Up to the battle

I have told you all that you would like to hear, I've foretold you what could have never been dreamed

La blogosfera letteraria è un ambiente paludoso e pericoloso, popolato da esordienti suscettibili e fan miopi alle premesse, ma mi ritrovo a scriverle comunque nella vana speranza che verranno lette anche dai più integralisti.
non siamo editor: quello che io e il Dottor S.Nob, mio creatore, diremo sono nostre motivate opinioni personali. Se domani un testo che avremo ritenuto non all'altezza diventerà il prossimo bestseller editoriale vi aspettiamo qui con gioia perché possiate rinfacciarcelo;
non siamo case editrici: non abbiamo i mezzi per sapere che cosa possa diventare un successo editoriale o meno, né abbiamo intenzione in futuro di provvedere in merito. Quindi, di nuovo: parliamo da lettore e aspirante scrittrice, non certo da esperti del settore marketing;
non siamo prevenuti verso gli esordienti: ci siamo divertiti più a leggere testi pubblicati online che stampati da grandi Case Editrici. Ed è questione di gusto personale solo fino a un certo punto. Ovviamente riteniamo che si possa imparare moltissimo dai testi di altri esordienti, analizzandoli e cercando di capirne i punti di vista e le pecche;
non abbiamo letto solo Tolkien: non possiamo annoverarci tra coloro che hanno letto tutto lo scibile umano della letteratura fantastica, ma abbiamo letto davvero molti, molti libri. Amiamo il genere e non c'è motivo per cui dovremmo essere prevenuti verso di esso.

E ora che le doverose premesse sono fatte, si aprano le danze.
La vittima di oggi è Zodd: sangue chiama sangue di Zweilawyer. Per chi non lo conoscesse, questo blogger è diventato noto in passato per le sue geniali recensioni su testi pubblicati da lui definiti fantatrash, ovvero quei libri tanto brutti che non ci saremmo mai sognati di leggere neanche gratis. Inoltre, le sue nozioni militari e i suoi articoli di oplologia antica dovrebbero essere lette da chiunque ambisca a parlare di combattimenti e guerre nei propri scritti.
In passato sono stata persino accusata dalle fan di Kya Stivala di essere una leccaculo di Zwei perché ehi! I commentatori sono gli stessi (fatto assolutamente falso, visto che lui ha decisamente più commentatori di quanti non ne possa avere io, tanto per iniziare).
Questo articolo immagino smentirà definitivamente ogni mia presunta sudditanza nei suoi confronti dato che Zodd non mi è piaciuto per niente. E rileggerlo a distanza di un anno, anzi, mi ha dato un'impressione ancora peggiore di quella che era rimasta nella mia memoria alla prima esperienza.

Recentemente io e il Dottore abbiamo letto 52 short stories (sul blog Draghi d'Ottone e Nani con la Scopa) e abbiamo fatto i complimenti all'autore; ci sono piaciute, molto, attendiamo realmente il seguito e se fosse un libro lo compreremmo. So bene che a Zweilawyer freghi poco o nulla del mio parere, di certo ne ha avuti anche di più autorevoli nel suo articolo visto che è intervenuto Francesco Barbi che ha ben più esperienza editoriale di me alle spalle, infatti non mi rivolgo direttamente a Zwei. Quello che mi preme è far capire il mio pensiero in merito anche a tutti gli altri. E con me l'altra metà del cielo metallico.

Faccio una doverosa premessa prima del massacro:
Ragazzi se volete un fantasy che parli realisticamente di guerra dovete aspettarvi di leggere di stupri e smembramenti, la guerra vera non è la mongolata di Arsalon che probabilmente avete letto.
Bene, se questo è il vostro pensiero in merito alla bambola potete anche smettere di leggere. Perché, nonostante sembri che queste parole entrino in un orecchio ed escano dall'altra, c'è una via di mezzo tra il nuovo Robocop PG 13 e La Casa dei Mille Corpi. Mentre il secondo è volutamente splatter e disturbante, il primo è stato epurato da qualsiasi accenno alla vera violenza per i bambini; lì in mezzo per me sta Verhoeven.
Chi riesce solo a vivere di assoluti vada a cercarsi un maestro Sith da un'altra parte; non esistono solo bianco e nero, solo "mongolate" o ultraviolenza fine a se stessa.
Quindi: a me non disturba affatto la violenza, non ritengo, come qualcun altro ha scritto stupidamente nei commenti a Zodd, che siano argomenti malati, penso semplicemente che ci sia troppo compiacimento gratuito. E penso anche, con buona pace dell'internet, che così come c'è il Moige da un lato, l'altro sia infestato di coloro che sbavano al solo pensiero di risultare trasgressivi, truculenti, badass, per esempio tutti quelli che non vedono l'ora di inveire sulla Chiesa Cristiana perché i preti sono tutti pedofili o quelli che smaniano perché ci sia scritto "piscio" ogni tre parole (Masterpiece vi dà ragione).
Zodd e 52 short stories hanno sicuramente stile e finalità diverse, ma quello che ritengo più importante è che al di là dei gusti sono scritti entrambi da autori consapevoli. Personalmente apprezzo molto di più le storie di Alberto, specie da quando il Dottore mi ha confermato ciò che temevo: Zodd, almeno nel primo capitolo, sembra sin troppo una fan-fiction di Berserk.
Cosa che, ovviamente, lo pone sul giusto target: gente a cui piacciono quel genere di manga. Io non sono tra quelle persone, ma sono una lettrice di fantasy, quindi teoricamente dovrei essere in grado di poterlo apprezzare anch'io, specie considerando che leggo molto volentieri i romanzi storici e Bernard Cornwell è uno dei miei autori preferiti.
Non esattamente uno scrittore per bambini e young adult.

