
[...] Con il cuore in gola scattò in piedi, e ignorando il dolore fisico corse fuori da quel buco infernale.
Su e giù, su e giù. Povere ginocchia, in effetti, certo che erano doloranti, come avrebbero potuto non esserlo? Il tutto nel giro di due sole pagine e, come potete vedere, a un certo punto tenta di rimettersi in piedi quando è già in piedi o di lasciarsi cadere quando è già svenuta.
E l'editor dov'è? Come ha fatto a non notare una cosa simile? Perché mai dovrei fidarmi della 0111 Edizioni con queste premesse?
La scena racconta dell'incontro della protagonista con un cucciolo di drago, con cui la protagonista ha una curiosa empatia: riesce a capire quando è triste, quando non è pericoloso, che i genitori sono nelle vicinanze. Insomma, una vera e propria esperta di draghi, nonostante:
Sì, perché dinnanzi a lei vi era una creatura che anni prima, quando era bambina, l'aveva perseguitata nei suoi sogni, nei suoi incubi, facendola svegliare di notte.
Vi farà piacere sapere che ci sono anche nuovi colori, in questo primo capitolo, precisamente il bianco scuro (?) della grandine. Il rosa confetto dell'abito invece esiste, lo trovo semplicemente del tutto inadeguato.
I due refusi sono invece: quanto al posto di quando a pagina 12 ("La principessa sospirò, e per la prima volta da quanto era fuggita notò la condensa fuoriuscire dalle sue labbra.") e instante al posto di istante a pagina 13 ("E, per quanto ne sapeva lei, in quel preciso instante potevano anche non esistere più.").
La chiusura del capitolo è adeguata a tutto ciò che l'ha preceduta:
Il cancello era sempre più vicino, presto sarebbe stata salva, ma senza preavviso svenne, afflosciandosi di colpo al suolo bagnato e fangoso.
Capitolo II
(Doc)

Sadly, coming soon.

Capitolo III
(Steamdoll)

Si inizia subito nel migliore dei modi:
La mattina seguente fu la luce del sole a svegliare Layla."Avrei dovuto tirare le tende..."Attese ancora qualche minuto distesa sul comodo letto, infine chiamò l'ancella tramite un campanellino. Adrya arrivò subito, portando tra le braccia una pila di abiti puliti.
E fin qui, campanellino vittoriano a parte che è più adatto a una villa rinascimentale che a un castello medievale, non c'è nulla di male giusto? Peccato che una riga dopo:
«Li ho fatti confezionare per voi, spero siano di vostro gradimento.»Layla esaminò gli abiti e si dichiarò entusiasta, complimentandosi per la velocità del lavoro e dell'ottima qualità dei tessuti utilizzati.
Posso credere al fatto che vengano confezionati senza prenderle le misure, visto che non saranno di certo gli abiti aderenti delle principesse Disney (anche se...), ma che siano stati fatti in uno o due giorni un po' meno. Quante sarte hanno messo al lavoro per fare una pila di abiti? Non uno o due, ma una pila intera! Almeno sei o sette abiti, quindi, tra l'altro confezionati a regola d'arte.
Considerando che il "regno" in cui si trova è uno sputo le sarte saranno tutte lì, ma hanno davvero fermato la loro attività solo per fare gli abiti della principessa straniera? Qui entra il solito discorso della sospensione dell'incredulità, già dibattuto da me in questi giorni nei commenti al nuovo film di Godzilla, concetto a cui dedicherò un articolo a parte.
È possibile che tutto ciò avvenga? Sì certo. Per quanto ne so potrebbero avere un esercito di cento sarti che facciano cento abiti nel giro di un giorno. È probabile nel contesto presentato? Non molto.
Ed è qui che la sospensione d'incredulità stride. Siamo disposti ad accettare ologrammi interattivi in un mondo tecnologicamente avanzato, ma se il libro invece è ambientato nel 1800 ci vorranno salti mortali per renderne coerente l'esistenza. Questo caso è analogo: il regno, come ci viene presentato più avanti, è povero, è piccolo, è altamente improbabile che in un giorno qualcuno riesca a produrre una pila di vestiti con tessuti di ottima qualità.
«È tutto perfetto, grazie.»E così le sembrava. Quella mattina si era destata di buon umore e, nonostante la tragedia vissuta, aveva solo voglia di andare avanti.
Ecco. Questo personaggio mi lascia molto perplessa: hanno distrutto il tuo regno e ammazzato i tuoi genitori due giorni prima e tu sei già pronta ad andare avanti solo perché hai trovato un altro re che ti dia abiti di ottima qualità?
Magari non è così. Magari invece è opera di magia o la drogano a colazione quindi a lei sembra tutto perfetto. Ne dubito fortemente, però: temo sia semplicemente una pessima caratterizzazione.
Ian invita Layla a un giro della città, per distrarla suppongo dal forte dolore che dovrebbe provare al momento ignaro poverino che lei se ne sia già fatta una ragione. Così salgono, lui su un cavallo bianco (!) e lei su una "giumenta dal manto palomino" e vanno al mercato. Da quel che ci è dato intuire, senza alcun genere di scorta.
«Oggi è giorno di mercato.» annunciò Ian.«Mi piacciono le bancarelle» rispose Layla, facendo procedere la giumenta accanto al cavallo di Ian.Appena superato il cortile varcarono un imponente cancello nero per giungere direttamente in città. La ragazza notò subito che la capitale di Ilyriam era più piccola e più povera di quella di Rosyhvit; lo capì dai banchi di legno dei mercati, vicinissimi tra loro, dagli abiti poveri degli abitanti, dalla tristezza che si avvertiva. Con sgomento, non vide neanche un saltimbanco.«Ian...» mormorò Layla.«Sì, Ilyriam non è prospera come gli altri regni, ma non siamo messi poi così male. Elyiss è peggio» disse lui senza guardare direttamente la principessa «come potremmo stare meglio, dopo che tutti gli altri regni ci hanno esclusi dagli scambi commerciali?»
Allora, solitamente in epoche arretrate come nel medioevo il mercato era quotidiano, non una volta la settimana come lo conosciamo noi. Ma poniamo che l'embargo posto al regno non consenta di avere abbastanza merci da poterle vendere quotidianamente, cosa che, comunque, per estensione farebbe pensare che non solo non siano ricchi ma stiano proprio morendo di fame e questo renderebbe ancora più assurdo concentrare i propri sforzi nel fare una pila di abiti in due giorni per un'ospite.
Poniamo che sia così. Lui non ho inteso come faccia a sapere cosa lei stia per dire, l'assenza di saltimbanchi potrebbe benissimo tra l'altro essere giustificati dagli usi e costumi molto diversi del luogo, come ribadito più volte.
L'indice di povertà la protagonista lo ricava dalla tristezza che si avverte e per quanto sia un concetto astratto posso farmi convincere, ma dai banchi vicini tra loro? immagino che se c'è meno spazio invece che accatastare i banchi li dispongano semplicemente in maniera diversa. E poi: quanti banchi ci saranno per un regno che non ha risorse da commerciare?

