Crawling

Crawling in my skin these wounds they will not heal

Lo so, dovrei smetterla di indugiare nelle cazzate.
L'articolo di Amnell, come le ho scritto, mi ha riportato alla mente la tematica di Legge e Caos nella saga del Campione Eterno di Michael Moorcock, avrei qualche cartuccia da sparare anche sul tema del destino, ma la verità è che questo universo raccapricciante congiura contro la congiunzione favorevole dei miei neuroni a pistoni facendomi vagabondare alla deriva nel web.
Così perdo la voglia di documentarmi e ritrovo quella dell'autolesionismo.
Per esempio, quell'insano desiderio di rigarmi il fianco da sola con una chiave.

Vorrei avere la voglia di infierire come ai vecchi tempi, ma la bambola sta diventando vecchia e i pezzi di ricambio sono rari più che mai.
Quindi sarò sintetica, che ognuno è libero di trarre le sue conclusioni da solo senza bisogno della mia molesta, e anche un po' arrugginita, ironia.

Come non scrivere una scena romance
«Di chi? Di chi ti sei innamorato, Ayku?»
«Dirtelo non cambierebbe le cose».
«Ayku, dimmelo. Dannazione!»
Lui si voltò verso di me e vidi stringhe di rugiada colargli giù dagli occhi. Piangeva. Lui, lo Jupfer. Lo spirito immortale, piangeva.
«Di te. Di te, Grace!» 
Urlò e il mare ci inondò con una terza onda. Fu l’acqua a unirci in un abbraccio di sale.
E poi furono le braccia a legarsi, come nastri di raso.
Svanimmo.
Ci toccammo con un’ansia furiosa. Le nostre mani sembravano farfalle inquiete che non sapevano dove posarsi.
Ayku mi afferrò il viso fra le mani e fece scivolare sulla mia guancia, una lenta carezza. 
Gemetti, per il piacere di quel tocco, per la felicità senza misura che mi pervase. Avrei potuto morire per la gioia. Non sentivo più il cuore, tanto frenetici erano i battiti. Nel petto avevo il ronzio di un calabrone.
Anch'io lo sfiorai. Gli posai un dito sulle labbra carnose.Non dicemmo nulla. Non era necessario.
La sua mano scivolò lungo il dorso della mia schiena e io mi inarcai come una gatta che fa le fusa.
Mi attirò a sé, mentre bagliori azzurri si riflettevano nei suoi occhi. 
Avevo desiderato di baciarlo fin da quando lo avevo visto emergere dalla pietra. 
Con le dita percorse il profilo della mia mascella fino al collo e l’attesa di quel bacio mi sembrò quasi dolorosa. 
Perché indugiava? Me lo chiedevo mentre la mia mano affondava nei suoi ricci neri, scolpendo forme di un piacere tattile che non avevo mai provato prima.
Mi fissò negli occhi e naufragai nelle acque glauche dei suoi.
«Non posso…» sospirò. E mi tirò via.
Annaspai e ingoiai lacrime troppo amare.

Come non scrivere e basta
Un’assassina. Era un’assassina. 
Teneva stretto tra le dita, il pugnale forgiato dalla fiamma di Efeso. Salì i gradini di pietra bianca che sotto la lattea iridescenza della luna, sembravano tasti di un pianoforte nero.
Ogni gradino l’avvicinava alla sua vittima. Ne sentiva il respiro fin sotto le tende, scivolare come una musica, come una carezza. Sì, aveva un suono quel respiro. Palpitava tra le tende del gazebo, come una farfalla d'aria. Si fermò un istante. Aveva forse scelta? Quel mortale aveva prelevato la pietra di Pnévma. L’unico scopo della sua secolare e immortale esistenza, era assicurarne la protezione. Doveva riportala agli abissi e con essa, la morte del violatore.
Giunse in cima. L’ampio terrazzino che dava sull'oceano, si apriva ai suoi occhi come lo scenario di un sogno. Una piccola oasi di verde, le sbocciò davanti. Le foglie smaglianti delle piante, si lasciavano leccare dalla luce lunare. E i fiori dei più disparati, inneggiavano la loro bellezza, in forma di calici e baci.
Si trovava sul terrazzo di un Resort. Lì a pochi centimetri, svolazzavano le tende del gazebo, in cui era sopito il corpo della vittima.
Tremava, Koral.
La lama oscillava fendendo il silenzio. Non aveva mai ucciso a sangue freddo. Era stata dispensatrice di morte per i marinai e aizzatrice di tempeste. Col suo canto irretiva la ragione dei pescatori, per poi annegarli brutalmente. Era spietata. Spietata e bellissima. Come la mezzanotte, gli uragani, il vento che erode le rocce, come il tuono che ruggisce nell'aria cupa.
I suoi capelli erano fiammeggianti coralli e negli occhi, aveva il mare e i suoi misteri.
Si avvicinò e scostò con la mano, un lembo della tenda, che come un sospiro si sollevò, mostrandole il volto del profanatore.
Brandì l’argentea lama, su cui si riflessero i bagliori lunari e, indugiò. Si fermò. Sospirò.
La gola che si accingeva a serrare, era quella di un giovane dall'incantevole bellezza. Il mare stesso non avrebbe saputo cantarne la meraviglia. Era disteso su una stuoia di paglia. Quel corpo vi si adagiava con tale grazia e naturalezza, pari a quella di certi ghepardi sui rami.
I capelli neri finemente intrecciati all'indietro con filigrane di cuoio colorate, incorniciavano un volto perfetto. Profumava di sabbia e di esotici frutti di isole lontane. Le palpebre erano scrigni di gemme di chissà quale colore, da cui sporgevano folte ciglia, come frange. Il torace che si intravedeva da una camicia bianca in lino, le fece pensare a dune desertiche, modellate dal vento.
Il ragazzo mugolò qualcosa nel sonno e si voltò su un fianco.
Koral impallidì.
Esitò e, si allontanò. Lo avrebbe ucciso l'indomani. Non era solita uccidere nel sonno e, voleva sapere il colore dei suoi occhi…
Si diresse verso la scalinata, quando qualcosa le si parò davanti, trattenendola per i polsi. Alzò gli occhi e lo vide.
Il ragazzo era davanti a lei.
Sveglio.