Che cosa si intende con autocompiacimento? È molto semplice. Ci sono modi e modi di descrivere le cose, anche le scene più crude e non sto parlando di indorare la pillola. Mettiamo in ordine crescente tre descrizioni della stessa cosa, il sesso: c'è il modo di non farlo sembrare una sbrodolata di un adolescente con "in mano" il calendario di Elisabetta Canalis?
Pare di sì. E parliamo di questo:
Parve passare un'eternità prima che le sue dita giungessero infine ai seni di Daenerys. Titillò la pelle soffice sotto di essi finché lei non la sentì avvampare. Percorse con le dita il contorno dei suoi capezzoli, li prese tra il pollice e l'indice. Poi iniziò a tirarli. Al principio molto leggermente, poi con decisione sempre maggiore, finché Dany non sentì i capezzoli inturgidirsi, quasi al punto da farle male.
Allora Khal Drogo si fermò, la prese tra le braccia e se la pose in grembo. Daenerys era senza fiato, percorsa da correnti calde, il cuore che le martellava in petto. Lui le prese il viso tra le mani enormi, i suoi occhi esplorarono quelli di lei.
"No?"
Questa era una domanda, lei lo capì, lo sentì.
Gli prese una mano, la guidò verso il proprio ventre.
"Sì" disse in un sussurro.
Poi spinse con decisione il dito di lui nella profondità liquida, pulsante del proprio alveo.
George R.R. Martin, Cronache del Ghiaccio e del Fuoco
Oppure questo:
Ash scosse la testa. «Fottimi, allora. Questa è la nostra prima notte di nozze.» 
Pensò di averlo conquistato, arrivò al punto di giurare a se stessa che Fernando stava per scoppiare a ridere, che stava per rivedere quel ghigno complice che aveva già visto a Neuss, ma lui si abbandonò sul letto, si coprì gli occhi con un braccio e cominciò a esclamare: «Christus Imperator! Perché mi hanno fatto unire a costei?» 
Ash sedeva a gambe incrociate, del tutto inconsapevole della sua nudità finché i suoi occhi non ricaddero sul ventre piatto, le cosce robuste e il sesso del marito e sentì l’eccitazione crescere in lei. Cambiò posizione e posò una mano sulla vagina per cercare di calmare i bollori.
«Sei una fottuta contadina puttana!» esclamò lui. «Una cagna in calore! Ho avuto ragione fin dalla prima volta che ti ho incontrata.»
Mary Gentle,  Ash. Una Storia Segreta
Che non è questo:
«Vatti a fare una sega da qualche altra parte, oppure aspetta. Pezzo di stronzo» disse Zodd mentre continuava a sfondarla.
Nocche timide sfiorarono la porta. Qualcuno si schiarì la voce.
«Capitano, il generale Gneo Aurelio l’attende.»
«Fottuti gli Dei, il solito tempismo» borbottò, mentre lo tirava fuori dalla fica stretta della ragazza e le annaffiava l’interno delle cosce.
«Arrivo… Danna… zione» urlò, scosso dai sussulti dell’orgasmo.
La giovane crollò in ginocchio, la schiena percorsa da un singhiozzare convulso «Per… perché?»
Zodd si tirò le braghe sull’uccello gocciolante. 
G.Zweilawyer, Zodd: sangue chiama sangue
Potete provare a giustificare come volete la cosa. Tuttavia, mentre i primi due sono e sembrano parte di un libro, l'ultimo estratto sembra il contenuto di una porno-ficcyna di infimo ordine. E come quei due autori se ne potrebbero prendere molti altri che hanno mostrato e non certo raccontato la cosa.
Il realismo qui non c'entra niente: questo è l'autore che fa il trasgressivo verso le Case Editrici che pubblicano solo Young Adult. Aiuta Zodd a essere un testo migliore? No.
E ora, tutto potrete dirmi tranne che questi due autori (ovvero George R.R. Martin e Mary Gentle) non siano realistici. Non mostrano certo zucchero filato e lecca lecca eh? Però in nessuno dei tre ho trovato la volgarità eccessiva e ostentata di Zodd, che anche fosse voluta troverei fastidiosa comunque: ora potete darmi della puritana e sentirvi meglio, io continuerò a pensare all'autoerotismo intellettuale di leghiana memoria.
Silvio, te l'avevo detto che ce l'abbiamo duro, ed è per questo che qui oggi è pieno di donne!
Marco Travaglio, Carta Canta – La Sacra Famiglia

Tutto questo si può riassumere in Buone Intenzioni vs Senso del Ridicolo.
E prima che arrivi il furbone che mi cita come questa scena debba essere nauseante, io rispondo semplicemente: sì, è il contenuto a doverlo essere però, non certo la scrittura. Lascio stabilire a voi chi vinca nella contesa; la parola al mio creatore, mentre io vado a caricarmi.

Trasgressione padana

Parola al Dottore

Come anticipato dalla mia dolce metà meccanica, esco finalmente dal laboratorio per unirmi a lei in sì gravi considerazioni. Piacere, per gli amici sono S.Nob, ma voi potete chiamarmi Dottore. La mia creatura a vapore è un capolavoro riuscito fin troppo bene e le mie limitate capacità umane faranno il possibile per non risultare sgradevoli di fianco ai suoi approfonditi interventi.

Sento tuttavia di poter aggiungere qualcosa in questa recensione, grazie a un'inconfessabile cultura in ambito manga. Zodd: Sangue chiama Sangue, infatti, ha subito richiamato alla mia mente la serie di Kentaro Miura, Berserk, dove Zodd è uno degli antagonisti del personaggio principale, Gatsu. Vi anticipo che l'autore e disegnatore è famoso per il suo stile, molto più dettagliato rispetto ad altri manga, con il quale ci mostra dettagli che altri suoi colleghi preferiscono nascondere: cervella spappolate, intestini dilaniati, sangue ovunque, anche nelle scene di sesso esplicito. Un vero spreco, se me lo chiedete, tutto quel ben di Dio organico buttato, invece di esser raccolto e messo sotto formaldeide. Ehm, perdonate, deformazione professionale.

Mi sono detto: “Orsù, esimio Dottore, sarà una coincidenza, oramai è praticamente impossibile concepire un nome breve ed eufonico senza che sia già utilizzato da qualcuno”. Poi ho visto gli artwork che ritraggono lo Zodd di Zwei e di nuovo quella sensazione di deja vu. Il suo protagonista è, infatti, un mercenario in armatura pesante con una spada a due mani grande quanto lui. Una descrizione che calza a pennello con Gatsu di Miura. Mi è sembrato che Zwei prendesse il concept del protagonista e gli affibbiasse un nome ad effetto preso dallo stesso mucchio. “Calma, Dottore” mi sono frenato “non saltare a delle conclusioni personali. Questo bozzetto presenta dei dettagli molto più realistici rispetto a quelli di un manga, la spada è differente e anche il viso c'entra ben poco”. In particolare, ho ricordato i richiami al realismo che Zwei inserisce continuamente nelle sue recensioni: le ho lette tutte, divertendomi un mondo e annuendo tra risate e sconforto ai grossolani orrori di cui si sono macchiati autori come E.J. Allibis e Sergio Rocca. Senza contare la sezione oplologica, una vera fonte di ispirazione per armare efficientemente i miei automi.

