Welcome to Dying

Now I feel it's growing up in me, now I feel it's burning deep in me

Dopo aver passato giorni a perdere il mio tempo su Hearthstone per sopportare il peso della programmazione e affogare i miei dispiaceri, sono tornata ad affacciami sul blog, il tutto per trovare il nuovo articolo di Tenger.
Dopo la meravigliosa recensione di Dracula Untold, non mi aspettavo certo un ritorno al passato, ma sembra che il decennale del Mondo Emerso stia suscitando molto clamore e la consueta alegria che ci si aspetta da casi "letterari" del genere.
Uno dei cavalli di battaglia della Mondadori non può essere lasciato a morire così, senza un tentativo di mungere quel poco che ancora esce dalla vacca grassa ma malata.

Fino a qui non c'è niente di cui stupirsi.
Non ho intenzione di commentare quanto già abbondantemente fatto da Tenger, né di scimmiottarla, quindi se volete leggere il suo articolo riguardo all'intervista di Licia Troisi sull'Espresso potete trovarlo qui.
Questo l'articolo come da lei riportato: uno e due.
Dopo la rabbia giovanile, ormai alle spalle, ormai sono diventata una bambola più saggia, meno incline al linciaggio pubblico. Ho vestito un'aureola al neon e ora predico la tolleranza, l'epifania morale mi ha colto come molti altri.
Ho seppellito l'ascia di guerra a beneficio di un futuro più costruttivo.

Tuttavia, su certe cose non si può e non si deve soprassedere.
Ognuno di noi può pensare quello che vuole del Mondo Emerso, di Nihal, di Licia Troisi come scrittrice, come astrofisica e come persona, ma una cosa ai miei occhi è certa: chiunque avesse un briciolo di amore per il fantastico in generale non scriverebbe mai di un articolo tanto sconclusionato e sensazionalista "è una bella intervista, o almeno a me piace, per cui vi invito a leggerla".
Pur concedendo che il target dei suoi libri sia quello dei ragazzini, non significa che siano dei deficienti. Che cosa vorrebbe dire "a me piace"? Non stiamo parlando della pancetta, stiamo parlando di qualcosa che vorrebbe fare informazione del genere letterario di cui scrivi.
Purtroppo, cercando ulteriori informazioni in merito ho scoperto che Licia non è nuova a questo genere di sparate e che avesse fatto altrettanto anche nel maggio di questo stesso anno.

In dieci anni Nihal ha imparato che combattere mezza nuda non è una buona idea.
Mi riferisco a un articolo di un altro quotidiano, La Repubblica, dall'accattivante titolo: Licia Troisi: "Il fantasy ha ucciso Conan e il modello machista".
NEI suoi libri ci sono donne con i capelli azzurri e gli occhi viola, adolescenti guerriere con le carnagioni pallide che brandiscono spade e combattono senza paura. Ha inaugurato la serie Nihal, protagonista delle Cronache del mondo emerso , che debuttava dieci anni fa proprio al Salone del Libro. Oggi invece a Torino è la volta di Pam, l'adolescente ribelle dell'ultimo romanzo di Licia Troisi ( Pandora, Mondadori, pagg. 366, euro 17), il primo di un'altra saga sterminata che si preannuncia di sei volumi. Fascino dark, occhi bistrati di nero e caschetto corvino, la nuova eroina fa parte di quella schiera di fanciulle indomite che nel fantasy come nei film d'azione stanno prendendo il posto dei maschi erculei, un tempo difensori di damigelle inermi.
Oppure potremmo anche considerarla per quello che è, un riverbero tardivo dei gotichelli degli anni novanta. Questi.
La poca originalità di Licia non è una novità, per quanto si possa perdonarla a posteriori è incontestabile che quello che scrive sia saccheggiato (e neanche lo nega, se è per questo) da quanto scritto nel fantastico degli ultimi due secoli e oltre. Non una rielaborazione tolkeniana o un tentativo di integrazione potteriana, proprio un'accozzaglia di creature prese qua e là senza criterio, personaggi stereotipati. Sono le regole del gioco e le conosciamo, non mi aspettavo che Pandora facesse eccezione.
Non è questo il punto.
E indomita è lei, Licia Troisi, che oltre a sfornare romanzoni fiume è anche astronoma e si divide tra il ruolo di madre, quello di ricercatrice universitaria e l'attività di scrittrice cult. La sua epica pop, che fattura quattro milioni di copie nel mondo e più di due milioni in Italia, si diverte a sparigliare i ruoli, ma poi alla fine è sempre il Bene che vince sul Male.
Da dove viene questa sua passione per la donna amazzone?
«Da bambina ero affascinata da Piccole Donne e naturalmente mi identificavo con Jo, la più irrequieta. Non mi piaceva giocare con le bambole, ero un maschiaccio».
Jo a un certo punto si taglia i capelli corti. Cosa che fanno anche le eroine dei suoi romanzi, perché?
«Il taglio dei capelli per una donna è simbolico. Li ho tagliati la prima volta alla fine di una storia adolescenziale travagliata. Sono anni che ho i capelli cortissimi. Forse è un modo per esprimere un'insofferenza per un mondo che ci vorrebbe tutti uguali, una maniera per reagire all'omologazione».
Non mi piace ricorrere alla reductio ad absurdum quando posso evitarlo, ma rimane il fatto che fare della sociologia spicciola in questo modo è fastidioso. Il fatto che Licia Troisi si senta una ribelle tagliandosi i capelli perché chiunque abbia i capelli lunghi è fatta in serie come ci vorrebbe l'omologazione è un suo problema, il fatto che i suoi personaggi lo facciano per lo stesso motivo è un problema universale di chiunque legga i suoi libri.
Self-insertion.
Fermo restando che questo genere di argomentazioni non fanno presa su qualcuno che abbia superato la pubertà, biologica o meccanica che sia, da più di qualche mese, così come non lo fa vestirsi di nero perché è morto il tuo oggetto del desiderio.
Più che a Piccole Donne, le su e storie fanno pensare a Hunger Games o la nuova trilogia Divergent. Anche le saghe americane hanno scoperto le avventure al femminile?
«Il romanzo di Suzanne Collins è uscito nel 2008, dunque anni dopo il mio esordio. Trovo però vi sia una grande vicinanza tra il personaggio di Nihal, protagonista delle Cronache del mondo emerso , e quello di Katniss. Anche Katniss non si arrende alle etichette che gli altri cercano di cucirle addosso, decidendo sempre di giocare alle sue regole. È una rivoluzione perché per molti anni il fantasy è stato un genere prevalentemente maschile. E in questo passaggio noi italiani siamo arrivati prima».

La sobria reazione della Bambola
Noi italiani siamo arrivati prima.
Parole che rimarranno nella storia.

