Welcome to Dying

Now I feel it's growing up in me, now I feel it's burning deep in me

Dopo aver passato giorni a perdere il mio tempo su Hearthstone per sopportare il peso della programmazione e affogare i miei dispiaceri, sono tornata ad affacciami sul blog, il tutto per trovare il nuovo articolo di Tenger.
Dopo la meravigliosa recensione di Dracula Untold, non mi aspettavo certo un ritorno al passato, ma sembra che il decennale del Mondo Emerso stia suscitando molto clamore e la consueta alegria che ci si aspetta da casi "letterari" del genere.
Uno dei cavalli di battaglia della Mondadori non può essere lasciato a morire così, senza un tentativo di mungere quel poco che ancora esce dalla vacca grassa ma malata.

Fino a qui non c'è niente di cui stupirsi.
Non ho intenzione di commentare quanto già abbondantemente fatto da Tenger, né di scimmiottarla, quindi se volete leggere il suo articolo riguardo all'intervista di Licia Troisi sull'Espresso potete trovarlo qui.
Questo l'articolo come da lei riportato: uno e due.
Dopo la rabbia giovanile, ormai alle spalle, ormai sono diventata una bambola più saggia, meno incline al linciaggio pubblico. Ho vestito un'aureola al neon e ora predico la tolleranza, l'epifania morale mi ha colto come molti altri.
Ho seppellito l'ascia di guerra a beneficio di un futuro più costruttivo.

Tuttavia, su certe cose non si può e non si deve soprassedere.
Ognuno di noi può pensare quello che vuole del Mondo Emerso, di Nihal, di Licia Troisi come scrittrice, come astrofisica e come persona, ma una cosa ai miei occhi è certa: chiunque avesse un briciolo di amore per il fantastico in generale non scriverebbe mai di un articolo tanto sconclusionato e sensazionalista "è una bella intervista, o almeno a me piace, per cui vi invito a leggerla".
Pur concedendo che il target dei suoi libri sia quello dei ragazzini, non significa che siano dei deficienti. Che cosa vorrebbe dire "a me piace"? Non stiamo parlando della pancetta, stiamo parlando di qualcosa che vorrebbe fare informazione del genere letterario di cui scrivi.
Purtroppo, cercando ulteriori informazioni in merito ho scoperto che Licia non è nuova a questo genere di sparate e che avesse fatto altrettanto anche nel maggio di questo stesso anno.