Poi sono andato a leggere i tre capitoli disponibili.

Lunga pausa d'effetto. Sospiro. Zodd è esattamente una trasposizione in romanzo delle vignette di Berserk. Non è più solo un presentimento ventilato da elementi arbitrari, ma una certezza marchiata a fuoco dallo stile e dalle descrizioni. Zwei prende in mano la telecamera e decide di mostrarci solo gli aspetti “dark & gritty” della sua ambientazione, condendo le riprese con qualche commento pedante fatto dalla sua voce fuori campo. E così ci addentriamo in vicoli che sono “latrine a cielo aperto” e quando il sangue degli avversari scorre a fiotti al suolo abbiamo l'inutile certezza che tutte quelle pozze non siano di acqua piovana ma di piscio. Abbiamo combattimenti conditi da litri e litri di succo di glucosio, dove il sangue finto zampilla a fiotti sospinto dalle pompe meccaniche e occhi di gelatina si affossano nei crani di gesso. Ho usato questi termini cinematografici perché è proprio questo l'effetto che mi fa Zodd: uno splatter movie che vuole colpire lo spettatore con una pletora di effetti speciali fini a se stessi. Zwei ci tiene a sottolineare che la guerra è fatta di stupri e smembramenti (vedi la citazione all'inizio), ma poi si perde in questi due aspetti. Da bravo scienziato pazzo, io li apprezzo infinitamente, quando hanno motivo d'essere. Qui sono del tutto superflui e hanno un unico intento: dimostrare quanto sia badass Zodd. Fallendo anche in questo.

Arriviamo, infatti, alla pecca più grande di Zodd: Sangue chiama Sangue. Zodd. Tutto orbita intorno alla massa gravitazionale dei muscoli di Zodd. Zodd è grosso, Zodd è cattivo, Zodd spacca. Tutto il sangue, il gore, le povere donnine violentate servono solo a farci capire questo attraverso i primi due capitoli. Zwei subito si contraddice:

Sul fronte violenza/horror che sfociano nel trash, posso dirti che Zodd in alcuni punti è volutamente esagerato ed ultrapulp. La speranza è quella di riuscire affiancare un po’ di umorismo sboccato allo splatter, cercando di mantenere dei combattimenti dignitosi.

Come, non si parlava di guerra vera? Zodd da una parte vuole avere rigore storico, dall'altra vuole essere un po' trash, ma non riesce neanche in questo per un motivo evidente che traspare dalle mie precedenti considerazioni: Zodd si prende dannatamente sul serio. Ogni aggettivo, ogni riga trasuda di un autocompiacimento dell'autore che non è possibile equivocare. Sebbene ci troviamo nella testa di Zodd, infatti, sentiamo in continuazione la vocina di Zwei che ci informa che quello è proprio sangue arterioso, del peso preciso dei contendenti, di tutta una serie di dettagli storici e militari che in tre capitoli servono a ben poco e non danno al lettore nessuno appiglio. Inoltre, all'interno della sua notevole calotta cranica, condividiamo lo spazio con un fastidioso esserino urlante che scopriamo essere il cervello di Zodd. Parla al lettore con la sua vocina stridula, come un bambino che urla davanti al televisore. I pensieri di Zodd sono orripilanti, non per i contenuti, ma per l'inadeguatezza e il senso del ridicolo che mancano di intere leghe quella ironia tanto agognata.

Come la mia metà meccanica ci fa notare più in basso, molti dei più grandi esempi di antieroe hanno un personaggio comprimario. Un simile espediente è a mio avviso necessario: è più efficace mostrare gli abissi di violenza e depravazione tramite uno specchio che faccia contrasto piuttosto che lanciare il proprio protagonista in lunghi dialoghi e pensieri su ciò che lo circonda mentre in teoria non gliene dovrebbe fregare un accidente. Anche nello stesso Berserk di Miura troviamo un personaggio simile: Pak, il piccolo elfo, non è solo un comic relief che asseconda il (discutibile) humor giapponese, ma al contempo funge da contrappasso per farci meglio capire le tenebre in cui è precipitato Gatsu senza dover in continuazione calarci nella sua mente. Nel corso del racconto a poco a poco questo muro si infrange, ma è un processo lento e graduale. E no, Lucio non ha questa funzione, carica solo ulteriormente il senso di ridicolo con battute che non fanno ridere nessuno e sono un altro tentativo di fare dell'umorismo crudo.

Nello scritto di Zwei, protagonista e autore si coalizzano per rendere fin da subito Zodd la parodia di se stesso. Non è la nostra amata ultraviolenza il problema della narrazione, ma le metafore e gli aggettivi con la quale viene descritta:
La sfondò di pura potenza, pompandola come un toro da monta.

Ripeto: non è una descrizione cruda, né tanto meno una descrizione ironica. È inutile e ridicola al tempo stesso. Il disgusto che dovremmo sentire per Zodd viene trasferito all'autore per aver utilizzato uno stile così assurdo da risultare oltre il trash. Zodd è solo e ammicca di persona al lettore tentando di convincerlo quanto sia figo e kattivo, magari al tempo stesso offrendo il suo profilo migliore all'inquadratura, mettendo bene in mostra le cicatrici.

Dopo essermi soffermato su quella che credo essere la pecca principale della narrazione, passo ad alcuni, brevi dettagli che mi hanno fatto ulteriormente storcere il naso. Zodd è un ufficiale, eppure combatte da solo in un vicolo.

Brevemente. Attraverso il continuo pensare cerco di rendere ancora di più la superiorità di Zodd rispetto ai nemici. Per lui l’azione si svolge quasi al rallentatore, ma ho voluto evitare un mediocre tentativo di portare la moviola indietro nel tempo. Contro il minotauro invece, che è un avversario impegnativo, i pensieri sono urla endogene e rarefatte.