Citazioni a caso da tvtropes:
  • Robert E. Howard wrote some surprisingly strong female characters considering his time, genre and upbringing, including Valeria, Dark Agnes, Tarala, Helen Tavrel, Conchita and the original Red Sonya (totally different and far more realistic than the character better known from Marvel comics and the movie).
  • Terry Pratchett has outright stated that he "can't write 'soft' female characters."
  • Éowyn, of course, from The Lord of the Rings. A Lady of War who pulls a Sweet Polly Oliver and kills the leader of the Ringwraiths. Tolkien had actually initially planned to have her die in that battle, but his wife liked her so much that he had her survive to marry Faramir—who was his Author Avatar. Women of Rohan in general are described as essentially an entire race of Action Girls.
  • Lúthien Tinúviel pulled off quite a bit of Bad Assery during the Quest for the Silmaril. Not content to wait behind while Beren did all the heroing, after escaping a prison her father confined her to precisely to keep her from following him, she went alone to Tol-in-Gaurhoth, stronghold of Sauron, to rescue Beren with only the hound Húan to aid her, and afterwards journeyed with him into Angband itself and stood before Morgoth, enchanting him into sleep with her singing and dancing. It should be remembered that music has great power in Middle-earth.
  • Action Girls were popular in classical literature. Examples include the goddesses Athena (Lady of War) and Artemis, Penthesilea the Amazon Queen who appeared ancient epic cycles (and later Kleist's play) and Camilla in Virgil's The Aeneid. The popularity of Amazon women waned in Middle Ages, but they were to make a comeback in Renaissance epic in the form of female knights such as Bradamante and Marfisa in Ariosto's Orlando Furioso, Clorinda in Tasso's Gerusalemme Liberata, and Belphoebe, Britomart, and Palladine in Spenser's The Faerie Queene. In the latter poem, Spenser laments the scarcity of Action Girls in his own time and bids females to start kicking ass again as they did in the old days (because he knew Queen Elizabeth would appreciate it).
... e questi sono solo degli esempi presi a caso.
Quanto si deve essere ignoranti e presuntuosi per un'affermazione del genere?
Quanto?
Sempre ammesso che quella di Licia non fosse una battuta volta a ridicolizzare la domanda stupida della giornalista. E in quel caso, perché invece di fare battute non approfittarne per spiegare che la signora stava dicendo una stronzata?
Non sembra una battuta perché....
Forse perché dovevamo esorcizzare un ritardo sociale nella considerazione delle donne?
«Forse. Certamente abbiamo avuto bisogno di liberarle. Quando ho deciso di scrivere cercavo un avatar per girare nei forum. Avrei voluto una donna guerriero ma trovavo solo donne nude, sempre figure ipersessualizzate. Vince ancora il modello classico delle illustrazioni di Conan: lui grosso con una donnina aggrappata al polpaccio».
Come Platinum sa non ho niente contro il femminismo, ma questa è strumentalizzazione becera.
Magari invece di cercare tra le immagini di Royo sarebbe sufficiente attingere a qualcosa di più moderno.


All'epoca della Troisi non c'era. Sicuramente. Larry Elmore non era in attività, no?
È il solito discorso: non possiamo lamentarci della concezione della donna in Star Trek TOS o nei libri di Howard, né più né meno come non possiamo lamentarci del razzismo di Lovecraft, entrambi fenomeni sociali riflesso del loro tempo.
Senza contare che Licia Troisi sembra sottintendere che solo chi maneggia una spada è da considerarsi una donna indipendente.
O no?

Lei ama le donne guerriere. Avevamo davvero bisogno di spade e combattimenti per sentirci più libere?
«La mia è una metafora. Ciò che mi interessa è rappresentare la lotta che tutti noi ingaggiamo nella vita. Nihal cerca di conquistare qualcosa che le era precluso: entrare nell'accademia. Il messaggio di fondo è che bisogna combattere contro le barriere che incontriamo. Non è un invito a mascolinizzarsi».
Messaggio condivisibile, un po' meno la finalità di far passare i testi di Licia Troisi per progressisti. Ma in fondo anche le donne forti possono struggersi per pene d'amore come tutte le protagoniste dei suoi libri. O vogliamo parlare dei ruoli maschili, come il succube Sennar o lo schiavo dei mondi di Nashira?
Nei manga giapponesi, altra sua fonte di ispirazione, ci sono anche donne cyborg che lottano contro le forze del Male...«Mi viene in mente Alita, un bellissimo manga da cui ho preso ispirazione per il personaggio di Nihal prima di cominciare a scrivere. Da ragazzina ho visto Lady Oscar e Sailor Moon: ho un immaginario popolato di donne combattenti».
Non ho la forza di commentare. La chiusa ve la lascio così com'è, senza alcun genere di intervento da parte mia; credetemi, non serve.
E nel futuro, che tipo di donna dobbiamo aspettarci?
«Una maga, perché credo sia il corrispettivo della scienziata nel genere fantasy. È uno stereotipo che le donne non siano interessate al potere. Vorrei creare invece una maga forte, potente. Una donna che brama il potere».

Ich habe fertig.

It is well done

Sebbene sembra che io sia stata inghiottita da un buco nero, non è così.
Mi sono ributtata a capofitto su diversi progetti, in vari fronti, questo assorbe il mio tempo. Non so dire se il resto dei progetti sia più proficuo di uno dei tanti blog nel mare della rete, semplicemente richiedono molto più impegno di scrivere cose già dette meglio da altri.

Previously on this side of the Moon
Quest'anno sono successe molte cose, molte davvero spiacevoli, come la morte di Armenia. Una casa editrice storica che pubblicava il fantastico ci ha lasciato in cordoglio, non tanto perché mi interessassero Dragonlance e il fantasy tedesco (portato quest'anno al Lucca Comics dalla Nord nell'esimia figura di Markus Heitz), ma perché era una delle case editrici nate per sostenere il fantastico.
Solo chi non ama il genere avrebbe potuto gioire di un evento simile.
Quando un anno fa iniziai a valutare le case editrici a cui avrei potuto inviare il mio manoscritto ne selezionai tredici. Non perché volessi di proposito averne un numero esiguo, ma perché scelsi quelle che avessero un minimo di distribuzione nazionale, cercassero quantomeno di dare una copertina decente ai loro testi, facessero editing.

Quella lista si è ulteriormente assottigliata: Armenia è morta, Asengard sembra sulla buona via per seguirla. Sono sorti altri editori, come Gainsworth publishing, ma non sembrano godere di salute migliore. La casa editrice Nord, dopo il fallimento e l'acquisizione da parte del Gruppo Mauri Spagnol, ha avuto l'ovvia e tragica trasformazione che tutti ci aspettavamo: pubblica, accanto ai suoi cavalli di battaglia come Sapkwoski e appunto Heitz, roba come questa.


O questa.



Mi servirebbero due ovaie meccaniche immagino per apprezzare questo genere di letture, ma non ho intenzione di recarmi in un centro specializzato. Sto bene come sto.
Ho sempre ritenuto che lamentarsi dello stato in cui versano le case editrici sia come piangere sull'estinzione delle tartarughe delle Galapagos. Molti lo fanno, certo, molti vanno in giro abbigliati da uomo-sandwich con cartelli che recitano "The End is Near" davanti e dietro, ma anche questo non fa per me.
Che il fantasy non venda più in Italia come dieci anni fa è un dato di fatto.
Fu accolto da Licia Troisi con il suo Mondo Emerso, viene salutato da Licia Troisi con un ritorno al Mondo Emerso. Perché persino lei, colei che detiene la corona e il trono, persino la Regina del fantasy italiano ha dovuto chinare il capo.
Tutti nel 2014 sembrano essere costretti a farlo.