Segue dialogo che ci informa che i regni di Elyiss e Ilyriam presto diverranno un'unica entità potentissima, che non ho idea di cosa voglia dire visto che sono due regni con le pezze al culo a quanto pare ma chissà, potentissima non vuol dire ricchissima. In fondo hanno i draghi. Siparietto in cui si parla della futura sposa del fratello maggiore di Ian, Axel, colui che ha salvato Layla da morte certa prima tramortendola e poi chiamando aiuto. O forse portandola via a dorso di drago, come si intuisce dato che prima di svenire ha sentito uno sbattere di ali.
Vari accenni sui draghi e sul fatto che la magia sia una conseguenza della loro presenza e si passa a Layla che vede una bancarella di selle per draghi. Il che farebbe pensare che esistano una moltitudine di cavalieri del drago, invece si viene a scoprire che di cavaliere ce n'è solo uno ed è proprio Axel. Deve fare una vita difficile quel mercante, visto che può vendere una sola sella quando la precedente si logora.

Ian regala un giglio bianco a Layla e le spiega che a Eyliss invece cavalcano grifoni. Creature volanti che nessuno ha visto sul regno di Layla neanche una volta, anche loro rispettano l'embargo? Temono le catapulte o gli arcieri? Sicuramente saranno stati intravisti dato il nascere delle leggende in merito, ma come riescono a tenerli fuori da quel territorio?
Leggono un libro sui draghi che fa capire a Layla di cosa si tratti più nel dettaglio e il capitolo si conclude.
Le mie conclusioni: la prosa di Giulia Cavalieri d'Oro è abbastanza piacevole da leggere, i dettagli che fornisce sono sufficientemente precisi da creare un'immagine di quello che vuole comunicare. Tuttavia i refusi, le sviste, alcune scelte assurde come quella del cancello in mezzo alla foresta fanno capire che ci sarebbe bisogno di un massiccio lavoro di editing per renderlo un buon romanzo. Ora è sicuramente godibile, ma il tutto si ferma qui.


Capitolo IV
(Doc)

Madly, coming soon.

2 commenti:

  1. Ciao! Sono l'autrice di "Leggende Oscure", Giulia, e ho appena letto la tua recensione. Prima di tutto ti ringrazio per aver letto l'anteprima del mio libro; secondo, per avermi fatto notare alcune sviste, come il colore delle coperte, del quale non mi ero proprio resa conto... riguardo al resto, tutte le tue domande trovano risposta nel resto della storia. Ovviamente non potevo svelare tutto nelle prime 40 pagine... e anche certo che no, Layla non supera tutto ciò subito e solo perché le vengono offerti dei vestiti nuovi... la storia è molto più complessa e non si ferma al primo libro.

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