Non si coglie minimamente questa intenzione: Zodd carica concentrandosi su un unico avversario, ignorando completamente gli altri, ma si evince che per i poveri straccioni di turno il tempo scorre alla stessa velocità, tanto che Zodd ci scambia quattro chiacchiere sul senso della vita e della morte anche quando ci sono avversari ancora vivi e potenzialmente pericolosi. Non sono i riflessi di Zodd, la sua scherma superiore e nemmeno il suo fisico ad avere la meglio, è l'autore che tiene fermi i nemici per convenienza. Se ne accorge Zodd stesso, attaccato più volte alle spalle, ma il plot-shield rende superflua qualsiasi precauzione.

Nel terzo capitolo miglioriamo, vengono offerti alcuni spunti interessanti da approfondire e noi tutti ci chiediamo perché non si sia partiti da qui: di domande ne abbiamo già parecchie dai vaneggiamenti del generale, mentre qua si continua ad aggiungere altra carne al fuoco. Non si riesce comunque a lasciarsi alle spalle le vecchie abitudini.
Rogoth era stato magnanimo, la gamba era ancora lì, ridotta a brandelli. Mancava l'intera parte esterna della coscia e il femore era esposto per un terzo della sua lunghezza. Il bianco dell’osso rifletteva le luci puntate sulla gamba. L'arteria femorale, recisa, fuoriusciva dalla carne come un verme dal terreno; una pinza emostatica ne strizzava l'estremità, impedendole di annaffiare i presenti.

Altre lezioni di anatomia e sangue a fiotti. Passiamo oltre. Poco dopo troviamo un uomo a cui hanno mangiato le gambe. Lui è rimasto sveglio per tutto il tempo, seduto compostamente alla scrivania e rimane tutt'ora cosciente e in grado di rispondere con una certa coerenza. Questo è un po' troppo, va bene il trash, va bene l'incredulità, ma qui si esagera.

Per concludere, Zodd: Sangue chiama Sangue è uno scritto con molte pretese che alla fine si rivela essere privo di sostanza, mancando entrambi i fini dell'autore, realismo e ironia ultrapulp. Una risposta inaspettatamente ingenua al fantasy tutto ammore e arcobaleni, al quale volta le spalle e compie un circolo a 360°, arrivando più o meno nel medesimo punto. Zwei non è ovviamente ai livelli di Allibis, ma proprio la precedente consapevolezza e una struttura del testo migliore fanno risaltare tutti i citati difetti del testo. A mio avviso, dovrebbe rivedere i propri obiettivi e concentrarsi su quelli, tagliando fuori le rivalse personali sul fantatrash. Per quello ha già le sue ottime recensioni.


Parola alla Bambola

Ultimamente mi sto rendendo conto di come si sia passati da una forma di imitazione all'altra. All'inizio, quando uscì la trilogia cinematografica de Il Signore degli Anelli, il risultato fu avere le Cronache del Mondo Emerso e il Ciclo dell'Eredità di Christopher Paolini.
L'editoria cercava imitatori di Tolkien per vendere, così come alla pandemia Twilight reagì ripubblicando libri con vampiri che fino ad allora nessuno si era filato o cercando di battere cassa più possibile in merito. Poi ci provarono con gli angeli, ma andò maluccio, e Hunger Games fu la nuova molla per appestare il mercato di distopie e cinciallegre.
Tuttavia, c'è un'altra tendenza più stratificata e meno riconoscibile: oggi, alla scrittura tradizionale, si arriva dall'imitazione dei manga. Per un motivo non ben comprensibile, chi adora i manga cerca di trasporre quel mezzo nella scrittura; i risultati sono abbastanza mediocri, chiaramente, perché è come cercare di trasportare il mondo Marvel dentro un testo senza rendersi conto che non è affatto possibile tenere lo stesso registro.

Ed è così che otteniamo scene come questa:
«Che succede adesso?»
«Il solito Makoto che fa il cretino, speravo non fosse di servizio, oggi. Guarda come ci ha conciati.»
Gala e Kundo erano ricomparsi, ma non certo in carne e ossa. Ora passeggiavano sul desktop di un altro MPC. Erano due immagini grafiche ad alta definizione. Per l’esattezza somigliavano a due cartoni animati giapponesi. Kundo aveva una testa rotonda, grandissima rispetto al corpo che era minuscolo. La sua bocca era enorme e gli occhi sembravano due piccole virgole. Gala invece era vestita come una specie di Tomb Rider, aveva un corpetto scollato e un paio di pantaloncini di pelle nera aderenti con una cintura da cui pendevano coltelli e pistole.
Elena Cabiati, La Viaggiatrice di O 
Complimenti all'editor che non sapeva che Lara Croft abbia un nome e abbia ritenuto accettabile una frase come "una specie di Tomb Rider", rigorosamente scritto in modo errato. Questo è quello che intendo con il fatto che si tenda a trasporre il manga in un libro: l'effetto è ridicolo, non divertente; posso sicuramente riprendere l'idea di Ranma ½ per cui un ragazzo diventa ragazza con una secchiata d'acqua, ma nel momento in cui faccio comparire un panda che ondeggia siamo oltre.
Ne La Viaggiatrice di O ci sono scene peggiori di quella, ma non è il testo in esame. Questo era per farvi capire attraverso quale lente deformante (a mandorla) alcuni autori fantasy vedano le cose; del resto, la regina del fantasy italiano:
È cognito urbi et orbi (credo) che Bersek sia una delle più importanti fonti d’ispirazione in quel che scrivo, che l’ho adorato e che tutta la storia fino all’episodio di Lucine continuo a trovarla un capolavoro un po’ sotto tutti i punti di vista, e che periodicamente me lo rileggo, almeno fin lì, perché dopo, a mio parere, scade di parecchio. Comunque. Quando uscì l’anime, ovviamente, ero tutta contenta. Un po’ meno quando lo vidi: animazioni al risparmio, storia stiracchiata, un prodotto tutto sommato fatto veramente con poca cura e con la cronica incapacità di rendere la potenza del fumetto.
Licia Troisi, Official Site
Che cos'è Berserk? Questo:
Allegoria del realismo
Chiariamoci subito: non sono io quella che vuole il realismo a tutti i costi, eh? Se qualcuno vuole scrivere di un personaggio che ha uno spadone di tre metri e largo mezzo non sono certo io quella che andrà a contraddire l'autore. Ma quando la scusa addotta per gli stupri a caso e le viscere che si contorcono "come serpi" è il realismo, allora abbiamo un problema. Sarebbe molto più onesto dire: "A me piacciono le cose eccessive e truculente, rispetto a un Night of the Living Dead scelgo tutta la vita Splatters: gli Schizzacervelli". Si tratta di onestà di premesse e di ciò che si ottiene da esse.