Ma per loro volontà, sia chiaro.
Nessuno li ha costretti.
Così come si verificano cambi editoriali piuttosto chiari, come la scelta dark degli angeli (sigh) di Licia Troisi o il già citato Gray di Francesco Falconi, arrivano anche delle epifanie inaspettate.
Dieci anni fa il fantasy non andava forte solo in libreria ma era anche uno dei pilastri della blogosfera. Blog come Gambery Fantasy vantava decine di commenti, visite, la (so called) Dea Gamberetta aveva stuoli di fans pronti a immolarsi. Poi, qualcosa, si è incrinato.
Un dio, senza i suoi fedeli, muore.
Il blog giace in stato di abbandono, ma non ci siamo persi la virata che tutta la sua scuola ha fatto; ricordo benissimo come anni fa denunciassero dall'Altare dei Giusti e dei Liberi il fatto che gli editori pubblicassero solo i loro amichetti, che l'unica via per essere pubblicati fosse avere la lingua lunga e pronta all'uso, che i veri scrittori, quelli bravi, non li pubblicano.

Poi arrivò il responso della rete ai suoi testi.
Nonostante i fedeli li idolatrarono esattamente come ci si aspetta, il riscontro non fu temo quello auspicato. Molti rimasero indifferenti, altri li criticarono. Io non riuscii a finire il suo fairypunk neanche forzandomi.
Gli interventi già sporadici cessarono quasi di colpo.
Il primo pilastro stava tremando.

The End of a Dinasty
E poi giunse quel momento, quel momento in cui arrivò il rantolo.
Gli amici, quelli meritevoli, meritano una sponsorizzazione dopotutto. Le questioni di principio caddero, la rivoluzione era finita, le ossa stanche, i tempi bui. Ma lei non fu l'unica: anche il suo più fedele seguace, il più agguerrito, contravvenne a uno dei comandamenti.
Dopo aver spalato fango per anni sulle case editrici che pubblicavano i loro amichetti, successe lo stesso. Ma un amico meritevole eh!
Nacque l'agenzia letteraria del Duca, nacque Vapoteppa. E venni il momento "di essere italiani". Qualcosa gorgogliò nel mio stomaco meccanico, ma non era fame. Era una lieve nausea.
Ho sempre odiato l'ipocrisia, quella che ti rende così cieco e orgoglioso da non ammettere che forse sbagliavi, che forse nella tua giovinezza preso dal furore riformatore non ti sei reso conto che stavi andando troppo oltre.
Io l'ho fatto.

Io mi rendo conto di essere andata spesso troppo oltre con gli autori in passato, ma non do la colpa a chi mi avrebbe "fomentata". Solo che sono cresciuta.
I discepoli crescono, gli dei avvizziscono e muoiono in un'era illuminata.
Iniziano a camminare con le loro gambe, non strisciano più adoranti.
E poi, un bel giorno...
Chiude una fase e ne inizia una nuova.
L’ottavo anno inizia nel pieno del primo anno di attività di Vaporteppa, nella nuova fase propositiva e positiva senza strascichi del passato di chi critica “perché tanto mica ci lavora lì”. Diciamoci bentrovati di nuovo, anche se la pausa tra le fasi è stata breve. Se Baionette Librarie fosse stato un partito avrei cambiato il logo e basta, come faceva la sinistra ai bei tempi: simbolo nuovo, stesse persone, stesse idee, rinnovamento compiuto, hip hip ayatollah. ^_^
La nuova fase è simile alla vecchia, ma proseguirà la transizione già iniziata da articoli negativi ad articoli positivi. Certe volte è divertente prendere in giro un testo per qualche motivo, perché è francamente troppo stupido o perché è scritto in un modo che fa piangere di dolore Hemingway abbracciato a Booth, ma è un divertimento che lascia il tempo che trova: me ne dedicavo pochissimo prima e, esclusi casi rari, intendo continuare a non occuparmene.
Anche i toni cambieranno. Prendere in giro i fessacchiotti dell’editoria (editori, autori e il mix di entrambi che sono gli autoeditori/selfpublisher) è divertente e tutto, ma se questo non porta a risultati concreti, non è utile. Visto che, in anni, nessuno ha imparato qualcosa, ridurrò un altro po’ questi attacchi e cercherò di concentrarmi sugli aspetti positivi o su ciò che di problematico li porta ad agire come sciocchi. Voglio aumentare l’importanza dei toni positivi, del dire cosa funziona, cosa va fatto, non solo cosa non funziona.
I miei post hanno sempre avuto, in generale, forti elementi positivi, alternati al divertimento degli sfottò su quelli negativi, ma il problema è che troppi toni negativi, se presentati in modo lamentoso, “spengono” l’ippocampo (che pare sia utile nel problem solving) di chi legge/ascolta: le lamentele rendono stupidi chi le fa e chi le ascolta, e il cervello così disattivato potrà farsi sfuggire gli elementi positivi e di riflessione posti subito dopo!
Non vi suona famigliare il concetto di “cretino lamentoso”? Intuitivamente sapevamo già che dietro un lamentoso è più facile vi sia un cretino e che passare ore e ore per anni davanti al dibattiti politici in televisione non ha migliorato il cervello degli italiani, ma da un paio di anni abbiamo un motivo in più per crederlo.
Baionette Librarie

Chi di voi, mano sul cuore, oserebbe mai dire che il Duca non fosse estremamente positivo quando parlava di coprofagia e minus habens?
Il fatto che avesse ragione o torto è altro discorso.
Quello che mi colpisce, invece, è presentare una spiegazione scientifica per un fenomeno che, malignamente, potrei spiegare con "un'agenzia e una casa editrice non vengono prese d'assalto quando hai insultato tutto l'insultabile".
Io non credo che il Duca sia l'Anticristo e quando stroncò il mio racconto per il suo concorso comunque ebbe delle parole positive per me, questo non lo nego. Non lo conosco come persona e non mi permetto di dire cosa sia o non so sia, ma so bene quali siano i toni e le teorie che i suoi sostenitori hanno sempre portato nel web.
Ma la ribellione non può essere eterna.

L'impegno che sta mettendo nella sua opera è evidente e un cambio di direzione, dalla dissacrazione alla ricostruzione non può che essere un'ottima idea.

Sì. Quello è un Big Daddy.

Così cade anche l'ultima carta di un castello che è durato un decennio.

Il genere fantasy esiste da due secoli almeno, se non di più, il fantastico da quando l'umanità ha saputo scrivere. La chiusura delle case editrici più spaventarci, la lista assottigliarsi, ma non dobbiamo perdere le nostre speranze.
Come dice Leonard di The Big Bang Theory, giochiamo a fare gli eroi ma quando si presentano le vere imprese ci tiriamo indietro. E non è il caso di farlo, neanche oggi.
Forse è l'alba di un'era in cui il fronte si unirà, anziché darsi battaglia tra i generi. Heroic fantasy, High Fantasy, Low Fantasy, Bizzarro Fiction, New Weird... siamo tutti parte della stessa passione.
E nonostante mi disperi leggendo ciò che le case editrici a volte pubblicano (non parlo solo delle famigerate Big) in materia di fantasy, non smetto di sostenerlo né di credere che l'impegno andrebbe ripagato.
A volte tornando anche sui propri passi.
A volte anche ammettendo che la guerra è finita.

Dopo queste inutili riflessioni voglio lasciarvi una delle mie consuete perle pescate a strascico dalla rete. Ultimamente mi sto interessando della realtà editoriale della Plesio Editore, una casa editrice nata per il fantastico e destinata a raccogliere l'eredità in frantumi che la caduta dei giganti sta disseminando.
Ma per quanto possa sforzarmi, non riesco proprio a trattenermi dal donarvi uno scorcio di un'autrice che esula da quanto detto finora.
Non credo che esista colpa al mondo che meriti un simile contrappasso.