In dieci anni Nihal ha imparato che combattere mezza nuda non è una buona idea.
Mi riferisco a un articolo di un altro quotidiano, La Repubblica, dall'accattivante titolo: Licia Troisi: "Il fantasy ha ucciso Conan e il modello machista".
NEI suoi libri ci sono donne con i capelli azzurri e gli occhi viola, adolescenti guerriere con le carnagioni pallide che brandiscono spade e combattono senza paura. Ha inaugurato la serie Nihal, protagonista delle Cronache del mondo emerso , che debuttava dieci anni fa proprio al Salone del Libro. Oggi invece a Torino è la volta di Pam, l'adolescente ribelle dell'ultimo romanzo di Licia Troisi ( Pandora, Mondadori, pagg. 366, euro 17), il primo di un'altra saga sterminata che si preannuncia di sei volumi. Fascino dark, occhi bistrati di nero e caschetto corvino, la nuova eroina fa parte di quella schiera di fanciulle indomite che nel fantasy come nei film d'azione stanno prendendo il posto dei maschi erculei, un tempo difensori di damigelle inermi.
Oppure potremmo anche considerarla per quello che è, un riverbero tardivo dei gotichelli degli anni novanta. Questi.
La poca originalità di Licia non è una novità, per quanto si possa perdonarla a posteriori è incontestabile che quello che scrive sia saccheggiato (e neanche lo nega, se è per questo) da quanto scritto nel fantastico degli ultimi due secoli e oltre. Non una rielaborazione tolkeniana o un tentativo di integrazione potteriana, proprio un'accozzaglia di creature prese qua e là senza criterio, personaggi stereotipati. Sono le regole del gioco e le conosciamo, non mi aspettavo che Pandora facesse eccezione.
Non è questo il punto.
E indomita è lei, Licia Troisi, che oltre a sfornare romanzoni fiume è anche astronoma e si divide tra il ruolo di madre, quello di ricercatrice universitaria e l'attività di scrittrice cult. La sua epica pop, che fattura quattro milioni di copie nel mondo e più di due milioni in Italia, si diverte a sparigliare i ruoli, ma poi alla fine è sempre il Bene che vince sul Male.
Da dove viene questa sua passione per la donna amazzone?
«Da bambina ero affascinata da Piccole Donne e naturalmente mi identificavo con Jo, la più irrequieta. Non mi piaceva giocare con le bambole, ero un maschiaccio».
Jo a un certo punto si taglia i capelli corti. Cosa che fanno anche le eroine dei suoi romanzi, perché?
«Il taglio dei capelli per una donna è simbolico. Li ho tagliati la prima volta alla fine di una storia adolescenziale travagliata. Sono anni che ho i capelli cortissimi. Forse è un modo per esprimere un'insofferenza per un mondo che ci vorrebbe tutti uguali, una maniera per reagire all'omologazione».
Non mi piace ricorrere alla reductio ad absurdum quando posso evitarlo, ma rimane il fatto che fare della sociologia spicciola in questo modo è fastidioso. Il fatto che Licia Troisi si senta una ribelle tagliandosi i capelli perché chiunque abbia i capelli lunghi è fatta in serie come ci vorrebbe l'omologazione è un suo problema, il fatto che i suoi personaggi lo facciano per lo stesso motivo è un problema universale di chiunque legga i suoi libri.
Self-insertion.
Fermo restando che questo genere di argomentazioni non fanno presa su qualcuno che abbia superato la pubertà, biologica o meccanica che sia, da più di qualche mese, così come non lo fa vestirsi di nero perché è morto il tuo oggetto del desiderio.
Più che a Piccole Donne, le su e storie fanno pensare a Hunger Games o la nuova trilogia Divergent. Anche le saghe americane hanno scoperto le avventure al femminile?
«Il romanzo di Suzanne Collins è uscito nel 2008, dunque anni dopo il mio esordio. Trovo però vi sia una grande vicinanza tra il personaggio di Nihal, protagonista delle Cronache del mondo emerso , e quello di Katniss. Anche Katniss non si arrende alle etichette che gli altri cercano di cucirle addosso, decidendo sempre di giocare alle sue regole. È una rivoluzione perché per molti anni il fantasy è stato un genere prevalentemente maschile. E in questo passaggio noi italiani siamo arrivati prima».

La sobria reazione della Bambola
Noi italiani siamo arrivati prima.
Parole che rimarranno nella storia.

Citazioni a caso da tvtropes:
  • Robert E. Howard wrote some surprisingly strong female characters considering his time, genre and upbringing, including Valeria, Dark Agnes, Tarala, Helen Tavrel, Conchita and the original Red Sonya (totally different and far more realistic than the character better known from Marvel comics and the movie).
  • Terry Pratchett has outright stated that he "can't write 'soft' female characters."
  • Éowyn, of course, from The Lord of the Rings. A Lady of War who pulls a Sweet Polly Oliver and kills the leader of the Ringwraiths. Tolkien had actually initially planned to have her die in that battle, but his wife liked her so much that he had her survive to marry Faramir—who was his Author Avatar. Women of Rohan in general are described as essentially an entire race of Action Girls.
  • Lúthien Tinúviel pulled off quite a bit of Bad Assery during the Quest for the Silmaril. Not content to wait behind while Beren did all the heroing, after escaping a prison her father confined her to precisely to keep her from following him, she went alone to Tol-in-Gaurhoth, stronghold of Sauron, to rescue Beren with only the hound Húan to aid her, and afterwards journeyed with him into Angband itself and stood before Morgoth, enchanting him into sleep with her singing and dancing. It should be remembered that music has great power in Middle-earth.
  • Action Girls were popular in classical literature. Examples include the goddesses Athena (Lady of War) and Artemis, Penthesilea the Amazon Queen who appeared ancient epic cycles (and later Kleist's play) and Camilla in Virgil's The Aeneid. The popularity of Amazon women waned in Middle Ages, but they were to make a comeback in Renaissance epic in the form of female knights such as Bradamante and Marfisa in Ariosto's Orlando Furioso, Clorinda in Tasso's Gerusalemme Liberata, and Belphoebe, Britomart, and Palladine in Spenser's The Faerie Queene. In the latter poem, Spenser laments the scarcity of Action Girls in his own time and bids females to start kicking ass again as they did in the old days (because he knew Queen Elizabeth would appreciate it).
... e questi sono solo degli esempi presi a caso.
Quanto si deve essere ignoranti e presuntuosi per un'affermazione del genere?
Quanto?
Sempre ammesso che quella di Licia non fosse una battuta volta a ridicolizzare la domanda stupida della giornalista. E in quel caso, perché invece di fare battute non approfittarne per spiegare che la signora stava dicendo una stronzata?
Non sembra una battuta perché....
Forse perché dovevamo esorcizzare un ritardo sociale nella considerazione delle donne?
«Forse. Certamente abbiamo avuto bisogno di liberarle. Quando ho deciso di scrivere cercavo un avatar per girare nei forum. Avrei voluto una donna guerriero ma trovavo solo donne nude, sempre figure ipersessualizzate. Vince ancora il modello classico delle illustrazioni di Conan: lui grosso con una donnina aggrappata al polpaccio».
Come Platinum sa non ho niente contro il femminismo, ma questa è strumentalizzazione becera.
Magari invece di cercare tra le immagini di Royo sarebbe sufficiente attingere a qualcosa di più moderno.