Io adoro la violenza e lo splatter. Al di là di tutti i film horror, pessimi o meno, che mi sono sciroppata negli ultimi anni, uno dei miei videogiochi preferiti è The House of the Dead: Overkill, l'eccesso fatto videogame.
Visto in quest'ottica Zodd è comunque carente, per me. Perché, per avere un registro del genere, si prende troppo dannatamente sul serio. È tutto molto gritty, molto edgy. Ogni parola del libro dovrebbe farti dire: minchia, zio, com'è badass Zodd!
Finisce che Zodd diventa una macchietta di se stesso alla fine della seconda pagina. È un personaggio incolore perché non ha carisma, neanche un grammo.
Paragone cinematografico: non è Snake Plissken.
Paragone fumettistico: non è Frank Castle.
Paragone videoludico: non è Brandon Heat.

Se in presenza di quei tre ti ritrovi effettivamente a pensare "Mamma mia, quanto è figo!" per me con Zodd non è successo nemmeno una volta. E non perché sia un misogino pezzo di merda eh? Ma perché è un personaggio a due dimensioni: altezza e larghezza, per la precisione. Nella sua stazza risiede tutta l'importanza di Zodd. I suoi pensieri sono nulli, ininfluenti.
Zodd soffre esattamente della stessa sindrome del materiale originario: è in bianco e nero. E se questo per un manga è la normalità, non lo è invece per un testo che si suppone debba intrattenere dei lettori che non possono colmare le lacune con la vista, dato che stanno guardando delle parole. Parole che esprimono poco.
Iniziamo con l'incipit:
Il vento umido gli sbatteva quel fottuto pulviscolo di cenere dritto negli occhi, giù nella gola.
Ogni respiro arroventava un pugno di chiodi ficcati nei polmoni.
Alzò la visiera per osservare meglio quei pulciosi bastardi.
Venti passi davanti a lui, forse qualcosa in più.
Avanzò nel vicolo: una latrina a cielo aperto. Rigagnoli di smaltimento provenienti dal frantoio chiazzavano il fango e la merda di vacca. Raggiunse uno slargo sterrato e piantò i piedi in terra.
Lì c’era abbastanza spazio per manovrare l’addhur.
Si piegò sulle gambe, la lama dello spadone puntata verso i suoi avversari.
Guardia lunga. Attesa.
Venite a prendermi.
Avvertì la presenza di un altro nemico alle spalle. Scostò la testa di scatto. Una lama tagliò l'aria a un pollice dal suo orecchio destro.
Graffiare assordante di acciaio contro acciaio.
Lo spallaccio sbalzò il colpo verso l'esterno.
Zodd ruppe la difesa con cui teneva in scacco le tre sagome deformate dalla foschia del vicolo.
Ruotò sui talloni per fronteggiare la nuova minaccia, l’addhur pronto ad assecondare la frustata delle braccia.
Davanti a lui un uomo dall’aspetto macilento. Un corpetto di cuoio bollito macchiato di fango, barba come un rovo fradicio, occhi dilatati.
Dopo lo sguardo di Zodd arrivò l’addhur.
Penetrò a fondo, ingordo di carne.
La corsa fra membra e vene s’interruppe solo con un schiocco sordo di costole fracassate.
Un braccio cadde nella morchia.
Zodd calciò il petto dell’uomo per liberare la lama dallo sterno frantumato. Uno sbuffo di schegge d’osso e il fiottare martellante del sangue.
Si voltò di scatto, digrignando i denti come un cane randagio.
I tre uomini si erano fatti avanti. Li vedeva bene, ora.
Tre idioti. I loro volti tramutati in maschere di pietra.
Sette piedi d'altezza, armatura completa d'acciaio, Zodd li sovrastava di un'intera testa. Si guardarono l'un l'altro.
Nei loro occhi il panico.
Bene.
Questo è Zodd. Un burattino senz'anima.
Una serie di diapositive di combattimento descritte nel dettaglio, tavole di immagini davanti ai vostri occhi, prive di colore. Zodd attacca, Zodd si difende, Zodd digrigna i denti.
Magari
Dredd è un altro personaggio molto simile a Zodd. Si fa i fatti suoi, non ha un'etica: segue la legge, alla lettera, non importa quali sacrifici questo dovrà comportare. Perché Zodd non emana il carisma di Judge Dredd?
Perché, e sembra incredibile a dirsi, nella sua mancanza espressiva Dredd lascia trasparire esattamente la sua essenza: lui non applica la legge. Lui è la legge. E la legge si sa è equa, imparziale e brutale per tutti.
Volendo tirare per i capelli che Zodd sia la guerra, la violenza, la brutalità personificata, allora i lunghi, noiosissimi discorsi che fa con gli altri personaggi non sono credibili. O gliene frega qualcosa, o non gliene frega niente.
Il motivo per cui Judge Dredd funzionava molto peggio di Dredd è proprio che Stallone parla, parla, parla.
La pecca più grande però era il protagonista: il Dredd di Stallone è troppo umano, troppo desideroso di parlare e di mostrarsi al pubblico arrivando addirittura a spogliarsi, ridere e a togliersi l’elmetto; insomma, ci empatizziamo troppo e Dredd rimane Dredd per troppo poco tempo, troppi pochi minuti per farci percepire l’angoscia di un futuro militarizzato e in ostaggio di uno stato di polizia. Judge Dredd nonostante le premesse non è un buon personaggio da action-movie classico, è un cattivo dalla parte dei buoni, è uno che parla poco e fa molto, non è simpatico e non vorresti averci a che fare.
Darth Von Trier, i400calci
Se si vuole creare un personaggio, protagonista per di più, che sia un mostro o che sia considerato davvero er mejo violento e brutale farlo parlare troppo non è mai una buona idea.
«Perché diavolo ci hanno attaccato? Siamo venuti qui su loro richiesta.»
Con Lucio chiedere più di un minuto si silenzio era davvero troppo.
«Gli unici ad essere a conoscenza della nostra visita erano i consiglieri e quel magistrato con il naso da ratto. Gli estremisti muriani, o quello che cazzo sono, devono aver saputo del nostro arrivo» disse Zodd. «Di sicuro sono stati loro a massacrare tutti quegli abitanti. Poi ci hanno teso una trappola per evitare che li facessimo a pezzi nelle loro baracche di merda.»
«Bella trappola» rise Lucio. «Ha funzionato alla perfezione. Sono davvero degli strateghi raffinati.»
«Quel mostro però è stato una bella trovata. Non me l’aspettavo.»
«Peccato, mi sono perso il combattimento. Da non crederci, hai tagliato la gola a un minotauro.»
«Non creperò certo per una vacca dai denti troppo aguzzi» scoprì i suoi con la solita brutta copia di un sorriso. Meglio non parlare del fatto che quella bestia era solo simile a un minotauro. Simile, non uguale. A mostrarsi troppo esperto in materia Zodd aveva solo da perdere.
«Ho rischiato parecchio. Senza questa» si battè una mano sulla piastra pettorale «e questa» sfiorò l’impugnatura dell’addhur «mi avrebbe ammazzato.»
Bla, bla, bla.
C'è un altro personaggio dal carisma traballante che ha il vizio di cianciare: Geralt di Rivia. Parla, parla e parla. Per intere pagine; infatti, Geralt non è qualcuno che considererei davvero pericoloso o mostruoso, per i miei canoni. Ben distante dall'alone asettico di Robocop o Dredd, Geralt è un poveraccio mutante incastrato dagli eventi dov'è e, più spesso che non, è lì a dispiacersene.
Anche Geralt, però, funziona meglio di Zodd. Perché?
Proprio perché Geralt non è in contraddizione: Geralt è "umano, troppo umano". La morale dietro la saga di Sapkwoski è quella di disneyana memoria: chi è il vero mostro a Notre Dame?
Quindi vediamo Geralt innamorarsi, vediamo Geralt avere pietà dei mostri che deve ammazzare, vediamo Geralt avere le debolezze umane che tutti abbiamo. E questo funziona: gli altri lo trattano come una creatura estranea senza cuore, ma lui non lo è. Zodd cos'è?
Un personaggio fermo all'incrocio, che aspetta di capire quale direzione prendere.