With love,
you friendly neighborhood Steamdoll

Chorus.


Replica

Nothing's what it seems to be, I'm a replica, I'm a replica. Empty shell inside of me I'm not myself, I'm a replica of me...

Un titolo originale
"Fu in quel momento, nell'attimo in cui si eclissò l'ennesima vita che non era riuscita a salvare, che gli occhi si posarono a terra.
Laggiù, alla distanza di pochi passi da dove si trovava, appena fuori dalla barriera, vi era a terra qualcosa che aveva ammaliato il suo sguardo.
S'alzò in piedi e, contravvenendo agli ordini del fratello, uscì dalla foresta.
Non avvertì il gelo dello strato magico che le attraversava il corpo e mentre s'avvicinava ad esso, l'oggetto posato al suolo prese contorni sempre più definiti.
Si chinò a terra e raccolse un fucile, rimirandone per qualche istante il calcio ricurvo e la doppia canna lunga su cui erano intarsiati degli inserti dorati.
Quasi non si rese conto di aver portato l'arma sotto braccio, vicino al volto, ma il grilletto che sfiorava le sue dita sembrava chiederle di essere premuto.
Sei colpi in canna. Sei morti.
I rombi dei proiettili infrangevano l'aria e colpivano i bersagli che cadevano a terra come foglie in autunno.
Quando finirono le cartucce, scagliò l'arma a terra con rabbia e fu allora che l'odio, l'ira e il potere esplosero.
Quella forza che credeva di aver soppresso, ma che seppur in forma diversa si stava ripresentando, la soverchiò. E si manifestò, priva di controllo.
Elros comparve nella sua mano senza nemmeno che la richiamasse e stringendola la principessa si lanciò in battaglia.
Il suo corpo scattò in avanti, evitando la pioggia di piombo che le correva incontro, mentre la spada falciava le vite degli invasori, una dopo l'altra.
Uomo o giovane, donna o vecchio; in quel momento erano tutti uguali ai suoi occhi. E tutti sacrificabili."
"Amdir si guardò intorno, quella non poteva essere la sua Virvel, la splendente capitale degli elfi.
Per un istante chiuse gli occhi e la rivide esattamente com'era poche ore prima: le cinta delle mura alte e di un candido colore azzurro, le viuzze acciottolate dove c'era sempre un continuo via vai di gente, le botteghe di legno e mattoni, i pinnacoli candidi che s'alzavano fino al cielo.
E al centro della città, nella piazzetta di solito gremita di bambini, la fontana della dea. Immensa e così candida da accecare chi la guardasse a lungo, era vigilata fin dalla creazione dalla statua di Urwen. Il volto era ormai sfigurato dalla memoria della guerra ma, nonostante tutto, la sua maestosità era rimasta prorompente.
Lei, la guerriera della leggenda. Il fulcro del loro credo, la fanciulla che meno di cinquecento anni prima li aveva salvati dalla fine.
Ora però non esisteva più nulla: le mura di cinta erano distrutte, le botteghe saccheggiate, la gente che rendeva viva Virvel ora giaceva esanime al suolo e la statua della salvatrice era stata decapitata.
Amdir trattenne un conato, inspirò profondamente e si mosse lento tra i cadaveri.
Quando era uscito all'esterno, per quanto non volesse ammetterlo, già lo sapeva. Ma doveva vederlo con i propri occhi, sennò non se ne sarebbe mai convinto.
E alla fine li vide.
Erano là, come uno strano scherzo del destino. Gli eredi della famiglia Revar, giacevano proprio sotto la statua della loro antenata.
Appena lo sguardo si posò sui loro corpi, il ragazzino urlò di terrore..."
"- Urwen... basta... - la voce dell'uomo era calda, sofferente: - Basta. Io non posso più continuare a vederti così. Se non lo vuoi fare, basta che tu me ne dia l'occasione e sarò io a porre fine alla sua vita - le sfiorò il collo con le labbra. - Voglio riposare al tuo fianco, Wen.
Un debole e triste sorriso sbocciò sul volto della donna.
Tacque a lungo, ascoltando il battito del cuore in petto e avvertendo il dolore sordo di quella prossima crisi, che presto si sarebbe affacciata sul suo corpo.
Si piegò su sé stessa: - N... non ce la faccio... - si morse le labbra - Non ce la faccio, Calien.
L'abbraccio di Calien si sciolse di colpo e Urwen crollò a terra, sul duro e freddo marmo del pavimento nero.
E insieme a quella separazione, l'incanto si ruppe.
Urwen si voltò lentamente e afferrando una delle mani del marito lo trasse a sé.
Lo guardò con gli occhi velati dalle lacrime: - Perdonami - mormorò - Perdonami, Calien.
Posò il volto sul petto di lui e lasciò che il suo corpo donasse la libertà al dolore che le stava annientando il cuore.
Pianse per tutto.
Per ciò che era accaduto e per quello che ancora doveva avvenire.
Pianse per chi era perito in quella lunga guerra e per chi sarebbe morto l'indomani.
Pianse per suo padre e per sua madre.
Pianse per la malattia che la stava per portar via all'uomo che amava.
E... pianse per Firion. Per il dolore che la sua perdita le aveva procurato e ancora le procurava.
Le braccia dell'uomo la cinsero nuovamente, avvolgendola nel dolce tepore del suo abbraccio.
Sopra di loro la luna, ormai priva di nembi, illuminava Elros sospesa nell'aria.
L'arma, luminosa come non mai, rifulgeva come il loro amore.
- Urwen - la voce di Calien vibrava - Aspetterò - le baciò la nuca.
- Attenderò il giorno in cui ti rivedrò. Perché sono certo che prima o poi saremo nuovamente insieme. Ma ora dobbiamo pensare al presente. A domani, all'ultima battaglia." 
Elros.
Barahir.
Calien, Ainwen, Urwen.
No, non è Tolkien. È la saga fantasy di Aurora Ballarin, gemme prese dall'autopubblicazione. Mi chiedo se qualche casa editrice avrebbe accettato di pubblicare con i nomi tratti di peso non solo dalle lingue elfiche tolkeniane, ma direttamente dai suoi personaggi.

Qui la segnalazione.
Qui il blog dell'autrice.
Qui la mia perplessità.
Tutto il resto è noia.

The Grand Illusion

Come on in and see whats happening, pay the price, get your tickets for the show
«Ogni numero di magia è composto da tre parti o atti. La prima parte è chiamata "La Promessa". L'illusionista vi mostra qualcosa di ordinario: un mazzo di carte, un uccellino o un uomo. Vi mostra questo oggetto. Magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare se sia davvero reale, sia inalterato, normale. Ma ovviamente... è probabile che non lo sia. Il secondo atto è chiamato "La Svolta". L'illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. Ma ancora non applaudite. Perché far sparire qualcosa non è sufficiente; bisogna anche farla riapparire. Ora voi state cercando il segreto... ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere ingannati. Per questo ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo "Il Prestigio".»
Nel mio percorso di documentazione ho avuto il piacere di guardare una seconda volta il film The Prestige di Christopher Nolan, magistrale adattamento dell'omonimo racconto di Christopher Priest che vinse diversi premi.
È stata un'esperienza straniante: com'è ovvio, dopo diversi anni non ricordavo nulla della trama se non le implicazioni finali. Non ricordavo David Bowie nei panni di Tesla, non ricordavo precisamente la trama. Tutto ciò che invece ricordavo nettamente era che mi fosse piaciuto davvero molto.