All'epoca della Troisi non c'era. Sicuramente. Larry Elmore non era in attività, no?
È il solito discorso: non possiamo lamentarci della concezione della donna in Star Trek TOS o nei libri di Howard, né più né meno come non possiamo lamentarci del razzismo di Lovecraft, entrambi fenomeni sociali riflesso del loro tempo.
Senza contare che Licia Troisi sembra sottintendere che solo chi maneggia una spada è da considerarsi una donna indipendente.
O no?

Lei ama le donne guerriere. Avevamo davvero bisogno di spade e combattimenti per sentirci più libere?
«La mia è una metafora. Ciò che mi interessa è rappresentare la lotta che tutti noi ingaggiamo nella vita. Nihal cerca di conquistare qualcosa che le era precluso: entrare nell'accademia. Il messaggio di fondo è che bisogna combattere contro le barriere che incontriamo. Non è un invito a mascolinizzarsi».
Messaggio condivisibile, un po' meno la finalità di far passare i testi di Licia Troisi per progressisti. Ma in fondo anche le donne forti possono struggersi per pene d'amore come tutte le protagoniste dei suoi libri. O vogliamo parlare dei ruoli maschili, come il succube Sennar o lo schiavo dei mondi di Nashira?
Nei manga giapponesi, altra sua fonte di ispirazione, ci sono anche donne cyborg che lottano contro le forze del Male...«Mi viene in mente Alita, un bellissimo manga da cui ho preso ispirazione per il personaggio di Nihal prima di cominciare a scrivere. Da ragazzina ho visto Lady Oscar e Sailor Moon: ho un immaginario popolato di donne combattenti».
Non ho la forza di commentare. La chiusa ve la lascio così com'è, senza alcun genere di intervento da parte mia; credetemi, non serve.
E nel futuro, che tipo di donna dobbiamo aspettarci?
«Una maga, perché credo sia il corrispettivo della scienziata nel genere fantasy. È uno stereotipo che le donne non siano interessate al potere. Vorrei creare invece una maga forte, potente. Una donna che brama il potere».

Ich habe fertig.

2 commenti:

  1. Sarebbe anche ora, una donna che pratica la magia non si vede da un sacco di tempo, in una storia XD
    (Licia lancia "Ridiculus" su di sé)
    Mi chiedo se davvero ci creda...

    Daniele

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  2. Steam, lascia perdere il femminismo, questa è evidentemente una presa per il c***! :-/

    Detto che i personaggi della Troisi sono di un patetico che mi fanno vergognare siano donne (visto che non fanno che piagnucolare e rendersi ridicole per tutta la durata della storia, salvo poi sciogliersi per lo sfigato di turno nel momento meno opportuno, giusto perché una donna, senza una storia d'amore, non ci entra in un libro), non è mettere una spada in mano a una donna che rende un romanzo femminista. Consiglio alla signora Troisi un po' di approfondimento sulla questione di genere, prima di inoltrarsi in sì delicato terreno.
    ...
    Ok, sono disgustata.

    "È uno stereotipo che le donne non siano interessate al potere."
    uno dei personaggi principali di uno dei miei tomi è una donna, maga, potentissima e in puro delirio di onnipotenza, che scende in campo per rimarcare il suo infinito potere e usarlo per mandare tutti al diavolo. E non penso di essere la prima a delineare un background di questo tipo.
    La signora Troisi ha idee originalissime, non c'è che dire...
    V

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