La seconda pecca, come dicevo, è la totale assenza di ironia. Neanche di quell'humor nero che caratterizza i personaggi di questo tipo, che sottolinei quanto sia paradossale la loro esistenza di distruttori e al contempo di salvatori. Sono antieroi, sono i cattivi per cui dobbiamo tifare o anche no, ma le cui vicende ci interessano.
Spesso per far funzionare un personaggio del genere la parte fondamentale la ricopre il comprimario e questa è una delle cose che Andrea ha capito perfettamente:
• Constantine ha il suo Chas Kramer;
• Dredd ha la sua Giudice Hershey nella vecchia versione, Anderson in quella nuova;
• Robocop ha la sua agente Lewis;

Un personaggio del genere, da solo, non funziona.
Non so come sia in Berserk e non mi interessa: se Hollywood ha perseguito questa via con costanza, pur con alti e bassi di successo, ci dev'essere un motivo. E non è una mera questione di schermo. Nei libri, certo, si può essere maggiormente nella testa del personaggio. La verità, però, è che non c'è niente di interessante nella testa di Zodd, se non un omino del cervello che ogni tanto gli parla, creando dei siparietti che lasciano interdetto il lettore.
Persone inutili. Parassiti. Le parole e l’inchiostro non hanno mai risolto nulla.Solo l’acciaio. Solo la violenza. Tutto il resto non conta un cazzo.
Chissà perché tutti cercano di rimettersi dentro le budella. Non sono patate uscite da un sacco. Escono e sei fottuto. Punto.
Finiscilo! Finiscilo! Finiscilo!
«Ora cerca di essere preciso su quanto è accaduto al villaggio.»
Un fottuto casino.
«Ottime, direi» disse Zodd con un ghigno. Le avevano stuprate abbastanza da permettere loro di partorire senza neanche accorgersene.
Poco male, una lavata e una tunica pulita fanno miracoli.
Questi sono gli interessanti pensieri di Zodd, che tanto varrebbe a quel punto non sapere nemmeno. Non aggiungono nulla a quello che abbiamo già capito: sì, Zodd è cattivo, ok. Zodd è brutale, certo. Zodd è un povero pazzo stupratore seriale, va bene. E quindi? E quindi niente.
Tutti i primi due capitoli presentati possono riassumersi con questo: Zodd è tutto, chi cazzo sei tu?
Nel terzo capitolo, Zodd migliora. E non credo sia un caso il fatto che l'ingombrante ombra del cartonato protagonista non sia pervenuta dai radar a renderlo decisamente più leggibile.
A parte passaggi come questi:
«Dovevamo ucciderlo subito» disse Cassio, i muscoli del viso contratti per la rabbia. «L’unico demograth buono è un demograth morto.»
che ti fanno venir voglia di chiederti come mai ti sei alzata la mattina, il resto è molto più interessante. Se Zodd iniziasse con il capitolo tre, avrebbe una valenza totalmente diversa.
Al di là dei refusi a cascata, non c'è alcun dubbio che Zwei sappia scrivere. Il problema è che vuole per forza scrivere con uno stile eccessivo e spesso ne diventa vittima.
Non è certo l'unico. Questo è il modo in cui Gaia Conventi parla di Tramonto e Polvere di Joe R. Lansdale:
Sembra scritto da un esordiente con la passione per Lansdale. Tenta di imitarlo, sbanda in curva. 
[...] America, Grande Depressione. Ovviamente meteo avverso, come al solito, come sempre. L’uragano nelle prime pagine, nelle ultime le cavallette. A dire “un tempo di merda” si finirebbe per incrementare il numero di volte in cui la cacca viene citata nel romanzo. A pagina 251 mi ritrovo una roba così: «In bocca le sembrava di avere dei calzini ammuffiti e fradici di piscio, tenuti fermi da un bastone di merda». E bada che Hap & Leonard – che qui hai spudoratamente preso a modello per personaggi e dialoghi – li leggo sempre volentieri. Sì, insomma, non sono la perpetua!
Questa è esattamente la sensazione che mi dà Zodd.
L'eccesso al quadrato, il bisogno di far trasparire come rude e figo un personaggio che però manca delle caratteristiche e situazioni necessarie per sembrarlo davvero anziché apparire parte di una fan-fiction che imita stile e personaggi di qualcun altro. Un vero peccato.
Sebbene non sia una di quelli che sostiene che Zodd insista su argomenti malati, devo dire che trovo a mio modo un po' assurdo questo continuo focalizzare il sesso come mezzo di prevaricazione.
Ce n'è più in due capitoli di Zodd che in tutto il primo libro di Martin, notorio proprio per tale concetto.
«Controllate gli altri» comandò Zodd. Dopo qualche secondo d’ispezione, i prigionieri si rivelarono essere tutti prigioniere. Adolescenti, probabilmente figlie dei rivoltosi. Sfondate avanti e dietro, almeno a giudicare dal sangue e dalle emulsioni corporee che le ricoprivano.
Io non penso che l'autore sia misogino. Penso che abbia solamente letto troppi manga e questo sia il risultato: deprimente. Ma sembra che Zodd abbia i suoi estimatori quindi chi sono io per dire qualcosa? Non sono un cazzo.