Credo anche di aver capito il motivo.
Non dirò l'ovvio: The Prestige è un film bellissimo, che chiunque abbia un cervello, meccanico o biologico che sia, è tenuto ad apprezzare. Non sono in grado di giudicare la regia, la recitazione degli attori coinvolti, ma quello che posso giudicare è l'impianto narrativo perfetto orchestrato da Nolan, sovrapponendo i piani temporali come solo lui sa fare.
Sin dai tempi di Memento, Nolan ha dimostrato di amare un impianto narrativo discontinuo, che va avanti e indietro nel narrare la storia, arrivando a far coincidere lentamente tutti i pezzi partendo da un epicentro e poi chiudendo tutto ciò che è rimasto in sospeso.
Una caratteristica pressoché unica, come la celeberrima capacità di Michael Bay di saper dirigere un film d'azione con una trama inesistente quando non del tutto dannosa e farcelo piacere lo stesso.

Ma questo frettoloso articolo non è una recensione.
Non sono uno di quei blog che fa recensioni di film.
Ciò che questo film mi ha fatto capire è che tutti gli scrittori sono illusionisti, anche se non sanno di esserlo. Sono veri illusionisti, che non cercano di creare la magia, ma che sono molto abili quando si tratta di scoprire i trucchi utilizzati dai loro colleghi.
Riescono a vedere la botola, il filo nascosto.
Lo vedono luccicare lì, tra le parole, mascherano l'artificio narrativo e a quel punto il libro perde quell'inganno che riesce a lasciare a bocca aperta i lettori che non scrivono.


«Osserva attentamente.» 
Questo è quello che ci dice Alfred Borden.
Perché a nessun occhio in The Prestige può sfuggire quel particolare. A nessun occhio può sfuggire quel dettaglio, e allora crediamo di aver capito tutto. Crediamo di aver capito il twist del film e a che serve guardarlo fino in fondo? Ecco lì il trucco, mal camuffato!
Perché è così che ormai ragioniamo. Scovare la chiave di volta, perché c'è sempre e comunque il trucco e una volta capito quello ci sentiamo più intelligenti. Siamo quelli che hanno capito alla prima visione tutti i segreti di Donnie Darko, siamo quelli che potrebbero ricostruire a occhi chiusi e con una mano dietro la schiena i cervellotici schemi narrativi di Cloud Atlas. C'è sempre il trucco, basta trovarlo.
E invece, alla fine di The Prestige sappiamo di aver visto tutto, ma di non aver capito niente.
Perché non era ciò su cui ci concentravamo l'importante.
Nolan non ha mai voluto scioccarci con una rivelazione di vaderiana memoria.
Abbiamo tutti gli elementi per arrivare alle conclusioni, ma la nostra mente è impegnata a cercare qualcosa che è lì. La botola, che vediamo sin dall'inizio.
Perché questo è l'importante per il lettore e lo spettatore moderno, questo è ciò che credono di doverci dare: lo shock, farci restare a bocca aperta.
«Tu non hai mai capito... perché lo facevamo. Il pubblico conosce la verità. Il mondo è semplice, miserabile, solido o del tutto reale. Ma se riuscivi a ingannarli anche per un secondo, allora potevi sorprenderli. Allora riuscivi a vedere qualcosa di molto speciale. Davvero non lo sai? Era quello sguardo sui loro volti.»
E così nascono i finali come quello di The Mist.
Non importa il costo, deve lasciare a bocca aperta. Non conta se sia cattiveria gratuita o insensata, you didn't see it coming.
Una pericolosa assuefazione alla catarsi, che ha decretato il crollo di artisti come M. Night Shyamalan, che se con Il Sesto Senso ci aveva donato in scala minore proprio lo stesso miracolo di Nolan mettendo sotto i nostri occhi qualcosa che non vedevamo perché non stavamo osservando attentamente, poi cade preda della smania del pubblico che chiede ancora e ancora twist, sempre più roboanti, sempre più scioccanti, diventando la parodia di se stesso.
Ed è qui che si svela la differenza.

Se il finale di un libro vi lascia a bocca aperta, siete stati ingannati da un grande illusionista.
Se il finale di un libro lascia la vostra mascella al suo posto ma qualcosa dentro di voi è cambiato, allora siete stati preda di un vero mago.


Ma noi, che guardiamo attentamente, chi siamo?
Secondo molti, siamo gli stronzi senza più sospensione d'incredulità "rovinati dagli Honest Trailers e da Hishe". Quelli che cercano il pelo nell'uovo.
Perché John Cutter ce lo ripete:
«Ora voi state cercando il segreto... ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere ingannati.»
Ed è così.
Quante antipatie potrebbe attirarsi qualcuno che andasse in giro a rivelare i trucchi di un illusionista agli altri quando li vede?
Dissipare l'illusione di una "magia", per quanto scadente, è un delitto. Non avete l'obbligo di stare zitti quando vedete il filo teso tra due periodi, pronto a scattare per attivare l'illusione tra poche pagine. Avete tutto il diritto di farlo presente, di lamentarvi, in fondo spesso il parere ve lo chiede qualcun altro.
Ma forse, per rispetto dei propri colleghi, i trucchi non andrebbero svelati.
Ma c'è enorme differenza tra lo svelare i trucchi del grande Houdini e sbeffeggiare il Mago Casanova.
Lasciate che i lettori continuino a completare il cerchio tratteggiato, così come vogliono le regole della percezione, lasciate che rimangano a bocca aperta quando l'inganno funziona.
Voi non siete solo lettori, siete oltre.
Allenatevi a un trucco migliore, senza barare.

Il giorno in cui vedrete la botola saprete di essere potenziali scrittori.
E il giorno in cui del trucco non avrete più bisogno, lo sarete diventati davvero.

Il prestigio.



Rape Me

Hate me, do it and do it again, waste me

No, non prendetelo come un invito.
I miei ingranaggi interni funzionano come una tagliola, non sono una sexbot e di questo dovete maledire il mio creatore. In ogni caso, se generalmente sono d'accordo con Platinum, ammetto che questo consiglio mi ha destabilizzato.
Nell'articolo che precede le vacanze della nostra V consiglia di leggere quest'altro articolo della blogger Maria G. Di Rienzo per parlarne al suo ritorno.
Non so che cosa Platinum voglia dire in merito e non mi permetto di fare delle deduzioni non avendone le basi, nel blog indicato non è possibile lasciare commenti, perciò lo farò qui.
No, non sono d'accordo con la signorina Sophia McDougall (Maria G. Di Rienzo opera una traduzione del suo saggio "The rape of James Bond"), non sono d'accordo neanche con le virgole (con cui ultimamente ho un rapporto conflittuale e mi servirà un meccanico bravo per superare lo shock indotto dalla prosa di Alessia Coppola).
L’anno scorso, quando ero circa a metà del secondo libro della serie, ho rinunciato a leggere “Cronache del ghiaccio e del fuoco” (“A Song of Ice and Fire”). Avevo apprezzato molto il primo romanzo: mi piaceva la sensazione che elementi fantastici stessero fornendo lenti diverse sul Medioevo. Ho goduto delle risonanze con episodi storici specifici: la Guerra delle Rose, le ribellioni giacobite. Il senso della storia sembrava vacillare un po’ nel secondo libro, ma alla fine non fu questo ad allontanarmi.