Lo so.
Avrei dovuto segnarle tutte le virgole.
Ma ve l'ho detto... sono stanca.
Altro, che, depressione, degli, artisti, Aislinn.
Sono gli altri artisti che la fanno venire a me.

Per chi non ne ne ha avuto abbastanza: prego, insistete pure.

6 commenti:

  1. Leggo le scena. Il primo pensiero. "Sto per vomitare :-/ ". Melenso, inutilmente poetico, troppe metafore, troppe immagini inutili per la storia, zero phatos, da picco iperglicemico. E non si vede niente. "Le nostre mani sembravano farfalle inquiete che non sapevano dove posarsi." mostrami ogni mano dove cavolo va e cosa fa. Io sono il lettore, non devo inventare io ciò che dovresti raccontare tu. Sennò è troppo facile!
    È scritto da una 13enne, vero?
    Saranno anni che non vedo una scena romantica ben scritta, dai tempi de "La Pietra dell'Addio", del mio adorato Tad (e in quel caso, i due fidanzati stavano litigando!).
    Comunque mi sono spiegata molte cose. Stai tranquilla, "POV forte" non significa sdilinquirsi in patetiche metafore e infodump senza senso. Penso comunque che metterò in lista per il blog un bel rant su cos'è poesia e cos'è narrativa... Ce n'è MOLTO bisogno.
    V

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  2. Uff, si è mangiato il mio primo commento.
    Fortunella, beccati la versione breve ;) questi estratti mi hanno fatto diventare sterile!
    Ti consiglio di escogitare un sistema tipo il PEGI dei videogiochi per classificare il contenuto dei tuoi post quando citi certi brani :P così mi siedo e svenendo non faccio cadere il tablet.

    Un saluto,
    Daniele

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    1. Questi blog voraci... il mio ha sempre fame, ma è fame nervosa dopo quello che gli tatuo addosso. Non mi assumo la responsabilità della tua impossibilità di generare prole, ambasciator non porta pene.

      Sai che è una grandissima idea quella della classificazione PEGI? Devo assolutamente frustare GIMP per riuscire a produrci qualcosa di adatto. Tu, per sicurezza, sdraiati sempre che in caso cadi sul morbido, la rete non è una paese per sedie senza braccioli.

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  3. Ahahahahaha ahahahahah ahahahahaha ahahahaha cazzo ahahahah devo smetterla di leggere questo blog!

    "Nel petto avevo il ronzio di un calabrone"... Fottuti insetti, buoni solo a pungere nei momenti sbagliati!


    Peace and love

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    1. Che poi il ronzio del calabrone credo sia il suono più molesto dopo la voce di Gemma del Sud. Son bei primati; chissà da dove era venuto quel calabrone. Probabilmente da una nidiata encefalica.

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  4. ... Ed eccomi qui, solo un mese dopo. Scusami il tempismo. :D
    'Così perdo la voglia di documentarmi e ritrovo quella dell'autolesionismo.'
    Story of my life.
    A me manca il trash, sia leggerlo che recensirlo che vederlo recensito, ma mi sto convincendo che fare il Don Chisciotte non migliora la vita a noi blogger.
    Però nel 2015 mi consolerò abbondantemente, escono sia Star Wars VII che Cinquanta sfumature di grigio. :facepalm:
    (Accidenti, adesso chi me la toglie più di testa Crawling? Gah!)

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