Sigla.


7 commenti:

  1. Bentornata Steamdoll

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    1. *la bambola si esibisce in un inchino*

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  2. Pupa, sono d'accordo con te.
    Non sono riuscita a leggere tutto il disponibile di Zodd, mi sono fermata molto prima. Non ho stomaco per certe cose.
    Prima di tutto, non sopporto l'utilizzo di splatter e stupri (soprattutto stupri) tanto per. Cito a memoria una recensione su "La spada della Verità" che avevo letto da qualche parte (chiedo venia, non ricordo dove). "Pare che Terry Goodking non sia in grado di creare un cattivo la cui caratterizzazione vada oltre a 'stupra, quindi è cattivo'." Con conseguente infarcire di TUTTA la vicenda di stupri ogni 10 secondi. Ovviamente, si stuprano sempre le donne, quando invece i dati reali dicono che in guerra, in prigonia e in altre situazioni analoghe, vengono stuprati anche tanti maschietti (lo stupro non ha nulla a che fare col sesso, ma solo col dominio e la sottomissione, ma suppongo che a un maschietto faccia un certo che a descrivere di maschietti che stuprano altri maschietti, mentre finché si stuprano le donne, tutto sommato va bene).
    Trovo insopportabile una parola volgare ogni riga, come se bastasse quello a dare verosimiglianza a una trama o se tutti pensassimo e parlassimo costanemente così. E ammetto che il brano mi sembra solo un delirio di onnipotenza per far dire "Oh, guardate tutti quanto è figo Zodd". Mah, a me è sembrato tutto tranne che figo.
    La tecnica di Zwey è molto buona, pure se io avrei tagliato almeno la metà delle metafore e avrei aggiunto molto più SdT a livello sensoriale. Ma la tecnica andava impiegata per raccontare qualcosa di meglio che non una serie di scene per far dire che Zodd è figo. Scopo che, comunque, non è stato ottenuto.
    In breve, condivido con te tutto il commento. La mia stima.
    V

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  3. Lessi tempo fa il primo capitolo di Zodd, e lo trovai poco interessante... Sono però curioso di leggere il seguito perché, anche se linguaggio e protagonista NON mi piacciono, vorrei poter "esplorare" l'ambientazione e capire che tipo di lavoro ha fatto Zwei in quel senso, visto che sembra essere molto capace.
    P.S. Grazie per la segnalazione dei miei racconti! A sabato per il prossimo capitolo... ^_^

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  4. Ciao :)
    Lurker, estimatrice del blog, intervengo in difesa di Zodd pur concordando con diversi punti di questa disamina a due mani. In particolare, vorrei difendere "quella scena" di Zodd.

    Parto dal confronto tra i tre esempi proposti in estratto all'inizio dell'articolo.Per me, quello scritto meglio è della Gentle (autrice che però non ho letto) e quello scritto peggio è di Martin (spero che non si incazzi nessuno, di solito a me il panzone piace ! ). Zodd secondo posto.
    Nel fare questo confronto, non posso tralasciare il fatto che i primi due brani sono scene di sesso, mentre il terzo descrive uno stupro. Mi rendo conto che uno stupro può (forse?) essere considerato "sesso" dal punto di vista del criminale, ma nei fatti è una forma di tortura. Scrivere una scena di tortura è diverso dallo scrivere di sesso, magari un po' raw, come nel caso di Gentle. Credo che Zwei, per essere un esordiente e al netto di alcuni problemi più generali del suo modo di scrivere, se la sia cavata bene. Mi allibisce invece la bruttezza del pezzo di Martin, scrittore consumatissimo e usualmente bravo.

    1. Del perché la cosa più "ficcina" tra le tre è l'estratto da Martin e non quello da Zodd - aka: No - grazie, Frau - Blucher. Sono – molto - stanca."

    Martin sta descrivendo una scena tra una specie di Conan (Drogo: uno dei personaggi più acritici rispetto all'archetipo di riferimento) e un'adolescente (Daenerys). Non mi metto a commentare i 13 anni di Daenerys, perché nelle pagine precedenti Martin ha efficacemente descritto una società in cui l'infanzia finisce presto e la gente si sposa da piccola. Anche al netto di questo, giri di parole stucchevoli come quello sulla "profondità liquida" dell' "alveo" rimandano a un immaginario da Harmony che fatico a riferire al contesto socio-culturale, all'esperienza di vita e alla personalità di Daenerys (avrei capito di più con Sansa, e neanche tanto di più); lo collego più facilmente a uno scrittore che deve buttar giù una scena “abbastanza lunga e dettagliata, ma romantica”. Infatti l'estratto è farcito dalle solite parole che si trovano nelle solite descrizioni delle solite copule da romanzo... Se mi metto a contare le frasi fatte mi tocca riscriverlo quasi tutto: "parve passare un'eternità...", "avvampare", "capezzoli inturgidirsi... fino quasi a fare male", "percorsa da correnti calde", "il cuore martellava", e finiamo col già citato "alveo". "pulsante", ça va sans dire. Questa descrizione è talmente di maniera che avrei potuto pure non leggerla.
    L'unica cosa buona sarebbe il dialogo (non riportato integralmente qui, ma che ricordo dal libro), con tutti quei "no" di Drogo che accompagnano la dissoluzione delle aspettative pregiudiziali di Daenerys sul “barbaro stupratore”, disegnandole davanti un tizio che decide di provare a sedurla: un uomo che forse può davvero diventare un compagno. Questo è uno spunto interessante, con un valore narrativo importante per la storia che seguirà tra i due personaggi. Mi dispiace che Martin non si sia sbattuto troppo per dargli una cornice degna, finendo per inserirlo in una scena di sesso informata dal sentimentalismo più vieto e da una scelta lessicale nauseante.
    Nauseante non perché volgare. Non perché troppo-poco-volgare-per-noi-ganzi-fottutamente-hardcore. Nauseante perché ogni singolo sintagma mi era già noto: io quella roba l'ho già mangiata mille volte, ne conosco il sapore (dolciastro e sintetico, da merendina), e non ne voglio più, punto.