Invece, furono tutti quegli stupri.
L'ultimo dei miei problemi con Martin è quello degli stupri, sicuramente sono altri i motivi che non mi fanno apprezzare le Cronache. Devo dire che non ho mai riletto dopo la prima esperienza Il trono di spade, ma immagino che se ci fosse stata una quantità abnorme di questo tipo me li sarei ricordati.
In fondo, non stiamo parlando de La spada della Verità no?
Perché non è solo George R. R. Martin, naturalmente. Sono i fumetti, e i film, e i video game, e la televisione. Buffy non ha potuto attraversare la sua serie senza un tentativo di stupro e la rivelazione che la violenza sessuale era la sorgente primaria di tutti i suoi poteri. In questo la serie si inserisce in un trend di lunga data. Quando nella fiction lo stupro non è lo scenario, come lo è così di frequente in “A Song of Ice and Fire”, è spesso una chiamata all’avventura. La tua ragazza è stata stuprata (e probabilmente uccisa)? Sei stata stuprata tu stessa, ma almeno sei viva e sei la protagonista? Forza, andate avanti e prendete a calci in culo qualcuno! Di recente, è stato deciso che Lara Croft non poteva più continuare senza un qualche stupro nella storia delle sue origini, perché la sua nuova incarnazione doveva essere ruvida, dura e oscura. E “realistica”.
Certo, è sempre colpa dei videogame, lo sanno tutti.
È colpa di GTA se esiste la prostituzione, dopotutto. Uso il sarcasmo perché non apprezzo la strumentalizzazione dei vari mezzi di diffusione ludica o letteraria o televisiva solamente per legittimare un punto. Non credo, ma chiunque è libero di smentirmi, che da quando è nata la televisione siano aumentati, anzi, credo che dai tempi antichi siano persino diminuiti.
La tematica dello stupro non è una delle mie preferite, non mi guasta la visione o la lettura di un libro, ma se non c'è non ne sento assolutamente la mancanza e ritengo che un libro sia realistico anche senza stupri, masturbazione e orge.
Non accetto, in primo luogo, che sia sciocco usare la parola “realismo” in relazione alla SF, alla Fantasy o altre forme di fiction. Che il testo si discosti dalla realtà in qualche modo – introducendo magia, tecnologie impossibili o solo una premessa assai improbabile – non significa che i personaggi umani debbano smettere di comportarsi da esseri umani. Se così fosse questa letteratura sarebbe solo fuga e non potrebbe in alcun modo dire qualcosa di significativo su qualsiasi argomento. Secondariamente, dire che essa è irrealistica comunque e perciò perché non estendere questo irrealismo alla descrizione dello stupro, significa accettare che ciò che abbiamo attualmente sia realistico, e che non possa essere cambiato senza sacrificare quello stesso realismo.
Cosa sarebbe uno stupro irrealistico?
L'unico stupro irrealistico che mi viene in mente è quello consensuale che, guarda un po', non rientrerebbe più nel caso di stupro. Quindi di cosa stiamo parlando precisamente? Un combattimento irrealistico è un combattimento descritto male o usando i martelloni dei manga da picchiare in testa alla gente. Uno stupro irrealistico sarebbe fatto... con le orecchie?


Pun intended
Sono d'accordo invece sul fatto che si giochi eccessivamente sulla tematica, ma così come penso che lo si faccia sul sesso in generale, specie se ricadiamo nelle serie tv della HBO e della Showtime. Non è lo stupro il problema, è che in ogni puntata ci sono almeno tre cosi che si infilano da qualche parte, non importa dove generalmente.
Qui si entra nella tematica della mercificazione del sesso, che non riguarda strettamente lo stupro ma lo sfruttamento indiscriminato di ciò che suscita la morbosità di gran parte dei lettori e spettatori. Per dire, l'incesto dei Lannister è il vero marchio di fabbrica di Martin. E che dire: son cose di cui andare fieri!
No, salvare i lupi non redime la fama, zio.
Ma la maggior vulnerabilità alla violenza sessuale si applica anche agli uomini. Quindi: dove sono tutti i personaggi maschili stuprati? La gente dice: “Sarebbe irrealistico se in questa situazione lei non fosse stuprata”, ma dà per garantito che lui, invece, non lo sarà. Perché? Circa un uomo su 33 subisce uno stupro. E’ una percentuale molto più bassa di quella che tocca alle donne (mi riferisco alle statistiche statunitensi) ma è pur sempre un numero significativo.
Non ho capito, stiamo cercando di applicare la lex talionis?
Ma se la tesi è che ci siano troppi stupri, non è che equilibrare i sessi sistemi la situazione. Anzi, significa il doppio degli stupri. Solo io ho l'impressione che stiamo mancando, e di parecchio anche, il punto della questione?
Da qui in poi l'articolo inizia a degenerare con degli esempi che scivolano sempre più nell'assurdo:
Prendete James Bond. E’ realistico che James Bond non sia mai stato stuprato? Quante volte si è trovato alla mercé di uomini che volevano ferirlo, degradarlo ed umiliarlo prima di ucciderlo? Posso accettare che, in tutte queste occasioni, la fortuna sia dalla sua parte. Suppongo sia plausibile che molti dei suoi nemici – persino la maggioranza di essi – non pensi di stuprarlo o di farlo stuprare da altri, nonostante lo abbiano catturato, legato e magari gli abbiano anche tolto parte dei vestiti. Ma tutti? Abbiamo dozzine e dozzine di persone orribili, distruttive e malvagie e nessuna di loro è malvagia in quel modo? Va bene, è improbabile comunque che ci mostrino una scena di stupro, anche se Bond fosse femmina, per via del sistema di rating dei film. Ma lo stupro è suggerito continuamente nei film “per tutti” o per “maggiori di 12 anni”, e in termini pratici significa minacciare un bel po’ con esso i personaggi femminili.
Io tutti questi suggerimenti di stupro nei film per famiglie non li ho mai visti. Che genere di traduzione applicano in Italia su film come questi? Se invece ci stiamo riferendo ai film storici in cui ci sono anche mutilazioni e uccisioni, non li chiamerei facilmente "per tutti".
E non capisco il senso della domanda. Certo che può essere realistico!
Tutto dipende da quanto gli stupri siano diffusi nel mondo di James Bond. Non sono un'esperta delle opere di Ian Fleming, ma quanti stupri femminili ci sono? Stando alla Wikipedia inglese, effettivamente, tanti:
Most Bond girls are apparently (and sometimes expressly) sexually experienced by the time they meet Bond (although there is evidence that Solitaire is a virgin). Quite often those previous experiences have not been positive, and many Bond girls have had sexual violence inflicted on them in the past which has caused them to feel alienated from all men—until Bond comes along. (This dark theme is notably absent from the early films.) Tiffany Case was gang-raped as a teenager; Honey Ryder, too, was beaten and raped as a teenager by a drunken acquaintance. Pussy Galore was sexually abused at age 12 by her uncle. While there is no such clear-cut trauma in Solitaire's early life, there are suggestions that she, too, avoids men because of their unwanted sexual advances in her past. Kissy Suzuki reports to Bond that during her brief career in Hollywood, when she was 17, "They thought that because I am Japanese I am some sort of an animal and that my body is for everyone." The implication is often that these violent episodes have turned the Bond girls in question against men, though upon encountering Bond they overcome their earlier antipathy and sleep with him not only willingly but eagerly. The cliché reaches its most extreme (perhaps absurd) level in Goldfinger. In this novel Pussy Galore is portrayed as a practising lesbian when she first meets Bond, but at the end of the novel she sleeps with him. When, in bed, he says to her, "They told me you only liked women," she replies, "I never met a man before."
Bond girls
Fleming, quindi, ne ha fatto un vero e proprio cardine narrativo: una ragazza viene stuprata, diventa una combattente che odia gli uomini, incontra Bond e si scioglie come un cioccolatino. Non che voglia giustificare qualcuno, ma Fleming scriveva negli anni '40.
Dire oggi che James Bond avrebbe dovuto soffrire delle stesse categorizzazioni delle donne è abbastanza anacronistico, anche se a onor del vero l'autrice dell'articolo originale si riferisce ai film di James Bond, quindi anche a quelli attuali.



E infatti, in proposito aggiunge:
Così, senza neanche pensarci, mi vengono in mente Marion in “Robin Hood, Principe dei Ladri”; Elizabeth in almeno due film dei Pirati dei Caraibi, la Biancaneve di Kristen Stewart e persino Jasmine in “Aladino” (o vogliamo dimenticare cosa matrimonio forzato/“stregarla affinché si innamori di me” significa?). Per cui, non dovremmo aspettarci una Bond femmina come minimo legata ad una sedia, con una pistola puntata addosso e il cattivo che sbottona la sua camicia e le tocca la coscia in modo insinuante? Poi è uscito “Skyfall”. E il cattivo ha legato James Bond alla sedia sotto minaccia di pistola, gli ha sbottonato la camicia e gli ha toccato la coscia in modo insinuante..
Notato? C'è un vizio di fondo in questo ragionamento.
Quindi la signorina McDougall paragona tre donne in un'epoca e una cultura diversa... ai tempi nostri. Marion vive nel medioevo, Biancaneve in un mondo fantastico che riproduce il medioevo, Jasmine vive in medioriente nel passato, ma la Bond femmina del 2014 dovrebbe essere equiparata a loro.
Ehm, di preciso perché?
Sarebbe come dire che si scandalizza perché Lady Mary Wortley Montagu non poteva votare. Insomma, se Lady Montagu non poteva votare non potrà farlo neanche una Bond femminile di oggi, no? Vi sembra pertinente?
Bene, a me no.
Non dico che sia normale dare per scontato che in passato una donna venisse stuprata e non intendo sostenere che il medioevo fosse la fiera dello stupro, ma non si può prescindere dal contesto storico e fare un'assunzione del genere se si vuole essere presi sul serio.
Senza per altro tener conto che la sodomia, maschile o femminile che fosse, veniva considerata un gravissimo reato, tanto da comportare la condanna a morte.

Bond, tra l’altro, è lungi dall'essere l’unico personaggio maschile che realisticamente, seguendo la particolare e brutale definizione di realismo che stiamo usando in questo articolo, ormai avrebbe dovuto essere stato stuprato. Nel mondo reale, il rischio di diventare una vittima maschile di stupro si alza drammaticamente se finisci in prigione. Di nuovo, io ho solo i dati statunitensi, e spero che altrove il quadro non sia così fosco, anche se temo di essere troppo ottimista. Comunque, la percentuale negli Usa è circa 1 su 6. La vita di un supereroe può davvero essere meno pericolosa di una galera? Ecco, immaginate un supereroe in prigione, e in una prigione terribile e violenta… Oh, e qui abbiamo Batman, in uno stato fisico che lo rende incapace di difendersi, ad un momento della storia che dovrebbe rappresentare il punto più basso da lui toccato per poi risalire: e nessuno, in quello che si suppone essere il più orribile buco dell’inferno dimenticato da dio sulla faccia della Terra, pensa di abusare del vulnerabile nuovo arrivato? Si pensa di farci credere che tutti questi uomini, che a volte lacerano volti altrui per divertimento, che non usciranno mai di prigione, sono perfettamente casti? O che tutto il sesso che presumibilmente fanno gli uni con gli altri sia sempre consensuale? Scusate, ma non stavamo parlando di realismo?
Qui sprofondiamo davvero nel punto più basso.
Quindi fatemi capire... stuprato vuol dire criminale e viceversa? Chiunque sia un galeotto è per forza di cose uno stupratore, anche un uomo che invece gode nello sfregiare e mutilare una vittima?
Quindi tutta Arkham Asylum, o almeno uno dei suoi detenuti, per la signorina McDougall è per forza uno stupratore? Non è questo un modo di ragionare che finisce per far passare dalla parte del torto?
Infatti, benché l'intento sia quello di dimostrare per detrazione che se i maschi non vengono stuprati allora non dovrebbero esserlo neanche le femmine, l'argomentazione portata finisce per suggerire che visto che le femmine vengono stuprate, allora dovrebbero esserlo anche i maschi.
Mi sembra una presa posizione delirante.
Batman is not amused
Sarei curiosa di sapere chi dovrebbe abusare fisicamente di Batman.
Joker? Riddler? Killer Croc? O vogliamo buttarci su Bane, che visto che ha i muscoli, vuoi che non sia un po' omo?
Ma giusto per scendere nella follia:
Tornando brevemente alle “Cronache del ghiaccio e del fuoco”: i Guardiani della Notte (“Black Watch”), un’organizzazione totalmente maschile che assomiglia un po’ alla chiesa cattolica e un po’ all'esercito, ha dei problemi di bullismo. Alcuni di questi soldati sono esplicitamente “stupratori”. Ma non un atto del bullismo diventa sessuale, nemmeno da parte di quei personaggi formati come perpetratori di violenza sessuale. Nessuno dei ragazzi soffre uno stupro. Ne’ questo accade a nessuno dei poveracci maschi che sono presi prigionieri in svariati momenti da diverse fazioni. Nonostante sia più piccolo e più debole della maggioranza dei suoi pari di sesso maschile Tyrion non viene stuprato, ne’ lo si fa temere la violenza sessuale, neppure quando è catturato da nobili nemici o circondato da centinaia di violenti fuorilegge. Lo minacciano di morte, e persino di mutilarlo, ma non di stuprarlo. Perché no? Non è questo un mondo duro, spietato e realistico?
I Guardiani della Notte assomigliano alla chiesa cattolica...?
Qualcuno avverta il Papa.
Al di là dell'inizio, davvero qualcuno vorrebbe scopare con Tyrion se non pagato, maschio o femmina che sia? Tyrion fa ribrezzo a tutti, tutti quelli che lo incontrano e Martin non si è mai risparmiato dal farlo capire chiaramente. Lo minacciano di morte e di mutilazione, ma non stupro. In quale scala di valori una minaccia di stupro è peggio di una di morte?
Non credo che la mente di uno stupratore funzioni così. Non posso metterci una mano in una fornace, ma non penso che qualsiasi buco vada bene, di qualsiasi sesso, età, caratteristiche fisiche... perché ridurre questa grave tematica a una farsa?