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    1. 2 - Dei motivi per cui lo stupro di Zodd è meno gratuito della scena di sesso di Martin.

      Ho riletto Zodd dopo aver visto questo articolo. In generale, anche se condivido alcune delle vostre riserve, l'ho apprezzato più di voi. Per esempio, ho trovato gli specialismi anatomici un po' sgravati, ma non insopportabili. il chirurgo, il macellaio e zodd sanno dove si buca una bestia per farla morire e nulla impedisce alla gente grossa e stronza di imparare che quel tubo si chiama proprio "arteria femorale" dopo averne recisi ottantacinque. Se Zodd parla/pensa più come il chirurgo-medio che come il macellaio-medio immagino sia parte del personaggio e lo accetto senza rimuginarci tanto. Magari mi convince meno il fatto che uno stupratore sadico, guardando delle ragazzine coperte di schizzi di sangue, sperma, escrementi e bava, pensi tra sè e sè: "Poffare: delle emulsioni corporali!".
      In generale anche io trovo discutibili alcune scelte linguistiche di Zweilawyer. Ogni tanto perché generano espressioni risapute e frasi fatte illegibili ("ingordo di carne", "come un cane randagio", etc). Ogni tanto perché sfondano la barriera del kitsch consapevole crogiolandosi in pleonasmi alla lunga stucchevoli.

      Questi problemi, nella scena “in lizza” con quelle di Martin e Gentle, compaiono in misura a mio avviso trascurabile.
      Peraltro, temo che gli stupratori pensino sul serio in quei termini ("sfondare", "innaffiare", etc). Insomma, c'è coerenza tra “chi è Zodd” e “il modo in cui pensa Zodd”. Può anche darsi che sia perché Zodd è un personaggio meno sfaccettato di una Daenerys, non lo so. Dico solo che in quella scena si percepisce come filtro la mentalità del personaggio, mentre nella scena di Martin il filtro percettibile era quello di molta (secondo me pur brutta) letteratura romantico/erotica. Proprio per questo, paradossalmente, trovo meno “gratuita” questa scena di stupro – insistita e greve finchè si vuole, ma anche specifica - della generica scena di sesso di Martin.

      Spero di non passare per “la furbastra di turno”, giunta al grido di "la scena *deve * nausearti!". A me non importa se la scena vi nausea o no. Voglio solo sostenere tre punti:
      A. La scena eredita la sua volgarità dalla mentalità di Zodd: infatti finisce per parlare, più che dello stupro, dello stupratore. Scelta in qualche misura opposta a quella fatta da Martin, che parlava molto di un accoppiamento e molto poco della ragazza che in teoria si starebbe accoppiando.
      B. La scena ha il suo punto di forza anche nei dettagli disgustanti, perché questi dettagli danno una visone “sinottica” di due piani di realtà. Da una parte abbiamo i pensieri (la mentalità) del carnefice, dall'altra abbiamo i fatti che ne conseguono. I pensieri appiattiscono e distorcono i fatti, riscrivendo una vera e propria tortura nel miserabile gergo da pornazzo con cui questo dannoso poveraccio se la figura. Si poteva fare lo stesso anche con qualche battuta in meno o con una soluzione più ellittica? Forse. Per come la vedo funziona bene anche così.
      C. La scena è quasi all'inizio del romanzo. Dopo averla letta non abbiamo dubbi/illusioni: il protagonista di Zodd è proprio un cattivo, non un antieroe imbarbarito dai sadismi del destino. Tutte le azioni che egli compirà in futuro, sanno interpretate dai lettori alla luce di questa certezza.

      Chiudo ribadendo che ho apprezzato la scena, ma che spero resti un episodio isolato. Anche perché inserendone troppe si slitta nel porno “misogino” – a prescindere dalle intenzioni dell'autore. Insomma, Zweilawyer mi ha promesso splatter-tamarro... se mi rifilasse le avventure di Max Hardcore in costume mi sentirei anche in dirtto di invitarlo a prendere un caffè per condirglielo con le caccole appena si distrae.

      Tutto qui. Volevo raccontarvi come la penso, perché ho trovato interessante che avessimo vissuto quella scena in modo così diverso. Se mi riesce e non vi dispiace ripasso per un commento più generale su Zodd.
      Un saluto e scusate la lunghezza!

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  5. Ciao Steamdoll, leggo solo ora il tuo pezzo (forse mi sono perso il trackback). Concordo in buona parte con CB, che ha scritto un'analisi molto interessante e, quanto a Zodd-personaggio, parte dei tuoi ragionamenti sono veritieri. Nei primi due capitoli doveva uscire come un ammazzatutti in due dimensioni, stereotipato e trash-hardcore, ma al tempo stesso volevo si mantenesse il realismo dei combattimenti. Anche i termini specifici, in oplologia e anatomia, hanno un senso nei capitoli successivi. In fondo, il mio errore più grave è stato avere pubblicato i primi tre capitoli di Zodd e mollarli lì senza un seguito, specie perché solo dal terzo capitolo si intuiscono appieno le potenzialità del libro. Ovviamente la colpa è mia. Mi piacerebbe riuscire a farti cambiare idea con i capitoli seguenti, quando e se verranno pubblicati.
    p.s. 1: non è che abbia letto tantissimi manga. I miei preferiti sono vecchia scuola, in particolare Devilman e Kenshiro (oltre a Berserk);
    p.s. 2: la citazione della Troisi su Berserk è priceless.

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