Eh...
E ho apprezzato che una donna dovesse irrompere là per salvarlo, come il Robin di Kevin Costner fa per Marion, perché lo aspettavo da quando avevo 12 anni.
Io no. Non l'ho apprezzato e non ho bisogno del contentino, non ho bisogno dell'eroina femmina che salva il maschio perché dodici anni non li ho. Non ho bisogno che qualcuno mi dimostri che anche le donne possono salvare un uomo, ho bisogno che lo facciano solo se la trama lo richiede.
Trovo assolutamente fuori luogo gioire di un episodio solo perché inusuale o per rivalsa. Lo trovo immensamente infantile e sintomo di qualche insoddisfazione non troppo latente. E attenzione: non sto parlando di insoddisfazione sessuale, vista la tematica, ma solamente del fatto che ci sia chi ha bisogno di sentirsi dire, magari con una pacca sulla spalla: eh, anche voi femmine siete brave eh e siete utili.
Grazie al cazzo.
Ma andiamo al punto. Il punto non è che io argomenti per tutti questi stupri: il punto è che, se vi sembra a posto il livello attuale di stupri di donne e ragazze nella fiction, dovreste farlo voi. Voi, se vi interessa così tanto il realismo, dovete chiedere lo stupro di Batman e James Bond. In effetti, visto che non solo così tanti personaggi maschili si trovano in ambienti ad alto rischio, ma che essi superano per presenza i personaggi femminili in un rapporto di circa 2 contro 1, noi dovremmo vedere nella fiction un numero praticamente eguale di uomini stuprati e donne stuprate.
Questo è il delirio.
A parte che questo non è coerente con le statistiche riportate dal punto di vista matematico, in ogni caso cosa significa? Allora, se vogliamo il realismo vogliamo vedere più bambini stuprati perché esistono i pedofili? Ma che razza di ragionamento è? Spero che questa donna fosse volutamente provocatoria o che la traduzione non renda giustizia (ma dubito si possano essere fraintesi interi passaggi) perché trovo queste argomentazioni agghiaccianti.
E infine, l'incoerenza contraddittoria già all'interno dell'articolo. Conclude con:
Però c’è un altro modo. Anche se il “realismo” richiede che lo scenario includa un gran numero di stupri, c’è più di una maniera in cui si può comunicare ciò al lettore. Si possono avere vittime o vittime potenziali che ne parlano. Non necessariamente a lungo o nei dettagli: se è una presenza così grande nelle loro vite, un rischio quotidiano, non ce n’è necessità. I personaggi sanno che sta succedendo. Si possono avere i personaggi a minor rischio che si preoccupano per quelli più vulnerabili. Non c’è bisogno che noi lettori si veda ogni singolo stupro che accade o è accaduto nel corso della storia.
che entra in contrasto con ciò che aveva aperto l'articolo, ovvero:
Occasionalmente sono davvero dettagliati. Ma il fatto che la maggioranza non lo sia ha reso le cose peggiori, per me. Lo stupro come retroscena, come punto della trama, come motivazione, per quanto maneggiato male di solito lo reggo facilmente. Ho scoperto che non reggo lo stupro come sfondo. Quando ci sono stati due stupri di bambini (uno dei quali viene anche ucciso) nello spazio di venti pagine fra l’uno e l’altro, quando ho capito che entravo in tensione ogni volta in cui un maschio e una femmina erano nella stessa scena – perché qualcosa sarebbe comunque accaduto, anche se si trattava “solo” di abuso verbale sessualizzato – mi sono accorta che non provavo più alcun piacere a leggere il libro. Qui è dove i fans, sia di George R. R. Martin sia della cultura pop dello stupro in generale, dicono: “Ma è questo il punto! L’orribile sensazione che la violenza sessuale permei ogni cosa. E’ realistico.”
Qual è delle due? La prima o la seconda?
Io non l'ho capito. So solo che nei libri che ho letto non ce ne sono mai stati così tanti quanti lei vorrebbe far intendere, ma forse la letteratura americana è molto diversa dalla nostra. Questo non giustifica comunque questo modo di ragionare.
Ho la vaga sensazione che questo discorso sia quello per cui alle donne dev'essere consentito avere degli spogliarellisti uomini perché gli uomini hanno le spogliarelliste, una pretesa di parità che ho sempre trovato grottesca.
Non è una questione di diritti civili o personali, ma di compensazione.
Se ci si fosse fermati al "ci sono troppi stupri inutili alla storia in A Song of Ice and Fire" avrei potuto essere d'accordo, ma si è fatto il passo più lungo della gamba dicendo che avrebbero dovuto stuprare anche gli uomini, passo che ha fallato il ragionamento.
Si rischia di implicare che le vite delle donne sono definite dalla presenza dello stupro: al punto che una donna non stuprata, o non minacciata di stupro, è una donna noiosa. Queste cose non sono innocue.
Quindi devo dedurre che se in un giallo muore un uomo se ne deduce che gli uomini che non uomini sono noiosi? O peggio, dobbiamo abolire la categoria dei maggiordomi perché OMG sono sempre loro?
Quando si carica la narrativa di problemi sociali che non ha mi lascia sempre perplessa, così come dare la colpa a Peter Pan perché i bambini si buttano dalle finestre è abbastanza paradossale.
Non forniamo giustificazioni alle persone che non aspettano altro di poter dire che mettono pezzi di liceale in frigo perché hanno avuto un'infanzia difficile.
Non ci siamo.



La risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto: Tarantino

P.S.: questo invece è un argomento che ritengo degno di discussione.
Una casa editrice ha deciso di legittimare una storia di abusi, perché lo stalking iniziato con la Twilight Saga non bastava. Ecco, questi sono i grossi problemi dell'editoria, non lo stupro nei libri di Martin (sempre ammesso che tutto ciò sia vero. Io non ho letto i libri, ma qualsiasi recensione su internet della trilogia conferma).
Passiamo all’intreccio, vera nota dolente di una trilogia che, ahimè, già a questo punto ha parecchie ossa rotte e il resto a scricchiolare. Dunque, Jayden e Selvaggia si amano tanto, lui è un disgraziato che si redimerà per amore di lei (ovvero, smetterà di tradirla, non aspettatevi chissà che cambiamento), lei è l’angelo che lo salverà, e come finirà lo sappiamo tutti.
Questo non è un punto debole in linea generale. Si tratta di un romance, e in fondo quello che ci aspettiamo è proprio che l’amore vinca ogni ostacolo e si imponga sulle brutture che vorrebbero estinguerlo. Va bene.
Quello che non va bene, per niente, è volere far passare il messaggio che una persona che subisce abusi gravissimi debba tornare con il suo carnefice. Questo, mi spiace, non è ammissibile. Non è ammissibile che passi il messaggio che tante rose e tante promesse possano aggiustare cose inaccettabili come il tradimento, la violenza, l’aborto. Se il messaggio era ‘l’amore vince tutto’, mi spiace signora Gentile, quello che ha trasmesso è invece ‘non importa se lui è un delinquente, tu devi rimanere con lui e redimerlo’.
Ma anche no, ma anche no, ma anche no assolutamente.
Non si pretendono chissà che analisi sociologiche da un romance d’evasione, e tuttavia questa è una mancanza di rispetto imperdonabile, nei confronti di tutte le donne che si trovano davvero intrappolate in simili relazioni, che vivono nella paura del loro compagno, e che magari gli abusi spaventosi subiti da Selvaggia li hanno vissuti sul serio.
Questo non è un amore tormentato, è una storia di violenza che doveva concludersi con una denuncia.

The End.